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16enne si suicidia - 103 ANNI, TENTA SUICIDIO: sviluppi
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Sabato, 26 Luglio : 2008

16enne si suicidia
103 ANNI, TENTA SUICIDIO


Solo in casa, ha spinto una sedia fin sotto la finestra

Milano, bocciato e lasciato dalla fidanzata: 16enne si suicida

Il ragazzo si è gettato dalla finestra della sua camera da letto. A trovare il corpo è stata la madre rientrando da lavoro. Per la famiglia un biglietto: 'Scusatemi' . A Firenze, un uomo di 103 anni ha tentato il suicidio gettandosi nell'Arno

Milano, 26 lug. (Adnkronos/Ign) - Ha spinto una sedia fin sotto la finestra della sua stanza e, approfittando del fatto che in casa non c'era nessuno, si è gettato di sotto. Così ieri notte, un ragazzo milanese di 16 anni si è tolto la vita.

A trovare il corpo del giovane è stata la madre, rientrata da lavoro poco dopo l'una di notte. Per lei, solo un biglietto con su scritto 'Scusatemi'.

Quest'anno, il ragazzo aveva subito due forti delusioni: era stato bocciato in quarto ginnasio ed era stato lasciato dalla fidanzata

FIRENZE: UOMO DI 103 ANNI TENTA SUICIDIO GETTANDOSI IN ARNO, SALVATO DA POLIZIA


Firenze, 26 lug. - (Adnkronos) - Un uomo di 103 anni ha cercato questa mattina di togliersi la vita gettandosi nell'Arno, a Firenze, all'altezza della passerella dell'Isolotto, alle Cascine. A seguito di una segnalazione, sul posto sono intervenuti gli agenti del Reparto a cavallo della polizia. Gli agenti si sono gettati in acqua e hanno tratto l'anziano in salvo, riportandolo a riva.
Secondo quanto si e' appreso, l'ultracentenario, era a Firenze ospite di un convento di suore Stimmatine, oridine di cui fa parte la sua unica figlia. L'anziano, secondo quanto spiegato dai familiari, conduce tuttora una vita attiva ed e' lucido. Non e' chiaro il motivo che lo ha spinto a compiere il gesto. In via precauzionale il 103enne e' stato ricoverato per accertamenti all'ospedale di Santa Maria Nuova.

  





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Messaggio L'uomo che non riuscì a morire 
 

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Domenica, 27 Luglio : 2008

L'uomo che non riuscì a morire
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A 103 anni cerca il suicidio buttandosi nell’Arno, due poliziotti vedono la scena e lo salvano

BRUNO VENTAVOLI

FIRENZE - Come «Umberto D.». Con il male oscuro che si trasforma in gioia di vivere. Ieri pomeriggio, a Firenze, un uomo di 103 anni ha tentato il suicidio. Sono molti gli anziani che ci provano, soprattutto d’estate, quando l’afa rende più faticoso il mestiere d’esistere. Ma lui è stato salvato in extremis da una pattuglia di poliziotti. E nel suo letto d’ospedale è tornato a guardare sereno il futuro che gli resta. Giuseppe M. è nato a San Fele, in provincia di Potenza, all’alba del secolo breve. Un paesino aggrappato ai monti, dissanguato da decenni di emigrazione. Anche lui, nel ‘69, ha lasciato la sua terra per seguire la figlia che era diventata suora e andava in un convento a Firenze. Al Sud, non aveva più nulla. Era appena rimasto vedovo. Di campi da coltivare, come aveva sempre fatto, ce ne sarebbero stati anche lassù. E poi si sentiva anziano. Aveva superato i sessant’anni. Credeva che il grosso della sua vita fosse ormai alle spalle. Tanti amici non c’erano più. Ma Giuseppe M. di vita davanti ne aveva ancora parecchia. Altri quarant’anni, passati nel convento di Figlie delle Sacre Stigmate, vicino alla figlia. Le sorelle gli danno ospitalità in una stanza austera. Lui in cambio tiene l’orto, il giardino, le piante. Non chiede niente. Parla poco. Gli basta stare vicino a quell’amata figlia. Lo conoscono come un taciturno, il «Beppe». Silenzioso, ma forte. E pure sereno. «Bisognerebbe vedere cosa gli è saltato nel cervello - dice la madre superiora, suor Elisabetta - non ha mai dato problemi, è una persona attiva, piena di spirito, legge tantissimo. È autosufficiente e libero di muoversi e fare come vuole. Perché mai avrebbe deciso di suicidarsi proprio non lo capiamo». Ogni anno, l’8 gennaio, nella casa di riposo si festeggia il giorno del suo compleanno. Così è stato anche tre anni fa per la festa dei 100 anni, con i due figli maschi e una schiera di nipoti e pronipoti giunti appositamente dalla Basilicata.

