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Mercoledì, 10 Settembre : 2008 GABRIELE BECCARIA, La Stampa
INTERVISTA
COLLEGATE:
"Così il mondo finirà in un buco nero"
L'Abc per capire super acceleratore Lhc
Il ricercatore contestato
E’ quasi impossibile per i non scienziati discriminare tra stranezza legittima e pura follia». Parola di Paul Davies, fisico, cosmologo e divulgatore britannico. I suoi colleghi se ne stanno accorgendo sulla propria pelle. Sono bastati alcuni «ribelli» (i folli, appunto) a scatenare la psicosi di massa: il mondo finirà oggi o di lì a poco per colpa dell’LHC? Dopo le accuse dagli Usa di Luis Sancho e Walter Wagner, ora il momento della celebrità è tutto per Otto Rossler, controverso biochimico e professore di Teoria del Caos all’Università di Tubinga, in Germania. Anche lui annuncia l’Apocalisse e anche a lui la Corte europea dei diritti umani ha detto no: il ricorso per stoppare il super-acceleratore è stato respinto.
Professore, lei ha chiesto al Cern una conferenza sulla sicurezza, ma le sue paure sono state giudicate infondate. E' pentito?
«Ho un’idea e una preoccupazione, ma evidentemente loro sono più intelligenti di me!».
Scherzi a parte?
«E’ una questione di psicologia: se la maggior parte degli scienziati sostiene che non ci sono pericoli, allora tutti seguono l’opinione generale».
Il Cern, comunque, ha pubblicato un «report»: non le è bastato?
«Nessuno ha risposto alla mia teoria».
Lei immagina la Terra trafitta da tremendi fasci di energia e divorata da una serie di mini-buchi neri, cresciuti nel suo grembo a causa dell’LHC: da dove nasce questo scenario?
«Ho elaborato la prova della non-evaporazione dei buchi neri, smentendo il modello noto come “Hawking evaporation”».
Così lei sovverte molti principi fisici: c’è qualche collega che le dà ragione?
«All’inizio pensavo di essere stato il primo a sollevare dubbi sul teorema di smaterializzazione, ma mi sbagliavo. Vladimir Belinski, professore alla Sapienza di Roma, ha pubblicato una ricerca simile due anni fa, un anno prima della mia. E lui ha lavorato a Mosca con il cosmologo Jakob Zeldovich, leader della scuola russa sui buchi neri».
Non ha preso abbagli?
«Nessun errore. Tutta la questione nasce da Einstein, che aveva l’abilità di vedere cose mai pensate prima, ma il difetto di non arrivare alle conclusioni estreme. La mia scoperta è legata alla relazione spazio-tempo».
Provi a spiegare.
«Quando il tempo è rallentato di un fattore doppio, lo spazio è due volte più grande. Le mie equazioni lo provano, ma nessuno, finora, l’aveva evidenziato. E’ su questa base che dimostro che i black holes alla fine del tunnel spazio-tempo non evaporano».
Lei si aspetta molti buchi neri, giusto?
«C’è da aspettarsi un milione di black holes in una decina di giorni».
Come li produrrebbe l’LHC?
«Sappiamo che nell’acceleratore si scontrano fasci di protoni a energie altissime e che all’interno ci sono particelle più piccole, i quarks: lo scenario è che due quarks si avvicinino così tanto da generare un black hole, confermando la Teoria delle Stringhe».
Che forma avrebbero i buchi?
«Non a forma di punto, ma probabilmente ad anello. Ma esiste anche una teoria alternativa, la “fractal space time theory” di Mohamed El Naschie: il buco nero sarebbe un oggetto frattale».
E le dimensioni?
«All’inizio minimali, poi si verificherà un fenomeno come quello delle trottole».
Vale a dire?
«Assisteremo all’auto-organizzazione delle strutture, simile a quella dei buchi neri che alimentano le quasars e le nano-quasars: la differenza è che nel primo caso la materia ha un nucleo di miliardi di masse solari e due “jets” energetici, mentre nel secondo la massa è di una-due volte quella del Sole. In ogni caso, basteranno 50 mesi per divorare la Terra».
Non vede difese?
«Potremmo provare a inviarli nello spazio, ma non avremmo abbastanza energia».
Come arriverebbe la fine?
«La Terra verrebbe ingoiata e si restringerebbe a una pallina: come una ciliegia».
Professore, lei ha chiesto al Cern una conferenza sulla sicurezza, ma le sue paure sono state giudicate infondate. E' pentito?
«Ho un’idea e una preoccupazione, ma evidentemente loro sono più intelligenti di me!».
Scherzi a parte?
«E’ una questione di psicologia: se la maggior parte degli scienziati sostiene che non ci sono pericoli, allora tutti seguono l’opinione generale».
Il Cern, comunque, ha pubblicato un «report»: non le è bastato?
«Nessuno ha risposto alla mia teoria».
Lei immagina la Terra trafitta da tremendi fasci di energia e divorata da una serie di mini-buchi neri, cresciuti nel suo grembo a causa dell’LHC: da dove nasce questo scenario?
«Ho elaborato la prova della non-evaporazione dei buchi neri, smentendo il modello noto come “Hawking evaporation”».
Così lei sovverte molti principi fisici: c’è qualche collega che le dà ragione?
«All’inizio pensavo di essere stato il primo a sollevare dubbi sul teorema di smaterializzazione, ma mi sbagliavo. Vladimir Belinski, professore alla Sapienza di Roma, ha pubblicato una ricerca simile due anni fa, un anno prima della mia. E lui ha lavorato a Mosca con il cosmologo Jakob Zeldovich, leader della scuola russa sui buchi neri».
Non ha preso abbagli?
«Nessun errore. Tutta la questione nasce da Einstein, che aveva l’abilità di vedere cose mai pensate prima, ma il difetto di non arrivare alle conclusioni estreme. La mia scoperta è legata alla relazione spazio-tempo».
Provi a spiegare.
«Quando il tempo è rallentato di un fattore doppio, lo spazio è due volte più grande. Le mie equazioni lo provano, ma nessuno, finora, l’aveva evidenziato. E’ su questa base che dimostro che i black holes alla fine del tunnel spazio-tempo non evaporano».
Lei si aspetta molti buchi neri, giusto?
«C’è da aspettarsi un milione di black holes in una decina di giorni».
Come li produrrebbe l’LHC?
«Sappiamo che nell’acceleratore si scontrano fasci di protoni a energie altissime e che all’interno ci sono particelle più piccole, i quarks: lo scenario è che due quarks si avvicinino così tanto da generare un black hole, confermando la Teoria delle Stringhe».
Che forma avrebbero i buchi?
«Non a forma di punto, ma probabilmente ad anello. Ma esiste anche una teoria alternativa, la “fractal space time theory” di Mohamed El Naschie: il buco nero sarebbe un oggetto frattale».
E le dimensioni?
«All’inizio minimali, poi si verificherà un fenomeno come quello delle trottole».
Vale a dire?
«Assisteremo all’auto-organizzazione delle strutture, simile a quella dei buchi neri che alimentano le quasars e le nano-quasars: la differenza è che nel primo caso la materia ha un nucleo di miliardi di masse solari e due “jets” energetici, mentre nel secondo la massa è di una-due volte quella del Sole. In ogni caso, basteranno 50 mesi per divorare la Terra».
Non vede difese?
«Potremmo provare a inviarli nello spazio, ma non avremmo abbastanza energia».
Come arriverebbe la fine?
«La Terra verrebbe ingoiata e si restringerebbe a una pallina: come una ciliegia».
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















