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Domenica, 18 Maggio : 2008 Brescia Oggi
DRAMMA IN VIA CATTANEO. Pietro Sovereto, disoccupato 54enne, è stato arrestato con l’accusa di aver ridotto in fin di vita Liana Marangoni, pensionata di 60 anni
di Natalia Danesi
Per coprire il suo gesto ha simulato una rapina nell’abitazione al terzo piano di via Carlo Cattaneo, al civico 11. Poi, tradito dall’evidenza, è stato costretto ad arrendersi e ha confessato tutto. Pietro Sovereto, ex operaio di 54 anni, originario di Bari, è finito in manette, accusato di avere colpito in testa con una mazzetta da muratore e ridotto in fin di vita la convivente, Liana Marangoni.
La pensionata di 60 anni, ex dipendente delle Poste, è ricoverata in gravissime condizioni al Civile. All’origine della tragedia, secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra Mobile della questura, ci sarebbe l’ennesimo, acceso diverbio scaturito dal vizio dell’uomo per il gioco.
L’ALLARME. A chiedere soccorso intorno alla mezzanotte di venerdì è stato lo stesso Sovereto. La donna con cui viveva e con cui aveva una relazione da circa un anno giaceva nel letto, in un lago di sangue. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, che hanno trasportato la pensionata al pronto soccorso della «Città di Brescia». Interrogato, l’uomo ha riferito di essere uscito di casa per fumare una sigaretta e di avere trovato, al rientro, la porta accostata e la convivente ferita. Dal portafoglio della donna - ha detto - erano stati portati via 250 euro.
Gli investigatori della Mobile, guidati da Carmine Grassi, hanno eseguito tutte le verifiche. La versione resa da Sovereto, che peraltro soffrirebbe da tempo di problemi psichici, non quadrava: non c’erano segni d’effrazione, nè traccia di quel denaro mancante. Incalzato, il 54enne si è arreso e alle 7,45 di ieri mattina ha confessato: era stato lui, qualche ora prima, a sferrare quattro o cinque colpi di mazzetta sul capo della 60enne, che giaceva nel sonno. Si era avvicinato a lei sul letto, e poi aveva agito.
UNA FURIA. Liana Marangoni - riferisce Grassi - è stata colpita con «inaudita violenza». La mazzetta da muratore utilizzata da Sovereto è stata recuperata in un cassonetto per la raccolta differenziata della carta in piazza Vittoria. È stato lo stesso 54enne a condurre gli agenti nel luogo in cui l’aveva nascosta. Oltre alle tracce di sangue, sull’arma c’erano ciocche di capelli della donna. Segno, appunto, che le martellate erano state date con forza.
IL MOVENTE. La furia dell’ex operaio si è scatenata, secondo gli investigatori, dopo una lite. Sovereto, che vive di piccoli lavoretti, aveva bruciato al gioco gli ultimi 1.200 euro, gli unici risparmi che gli restavano. Alla signora Liana, la cosa non sarebbe andata giù. E dopo il diverbio la donna avrebbe anche rifiutato le avances del convivente.
I vicini raccontano che la sessantenne è economicamente indipendente: vive della pensione, l’appartamento nel quale abita è di sua proprietà, ereditato dalla famiglia. Lì Sovereto si era trasferito da qualche mese, quando la relazione era diventata più stabile. Ma non senza problemi. La passione sfrenata del 54enne per il gioco, soprattutto per il Lotto, non è nuova. Alla polizia ha raccontato che il suo vizio l’ha spinto a sperperare nel 1990 l’intera liquidazione, 16 milioni delle vecchie lire.
Dopo la confessione Pietro Sovereto è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio aggravato. Trasferita all’ospedale Civile, Liana Marangoni ieri mattina è stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico. È tutt’ora ricoverata in prognosi riservata nel reparto di Neurochirurgia.
