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In questo forum, sono graditi interventi da parte di persone che - sia pur mantenendo magari il loro ingresso con una user name - firmano i loro interventi con almeno il loro nome (vero) di battesimo perché parlare di cose serie, magari con Lupo Alberto o Orco felice non è molto "stimolante".

Se poi qualcuno avesse anche la "pretesa" di portarci un "verbo" tecnico o professionale che sia, allora sarà INDISPENSABILE che, qui come nell'altra area "tecnica", si registri con il suo nome e cognome esatto, qualifica ecc fornendo quindi tutti i dati necessari a soppesare e poter dare il giusto valore al quanto scriverà.

Anche qui riporto una massima che molto si addice ad argomenti seri che richiederebbero la mobilitazione e l'aiuto di tutti partendo dalla presa d'atto di un problema che esiste e che potrebbe (non lo si augura ma ...) accadere anche a qualche loro congiunto.

Non c'è niente di più deleterio e falso, infatti, del pensare:

"sono cose troppo brutte ... non è possibile .... OPPURE ... ma no, a noi non possono accadere"

Ascoltate quindi un consiglio, sarà quanto mai opportuno il "pensarci" ora perché poi:

“In Germania prima diedero la caccia ai comunisti, e io non protestai perché non ero comunista. Poi diedero la caccia agli ebrei, e io non protestai perché non ero ebreo. Poi fu la volta dei sindacalisti: non feci sentire la mia voce perché non ero sidacalista; e la volta dei cattolici, e io non alzai la mia voce perché non ero cattolico. Alla fine si accanirono su di me e in quel momento non c’era più nessuno a protestare” (Martin Niemoller)
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AUSTRIA, IL PADRE-STUPRATORE: Aggiornamento
Autore Messaggio
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Messaggio AUSTRIA, IL PADRE-STUPRATORE: Aggiornamento 
 



Lunedì, 28 Aprile : 2008  


AUSTRIA,
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CONFESSA IL PADRE-STUPRATORE
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(di Christine Maieron)

VIENNA - "Per anni è riuscito a ingannare tutti: la famiglia, la polizia, le autorità competenti per le adozioni e l'affidamento di bambini, la giustizia". Si nota anche un bel po' di perplessità nelle voci degli inquirenti che oggi hanno presentato - davanti ai riflettori delle telecamere giunte nella cittadina austriaca di Amstetten da tutto il mondo - i risultati delle indagini sulle atrocità senza precedenti commesse da Josef Fritzl, l'uomo che ha tenuto in prigionia in una cantina senza finiestre per 24 anni sua figlia Elisabeth e alcuni dei figli che la donna aveva avuto da lui. Fritzl, che secondo la stampa austriaca è un ingegnere elettrotecnico e ultimamente gestiva una ditta per la vendita di biancheria intima, è un uomo prestante nonostante i suoi 73 anni, alto, capelli e baffetti bianchi.

"Un uomo con potenza sessuale elevata - ha detto oggi il direttore della sicurezza pubblica della Regione Bassa Austria, Franz Prucher - ma anche un uomo autoritario e tirannico". E Josef Fritzl è senz'altro anche un uomo che tramite un tessuto fittissimo di menzogne è riuscito a crearsi una doppia esistenza perfetta, con una vita pubblica insieme alla moglie Rosemarie, ai sette figli e ai tre 'nipoti' nella casa di sua proprietà e una vita clandestina, con la sua figlia-amante prigioniera Elisabeth e altri tre dei suoi figli, in una cantina di 60 metri quadri senza luce naturale, alta appena un metro e settanta, accessibile attraverso una porta che poteva essere aperta solo con un meccanismo elettrico del quale solo Fritz conosceva il codice. Una vità, quest'ultima, basata su incesto, violenza, restrizione della libertà, omicidio e deprivazione totale delle sue vittime, delle quali tre, Kerstin (19 anni), Stefan (18) e Felix (5) non avevano mai visto la luce del sole fino alla loro liberazione. Le foto dell'interno del carcere sotterraneo presentate oggi alla stampa mostrano che Fritzl aveva investito parecchio lavoro per allestirvi delle stanzette che al primo sguardo danno l'impressione di una certa comodità.

