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Digiuno Juve
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Domenica, 28 Settembre : 2008  MARCO ANSALDO, INVIATO A GENOVA - La Stampa

CONTRO LA SAMPDORIA FINISCE SENZA GOL

Digiuno Juve
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Uno sconsolato Del Piero lascia il campo di Genova


Sampdoria-Juve, le pagelle bianconere
    
Due pareggi in quattro giorni, unico brivido il palo di Del Piero

Sarà colpa del Ramadan. Oltre a Sissoko, che rispetta da musulmano devoto il mese del digiuno coranico dall’alba al tramonto, deve esserci qualcun altro nella Juve che ha abbracciato segretamente la fede islamica e patisce l’effetto del saltare i pasti: non c’è una scusa migliore di una presunta debilitazione per spiegare quanto sta succedendo ai bianconeri che nelle passate settimane giocavano maluccio ma centravano i risultati grazie a una certa solidità atletica, mentre negli ultimi tempi giocano maluccio e basta.

Lo 0-0 contro la Sampdoria a Genova è un segnale di regresso. Un pareggio del genere soddisferebbe una squadra di poche ambizioni. Invece per chi vuole essere protagonista per lo scudetto il messaggio è stato poco convincente e non capiamo la ragione dei complimenti festosi che Chiellini, Mellberg e altri si scambiavano a fine partita come se avessero ottenuto chissà cosa. Non a caso Nedved e Camoranesi, che se ne intendono di vittorie, uscivano dal campo in silenzio e quasi a testa bassa. Il fatto che pure l’Inter, qui, abbia pareggiato alla prima giornata è una piccola consolazione: a volte, dietro a risultati identici, si celano prestazioni diverse. In quattro giorni la Juve ha raccolto due pareggi, contro il Catania e la Samp che è probabilmente la squadra con l’attacco più virtuale e meno virtuoso della serie A: gioca senza punte vere, il centravanti è Delvecchio, dunque un centrocampista, e Cassano che mai è stato un uomo d’area di rigore dilapida energie a rifinire azioni per chi non c’è. Ci chiediamo come sarebbe finita se il ritmo e la fluidità della manovra sampdoriana, che Mazzarri mette insieme con il materiale che ha, avessero goduto di un punto di riferimento pericoloso davanti alla porta di Manninger, qualcuno lesto e capace di buttare dentro uno dei cross firmati da Pieri e Stankevicius, terzini che hanno fatto impallidire per quantità i dirimpettai juventini. Bonazzoli deve essere davvero giù di tono per tenerlo fuori in una situazione del genere e impiegarlo soltanto negli ultimissimi minuti. Ma questi sono problemi di Mazzarri. Ranieri ne ha ben altri e che li nasconda dietro alle frasi fatte sulla buona volontà e sull’impegno dei giocatori non serve a cancellarli. Alla Juve si chiede di più e possibilmente un gioco che esalti la qualità di chi sta davanti. Non c’è stato. Se Camoranesi incappa in una giornata buia come ieri, nessuno accende la luce. Se Del Piero incespica nei piedi dei difensori che gli portano via la palla, diventa complicato costruire un’occasione decente. Se si aspetta che da Sissoko e da Poulsen, doppioni muscolari, scaturiscano fiammelle creative si può invecchiare nell’attesa: Palombo nella Samp ha costruito da solo più gioco di quei due messi insieme e non stiamo parlando della reincarnazione calcistica di Luisito Suarez o di Antognoni.

Ne è uscita una partita in cui alla Sampdoria, avendo il pane, mancavano i denti mentre nella Juve di Amauri, Del Piero e compagnia non c’era la sostanza. L’unica occasione importante capitava ad Alex dopo venti minuti, per uno sbandamento sampdoriano sul passaggio di Sissoko: presa la mira il capitano colpiva il palo, ed è parso, da quella posizione, un tiro sbagliato più che sfortunato. Per il resto Mirante non ha fatto una parata e la sera juventina è vissuta di ipotesi, come quella che la Samp, sfibrata dalle rincorse e dal gran movimento, cedesse nel finale del secondo tempo: un’idea che abbiamo accarezzato per una decina di minuti, poi i blucerchiati raschiavano le ultime energie dal fondo del barile e si catapultavano in avanti cercando, con i loro difetti, il gol fino all’ultimo secondo. Forse è per questo che molti juventini alla fine festeggiavano il fatto di non avere perso. Per essere grandi serve qualcosa di più.