IL QUARTIERE. Preoccupazione e sorpresa nei dintorni di via Carlo Cattaneo, dove la coppia è molto conosciuta
Nella zona in cui si è consumato il tentato omicidio dell’altra notte vive gente tranquilla, per bene. E per bene è anche Liana Marangoni, un’ex dipendente delle Poste che con la pensione si mantiene tranquillamente, secondo quanto raccontano i vicini di casa. La si vede ogni tanto passeggiare per via Carlo Cattaneo, dove abita al terzo piano di una bella palazzina, ben tenuta, al civico 11. Per salire all’appartamento c’è una scala ripida ripida, e i sanitari del 118 devono aver fatto una bella fatica per soccorrere la pensionata.
Lo stabile è lo stesso in cui vive, un piano sotto, la vicina Enrica. «Sono qui da un anno - racconta - ma, appena sono arrivata, io e la signora siamo subito diventate amiche».
Non ha avvertito niente l’altra notte, la signora Enrica, perchè la camera da letto in cui dormiva Liana con il convivente Pietro Sovereto è piuttosto spostata dalla sua. «Li sentivo litigare, sì, ogni tanto. Ma nella norma, un po’come capita in tutte le case», racconta. E poi ricorda quando i due si sono conosciuti, un anno fa: «Prima lui andava e veniva, un po’ come si fa all’inizio di tutte le storie - dice -. Poi ha iniziato a fermarsi qui un po’ più spesso, sempre di più».
Enrica è preoccupata per la sorte dell’amica. La descrive come «una donna indipendente, una signora a posto, per bene e alla mano». Che pur avendo alle spalle «un brutto divorzio» era riuscita a risollevarsi e aveva finalmente trovato un po’ di pace.
ANCHE LUI, che nei dintorni è chiamato Gianpietro, è molto conosciuto. «Fa lavori saltuari - spiega la vicina -. Una volta distribuisce i giornali, un’altra i volantini...». I quotidiani e i periodici li consegna a quasi tutti i bar di via Cattaneo e via Musei per conto di «Franco», l’edicolante di piazza Martiri di Belfiore. Un lavoretto da 100 euro al mese. Il chiosco ha chiuso tre settimane fa per motivi personali del proprietario, che tuttavia è riuscito a proseguire l’attività anche grazie alla collaborazione di Sovereto. A fornire i giornali a Pietro per conto di «Franco» è l’edicolante di piazza Paolo VI: «È un uomo piuttosto strano - spiega Maurizio riferendosi a Sovereto -, ma tutto sommato tranquillo. Una persona che ha sempre fatto il suo dovere».
La passione per il gioco del 54enne di origini pugliesi si legge nelle parole di Giuseppe Ronchi, titolare della ricevitoria di piazza Martiri di Belfiore: «Giocava tutte le puntate: martedì, giovedì e sabato, e ogni tanto vinceva anche - rivela -. Veniva qui spesso, ma non puntava mai più di 10 euro».
Da qualche giorno l’uomo pare fosse ossessionato dalla fobia degli zingari. Molti nella zona l’hanno notato. Anche Enrica: «Ieri avevo ospiti, mi ha bussato per dirmi di chiudere tutto perchè c’erano in giro gli zingari per rubare. Sono rimasta perplessa». NADA & PODE
LA TESTIMONIANZA. Le ore passano lente nel corridoio dell’ospedale Civile. Dal reparto di Neurochirurgia, Mario Marangoni parla del rapporto con la sorella
di Andrea Podestani
«Gliel’avevo detto più di una volta; quel tipo era pericoloso, ma dopo questi avvertimenti, Liana si era chiusa in un silenzio riservato e non aveva più voluto toccare l’argomento».
NON USA ALTRE parole per descrivere l’accaduto Mario Marangoni, il fratello di Liana, accorso al capezzale della sorella subito dopo aver appreso la notizia, all’alba di ieri. Rientrato a casa per tirare il fiato, è tornato al Civile intorno alle 16, salendo al terzo piano della scala 7, reparto di Neurochirurgia. Di guardia c’è il dottor Alberto Bogna. Con Mario, che ha 57 anni e vive Flero, c’è uno dei tre cugini della donna, l’unico bresciano reperibile visto che «un altro è stato avvertito, ma sta a Genova». Sono i pochi parenti di Liana rimasti dopo la morte della madre Bruna Mecarozzi nel 2003.
«Abbiamo sempre avuto un bel rapporto - confessa il fratello - ma ultimamente mia sorella parlava meno, proprio per i consigli che le avevo dato e che non le erano piaciuti: era legata a quell’uomo solo per tenerezza. E lui si è dimostrato un approfittatore».