Giuseppe M. ha vissuto per intero il secolo breve. Ha visto le guerre. Ha visto la morte. La miseria. La speranza. E’ nato quando non c’era ancora la luce elettrica, nella sua casa. Ogni giorno legge un brano della Bibbia. Ogni giorno esce dal convento e cammina chilometri, perché sta benissimo. Dio continua a dargli la forza. Ma negli ultimi tempi c’era qualcosa che non funzionava più. Non nei muscoli, non nei nervi, non in quel corpo asciutto come la terra del sud. Era qualcosa di buio che s’annidava nel cuore, perché sua figlia sta male, sembra spegnersi, forse consumata dall’Alzheimer.

E così, ieri, Giuseppe M. s’è sentito addosso una stanchezza che non conosceva ancora. Ha letto la Bibbia, come sempre, forse qualche brano in più. Poi ha deciso che dalla sua passeggiata, stavolta, non sarebbe più tornato. Ha percorso un lungo tratto di strada a piedi. E’ salito su un autobus per arrivare fino all’Isolotto, lo storico quartiere operaio di Firenze. E’ arrivato alla passerella sull’Arno nel parco delle Cascine, si è coperto il viso con le mani e si è buttato.

Ma alle 11,30 del mattino il parco formicola di salutisti che fanno jogging. Di gente che porta a spasso il cane. Di morosi che si sussurrano promesse. Quella piccola folla viva vede l’anziano signore lanciarsi in acqua. Nessuno capisce bene se è un incidente, o un gesto disperato. Ma tutti chiamano il 113. L’allarme rimbalza su una pattuglia di poliziotti a cavallo di sorveglianza al parco. Due si tuffano in acqua. Bloccano lo sconosciuto, lo imbracano e con l’aiuto dei vigili del fuoco lo salvano. Un’ambulanza lo porta all’ospedale di Santa Maria Nuova.

Forse, lui che ha vissuto una lunga vita di dignità, non voleva essere salvato. Voleva concludere la faccenda, perché i contadini sono abituati a fare così. Ma in ospedale Giuseppe M. è tornato alla vita due volte. Con la mascherina dell’ossigeno sulla bocca, una voce flebile segnata dall’accento potentino che non ha mai abbandonato, dice: «Sì, mi sono buttato perché non volevo più campare, ero stufo». Ma spiega anche che è contento della «festa» che gli hanno fatto all’ospedale. Ed è stato bellissimo là nel parco, tutta quella gente sconosciuta che d’improvviso s’è accesa di solidarietà per salvarlo. «Credevo d’essere morto, quando ho riaperto gli occhi c’era una folla che mi aiutava, è commovente». Chiede abiti puliti, biancheria, per essere a posto, dopo che è tornato dall’aldilà. Sì, il paradiso può attendere, dice a tutti. Ora ha voglia di vivere. E’ stata solo una mattana. Perché? «Perché i miei anni li ho fatti, perché certi pensieri restano qui nella testa e non vanno mai via, perché ho troppi ricordi».

«Umberto D»? No, non sa cos’è. «Ah, è un film... sì, il cinema...». Quel film l’aveva girato Vittorio De Sica nel ‘52. Forse il suo capolavoro. Racconta di un pensionato che non ce la fa più a campare e un giorno pensa di buttarsi sotto un treno con il suo cagnolino, ma cambia idea perché la bestiola gli sfugge all’ultimo istante. La vita di Giuseppe M. somiglia davvero a quella di «Umberto D». E pensare che finora gli era sembrata così noiosa, con quell’eterno ritorno delle solite cose quotidiane, con quel passato che pesava troppo e quel futuro sempre più sbiadito e disperato. Ieri mattina, alle 11,30, Giuseppe M. ha scoperto invece che la vita può essere meravigliosa, proprio nel momento in cui stava per perderla. Come un film. A lieto fine.
(Ha collaborato Giampiero Calapà)

  





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