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Processo Mediaset, pm:"Lodo Alfano ..."-. Sviluppi
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Messaggio Processo Mediaset, pm:"Lodo Alfano ..."-. Sviluppi 
 

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Venerdì, 26 Settembre : 2008 Affari Italiani

Processo Mediaset,
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il pm: "Lodo Alfano incostituzionale"



Il pm Fabio De Pasquale ha sollevato un'eccezione di costituzionalità del Lodo Alfano nel processo che vede imputato, fra gli altri, il premier Silvio Berlusconi per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi da parte di Mediaset. Secondo il pm il lodo Alfano è costituzionalmente illegittimo sotto svariati profili.

Per il rappresentante dell'accusa, tra le altre cose rimarrebbero irrisolti svariati problemi che la Corte Costituzionale pose nel 2004 quando dichiarò illegittimo in parte il cosidetto lodo Schifani-Maccanico sempre riguardante la sospensione del processo per le più alte cariche dello stato. Nel lodo Alfano, tra le altre cose, non vi sarebbe "una definizione del concetto di alte cariche nel corpo della legge", il riferimento è invece solo nel titolo.

Il pm milanese De Pasquale chiede in questo modo ai giudici di mandare gli atti alla Corte costituzionale per dichiarare la nullità della norma entrata in vigore il 26 luglio scorso per tutelare la alte cariche dello Stato. Lo stesso pm chiede i giudici di dichiarare la sospensione del processo solo per l’imputato Berlusconi e di procedere oltre per gli altri 11 imputati. Secondo il pm il lodo Alfano contrasta con la Costituzione in relazione al articolo 3, uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

Il riferimento è alla irragionevolezza perché il lodo sospende i processi per tutti i reati e automaticamente senza considerare la fase in cui si trovano i procedimenti. Un altro riferimento del pm è al trattamento diverso tra il presidente del Consiglio e i ministri e al trattamento sempre diverso tra i presidenti delle Camere da una parte e deputati e senatori dall’altra. Il pm ha poi ricordato la violazione dell’articolo 136, cioè del giudicato costituzionale in relazione alla sentenza del 2004 con cui era stato bocciato il lodo Schifani. Infine il rappresentante dell’accusa ha ricordato che al lodo Alfano si è arrivati con una legge ordinaria e non con una legge di revisione costituzionale.

  





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Messaggio PROCESSO MEDIASET SOSPESO 
 

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Venerdì, 26 Settembre : 2008

LODO ALFANO. TRIBUNALE: ATTI A CONSULTA
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PROCESSO MEDIASET SOSPESO


APPROFONDIMENTO:
DL SICUREZZA: STOP PROCESSI MINORI, ANCHE PER PREMIER
PROCESSO BERLUSCONI-MILLS
CSM: BLOCCAPROCESSI
Caso Mills, il processo va avanti


MILANO - I giudici della prima sezione del tribunale di Milano hanno accolto l'eccezione di costituzionalità del Lodo Alfano proposta dal pm nel processo sui diritti tv di Mediaset, disponendo la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale. Il processo è stato sospeso per tutti gli imputati.

I giudici, davanti ai quali si celebra il processo che vede fra gli imputati il premier Silvio Berlusconi, hanno sostanzialmente accolto tutti i rilievi mossi dal pm Fabio De Pasquale, il quale aveva sollevato l'eccezione di costituzionalità del provvedimento riguardante le più alte cariche dello stato.

In particolare, i giudici hanno rilevato come la questione sia rilevante e non manifestamente infondata in relazione all'articolo 138 della Costituzione che riguarda la revisione delle norme costituzionali, mentre il lodo Alfano è stato approvato con procedura ordinaria.

Dovrebbe passare qualche mese prima che la Corte Costituzionale cominci l' esame della eccezione di costituzionalità del lodo Alfano sollevata oggi dalla prima sezione del Tribunale di Milano davanti alla quale si celebra il processo Mediaset in cui è imputato anche il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Oltre che alla Consulta, i giudici di Milano dovranno comunicare anche ai Presidenti di Camera e Senato e al presidente del Consiglio la loro ordinanza. Successivamente il provvedimento del Tribunale sarà sottoposto ad una prima verifica per stabilire la correttezza formale dell' atto. Superato questo passaggio, l' ordinanza sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.

Da quel giorno decorreranno i termini - una ventina di giorni - per la Costituzione delle Parti. Una volta svolti questi adempimenti, la parola passerà al presidente della Corte Costituzionale per stabilire il giorno in cui il caso sarà sottoposto al vaglio dei giudici. A questo proposito non c' è un termine preciso per la fissazione del ruoli: il presidente deciderà valutando la priorità delle questioni.