Non ha mai avuto molto affetto dagli uomini della sua vita, Liana, nè ha mai ricevuto nulla in cambio della straordinaria generosità che sa donare. Lo sottolinea Mario, con il quale Liana si vede una volta al mese, a Flero, e con cui si sente settimanalmente: «Il rapporto c’era, ma sui rapporti con Pietro era solita glissare. In ogni caso non mi ha mai fatto capire di sentirsi intimorita».
Le ore passano lente tra i corridoi del Civile: poche parole sommesse, tra gli addetti al servizio di guardia, il dottor Bogna e i parenti presenti: «Mi hanno detto che starà in osservazione per le prossime 24 o addirittura 48 ore. È la prassi - fa sapere il cugino, che è medico e intende rimanere anonimo -. Poi, in caso, una Tac stabilirà l’entità dei danni». L’attesa è sfiancante, ma, nella notte, Liana non è sola.
«Liana è una persona dolcissima. Di quelle, semper più rare, che aprono il proprio cuore a tutti».
A DIRLO È L’UNICA vera amica di Liana Marangoni, Donatella Zuliani, anche lei coinvolta, come tutti, dal dramma di via Cattaneo, dalla forza dirompente di un evento tragico e inaspettato. «La nostra amicizia è nata da poco - racconta Donatella Zuliani - ma ci vediamo spesso: almeno una volta a settimana per il classico caffè e qualche chiacchiera. La vado a trovare nel suo appartamento di via Cattaneo, pur abitando in tutt’altra zona della città. Liana è molto genera con tutti, anche con gli animali. Difatti ha adottato due gatti e ha qualche cane». «È stimata da tutti nel quartiere», assicura l’amica Donatella, parlando di Liana: un’opinione condivisa da chiunque l’avesse anche solo incrociata una volta.
UN RITRATTO da quale emerge una sola verità: Liana non resiste proprio, dà aiuto a chiunque ne abbia bisogno.
Il ritmo degli eventi è concitato, forsennato. Donatella Zuliani, come tanti altri, ne è travolta. In serata è il fratello di Liana, Mario. ad aggiornarla sulle condizioni dell’amica, ancora critiche.
Amiche, sì: a volte sono proprio drammi del genere a rinsaldare ulteriormente i legami più resistenti. PODE
La pensionata di 60 anni, ex dipendente delle Poste, è ricoverata in gravissime condizioni al Civile. All’origine della tragedia, secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra Mobile della questura, ci sarebbe l’ennesimo, acceso diverbio scaturito dal vizio dell’uomo per il gioco.
L’ALLARME. A chiedere soccorso intorno alla mezzanotte di venerdì è stato lo stesso Sovereto. La donna con cui viveva e con cui aveva una relazione da circa un anno giaceva nel letto, in un lago di sangue. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, che hanno trasportato la pensionata al pronto soccorso della «Città di Brescia». Interrogato, l’uomo ha riferito di essere uscito di casa per fumare una sigaretta e di avere trovato, al rientro, la porta accostata e la convivente ferita. Dal portafoglio della donna - ha detto - erano stati portati via 250 euro.
Gli investigatori della Mobile, guidati da Carmine Grassi, hanno eseguito tutte le verifiche. La versione resa da Sovereto, che peraltro soffrirebbe da tempo di problemi psichici, non quadrava: non c’erano segni d’effrazione, nè traccia di quel denaro mancante. Incalzato, il 54enne si è arreso e alle 7,45 di ieri mattina ha confessato: era stato lui, qualche ora prima, a sferrare quattro o cinque colpi di mazzetta sul capo della 60enne, che giaceva nel sonno. Si era avvicinato a lei sul letto, e poi aveva agito.
UNA FURIA. Liana Marangoni - riferisce Grassi - è stata colpita con «inaudita violenza». La mazzetta da muratore utilizzata da Sovereto è stata recuperata in un cassonetto per la raccolta differenziata della carta in piazza Vittoria. È stato lo stesso 54enne a condurre gli agenti nel luogo in cui l’aveva nascosta. Oltre alle tracce di sangue, sull’arma c’erano ciocche di capelli della donna. Segno, appunto, che le martellate erano state date con forza.
