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Lunedì, 28 Aprile : 2008 La Stampa
IL VERDETTO, PARTE LA LEGISLATURA
La calata dei neo-onorevoli.
Santo Versace (Pdl): non dico che ci vorrebbe Hiroshima, ma quasi... (in foto)
GIOVANNI CERRUTI
ROMA - A mezzogiorno, quando esce dal portone di Montecitorio, per i fotografi è finalmente un momento felice. Un neodeputato vip, era ora. Non c’è bisogno dell’abbordaggio riservato ai futuri peones. Santo Versace saluta cortese, per lui la foto è un’abitudine. Lo è un po’ meno questo Palazzo: «L’unica volta che sono entrato era per una gita scolastica, 48 anni fa, Presidente della Camera era Giovanni Leone». Ha già il suo tesserino da parlamentare del Pdl. Al secondo piano, nella Sala della Regina, i funzionari sono stati efficienti. Un buon inizio, e da domani si fa sul serio.
Non che questa domenica sia da meno, ma tra i primi settanta parlamentari che fino a sera si sono costituiti al «Centro Unico per i primi adempimenti dei deputati» la gran parte è qui per la prima volta. Entrano ed escono accompagnati da un’aria di stupore, curiosità, emozione anche. C’è chi arriva con il babbo, ed è Daniela Cardinale, 26 anni, la più giovane del Pd e del Parlamento. Ex ministro e notabile della Dc siciliana, Totò Cardinale accompagna la figliola al secondo piano, l’aspetta come fosse un esame, «tutto bene?», e poi giù alla buvette per un saluto ai commessi, uno sguardo ai divani vuoti. E sia benvenuta un’altra figlia di, eletta nel nome e con i voti del padre.
Santo Versace l’ha vista e non l’ha riconosciuta. «Ci siamo stretti la mano in tanti, ma i nomi non li so». E le facce, allo stilista, dicevano niente. Piuttosto, adesso, mentre sta per uscire, avrà notato la borsetta griffata che entra. La porta Barbara Mannucci, 26 anni pure lei, ma di appena 20 giorni meno giovane di Daniela Cardinale. Bionda, sciarpa azzurra, golfino azzurro, non può essere che del Pdl. Nella Sala della Regina dovrà dettare la sua biografia, chissà se resta la stessa: «Laureata a pieni voti in lettere, nel 2006 nominata dal senatore Marcello Dell’Utri presidente del Circolo del Buongoverno-Roma Eur, addetta stampa del capogruppo del Municipio XII Pasquale Calzetta».
C’è chi si è voluto togliere lo sfizio di arrivare primo, come il napoletano Massimo Nicolucci, Pdl, accolto da un collega veterano come Osvaldo Napoli: «Piacere, mi chiamo Napoli, ma sono di Torino...». C’è chi voleva portare qualcuno della famiglia, ed è Souad Sbai, presidente dell’associazione donne marocchine in Italia, che cede alla frase fatta: «Mi sento un po’ come nel mio primo giorno di scuola». C’è chi si mette ben in posa per la prima intervista tv, ed è Maurizio Scelli già commissario della Croce Rossa. O chi indugia nella scelta della fotografia come Laura Garavini, eletta nel collegio europeo per il Pd, fondatrice dell’”Associazione emiliano-romagnoli a Berlino”.
Un’oretta, nella Sala della Regina. 18 postazioni, cinquanta funzionari a disposizione, suggerimenti, consigli, informazioni, la piantina di Montecitorio e infine un bel pacco di tessere: quella da deputato e quelle dei benefit, la banca interna, le autostrade gratis, i treni e gli aerei pure, il codice per attivare il telefono cellulare, insomma tutte quelle cosine che si chiamano “prerogative parlamentari”. O privilegi. Con il pacco se ne vanno Fiamma Nirenstein e Marianna “porterò in Parlamento tutta la mia inesperienza” Madia, l’attore Luca Barbareschi e il giornalista Giancarlo Lehner. Quasi tutti del Pdl e nessun leghista, ieri. I barbari caleranno su “Roma ladrona” solo oggi.
Al secondo piano o in piazza Montecitorio l’intervista è un rito che non si può evitare. Ecco Alessia Mosca: «Sono eletta a Milano per il Pd, che c’è di strano? Esiste anche a Milano. Essere qui mi sembra una cosa più grande di me, visto chi mi ha preceduto». Frase che potrebbe ripetere Eugenia Roccella, l’inventrice del “Family day”, figlia di Franco, giornalista de “Il Giorno” e deputato radicale: «Ma non c’è continuità tra me e mio padre, e poi purtroppo lui non c’è più e non può vedermi qui». I fotografi sono soddisfatti, a sera tra vecchie e nuove contano 72 facce. Oggi andrà meglio, arriveranno i big, riapre il Senato, magari tra i leghisti c’è qualche tipo bizzarro. Una volta riconoscerli non era semplice, bisognava mirare il bavero della giacca per scovare lo stemmino di Alberto da Giussano: ora hanno ceduto al colore, avranno tutti il fazzoletto verdepadania. Santo Versace li aspetta con curiosità, ma prima di andarsene con il suo pacco di tesserine dice che nel Palazzo ha sentito aria vecchia. E’ andato via veloce, niente interviste, però gli è sfuggita una frase che dice tutto: «Qui dentro ci vorrebbe una bella rigenerazione. Non dico Hiroshima e Nagasaki, ma quasi...».
