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Martedì, 5 Agosto : 2008
ROMA - Stipendio decurtato per i dipendenti pubblici che donano il sangue. Le misure anti-fannulloni, il decreto legge 112 del ministro Renato Brunetta, fanno infuriare le associazioni di donatori, che chiedono un'immediata revisione dell'articolo 71: "Altrimenti il sistema di raccolta è a rischio". Fino all'approvazione della norma chi prendeva un giorno libero per rimpolpare le spesso scarse riserve dei centri trasfusionali italiani riceveva la paga piena, grazie al contributo dell'Inps. Oggi non più. In busta paga per quel giorno verrà a mancare la cosiddetta retribuzione aggiuntiva, quella legata alla contrattazione integrativa (fino al 30% del totale) e che tra le tante voci aveva anche la donazione di sangue.
"Non importa quanti soldi sono. Fossero anche 5 euro si tratta di una cosa ingiusta. Questa è gente che fa del bene, che aiuta altri a vivere. Non deve rimetterci niente". Andrea Tieghi è il presidente nazionale di Avis e attualmente anche portavoce di Civis, il coordinamento che raccoglie tutte le grandi associazioni di donatori. "Tra tutti abbiamo un milione e 600 mila soci - spiega - di questi più di 300 mila sono dipendenti pubblici, gli unici ad avere il taglio in busta paga. Non si tratta solo di un giorno di lavoro, tra l'altro, perché in molti donano anche quattro volte all'anno. E poi è incredibile che la decurtazione valga anche per la donazione di midollo, visto quanto è importante e impegnativa dal punto di vista fisico".
Il decreto Brunetta rischia di produrre un effetto negativo sull'organizzazione della raccolta sangue segnalato anche in due ordini del giorno sul tema presentati alla Camera da deputati Pdl, Pd e Udc. "Temiamo che i donatori si presentino solo nei week end o il primo giorno delle ferie - spiega il direttore del Centro nazionale sangue, Giuliano Grazzini - è invece fondamentale poter distribuire la raccolta in modo omogeneo durante l'anno, per non avere momenti di grave crisi, come quella da cui siamo usciti da poco". Anche per le difficoltà di inizio estate, quando in alcuni ospedali sono saltati interventi chirurgici per carenza di sangue, il decreto 112 viene valutato intempestivo dalle associazioni.
Era dal 1990 che una legge italiana prevedeva per i donatori che lavorano, nel pubblico o nel privato, il giorno di permesso pagato al 100%. Il governo Berlusconi nel 2005 con la legge 219 aveva confermato il principio. "Speriamo di trovarci di fronte ad una svista - dice sempre Tieghi - invitiamo il governo a rimettere le cose a posto". Chissà se sarà utile a questo fine l'ordine del giorno approvato a fine luglio dalla Camera. "L'articolo 71 comma 5 del decreto-legge 112 del 2008 di fatto penalizza a livello stipendiale anche i dipendenti della pubblica amministrazione che si recano a donare il sangue nei giorni lavorativi", è scritto tra l'altro nel testo.
La norma sotto accusa prevede la non distribuzione delle somme "dei fondi per la contrattazione integrativa" in caso di assenze dal servizio. Tra le eccezioni ci sono i congedi per maternità o paternità, per lutto, per citazione come testimone ad un processo. Ma non quelli per la donazione del sangue.
"Non importa quanti soldi sono. Fossero anche 5 euro si tratta di una cosa ingiusta. Questa è gente che fa del bene, che aiuta altri a vivere. Non deve rimetterci niente". Andrea Tieghi è il presidente nazionale di Avis e attualmente anche portavoce di Civis, il coordinamento che raccoglie tutte le grandi associazioni di donatori. "Tra tutti abbiamo un milione e 600 mila soci - spiega - di questi più di 300 mila sono dipendenti pubblici, gli unici ad avere il taglio in busta paga. Non si tratta solo di un giorno di lavoro, tra l'altro, perché in molti donano anche quattro volte all'anno. E poi è incredibile che la decurtazione valga anche per la donazione di midollo, visto quanto è importante e impegnativa dal punto di vista fisico".
Il decreto Brunetta rischia di produrre un effetto negativo sull'organizzazione della raccolta sangue segnalato anche in due ordini del giorno sul tema presentati alla Camera da deputati Pdl, Pd e Udc. "Temiamo che i donatori si presentino solo nei week end o il primo giorno delle ferie - spiega il direttore del Centro nazionale sangue, Giuliano Grazzini - è invece fondamentale poter distribuire la raccolta in modo omogeneo durante l'anno, per non avere momenti di grave crisi, come quella da cui siamo usciti da poco". Anche per le difficoltà di inizio estate, quando in alcuni ospedali sono saltati interventi chirurgici per carenza di sangue, il decreto 112 viene valutato intempestivo dalle associazioni.
Era dal 1990 che una legge italiana prevedeva per i donatori che lavorano, nel pubblico o nel privato, il giorno di permesso pagato al 100%. Il governo Berlusconi nel 2005 con la legge 219 aveva confermato il principio. "Speriamo di trovarci di fronte ad una svista - dice sempre Tieghi - invitiamo il governo a rimettere le cose a posto". Chissà se sarà utile a questo fine l'ordine del giorno approvato a fine luglio dalla Camera. "L'articolo 71 comma 5 del decreto-legge 112 del 2008 di fatto penalizza a livello stipendiale anche i dipendenti della pubblica amministrazione che si recano a donare il sangue nei giorni lavorativi", è scritto tra l'altro nel testo.
La norma sotto accusa prevede la non distribuzione delle somme "dei fondi per la contrattazione integrativa" in caso di assenze dal servizio. Tra le eccezioni ci sono i congedi per maternità o paternità, per lutto, per citazione come testimone ad un processo. Ma non quelli per la donazione del sangue.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).


