"Vi preghiamo di rispettare il fatto che non vi mostreremo foto delle piccolissime celle con i letti, dove sono nati e sono anche vissuti dei bambini", ha detto Prucher. "Sono spazi molto privati e vogliamo che la conoscenza di questi luoghi rimanga cosa privata di quelli che vi hanno dovuto vivere", ha aggiunto. Ad Amstetten, linda cittadina lungo il corso del Danubio nel cuore del Mostviertel, la regione famosa per il mosto che si ottiene con le mele e le pere dei suoi frutteti che si stendono a perdita d'occhio, la gente è sbigottita. La cosa forse più difficile da accettare, in questa storia che ha messo sotto shock l'intera Austria, è che tutti abbiano creduto per decenni alla storia inventata da Fritzl: una figlia sviluppatasi male, caduta nelle mani di una setta all'età di 18 anni che ogni tanto portava a casa dei suoi genitori un bebé con una lettera di accompagnamento con la preghiera di prendersene cura. I tre bambini vissuti con il 'padre nonno', Lisa (16), Monika (15) e Alexander (12) erano infatti ben integrati nella cittadina, frequentavano anche diverse associazioni locali e studiavano strumenti musicali, regalatigli dalla nonna. Oggi Kerstin, la figlia maggiore di Elisabeth si trova in medicina intensiva e sta lottando per la sua vita. Ricoverata lo scorso 19 aprile con una malattia misteriosa è stata lei a far scoppiare le indagini sul caso, dopo che i medici si erano stupiti che non fosse possibile prendere contatti con sua madre e avevano chiesto aiuto alla polizia, che a sua volta aveva interessato al caso i media locali. Ora gli altri sette membri della famiglia sono in ospedale, dove vengono curati da un team di psicologi, psichiatri e psicoterapeuti. La più provata psicologicamente risulta Rosemarie, 69 anni, la moglie di Fritzl che gli inquirenti ritengono fosse fino a ieri all'oscuro di tutto.

"Tutte le persone coinvolte dovranno riscrivere le proprie biografie", ha detto Eva Muenker-Kramer, membro del team. E con tutta probabilità ciò non sarà così facile come la gioia provata dal piccolo Felix, dopo il primo giro in macchina della sua vita diretto verso l'ospedale.

NATASCHA KAMPUSCH, LI VOGLIO AIUTARE
 "Voglio aiutarli": all'indomani della scoperta dell'agghiacciante vicenda della 'casa degli orrori' di Amstetten parla anche Natascha Kampusch, la ragazza austriaca sequestrata da bambina da uno squilibrato e tenuta prigioniera per otto anni e mezzo in una cella sotterranea di appena sei mq, la cui triste sorte viene rievocata dagli eventi attuali. Natascha, diventata una celebrità mondiale nei media internazionali dopo essersi liberata da sola nell'agosto del 2006, oggi si è rivolta alla stampa con un'intervista alla radio nazionale Orf e con un comunicato diffuso dai suoi consiglieri per i contatti con i media. "Voglio aiutare finanziariamente l'intera famiglia", ha affermato, dicendosi anche pronta a contatti diretti con le vittime del caso criminale di Amstetten, soprattutto con Elisabeth Fritzl. Le persone tenute prigioniere nella cantina della casa per così tanto tempo hanno bisogno di misure di formazione scolastica, di assistenza medica e per la reintegrazione nella società e per questo i soldi aiutano, ha detto ancora Natascha. Poco dopo essersi liberata dalle mani del suo aguzzino Wolfgang Priklopil, Natascha aveva annunciato di voler creare con i circa 50.000 euro ricavati da donazioni e tramite i diritti di vendita delle sue interviste una fondazione destinata a progetti umanitari, ma finora la fondazione è ancora in fase preparatoria e Natascha non aveva ancora deciso per quali progetti usare i soldi. "La volontà di aiutare a questa famiglia è nata spontaneamente", ha detto Natascha, spiegando tuttavia di aver "avvertito già da alcune settimane il desiderio di voler dedicarsi in qualche modo a persone dispere o sparite, oltre che a vittime di abusi". Ma con evidente allusione alla maniacale attenzione che i media hanno riservato a lei e al suo caso, Natascha dice anche: "sto pensando molto a questa famiglia, secondo me il tumulto mediatico non è una cosa buona per queste persone e posso immaginare la difficile situazione sia della madre sia dei figli". "In quei momenti - ha aggiunto - la priorità è imparare a orientarsi nella nuova situazione, e questo viene reso ancora più difficile dalle influenze esterne".