Cosa prevede il lodo, immunita' delle 4 alte cariche

ROMA - Un solo articolo, otto commi. E' il testo del cosiddetto 'lodo Alfano', la legge in materia di "sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato" ha avuto il 22 luglio il via libera definitivo del Parlamento e il giorno dopo è stata firmata dal capo dello Stato e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. E' anche la legge dei record: 24 giorni dal via libera del Consiglio dei ministri al sigillo delle Camere, meno di venti ore di esame nelle aule parlamentari. Eccola.

SOSPENSIONE - Sono sospesi, per tutta la durata della carica, i processi penali nei confronti del presidente della Repubblica, del presidente del Consiglio e dei presidenti di Camera e Senato. I procedimenti giudiziari che restano sospesi possono anche riferirsi a fatti commessi prima della assunzione dell'Alta carica e possono essere già in corso, in ogni fase o grado di giudizio. Per il capo dello Stato e per il premier restano esclusi i reati commessi nell'esercizio della loro funzione. Continuano infatti ad applicarsi gli articoli 90 e 96 della Costituzione, che prevedono che il presidente della Repubblica possa essere posto in stato di accusa per alto tradimento e attentato alla Costituzione e il premier possa essere imputato per 'reati funzionali', previa autorizzazione della Camera di appartenenza.

NON REITERABILITA' - La sospensione del processo non è reiterabile. Ciò vuol dire che una stessa persona non può goderne se, cessata una carica, ne assume un'altra. Il testo del lodo prevede espressamente una sola eccezione, quella del capo del governo che venga nominato di nuovo nella stessa legislatura. Ma l'opposizione sostiene che la norma non è abbastanza chiara da escludere ogni altra possibilità.

 RIPRESA PROCESSO IN CASO DI NUOVA CARICA - L'emendamento del Pd, che la maggioranza ha accolto alla Camera, prevede in maniera esplicita che uno dei quattro vertici dello Stato non possa cambiare carica o funzione, nella stessa legislatura, senza che si riprenda il processo nei suoi confronti. Si eliminerebbe così ogni possibile dubbio: il presidente del Consiglio se eletto capo dello Stato non potrebbe godere di nuovo della sospensione, neanche se assumesse la nuova carica nella stessa legislatura.

RINUNCIABILITA' - Per tutelare il proprio diritto a difendersi in giudizio, chi ricopre l'Alta carica può comunque rinunciare "in ogni momento" alla sospensione.

NON DECORRE PRESCRIZIONE - Quando il processo si blocca, viene sospesa anche la prescrizione. Il giudice può in ogni caso assumere le prove non rinviabili.

TUTELA DELLE ALTRE PARTI - Accogliendo una delle indicazioni della Corte Costituzionale, che nel 2004 aveva bocciato l'allora 'lodo Schifani', il nuovo ddl prevede che l'altra parte possa sempre trasferire il processo in sede civile, dove la sua causa gode di una priorità.

ENTRATA IN VIGORE - Il lodo entra in vigore e quindi i processi alle Alte cariche vengono sospesi, dal giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Non dovranno, dunque, decorrere i 15 giorni previsti di solito per le leggi ordinarie.

  





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Messaggio Caso Mills, 4 ottobre decisione su lodo Alfano 
 

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Sabato, 27 Settembre : 2008

La difesa del Cavaliere: ''Qui dobbiamo parlare di diritto non di politica''

Caso Mills,
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4 ottobre decisione su lodo Alfano


I giudici del processo in cui sono imputati il premier e il legale inglese decideranno sull'eccezione di incostituzionalità avanzata dal pm De Pasquale

Milano, 27 set. (Adnkronos/Ign) - I giudici del processo milanese a carico di Silvio Berlusconi e David Mills, accusati di corruzione in atti giudiziari, decideranno sulla eccezione di costituzionalità del lodo Alfano, avanzata questa mattina dal pm Fabio De Pasquale, il prossimo sabato 4 ottobre.

In quell'occasione il Tribunale comunicherà se intende sospendere il processo per il solo presidente del Consiglio o anche per il coimputato, come chiesto oggi dal suo difensore, l'avv. Federico Cecconi. Lo ha annunciato il collegio giudicante al termine dell'udienza nella quale le parti hanno motivato le loro richieste: i giudici si sono riservati e hanno rinviato la causa a sabato prossimo.

Dunque, nessuna sospensione immediata per il processo. I difensori del premier avevano chiesto in aula di 'fermare' il procedimento, dopo che ieri un'altra sezione del tribunale di Milano, accogliendo l'eccezione di costituzionalità del lodo Alfano sollevata sempre dal pm De Pasquale, ha sospeso il processo sui diritti tv di Mediaset e inviato gli atti alla Corte Costituzionale.

