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Lunedì, 15 Settembre : 2008 (l.pa.), La Repubblica
il caso
Milano e Brescia,
la "guerra dei Roses"
la "guerra dei Roses"
«Ora abbiamo capito come mai la società è stata chiamata A2A: perché funziona soltanto se tutte le poltrone sono doppie. E non solo quelle del consiglio di amministrazione». C’è, tra i membri del cda dell’utility nata meno di un anno fa dalla fusione tra Aem e Asm, chi se la cava con una battuta nel tentativo di allentare le tensioni nate all’indomani dell’ennesimo scontro tra i rappresentanti dei due soci di controllo, i comuni di Milano e Brescia, divisi da divergenze che secondo gli osservatori neutrali sono figlie di una governance che sta già cominciando a mostrare pericolose crepe.
In effetti non è solo nel salotto buono di Mediobanca che si è constatato che il duale, con la divisione delle deleghe tra consiglio di sorveglianza e il comitato di gestione sarà anche utile per distribuire meglio il numero delle poltrone, ma quanto a funzionalità lascia molto a desiderare. Del resto, che i rappresentanti di Milano e Brescia vivano in una situazione da separati in casa che con il passare dei mesi ricorda sempre più il conflitto permanente modello "La guerra dei Roses", lo si è ulteriormente capito la scorsa settimana. Quando il consiglio di sorveglianza guidato dall’ex numero uno di Asm, lo storico manager piacentino Renzo Capra, è stato chiamato a prendere visione del piano di razionalizzazione societaria già approvato dal comitato di gestione, presieduto dal milanese (ma valtellinese di nascita e residenza) Giuliano Zuccoli. In poche parole, vengono eliminate tutte le società controllate che, con la fusione, sono divenute inutili doppioni: una semplificazione che porterebbe a una diminuzione di almeno 400 cariche, tra amministratori, sindaci e revisori.
Un passaggio sulla carta più che altro formale e non vincolante. Ma tant’è, i rappresentanti dei due comuni proprietari lo hanno congelato. Secondo i milanesi, il comune di Brescia si oppone alla riduzione delle società perché teme le proteste di chi perderà il posto. Per i bresciani, il Comune di Milano con questa operazione riuscirà a prendere sempre più potere. Nel fine settimana, con una nuova serie di incontri, le parti hanno tentato una mediazione utile affinché i manager non si presentino martedì 16 su posizioni differenti all’audizione convocata davanti al consiglio comunale di Brescia.
Un pasticcio del quale Renato Ravanelli, direttore generale di A2A, l’uomo che di fatto ha le funzioni di amministratore delegato, farebbe volentieri a meno. Non solo deve avviare l’integrazione tra due aziende complesse, ma deve gestire nell’immediato la complicata vicenda legata all’emergenza rifiuti di Napoli: A2A ha accettato di farsi carico dello smaltimento di una parte dell’immondizia del capoluogo campano, sperando in cambio di ottenere il ricco appalto per l’inceneritore di Acerra. Inoltre, deve buttare anche un occhio al mercato, dove il titolo A2A è sceso sotto i 2 euro, con una perdita da inizio anno del 35%.
Come se non bastasse a tutto ciò si aggiunge il poco brillante andamento di Edison: la società di Foro Bonaparte, controllata congiuntamente con il colosso francese Edf, nonostante il recupero degli ultimi giorni arranca a Piazza Affari, avendo perso il 50% dai massimi di un anno fa. Complice anche la semestrale di luglio, con un utile vistosamente in calo anche al netto della Robin Tax, sceso da 256 a 102 milioni (che sarebbero stati 203 senza il maggior peso fiscale). Per fortuna dei soci, Edison potrebbe tornare al centro delle speculazioni: ne è convinta Unicredit, che in un recente report scrive di credere nella possibilità che Edf possa rilevare l’11% della società in mano al finanziere Romain Zaleski. Anche se gli accordi tra A2A ed Edf impediscono ai francesi di controllare più del 49,95% della società è probabile che la mossa dei transalpini li avvantaggerebbe in vista della scadenza del patto del sindacato nel 2011. Oltre ad obbligarli a un opa, che non sarebbe però così costosa visto che il flottante della società si aggira sull’11% dei titoli. Fantafinanza? Unicredit ci crede è conferma la raccomandazione buy sul titolo.