Ultima modifica di Redazione il 05 Maggio 2008 14:04, modificato 1 volta in totale 






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Messaggio Re: AUSTRIA, CONFESSA IL PADRE-STUPRATORE 
 



Martedì, 29 Aprile : 2008 adnkronos

Sono ancora ricoverati in clinica neuropsichiatrica

Austria, l'esame del Dna:
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 "I sei figli frutto dell'incesto"


Il test conferma che Josef Fritzl è il padre dei bambini, avuti dai ripetuti abusi sulla figlia Elisabeth, tenuta imprigionata per 24 anni nella cantina di casa sua ad Amstetten. La polizia: "La moglie potrebbe essere stata all'oscuro di tutto"

La paternità di Josef Fritzl è stata chiaramente provata per tutti e sei i figli", ha annunciato oggi il colonnello di polizia, Franz Polzer. La prova del Dna ha confermato la terribile vicenda d'incesto e segregazione recentemente scoperta nella città austriaca di Amstetten.ll tribunale provinciale ha convalidato per due settimane il fermo dell'ingegnere 72enne, che per 24 anni ha tenuto prigioniera in cantina la figlia Elisabeth, rendendola madre di sette figli. Uno dei piccoli è morto poco dopo la nascita.

Il colonnello Polzer ha spiegato che vi sono prove evidenti che Fritzl avesse costretto la figlia, oggi 42enne, a scrivere false lettere in cui diceva di essere scappata di casa e chiedeva ai genitori di occuparsi dei suoi bambini. "L'uomo non aveva lasciato nulla d'intentato per ingannare tutti -ha detto- e ha preso ogni misura per nascondere l'orribile crimine commesso. Aveva anche organizzato tutto per fingere un eventuale ritorno a casa della figlia". Secondo Polzer, non vi sono indicazioni del fatto che la moglie di Fritzl, la 68enne Rosemarie, fosse al corrente del dramma.

Le autorità si stanno occupando del destino di Elisabeth e dei suoi figli, tre dei quali sono stati cresciuti dai nonni, mentre gli altri tre erano rimasti segregati nel nascondiglio in cantina. E' anche possibile che ai ragazzi vengano date adesso nuove identità . La figlia 19enne, Kerstin, è ancora in gravi condizioni in un reparto di terapia intensiva e i medici hanno preferito mantenere il riserbo sulla prognosi. Elisabeth e gli altri cinque figli si trovano in una clinica neuropsichiatrica presso Amstetten e le loro condizioni vengono definite "relativamente buone".

  





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Messaggio La storia di Josef il diavolo di Amstetten 
 



Lunedì, 5 Maggio : 2008  La Repubblica

Vicini, testimoni, medici: viaggio nel paese dove Fritzl ha tenuto prigioniera la figlia
Vita dell'uomo che tra incesti e vilenze trasformò la sua casa in un inferno


La storia di Josef
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il diavolo di Amstetten


Sopra un cubo di cemento, tre lati senza finestre. Sotto una stanza di venti metri ricavata nel garage, blindata e insorizzata. Dentro, seppelito, il più orribile dei segreti

dal nostro inviato GIAMPAOLO VISETTI

FOTO: Josef Fritzl durante una vacanza in Thailandia

AMSTETTEN - JOSEF Fritzl sorride. Ha 49 anni. È un uomo ancora giovane, bello, elegante. Le sopracciglia, folte ed eccezionalmente arcuate, gli donano un'espressione di allegro stupore. Anche Elisabeth sorride. Ha 18 anni. Sembra una ragazza che rivela sogni grandi. Sotto una camicetta bianca e una gonna nera, un corpo elastico preme. I capelli sono lunghi e fulvi, gli occhi blu.

È il 1984. Mancano pochi giorni all'invito del 28 agosto: "Aiutami a depositare questa porta in cantina". Una condanna definitiva: l'ultima volta che avrebbe potuto guardare il mondo.

Ventiquattro anni dopo, quel padre e quella figlia sono ancora qui, tra i prati fioriti che accompagnano il Danubio verso Vienna: ma non esistono più. Ora in prigione c'è lui. A Sankt Poelten, in isolamento, aspetta che il magistrato gli chieda perché. Nella segnaletica della polizia, Josef è un vecchio. È vestito di nero. Odio e paura sconvolgono uno sguardo assente. Ha 73 anni. Ne dimostra novanta. Lei invece è libera. Era stata ignorata e dimenticata in fretta.

