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Domenica, 18 Maggio : 2008 La Repubblica
Il nodo-badanti nella regolarizzazione già sperimentata dopo la Bossi-Fini
Tolleranza delle forze dell'ordine verso gli irregolari che lavorano onestamente
COLLEGATA: E ora cambiamo la Bossi-Fini
Marcella Lucidi, ex sottosegretario all'Interno, ironizza: di fatto sarà una sanatoria
di LIANA MILELLA
Roberto Maroni con il presidente Giorgio Napolitano
ROMA - Nel vocabolario di Bobo Maroni, come lui stesso ha tenuto a dire non appena ha messo piede al Viminale, "non c'è la parola sanatoria". Parlando d'immigrati clandestini s'intende. Ma è praticamente certo, e già lo conferma più d'uno nel palazzo, che tra qualche mese nel dizionario del ministro leghista dovrà essere scritta la parola "regolarizzazione". Che, a voler andare per il sottile, non è una sanatoria, non è neppure un decreto flussi costruito su misura per chi va messo in regola, ma sortisce però il medesimo risultato: far uscire dalla clandestinità quei lavoratori in stato di clandestinità che vivono in Italia, siano operai, muratori, colf, o le badanti.
La "regolarizzazione", che magari sarà chiamata in un modo più soft per non spaventare chi dal governo della destra s'attende rigore, fermezza e lo stop duro allo straniero, non è decisione che sarà presa su due piedi. Non starà ovviamente nella manovra anticrimine di Napoli, né tantomeno negli atti immediatamente successivi. Ci vorrà tempo, di sicuro qualche mese. Ma con il destino di quei 722mila stranieri, oltre 400 tra badanti e colf, che a dicembre 2007 cliccarono dalle 8 di mattina per uscire dalla condizione di fantasmi, il ministro dell'Interno sa che deve per forza fare i conti.
Bobo la sua idea l'ha ripetuta ieri a Varese, proprio nella "sua" città, dopo aver letto qualche titolo allarmista sui quotidiani. Badanti a rischio? Nemmeno per sogno. E per ben due motivi. In primo luogo, nessuna delle misure del pacchetto sicurezza, e vedremo perché, può penalizzarle. In secondo luogo esse, e tutti quei 500mila che hanno fatto emergere la loro esistenza e che non commettono reati ma lavorano onestamente, "non hanno nulla da temere e non saranno rimandati nei loro paesi d'origine".
Maroni ci tiene a essere chiaro: "Non si può mettere sullo stesso piano chi viene in Italia per fare reati, chi violenta una donna o rapina una villa, e chi arriva e svolge un compito socialmente importante". E allora "distingueremo". Parola di ministro leghista.
Partiamo da qui. Chi, al Viminale, gli lavora accanto la spiega così: "È ovvio che il problema esiste. Nessuno lo nega. E nessuno di noi qui sta pensando a deportazioni forzate, come sembra temere il direttore della Caritas". Ma come, da nemici dei clandestini non volete cacciare via tutti? "Noi vogliamo allontanare i criminali e i clandestini che delinquono". E il resto? "Dopo la Bossi-Fini, nel 2002, non si ricorse di certo a una sanatoria, come avevano fatto i ministri Turco e Napolitano dopo la loro legge del '98. Il governo Berlusconi utilizzò una regolarizzazione, una via d'uscita che ha il pregio di far emergere il lavoro nero. Può avere il permesso di soggiorno e sistemarsi chi ha un contratto di lavoro, chi gode di un'assistenza sanitaria, chi può contare su una posizione retributiva".
Detto fatto. Le code davanti alle questure se le ricordano tutti in quel giugno del 2002. Furono presentate 693.937 domande. Furono rilasciati 641.638 permessi di soggiorno. E, ironia della sorte, ben 141.620 domande erano di altrettanti rumeni, 63.477 tra badanti e colf. Marcella Lucidi, sottosegretario all'Interno nel governo Prodi, ironizza: "Per due anni ci hanno tormentato dicendo che il nostro decreto flussi era una sanatoria. Hanno giurato e spergiurato che loro non l'avrebbero mai fatta. Invece saranno costretti a ricorrerci anche se magari la chiameranno regolarizzazione. La verità è che se non hanno il coraggio di cambiare la Bossi-Fini il problema sarà infinito. Quella legge produce in sé e per sé clandestinità. È impensabile che io possa scegliere la baby sitter di mia figlia senza neppure guardarla in faccia perché sta ancora all'estero".