Paura di restare indietro

Cobolli: "Ora tifiamo Milan"
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Il presidente bianconero Cobolli Gigli

    
Facce scure. E' il momento dei dubbi

Allarga le braccia lasciando la tribuna di Marassi, Giovanni Cobolli Gigli e non ha gran voglia di parlare: «Un pareggio, ma non sono deluso». Poi via, verso gli spogliatoi. A volte, però, le facce raccontano più delle parole, e questa sembra una di quelle, soprattutto se dietro al viso del presidente bianconero vedi sfilare quelli dell’ad Jean Claude Blanc, del ds Alessio Secco e del consigliere del cda Gian Paolo Montali. Libera interpretazione: qui aveva impattato anche l’Inter, ma dopo il pareggio con il Catania, speravano di vincere. Alla fine, hanno rischiato di perdere. Anche se questa è materia molto discussa: «Avremmo meritato la vittoria, abbiamo messo sotto la Juve», dirà Walter Mazzarri, tecnico Samp. Non per Claudio Ranieri: «Di certo noi non meritavamo di perdere».

Quel che la Juve rischia davvero, però, è di vedersi già scappare l’Inter stasera, dopo appena cinque giornate, anche se il tecnico della Juve non si preoccupa: «Alla classifica non ci pensiamo - dice - anche se vogliamo fare benissimo. Ma qui a Genova la nostra non era ansia, ma voglia di vincere la partita. Non ci siamo riusciti. Pazienza». Non gli importa molto neppure di come finirà il derby milanese, ma forse lo dice solo per evitare di innescare l’ennesima polemica con Mourinho: «Me lo guarderò in tv, ma senza fare il tifo per nessuno».

Al contrario di Cobolli Gigli, che invece spererà in un colpo milanista. Ranieri, in ogni caso, salva ancora la squadra, anche se ha fabbricato meno occasioni che con il Catania, anzi, una sola, e anche se l’attacco continua a essere stitico. Per l’artiglieria schierata, s’intende: «Abbiamo avuto solo l’occasione di Del Piero - spiega l’allenatore - ma la prestazione resta valida. Abbiamo giocato nella maniera giusta. Tentando di giocarcela a viso aperto, conducendo la partita: ma la Samp era difficile da superare, ha fatto una grande gara e ci ha reso la vita difficile». Si sono annullate, insomma: «Entrambe le squadre hanno provato a vincere e se non ci sono riuscite è per merito delle rispettive difese». S’appellano alla pazienza anche i giocatori, che non suonano l’allarme («in attacco non ci sono problemi», dirà Camoranesi), ma una fuga dell’Inter già farebbe preoccupare. E, soprattutto, dentro lo spogliatoio non si riesce a capire perché si producano così pochi gol. Ranieri resta tranquillo anche guardando il fronte offensivo: «Non credo ci sia un problema - sostiene - piuttosto penso sia stato merito della Samp, che ha chiuso bene i varchi ogni volta, è riuscita ad avere sempre una superiorità numerica in difesa e ha lasciato pochi spazi a Del Piero ed Amauri». Così, rischia di pesare l’assenza di Trezeguet: «Inutile dirlo - ancora Ranieri - lui è un goleador nato, per cui la sua assenza si farà sentire. Però ho altri attaccanti molto bravi. Speriamo di averlo al più presto per il nuovo anno, però adesso dobbiamo rimboccarci le maniche e cercare di fare del nostro meglio in questo momento». Anche se, all’inizio, la Juve voleva arrivare alla sfida con l’Inter sullo stesso pianerottolo, mentre ora rischia di vedersela già una scala più in alto.

  





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