Nella clinica psichiatrica di Mauer gli agenti faticano a difenderla dall'assalto della folla che improvvisamente vuole rivederla. Di Elisabeth risorta non ci sono fotografie. L'identikit disegna una donna già anziana. Capelli grigi, occhi spenti. Si è lasciata andare. La pelle gialla e opaca cade in solchi profondi. Presto compirà 43 anni, sembrano sessanta.

È sabato 26 aprile. Sono passate poche ore dalla scoperta dell'azione umana più crudele consumata in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale. L'Austria si prepara allo spettacolo del "mostro di Amstetten". Teme un calo del turismo, di fare una brutta figura. In fin dei conti Natascha Kampusch, per otto anni e mezzo, è rimasta nelle mani di un maniaco a meno di due ore di auto da qui. Mentre si cura il giardino, può succedere di essere distratti da qualche domanda. Basta però un'altra settimana per sentire che "il mostro", la bizzarria orrenda da esibire per ridefinire la normalità prevalente, è un'altra pietosa, rassicurante bugia.

Ogni giorno emerge qualcosa di peggio, di più: la diligenza di un anonimo, puntuale, comune, grigio impiegato dell'orrore.

L'elettrotecnico Josef Fritzl non è semplicemente un pazzo diabolico. È soprattutto un pensionato qualunque: lucido, attento, premuroso. Per i vicini è "un marito e un nonno molto affezionato ai bambini".

Domenica 4 maggio gli equivoci sono chiariti: questa non è una buona trama giornalistica. Questa volta tutte le tessere del mosaico devono essere ricomposte davvero, con pazienza, fino in fondo, senza ometterne una. Offrire un milione di dollari per la prima immagine di un riemerso dal sottosuolo, è un'illusione storica. Fuori, sopra, nella luce, non è rimasto niente. È tutto dentro, tutto sotto, nel buio invisibile. C'è un dovere individuale più intimo. Perché non solo siamo davanti a un Male nuovo, di categoria superiore. Si delinea anche un Bene inedito, assoluto: una prova di resistenza umana, di fiducia nella forza della libertà, senza precedenti sulla terra.

Ciò che tutti sappiamo è semplice. Un padre seppellisce viva la figlia. La violenta per 8645 giorni, un quarto di secolo. Nella cantina sotto casa lei genera sette bambini. Uno non sopravvive e viene incenerito nel bruciatore del riscaldamento. Tre sono riportati in superficie e allevati dal nonno-padre.

Tre sono condannati alle tenebre, insieme alla madre. Ciò che tutti ignoriamo è invece complicato. Può essere riassunto così: come e perché è successo. Un particolare, nella Bassa Austria, si impone.

Nessuno si è accorto di quanto era evidente, nessuno è stato attento ai dettagli discreti. Manca la volontà: ma la colpa? Come la casa della famiglia Fritzl, ad Amstetten, il microcosmo dove è successo tutto. All'angolo tra Dammstrasse e Ybbsstrasse, è un nudo cubo di cemento armato grigio. I tre lati esterni sono senza finestre. Solo quello interno, affacciato sul garage, ne ha quattro. Sbarre spesse chiudono i lucernari del piano terra. Il tetto, a terrazza, è difeso da pini mughi non potati. È un incubo freddo, rispetto alle calde ville in stile bavarese che la circondano. Josef, per la famiglia, aveva costruito un carcere. I vicini non ci hanno badato e adesso hanno grattato via i propri cognomi dai campanelli. Non vogliono essere disturbati. Perché c'è soprattutto lui, e la sua rispettabile vita in mezzo a loro, a farli vergognare.

È il 1957. Il giovane Sepp mette incinta la diciottenne Rosemarie. I parenti fissano le nozze. Sette figli in quattordici anni: due maschi e cinque femmine. In casa è un inferno. La moglie è usata come una schiava. I bambini, quando il padre rientra da Linz, tacciono terrorizzati. Nel 1967 la prepotenza rivela il volto più oscuro. Josef punta il coltello alla gola di due donne e le violenta. Una terza ragazza riesce a sfuggirgli. E' denunciato per atti osceni, cerca di bruciare un palazzo. Condannato per stupro, resta in carcere solo 18 mesi. Uno choc. Rosemarie, una notte, tenta di uccidersi con il sonnifero. Ci sono quattro figli da sfamare e rimane ad aspettarlo. Liberato, licenziato dalla Voestalpine, Fritzl prende in gestione una pensione sul Mondsee.