IL MOVENTE. La furia dell’ex operaio si è scatenata, secondo gli investigatori, dopo una lite. Sovereto, che vive di piccoli lavoretti, aveva bruciato al gioco gli ultimi 1.200 euro, gli unici risparmi che gli restavano. Alla signora Liana, la cosa non sarebbe andata giù. E dopo il diverbio la donna avrebbe anche rifiutato le avances del convivente.
I vicini raccontano che la sessantenne è economicamente indipendente: vive della pensione, l’appartamento nel quale abita è di sua proprietà, ereditato dalla famiglia. Lì Sovereto si era trasferito da qualche mese, quando la relazione era diventata più stabile. Ma non senza problemi. La passione sfrenata del 54enne per il gioco, soprattutto per il Lotto, non è nuova. Alla polizia ha raccontato che il suo vizio l’ha spinto a sperperare nel 1990 l’intera liquidazione, 16 milioni delle vecchie lire.
Dopo la confessione Pietro Sovereto è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio aggravato. Trasferita all’ospedale Civile, Liana Marangoni ieri mattina è stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico. È tutt’ora ricoverata in prognosi riservata nel reparto di Neurochirurgia.
IL QUARTIERE. Preoccupazione e sorpresa nei dintorni di via Carlo Cattaneo, dove la coppia è molto conosciuta
Nella zona in cui si è consumato il tentato omicidio dell’altra notte vive gente tranquilla, per bene. E per bene è anche Liana Marangoni, un’ex dipendente delle Poste che con la pensione si mantiene tranquillamente, secondo quanto raccontano i vicini di casa. La si vede ogni tanto passeggiare per via Carlo Cattaneo, dove abita al terzo piano di una bella palazzina, ben tenuta, al civico 11. Per salire all’appartamento c’è una scala ripida ripida, e i sanitari del 118 devono aver fatto una bella fatica per soccorrere la pensionata.
Lo stabile è lo stesso in cui vive, un piano sotto, la vicina Enrica. «Sono qui da un anno - racconta - ma, appena sono arrivata, io e la signora siamo subito diventate amiche».
Non ha avvertito niente l’altra notte, la signora Enrica, perchè la camera da letto in cui dormiva Liana con il convivente Pietro Sovereto è piuttosto spostata dalla sua. «Li sentivo litigare, sì, ogni tanto. Ma nella norma, un po’come capita in tutte le case», racconta. E poi ricorda quando i due si sono conosciuti, un anno fa: «Prima lui andava e veniva, un po’ come si fa all’inizio di tutte le storie - dice -. Poi ha iniziato a fermarsi qui un po’ più spesso, sempre di più».
Enrica è preoccupata per la sorte dell’amica. La descrive come «una donna indipendente, una signora a posto, per bene e alla mano». Che pur avendo alle spalle «un brutto divorzio» era riuscita a risollevarsi e aveva finalmente trovato un po’ di pace.
ANCHE LUI, che nei dintorni è chiamato Gianpietro, è molto conosciuto. «Fa lavori saltuari - spiega la vicina -. Una volta distribuisce i giornali, un’altra i volantini...». I quotidiani e i periodici li consegna a quasi tutti i bar di via Cattaneo e via Musei per conto di «Franco», l’edicolante di piazza Martiri di Belfiore. Un lavoretto da 100 euro al mese. Il chiosco ha chiuso tre settimane fa per motivi personali del proprietario, che tuttavia è riuscito a proseguire l’attività anche grazie alla collaborazione di Sovereto. A fornire i giornali a Pietro per conto di «Franco» è l’edicolante di piazza Paolo VI: «È un uomo piuttosto strano - spiega Maurizio riferendosi a Sovereto -, ma tutto sommato tranquillo. Una persona che ha sempre fatto il suo dovere».
La passione per il gioco del 54enne di origini pugliesi si legge nelle parole di Giuseppe Ronchi, titolare della ricevitoria di piazza Martiri di Belfiore: «Giocava tutte le puntate: martedì, giovedì e sabato, e ogni tanto vinceva anche - rivela -. Veniva qui spesso, ma non puntava mai più di 10 euro».