Davanti ai giudici del caso Mills, il pm De Pasquale, come aveva fatto ieri, ha sottolineato come il lodo Alfano - che sospende i processi per le più alte cariche dello Stato - è una norma "irragionevole" e contraria, in particolare, all'articolo 3 della Carta Costituzionale che sancisce l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Per il magistrato "è anche opinabile che uno Stato democratico abbia bisogno di una norma di protezione affinché l'esercizio delle funzioni si svolga in termini sereni". Il magistrato ha inoltre ricordato come il lodo sia stato emanato con una legge ordinaria e non costituzionale e che lo stesso tribunale della prima sezione penale ha dichiarato il tema in oggetto "materia riservata della Consulta".

L'accusa ha anche chiesto ai giudici di separare la posizione di Silvio Berlusconi da quella del coimputato, l'avvocato David Mills. E questo soprattuto nel caso in cui i giudici accolgano la sua richiesta di inviare gli atti alla Corte costituzionale.

Da parte loro, i difensori di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini e Piero Longo, hanno chiesto ai giudici di respingere l'eccezione sullo 'scudo' votato nel luglio scorso. Replicando agli argomenti utilizzati dal pm, i difensori hanno affermato che "è certo che sarebbe stato meglio fare una legge di revisione costituzionale e non una ordinaria, ma questo non è diritto, è politica, e noi qui dobbiamo parlare di diritto".

Il difensore del legale inglese, l'avv. Cecconi, ha chiesto una "estensione automatica della sospensione", che inevitabilmente riguarda il premier, "anche al coimputato", come di fatto ha già deciso ieri sera il tribunale del processo sui diritti televisivi di Mediaset. Per il difensore l'estensione diventa in questo caso ancor più importante poiché il fatto contestato, cioè la corruzione, è un reato a concorso necessario. E anche perché, ha spiegato ancora Cecconi, "se lo spirito e la ratio del lodo Alfano è quella di tutelare l'attività serena del presidente del Consiglio sarebbe surrettizio proseguire il processo a carico del suo coimputato".

  





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Messaggio Re: Processo Mediaset, pm:"Lodo Alfano ..."-. Svil 
 

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Sabato, 27 Settembre : 2008

E' accaduto già ieri nel corso del dibattimento sul caso Mediaset, sospeso
Ma stavolta i giudici hanno annunciato la decisione per il 4 ottobre


Il pm chiede l'invio alla Consulta
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anche degli atti del processo Mills


Il pm Fabio De Pasquale

MILANO - Era già accaduto ieri, nel corso del processo Mediaset. E anche oggi, nell'aula dove si celebra il dibattimento sul caso Mills - che vede imputati il legale inglese e Silvio Berlusconi, per corruzione in atti giudiziari - il pm Fabio De Pasquale ha chiesto di sospendere il processo per il presidente del Consiglio e inviare gli atti alla Consulta, perchè a suo giudizio il lodo Alfano presenta illegittimità costituzionali. I giudici hanno fatto sapere che la loro decisione in merito verrà presa il 4 ottobre.

Nel suo lungo discorso in aula, De Pasquale ha ripercorso tutti i profili di incostituzionalità dello "scudo" approvato il 23 luglio scorso e ha definito la norma "irragionevole" e contraria, in particolare, all'articolo 3 della Carta costituzionale che parla di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Per il magistrato "è anche opinabile che uno Stato democratico abbia bisogno di una norma di protezione affinchè l'esercizio delle funzioni si svolga in termini sereni".

Il lodo Alfano, ha aggiunto il pm, presenta "un'ipotesi di inviolabilità durante il mandato ma, si è anche domandato se ritiene davvero che la norma non abbia un effetto criminogeno in uno Stato democratico?". E quindi ai giudici del procedimento, così come aveva già fatto ieri davanti al Tribunale del processo sui diritti tv di Mediaset, Fabio De Pasquale ha ricordato come il lodo sia stato emanato con una legge ordinaria e non costituzionale mentre lo stesso tribunale della prima sezione penale ha dichiarato che il tema in oggetto è "materia riservata della Consulta".