Ma la legge, per Maroni e per tutto il governo, pare proprio un totem intoccabile. Ma nell'attesa che succede? Quanto debbono avere paura badanti e lavoratori stranieri non appena saranno entrate in vigore nuove leggi che attribuiscono lo status di latitante a quel clandestino che, beccato senza permesso di soggiorno, non ha rispettato l'ordine di espulsione? E quando esisterà una nuova norma del codice penale che fissa una circostanza aggravante se un reato viene commesso da chi si trova in stato di clandestinità? Gli stranieri onesti, ma che non hanno un permesso di soggiorno, devono solo stare tranquilli. Bobo va solo in caccia "dei veri o dei potenziali criminali".
La "regolarizzazione", che magari sarà chiamata in un modo più soft per non spaventare chi dal governo della destra s'attende rigore, fermezza e lo stop duro allo straniero, non è decisione che sarà presa su due piedi. Non starà ovviamente nella manovra anticrimine di Napoli, né tantomeno negli atti immediatamente successivi. Ci vorrà tempo, di sicuro qualche mese. Ma con il destino di quei 722mila stranieri, oltre 400 tra badanti e colf, che a dicembre 2007 cliccarono dalle 8 di mattina per uscire dalla condizione di fantasmi, il ministro dell'Interno sa che deve per forza fare i conti.
Bobo la sua idea l'ha ripetuta ieri a Varese, proprio nella "sua" città, dopo aver letto qualche titolo allarmista sui quotidiani. Badanti a rischio? Nemmeno per sogno. E per ben due motivi. In primo luogo, nessuna delle misure del pacchetto sicurezza, e vedremo perché, può penalizzarle. In secondo luogo esse, e tutti quei 500mila che hanno fatto emergere la loro esistenza e che non commettono reati ma lavorano onestamente, "non hanno nulla da temere e non saranno rimandati nei loro paesi d'origine".
Maroni ci tiene a essere chiaro: "Non si può mettere sullo stesso piano chi viene in Italia per fare reati, chi violenta una donna o rapina una villa, e chi arriva e svolge un compito socialmente importante". E allora "distingueremo". Parola di ministro leghista.
Partiamo da qui. Chi, al Viminale, gli lavora accanto la spiega così: "È ovvio che il problema esiste. Nessuno lo nega. E nessuno di noi qui sta pensando a deportazioni forzate, come sembra temere il direttore della Caritas". Ma come, da nemici dei clandestini non volete cacciare via tutti? "Noi vogliamo allontanare i criminali e i clandestini che delinquono". E il resto? "Dopo la Bossi-Fini, nel 2002, non si ricorse di certo a una sanatoria, come avevano fatto i ministri Turco e Napolitano dopo la loro legge del '98. Il governo Berlusconi utilizzò una regolarizzazione, una via d'uscita che ha il pregio di far emergere il lavoro nero. Può avere il permesso di soggiorno e sistemarsi chi ha un contratto di lavoro, chi gode di un'assistenza sanitaria, chi può contare su una posizione retributiva".
Detto fatto. Le code davanti alle questure se le ricordano tutti in quel giugno del 2002. Furono presentate 693.937 domande. Furono rilasciati 641.638 permessi di soggiorno. E, ironia della sorte, ben 141.620 domande erano di altrettanti rumeni, 63.477 tra badanti e colf. Marcella Lucidi, sottosegretario all'Interno nel governo Prodi, ironizza: "Per due anni ci hanno tormentato dicendo che il nostro decreto flussi era una sanatoria. Hanno giurato e spergiurato che loro non l'avrebbero mai fatta. Invece saranno costretti a ricorrerci anche se magari la chiameranno regolarizzazione. La verità è che se non hanno il coraggio di cambiare la Bossi-Fini il problema sarà infinito. Quella legge produce in sé e per sé clandestinità. È impensabile che io possa scegliere la baby sitter di mia figlia senza neppure guardarla in faccia perché sta ancora all'estero".
Ma la legge, per Maroni e per tutto il governo, pare proprio un totem intoccabile. Ma nell'attesa che succede? Quanto debbono avere paura badanti e lavoratori stranieri non appena saranno entrate in vigore nuove leggi che attribuiscono lo status di latitante a quel clandestino che, beccato senza permesso di soggiorno, non ha rispettato l'ordine di espulsione? E quando esisterà una nuova norma del codice penale che fissa una circostanza aggravante se un reato viene commesso da chi si trova in stato di clandestinità? Gli stranieri onesti, ma che non hanno un permesso di soggiorno, devono solo stare tranquilli. Bobo va solo in caccia "dei veri o dei potenziali criminali".
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















