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Domenica, 24 Agosto : 2008
I risultati di un'indagine conoscitiva conclusa nel 2007
ASSOCIATE
PREZZI: CRESCE POPOLO CAMBIALI, CREDITO CONSUMO +28%
Coldiretti: dalle stalle alle stelle, prezzi latte +241%
Prezzi: da grano a pasta rincari del 369%
Dal produttore al consumatore i prezzi salgono alle stelle. E' quanto emerge da uno studio condotto dall'Antitrust che sollecita un accorciamento della catena distributiva e la vendita diretta. Coldiretti: ''Per troppi ricarichi consumi in calo del 2,6% e dello 0,8%''
Roma (Adnkronos/Ign) - In Italia i prezzi finali di frutta e verdura vedono una variazione media superiore del 200% rispetto alla produzione. Come dire che dal campo alla tavola i prodotti ortofrutticoli arrivano a costare duecento volte di più. E' il dato che emerge da un'indagine condotta dall'Antitrust e citata dal presidente Antonio Catricalà nel corso di un'audizione condotta alla fine di luglio di fronte alla commissione Agricoltura della Camera dei deputati sui prezzi del settore agroalimentare.
I risultati dell'indagine conoscitiva sulla distribuzione agroalimentare conclusa nel 2007 danno conto di come in Italia nel settore dell'ortofrutta la catena distributiva sia decisamente lunga: in media più di 2,5 intermediazioni tra produzione e consumo finale, ''con la conseguenza che i prezzi finali sono in media superiori del 200% rispetto ai prezzi alla produzione''. La soluzione individuata dallo studio è quella di ''favorire un accorciamento della catena distributiva, come una regolazione maggiormente concorrenziale dei mercati all'ingrosso (per esempio una maggiore flessibilità negli orari di apertura e chiusura) e la creazione di strutture che possano favorire la vendita diretta dei produttori''.
Quello che, invece, come rilevato da Catricalà di fronte alla Commissione Agricoltura di Montecitorio, deve essere senz'altro evitato è ''cedere alla tentazione di reintrodurre, più o meno esplicitamente, un sistema di prezzi amministrati, sperando in questo modo di risolvere il problema dei prezzi dei prodotti alimentari''. Sarebbe un ritorno al passato e, soprattutto, sarebbe ''del tutto inefficace''.
Le distorsioni presenti nel settore ortofrutta, rileva la Coldiretti, sono evidenti anche nel caso del prezzo del latte che dalla stalla alla tavola aumenta del 241% o nel settore dei salumi e della carne con le stalle che stanno chiudendo perché i ricavi non riescono a coprire i costi di produzione saliti a livelli insostenibili. Coldiretti sottolinea che in media per l'insieme dei prodotti alimentari i prezzi aumentano di cinque volte dal campo alla tavola e che per ogni euro speso dai consumatori ben 60 centesimi vanno alla distribuzione commerciale, 23 all'industria e solo 17 centesimi agli agricoltori.
Secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ismea Ac Nielsen, le inefficienze evidenziate nel settore ortofrutticolo sono alla base di ricarichi ingiustificati che stanno provocando una riduzione dei consumi con cali del 2,6% per la frutta e dello 0,8% per le verdure, nel primo semestre del 2008.
"La distribuzione italiana non ha colpe" perché i rincari dei prezzi sono legati alla struttura della filiera nazionale che presenta "specificita' strutturali". Mariano Bella, responsabile dell'Ufficio studi di Confcommercio, commenta cosi' i dati diffusi da Bankitalia secondo cui nel passaggio di frutta e verdura dal campo alla tavola si registra un rincaro del 200%.
"Bisogna distinguere tra la demagogia e gli studi scientifici", spiega Bella. "La Banca d'Italia fa studi scientifici e non punta il dito contro nessuno. Dal produttore al consumatore abbiamo un incremento medio del 100% contro il 60% spagnolo ma dire che questo aumento e' eccessivo non e' appropriato perché merita ulteriori analisi".
Bella osserva che l'Italia "e' un paese con 8.100 comuni che presenta delle specifità strutturali per cui fare confronti con altri paesi che non sono come l'Italia vuol dire trarre conclusioni sbagliate. La struttura demografica, la morfologia urbanistica hanno un impatto diretto sulla struttura della filiera".
In quest'ottica, aggiunge il responsabile dell'ufficio studi di Confcommercio, "la differenza tra il 100% e il 60% può essere spiegata dalla differente distribuzione della popolazione per ampiezza dei comuni". Un altro punto da chiarire, tiene a sottolineare Bella, "è che quando si parla di filiera lunga nessuno identifica con precisione quali sono i passaggi inutili. Ma - aggiunge - non c'è una legge che stabilisce che ci vuole un intermediario, per cui se c'è, come dice l'ultima relazione dell'Antitrust, evidentemente è necessario".