Dieci anni dopo i reati vengono cancellati dal casellario giudiziario.

Inizia un'altra vita. Ottiene il permesso di costruire un rifugio anti-atomico sotto il giardino. È il 1978: lungo la frontiera del Patto di Varsavia, la Guerra Fredda minaccia di esplodere. Protetto dall'indifferenza, ricava una stanza di venti metri, blindata e insonorizzata. Il municipio loda il suo "senso di resistenza patriottica". Elisabeth ha dodici anni: da mesi il padre la violenta con regolarità. Fino al 1982. Esasperata dagli abusi, scappa. Sedicenne, viene assunta come barista in un autogrill. Convinta a tornare, sottomessa ancora, fugge altre due volte. Fino all'ultima, nel luglio 1984. Ormai maggiorenne, rientra per qualche giorno in famiglia e commette l'errore che le costa la vita. Minaccia di denunciare l'incesto alla polizia. È il momento-chiave, rivelato tre giorni fa agli psicologi di Mauer. "Per qualche giorno - ricorda Elisabeth - mio padre si è mostrato pentito. Ci trattava con dolcezza". Si fida e viene punita.

Alle 16 del 28 agosto Josef la seda con l'anestetico, la ammanetta e rivela perché aveva costruito un bunker sotto terra. Un telecomando a raggi infrarossi, regolato da un timer di sua invenzione, chiude due porte blindate.

La figlia, per nove mesi, resta legata ad una corda. Isolata, al buio, è libera di raggiungere solo il wc. In superficie credono alla bugia del padre: l'ennesima fuga, questa volta con una setta satanica.

Qualche mese e nessuno la cerca più. Sparita e basta. Gli altri sei fratelli, appena possono, si sposano e se ne vanno per sempre.

Josef eredita appartamenti e negozi per oltre 5 milioni di euro, oggi ipotecati. E' ricco. Viaggia su una Mercedes metallizzata, va a messa tutte le domeniche, cura canarini, passa le ferie con l'amico Paul H. sulla spiaggia di Pattaya, in Thailandia, festeggia le nozze d'oro. Nel 1986 una ragazza di 17 anni viene violentata e uccisa vicino alla sua pensione sul Mondsee. Un'altra scompare. La vita continua però anche sotto il pavimento della Dammstrasse.

Elisabeth è una mummia. Quando "lui" viene, deve indossare biancheria erotica, o abiti da prostituta. Diciannove anni fa partorisce Kerstin, ora in fin di vita nell'ospedale di Mosviertel. L'anno dopo nasce Stephan, quindi Lisa. È il 1993. Viene abbandonata davanti a casa, insieme ad una lettera.

Costretta dal padre, Elisabeth scrive di non poterla mantenere e chiede alla madre di adottarla. L'anno dopo tocca a Monika. Josef registra una richiesta di aiuto di Elisabeth e la fa ascoltare a Rosemerie al telefono. Poi nascono Alexander e il suo gemello morto. Infine Felix, cinque anni fa, recluso nella tana con i due più vecchi. Da dieci anni la gabbia, alta un metro e settanta, è stato ampliata a 57 metri quadri. Conta due camere da letto, un bagno, una cucina. Ci sono frigo, freezer, fornelli, tivù, videoregistratore, vasca da bagno. Josef passa in cantina molte notti e gran parte della giornata. Orari da ufficio: 9-12 e 15-18.

Dice di studiare circuiti elettrici, di disegnare biancheria intima per un'industria. Nessuno può scendere. Alla Despar sulla Ybbsstrasse, nei villaggi attorno, fa spese enormi che scarica davanti a tutti. Agli inquilini, misteriosamente, spariscono alimenti e arrivano bollette elettriche da 400 euro. Rumori strani? "È il riscaldamento". Vicini e parenti, assistenti sociali e polizia, non fanno domande. Fino a sabato 19 aprile, quando dalla tomba riemerge Kerstin, ridotta ad uno scheletro. Dopo 24 anni Albert Reiter, primario di rianimazione, è il primo a non accettare di credere più all'incredibile. Fa una domanda, una sola, normale domanda, e l'inferno di Josef crolla in un istante. "La mia famiglia - dice - adesso mi fa pena".