Non che questa domenica sia da meno, ma tra i primi settanta parlamentari che fino a sera si sono costituiti al «Centro Unico per i primi adempimenti dei deputati» la gran parte è qui per la prima volta. Entrano ed escono accompagnati da un’aria di stupore, curiosità, emozione anche. C’è chi arriva con il babbo, ed è Daniela Cardinale, 26 anni, la più giovane del Pd e del Parlamento. Ex ministro e notabile della Dc siciliana, Totò Cardinale accompagna la figliola al secondo piano, l’aspetta come fosse un esame, «tutto bene?», e poi giù alla buvette per un saluto ai commessi, uno sguardo ai divani vuoti. E sia benvenuta un’altra figlia di, eletta nel nome e con i voti del padre.
Santo Versace l’ha vista e non l’ha riconosciuta. «Ci siamo stretti la mano in tanti, ma i nomi non li so». E le facce, allo stilista, dicevano niente. Piuttosto, adesso, mentre sta per uscire, avrà notato la borsetta griffata che entra. La porta Barbara Mannucci, 26 anni pure lei, ma di appena 20 giorni meno giovane di Daniela Cardinale. Bionda, sciarpa azzurra, golfino azzurro, non può essere che del Pdl. Nella Sala della Regina dovrà dettare la sua biografia, chissà se resta la stessa: «Laureata a pieni voti in lettere, nel 2006 nominata dal senatore Marcello Dell’Utri presidente del Circolo del Buongoverno-Roma Eur, addetta stampa del capogruppo del Municipio XII Pasquale Calzetta».
C’è chi si è voluto togliere lo sfizio di arrivare primo, come il napoletano Massimo Nicolucci, Pdl, accolto da un collega veterano come Osvaldo Napoli: «Piacere, mi chiamo Napoli, ma sono di Torino...». C’è chi voleva portare qualcuno della famiglia, ed è Souad Sbai, presidente dell’associazione donne marocchine in Italia, che cede alla frase fatta: «Mi sento un po’ come nel mio primo giorno di scuola». C’è chi si mette ben in posa per la prima intervista tv, ed è Maurizio Scelli già commissario della Croce Rossa. O chi indugia nella scelta della fotografia come Laura Garavini, eletta nel collegio europeo per il Pd, fondatrice dell’”Associazione emiliano-romagnoli a Berlino”.
Un’oretta, nella Sala della Regina. 18 postazioni, cinquanta funzionari a disposizione, suggerimenti, consigli, informazioni, la piantina di Montecitorio e infine un bel pacco di tessere: quella da deputato e quelle dei benefit, la banca interna, le autostrade gratis, i treni e gli aerei pure, il codice per attivare il telefono cellulare, insomma tutte quelle cosine che si chiamano “prerogative parlamentari”. O privilegi. Con il pacco se ne vanno Fiamma Nirenstein e Marianna “porterò in Parlamento tutta la mia inesperienza” Madia, l’attore Luca Barbareschi e il giornalista Giancarlo Lehner. Quasi tutti del Pdl e nessun leghista, ieri. I barbari caleranno su “Roma ladrona” solo oggi.
Al secondo piano o in piazza Montecitorio l’intervista è un rito che non si può evitare. Ecco Alessia Mosca: «Sono eletta a Milano per il Pd, che c’è di strano? Esiste anche a Milano. Essere qui mi sembra una cosa più grande di me, visto chi mi ha preceduto». Frase che potrebbe ripetere Eugenia Roccella, l’inventrice del “Family day”, figlia di Franco, giornalista de “Il Giorno” e deputato radicale: «Ma non c’è continuità tra me e mio padre, e poi purtroppo lui non c’è più e non può vedermi qui». I fotografi sono soddisfatti, a sera tra vecchie e nuove contano 72 facce. Oggi andrà meglio, arriveranno i big, riapre il Senato, magari tra i leghisti c’è qualche tipo bizzarro. Una volta riconoscerli non era semplice, bisognava mirare il bavero della giacca per scovare lo stemmino di Alberto da Giussano: ora hanno ceduto al colore, avranno tutti il fazzoletto verdepadania. Santo Versace li aspetta con curiosità, ma prima di andarsene con il suo pacco di tesserine dice che nel Palazzo ha sentito aria vecchia. E’ andato via veloce, niente interviste, però gli è sfuggita una frase che dice tutto: «Qui dentro ci vorrebbe una bella rigenerazione. Non dico Hiroshima e Nagasaki, ma quasi...».
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















