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GIUSTIZIA:PD; NO A FORZATURE PDL,MA USCIAMO DALL'ANGOLO
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Lunedì, 29 Settembre : 2008  (dell'inviata Anna Laura Bussa) (ANSA)

GIUSTIZIA:PD; NO A FORZATURE PDL,
MA USCIAMO DALL'ANGOLO


- BERLUSCONI:PROCESSO MILLS ANOMALO

FRASCATI (ROMA), 29 SET - Sul fronte della giustizia il centrodestra si è sempre occupato di "interessi di una piccola parte", ha "fatto strame" dell'amministrazione giudiziaria; ha ragionato solo in termini di conflitto istituzionale e di "vendette" nei confronti della magistratura. Pertanto il Pd, in un seminario sulla giustizia a porte chiuse promosso dal gruppo al Senato, studia una strategia per passare al contrattacco e per "uscire dall'angolo". "Non possiamo continuare ha dare l'idea - dice il presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro - di essere una forza politica che punta a mantenere lo status quo. Riforme si devono fare, ma sopratutto per ridare efficienza e velocità alla macchina giudiziaria". Alla riunione, organizzata a villa Tuscolana a Frascati, ci sono tutti i senatori Democratici e i tecnici della giustizia. Sulla strategia da adottare ci sono diversi distinguo: c'é chi non vuole nemmeno sentir parlare di toccare la Costituzione soprattutto per quanto riguarda l'obbligatorietà dell'azione penale, come Gerardo D'Ambrosio, e chi, come Enzo Bianco, sostiene "che bisogna infrangere ogni tabù "a cominciare dalla separazione delle carriere". Tutti sono assolutamente d'accordo sul fatto che governo e maggioranza sul fronte della giustizia non abbiano imboccato la strada migliore: quella che porta al dialogo e che può davvero aiutare a cambiare le cose. "Gli accoliti del presidente del Consiglio - sostiene Felice Casson nella sua relazione introduttiva - mirano esclusivamente a sottoporre il pm al potere politico". E questo anche perché esiste "una volontà revanscista nei confronti di una magistratura percepita o comunque presentata come usurpatrice di un ruolo politico", e anche con una sorta di "complesso di inferiorità corporativo", visto che si sogna un pm "con il cappello in mano di fronte alla porta chiusa del giudice". L'attacco al governo e al centrodestra è dunque unanime e molto forte, ma il Pd nel seminario di oggi decide anche di passare al contrattacco avanzando proposte che vanno da maggiori stanziamenti al reparto giustizia, fino ad una riforma dell'obbligatorietà dell'azione penale "formulata però in chiave temperata", con un Parlamento, cioé, che venga anteposto all'esecutivo nella scelta delle priorità da seguire. Va bene il dialogo e va bene il confronto, prosegue Casson, "ma possiamo davvero fidarci di questo governo e di questa maggioranza che hanno usato e usano ancora il Parlamento e le commissioni parlamentari come proprie dependance, come la recente vicenda del rinvio del processo Mills-Berlusconi ci ha ulteriormente confermato?". Sulla separazione delle carriere i Democratici propongono prima di tutto di capire meglio come stia funzionando la nuova legge sulla distinzione delle funzioni, ma ciò che temono di più è che si metta in discussione il rapporto tra pm e polizia giudiziaria sottraendo al primo la direzione delle indagini. E anche sull'ampliamento delle intercettazioni preventive, come ipotizzato dal legale del premier Niccolò Ghedini, il Pd avanza i suoi dubbi. "Proprio perché questa politica giudiziaria del centrodestra non ci piace - incalza Bianco - noi dobbiamo difendere sì l'indipendenza della magistratura, ma non possiamo più far passare l'idea davanti all'opinione pubblica di quelli che vogliono solo difendere l'esistente. Perciò dobbiamo puntare su due temi forti che sono la brevità dei processi e l'effettività della pena e spingere al massimo l'acceleratore. Non ci devono essere tabù, nemmeno per quanto riguarda il Csm". Casson ha così sintetizzato tutte le proposte di legge presentate dai parlamentari del Pd con l'intenzione di 'confezionare' il tutto sotto forma di pacchetto di controproposte da mettere sul tavolo del confronto con la maggioranza.
(ANSA).
  





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