È l'inizio della confessione. E l'esame genetico conferma: ha avuto sette figli sulla terra, dalla moglie-schiava, e sette sotto terra, dalla figlia-cadavere. La divisione è netta: superficie e profondità, luce e oscurità. Per questo, da 15 giorni, è il buio del bunker a vomitare l'invisibile decisivo. Josef era pronto a sterminare i suoi spettri con il gas.

Annullava Elisabeth minacciando di ucciderle i figli. L'ha violentata davanti ai bambini. In caso di incidente o morte del padrone, anche la famiglia segreta sarebbe stata condannata a morire: asfissiata, o di inedia. I figli sepolti, senza denti, semiparalizzati, ritardati, terrorizzati da luce, rumori ed estranei, non conoscevano il destino di quelli riemersi. Medici e psichiatri si chiedono perché, allora, Josef ha voluto che l'incesto generasse figli. Perché, riducendoli a vegetali, li ha curati e allevati. Perché ha realizzato per loro un loculo pieno di dolcezza. Perché ha deciso che tre potevano vedere le stelle, e tre no. Perché, pedofilo e conclamato maniaco seriale, ha ottenuto l'affido dei falsi nipoti. Perché, alla fine della sua tragedia, ha accettato di portare Kerstin a morire in ospedale, sapendo di scrivere la propria condanna. È possibile, senza complicità, regnare fino alla vecchiaia su un sommerso Lager e misura d'uomo, su "un'opera di elettronica grandiosa" nel centro di una città europea?

Nella clinica di Mauer, Elisabeth riabbraccia ora tutti i suoi figli. Si incontrano al buio, in silenzio, tra poche stanze isolate. Riproducono il pianeta che pensavano fosse il mondo. Ha accettato di morire lentamente per salvarli. Bacia e assolve anche Rosemarie, la mamma che non ha avuto il coraggio di rispondere a se stessa. Serviranno otto anni di cure, per provare a sopravvivere alla memoria. "Sapevo da bambina - ha detto ieri Elisabeth alla sorella maggiore - che gli esseri umani sono liberi. Non sono di nessuno. Non c'è una prigione che può incatenarli per sempre". In due settimane non ha mai sorriso. Non le interessa che Josef, confesso ma infermo di mente, rischi 15 anni di ospedale psichiatrico. Si meraviglia che i giornali definiscano "incredibile" l'unica cosa in cui ha sempre creduto: lui era debole, avrebbe vinto lei.

  





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Messaggio Re: AUSTRIA, IL PADRE-STUPRATORE: Aggiornamento 
 



Giovedì, 8 Maggio : 2008

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Fritzl  <<Non sono un mostro>>

<<Non sono un mostro>>: parla dalla cella il protagonista dell'agghiacciante caso di incesto di Amstetten Josef Fritzl.

 <<Avrei potuto uccidere tutti e nessuno mi avrebbe mai scoperto>>, ha detto.

Fritzl ha poi  aggiunto:

<< senza di me Kerstin (a figlia diciannovenne) non sarebbe più  viva, sono stato io a provvedere che fosse portata in ospedale>> .



ndr:

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Quando "la stoffa" c'è non c'è niente da fare

emerge sempre.

Vuoi vedere che ora gli sarà dovuta una medaglia?

In Austria non so come finirà ....

..... in Italia, sono certo, qualcuno ci penserebbe di certo

... al minimo una fiaccolata gliela dedicherebbero !!!!!!!!!


al Prof. Marcelletti , ad esempio, l'hanno dedicata
.... solo per citare l'ultima
(ma volendo, anche in vivicentro, ne troverete tante altre ...
.... a Brescia, a Rignano ecc ecc)

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Messaggio Austria: incesto, Fritzl nega abusi su figlia dagli 11 anni 
 



Giovedì, 8 Maggio : 2008  

Austria: incesto,
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Fritzl nega abusi su figlia dagli 11 anni


VIENNA - Josef Fritzl, il protagonista della terribile vicenda di incesto venuta alla luce di recente in Austria, nega di aver molestato sessualmente da quando lei aveva 11 anni sua figlia Elisabeth, dalla quale ha poi avuto sette figli. Lo scrive il settimanale 'News' citando dichiarazioni fatte da Fritzl al suo avvocato difensore, Rudolf Mayer.