I prezzi amministrati o politicamente imposti? "Hanno fallito ovunque e grazie al cielo è un ricordo che sta sbiadendo nel tempo e speriamo di non doverlo rinverdire noi con un governo liberale", conclude Bella. [*](AGI)
I risultati dell'indagine conoscitiva sulla distribuzione agroalimentare conclusa nel 2007 danno conto di come in Italia nel settore dell'ortofrutta la catena distributiva sia decisamente lunga: in media più di 2,5 intermediazioni tra produzione e consumo finale, ''con la conseguenza che i prezzi finali sono in media superiori del 200% rispetto ai prezzi alla produzione''. La soluzione individuata dallo studio è quella di ''favorire un accorciamento della catena distributiva, come una regolazione maggiormente concorrenziale dei mercati all'ingrosso (per esempio una maggiore flessibilità negli orari di apertura e chiusura) e la creazione di strutture che possano favorire la vendita diretta dei produttori''.
Quello che, invece, come rilevato da Catricalà di fronte alla Commissione Agricoltura di Montecitorio, deve essere senz'altro evitato è ''cedere alla tentazione di reintrodurre, più o meno esplicitamente, un sistema di prezzi amministrati, sperando in questo modo di risolvere il problema dei prezzi dei prodotti alimentari''. Sarebbe un ritorno al passato e, soprattutto, sarebbe ''del tutto inefficace''.
Le distorsioni presenti nel settore ortofrutta, rileva la Coldiretti, sono evidenti anche nel caso del prezzo del latte che dalla stalla alla tavola aumenta del 241% o nel settore dei salumi e della carne con le stalle che stanno chiudendo perché i ricavi non riescono a coprire i costi di produzione saliti a livelli insostenibili. Coldiretti sottolinea che in media per l'insieme dei prodotti alimentari i prezzi aumentano di cinque volte dal campo alla tavola e che per ogni euro speso dai consumatori ben 60 centesimi vanno alla distribuzione commerciale, 23 all'industria e solo 17 centesimi agli agricoltori.
Secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ismea Ac Nielsen, le inefficienze evidenziate nel settore ortofrutticolo sono alla base di ricarichi ingiustificati che stanno provocando una riduzione dei consumi con cali del 2,6% per la frutta e dello 0,8% per le verdure, nel primo semestre del 2008.
CONFCOMMERCIO,
LA DISTRIBUZIONE ITALIANA NON HA COLPE
LA DISTRIBUZIONE ITALIANA NON HA COLPE
"La distribuzione italiana non ha colpe" perché i rincari dei prezzi sono legati alla struttura della filiera nazionale che presenta "specificita' strutturali". Mariano Bella, responsabile dell'Ufficio studi di Confcommercio, commenta cosi' i dati diffusi da Bankitalia secondo cui nel passaggio di frutta e verdura dal campo alla tavola si registra un rincaro del 200%.
"Bisogna distinguere tra la demagogia e gli studi scientifici", spiega Bella. "La Banca d'Italia fa studi scientifici e non punta il dito contro nessuno. Dal produttore al consumatore abbiamo un incremento medio del 100% contro il 60% spagnolo ma dire che questo aumento e' eccessivo non e' appropriato perché merita ulteriori analisi".
Bella osserva che l'Italia "e' un paese con 8.100 comuni che presenta delle specifità strutturali per cui fare confronti con altri paesi che non sono come l'Italia vuol dire trarre conclusioni sbagliate. La struttura demografica, la morfologia urbanistica hanno un impatto diretto sulla struttura della filiera".
In quest'ottica, aggiunge il responsabile dell'ufficio studi di Confcommercio, "la differenza tra il 100% e il 60% può essere spiegata dalla differente distribuzione della popolazione per ampiezza dei comuni". Un altro punto da chiarire, tiene a sottolineare Bella, "è che quando si parla di filiera lunga nessuno identifica con precisione quali sono i passaggi inutili. Ma - aggiunge - non c'è una legge che stabilisce che ci vuole un intermediario, per cui se c'è, come dice l'ultima relazione dell'Antitrust, evidentemente è necessario".
I prezzi amministrati o politicamente imposti? "Hanno fallito ovunque e grazie al cielo è un ricordo che sta sbiadendo nel tempo e speriamo di non doverlo rinverdire noi con un governo liberale", conclude Bella. [*](AGI)
Citazione:
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).


