In effetti non è solo nel salotto buono di Mediobanca che si è constatato che il duale, con la divisione delle deleghe tra consiglio di sorveglianza e il comitato di gestione sarà anche utile per distribuire meglio il numero delle poltrone, ma quanto a funzionalità lascia molto a desiderare. Del resto, che i rappresentanti di Milano e Brescia vivano in una situazione da separati in casa che con il passare dei mesi ricorda sempre più il conflitto permanente modello "La guerra dei Roses", lo si è ulteriormente capito la scorsa settimana. Quando il consiglio di sorveglianza guidato dall’ex numero uno di Asm, lo storico manager piacentino Renzo Capra, è stato chiamato a prendere visione del piano di razionalizzazione societaria già approvato dal comitato di gestione, presieduto dal milanese (ma valtellinese di nascita e residenza) Giuliano Zuccoli. In poche parole, vengono eliminate tutte le società controllate che, con la fusione, sono divenute inutili doppioni: una semplificazione che porterebbe a una diminuzione di almeno 400 cariche, tra amministratori, sindaci e revisori.
Un passaggio sulla carta più che altro formale e non vincolante. Ma tant’è, i rappresentanti dei due comuni proprietari lo hanno congelato. Secondo i milanesi, il comune di Brescia si oppone alla riduzione delle società perché teme le proteste di chi perderà il posto. Per i bresciani, il Comune di Milano con questa operazione riuscirà a prendere sempre più potere. Nel fine settimana, con una nuova serie di incontri, le parti hanno tentato una mediazione utile affinché i manager non si presentino martedì 16 su posizioni differenti all’audizione convocata davanti al consiglio comunale di Brescia.
Un pasticcio del quale Renato Ravanelli, direttore generale di A2A, l’uomo che di fatto ha le funzioni di amministratore delegato, farebbe volentieri a meno. Non solo deve avviare l’integrazione tra due aziende complesse, ma deve gestire nell’immediato la complicata vicenda legata all’emergenza rifiuti di Napoli: A2A ha accettato di farsi carico dello smaltimento di una parte dell’immondizia del capoluogo campano, sperando in cambio di ottenere il ricco appalto per l’inceneritore di Acerra. Inoltre, deve buttare anche un occhio al mercato, dove il titolo A2A è sceso sotto i 2 euro, con una perdita da inizio anno del 35%.
Come se non bastasse a tutto ciò si aggiunge il poco brillante andamento di Edison: la società di Foro Bonaparte, controllata congiuntamente con il colosso francese Edf, nonostante il recupero degli ultimi giorni arranca a Piazza Affari, avendo perso il 50% dai massimi di un anno fa. Complice anche la semestrale di luglio, con un utile vistosamente in calo anche al netto della Robin Tax, sceso da 256 a 102 milioni (che sarebbero stati 203 senza il maggior peso fiscale). Per fortuna dei soci, Edison potrebbe tornare al centro delle speculazioni: ne è convinta Unicredit, che in un recente report scrive di credere nella possibilità che Edf possa rilevare l’11% della società in mano al finanziere Romain Zaleski. Anche se gli accordi tra A2A ed Edf impediscono ai francesi di controllare più del 49,95% della società è probabile che la mossa dei transalpini li avvantaggerebbe in vista della scadenza del patto del sindacato nel 2011. Oltre ad obbligarli a un opa, che non sarebbe però così costosa visto che il flottante della società si aggira sull’11% dei titoli. Fantafinanza? Unicredit ci crede è conferma la raccomandazione buy sul titolo.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