Da qualche giorno l’uomo pare fosse ossessionato dalla fobia degli zingari. Molti nella zona l’hanno notato. Anche Enrica: «Ieri avevo ospiti, mi ha bussato per dirmi di chiudere tutto perchè c’erano in giro gli zingari per rubare. Sono rimasta perplessa». NADA & PODE
LA TESTIMONIANZA. Le ore passano lente nel corridoio dell’ospedale Civile. Dal reparto di Neurochirurgia, Mario Marangoni parla del rapporto con la sorella
di Andrea Podestani
«Gliel’avevo detto più di una volta; quel tipo era pericoloso, ma dopo questi avvertimenti, Liana si era chiusa in un silenzio riservato e non aveva più voluto toccare l’argomento».
NON USA ALTRE parole per descrivere l’accaduto Mario Marangoni, il fratello di Liana, accorso al capezzale della sorella subito dopo aver appreso la notizia, all’alba di ieri. Rientrato a casa per tirare il fiato, è tornato al Civile intorno alle 16, salendo al terzo piano della scala 7, reparto di Neurochirurgia. Di guardia c’è il dottor Alberto Bogna. Con Mario, che ha 57 anni e vive Flero, c’è uno dei tre cugini della donna, l’unico bresciano reperibile visto che «un altro è stato avvertito, ma sta a Genova». Sono i pochi parenti di Liana rimasti dopo la morte della madre Bruna Mecarozzi nel 2003.
«Abbiamo sempre avuto un bel rapporto - confessa il fratello - ma ultimamente mia sorella parlava meno, proprio per i consigli che le avevo dato e che non le erano piaciuti: era legata a quell’uomo solo per tenerezza. E lui si è dimostrato un approfittatore».
Non ha mai avuto molto affetto dagli uomini della sua vita, Liana, nè ha mai ricevuto nulla in cambio della straordinaria generosità che sa donare. Lo sottolinea Mario, con il quale Liana si vede una volta al mese, a Flero, e con cui si sente settimanalmente: «Il rapporto c’era, ma sui rapporti con Pietro era solita glissare. In ogni caso non mi ha mai fatto capire di sentirsi intimorita».
Le ore passano lente tra i corridoi del Civile: poche parole sommesse, tra gli addetti al servizio di guardia, il dottor Bogna e i parenti presenti: «Mi hanno detto che starà in osservazione per le prossime 24 o addirittura 48 ore. È la prassi - fa sapere il cugino, che è medico e intende rimanere anonimo -. Poi, in caso, una Tac stabilirà l’entità dei danni». L’attesa è sfiancante, ma, nella notte, Liana non è sola.
«L’amore per gli animali
e il suo grande cuore»
e il suo grande cuore»
«Liana è una persona dolcissima. Di quelle, semper più rare, che aprono il proprio cuore a tutti».
A DIRLO È L’UNICA vera amica di Liana Marangoni, Donatella Zuliani, anche lei coinvolta, come tutti, dal dramma di via Cattaneo, dalla forza dirompente di un evento tragico e inaspettato. «La nostra amicizia è nata da poco - racconta Donatella Zuliani - ma ci vediamo spesso: almeno una volta a settimana per il classico caffè e qualche chiacchiera. La vado a trovare nel suo appartamento di via Cattaneo, pur abitando in tutt’altra zona della città. Liana è molto genera con tutti, anche con gli animali. Difatti ha adottato due gatti e ha qualche cane». «È stimata da tutti nel quartiere», assicura l’amica Donatella, parlando di Liana: un’opinione condivisa da chiunque l’avesse anche solo incrociata una volta.
UN RITRATTO da quale emerge una sola verità: Liana non resiste proprio, dà aiuto a chiunque ne abbia bisogno.
Il ritmo degli eventi è concitato, forsennato. Donatella Zuliani, come tanti altri, ne è travolta. In serata è il fratello di Liana, Mario. ad aggiornarla sulle condizioni dell’amica, ancora critiche.
Amiche, sì: a volte sono proprio drammi del genere a rinsaldare ulteriormente i legami più resistenti. PODE
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La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