"Non è vero, non sono un uomo che abusa sessualmente di bambini piccoli", ha detto Fritzl al suo avvocato. Elisabeth aveva dichiarato davanti alla polizia di essere stata molestata sessualmente da suo padre già da quando aveva 11 anni. Da quanto emerge dalla dichiarazioni di Fritzl pubblicate su 'News', l'uomo ammette anche di aver progettato il sequestro di sua figlia in cantina già due o tre anni anni prima: "E' vero, dev'essere stato il 1981 o il 1982, quando cominciai a trasformare la mia cantina in una cella, chiudendola con una pesante porta in cemento armato telecomandata".

    "Poi - ha aggiunto l'uomo - ho creato l'isolamento acustico del bunker e ho installato una toilette e un lavandino, ci ho messo anche un letto, un fornello e un frigorifero", ha detto. E Fritzl racconta anche delle prime settimane dopo quel 28 agosto 1984, quando rinchiuse Elisabeth nel bunker sotterraneo. "E' stato una specie di circolo vizioso, dal quale da un certo punto non c'era nessuna via d'uscita ne per Elisabeth ne per me: con ogni settimana, in cui tenevo prigioniera mia figlia, la mia situazione è diventata più folle, e veramente, ho pensato tante volte di lasciarla libera", aggiungendo però di aver avuto "paura di essere arrestato e paura che mia famiglia e tutti gli altri sapessero del mio crimine".
  
    Fritzl ha anche raccontato che il desiderio di avere rapporti sessuali con la figlia era come "una mania", dicendo anche di essere sempre stato cosciente che Elisabeth li rifiutava e che imponendoli le faceva del male. Fritzl dichiara anche di aver voluto figli da Elisabeth. Nel 1988, prima del parto del primo dei sette bambini che Elisabeth ha avuto da sua padre, Fritzl dice di averle portato libri di medicina in cantina perché la ragazza potesse prepararsi, oltre a asciugamani, disinfettanti e pannolini. "Ero contento della nascita del bambino, perché per me è stato bello avere anche in cantina una famiglia vera, con una donna e con alcuni bambini".

  





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Domenica, 2 Novembre : 2008

AGGIORNAMENTO:

» Josef Fritzl, la madre sua prigioniera per 20 anni
Domenica, 2 Novembre : 2008 L'austriaco 74enne che ha imprigionato per anni in una cantina-bunker la figlia da cui ha avuto sette figli, ha tenuto segregata anche sua madre fino alla morte.
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Sabato, 15 Novembre : 2008

Fritzl, nuovi dettagli dall'accusa
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Faceva fare recite porno alla figlia


Josef Fritzl, il mostro della cantina austriaco, costringeva la figlia Elisabeth, ai tempi 18enne, a guardare film pornografici e quindi a ripeterne il contenuto per lui, imitandone i ruoli. Sono i nuovi, agghiaccianti dettagli sulla vicenda che emergono dopo la formalizzazione, giovedì, dell'atto di accusa. La ragazza venne anche tenuta legata per nove mesi a un palo di ferro con una catena di acciaio.

Per sequestrarla, nell'agosto 1984, Fritzl stordì la figlia con i narcotici, e quindi la rinchiuse nello scantinato senza luce sotto la loro casa. La giovane fu quindi oggetto di continue vessazioni: calci, botte, stupri... Incredibili anche le circostanze, ricostruite nell'accusa, nelle quali Elisabeth fu costretta a partorire: un libro di ostetricia, una forbice, una coperta per avvolgere il neonato e pannolini era tutto ciò di cui disponeva la donna.

Quando, dopo la nascita di due gemelli il 28 aprile 1996, uno dei due manifestò gravi disturbi di respirazione e divenne cianotico, Fritzl si rifiutò di chiamare aiuto limitandosi a commentare: "Succederà quel che deve succedere". Tre giorni dopo, l'1 maggio, il bimbo morì e il padre bruciò il corpo nella caldaia di casa. Per questa omissione di soccorso, Fritzl è accusato anche di omicidio, oltre che di riduzione in schiavitù, stupro,violenza aggravata, sottrazione di libertà e incesto. Stando all'accusa, Elisabeth e i figli detenuti ebbero anche gravi malattie, ma per curarsi avevano solo aspirina o sciroppo.

Il processo a Fritzl comincerà probabilmente a marzo: da aprile l'uomo è detenuto nel carcere regionale di St. Poelten. Secondo la Bild tedesca alcuni detenuti avrebbero cercato di ucciderlo, fatto che è però stato smentito dalla direzione del penitenziario.

  





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