Ma bisognerà attendere il 4 ottobre per sapere se anche un secondo Tribunale milanese deciderà se investire la Corte costituzionale della questione di legittimità del Lodo Alfano, quello che tutela con l'immunità durante l'intero loro mandato le quattro più alte cariche dello Stato. Sabato prossimo, infatti, i giudici della Decima sezione del Tribunale di Milano - davanti ai quali è in corso il processo che vede imputati per corruzione in atti giudiziari Silvio Berlusconi e David Mills - scioglieranno la riserva sull'eccezione di costituzionalità. Su cui, ieri, De Pasquale ha incassato una prima vittoria, con la decisione dei giudici della Prima sezione di trasmettere gli atti alla Consulta perchè decida se il Lodo Alfano sia conforme alla Costituzione.

Netti i legali del premier nel chiedere che l'eccezione di costituzionalità non sia accolta: per Niccolò Ghedini, il pm confonde "immunità, non punibilità e improcedibilità" con la ratio del Lodo, che assicura alle alte cariche dello stato un "legittimo impedimento ex lege". "Il signor pubblico ministero ha una visione inquisitoria della vita processuale - ha proseguito l'avvocato di Berlusconi - difendersi vuol dire non solo poter partecipare alle udienze, ma anche prepararsi alle udienze".

  





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Messaggio Berlusconi: "Se lodo Alfano non passa occorre riflessio 
 
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Domenica, 28 Settembre : 2008 La Repubblica

Berlusconi: "Se lodo Alfano non passa
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occorre riflessione sulla giustizia"


Berlusconi a Todi qualche giorno fa

Dura replica alle accuse di Veltroni: "Ridicolo pensare al dialogo con gente del genere"
Berlusconi: "Se lodo Alfano non passa occorre riflessione sulla giustizia"


TERNI - Si dice convinto che il lodo Alfano passerà indenne l'esame della Corte Costituzionale, ma in caso contrario annuncia una "profonda riflessione" sulla giustizia. Allo stesso tempo chiude la porta alla collaborazione con il Pd. Silvio Berlusconi, dall'Umbria, commenta gli ultimi avvenimenti del panorama politico. "Non parliamo più di dialogo, per favore, perché con quello che dicono, hanno detto e per come si sono comportati - afferma riferendosi al Partito Democratico - è una cosa addirittura ridicola pensare che con gente del genere si possa collaborare".

"Il signor Veltroni - aggiunge poi il Cavaliere commentando l'intervista in cui è stato paragonato a Putin - si illustra da sé, basta leggerlo, le persone che hanno buon senso leggono Veltroni e non c'è da aggiungere alcun commento a quello che lui ha detto a Porta a Porta l'altro giorno e a quello che ha detto oggi sul Corriere della Sera".

Quanto ai temi della giustizia e al futuro del lodo Alfano, il presidente del Consiglio afferma: "Sono convinto, assolutamente, che passerà il vaglio della Consulta". "Se non passasse - prosegue - allora ci sarebbe da fare una profonda riflessione su tutto il sistema giudiziario e su tutto ciò che abbiamo visto accadere recentemente a Milano". "Ora - dice ancora il premier poco prima di lasciare il centro benessere in Umbria dove ha soggiornato in questi ultimi giorni - ci metteremo al lavoro sulle altre cose da fare che sono tante: l'ammodernamento della Pubblica amministrazione, l'applicazione del federalismo fiscale per combattere l'evasione, l'ammodernamento della scuola, la riforma della giustizia, il miglioramento dell'ordine e del decoro di tutte le città compresa la lotta all'imbrattamento dei muri che è una cosa che gli italiani sono stufi di vedere".

La permanenza in una beauty farm proprio nei giorni più difficili della crisi Alitalia aveva sollevato più di una critica, ma Berlusconi ha voluto sgomberare il campo dalle accuse. "Sono stati quattro giorni di collegamento continuativo con Palazzo Chigi e anche durante i massaggi avevo il telefono collegato", dice.

Il premier fa infine una riflessione sulle elezioni amministrative della prossima primavera. "Abbiamo una maggioranza forte e coesa - sostiene Berlusconi - e un governo che ha dimostrato di sapersi assumere in prima persona il rischio di sfide difficili" e dunque gli italiani "ci confermeranno la maggioranza anche alle prossime elezioni amministrative".

LODO ALFANO: FRANCESCHINI,
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GRAVI PAROLE BERLUSCONI


"Siamo di fronte a un tentativo gravissimo di Berlusconi di intimidire la Corte Costituzionale". E' quanto dichiara in una nota il vice segretario del Pd, Dario Franceschini. "Cosa significa - aggiunge - quando afferma che se il lodo Alfano non passasse il vaglio della Consulta 'allora ci sarebbe da fare una profonda riflessione su tutto il sistema giudiziario'? Queste parole suonano chiaramente come una forma di minacciosa pressione sulla futura decisione della Corte Costituzionale - conclude - ed e' gravissimo che un presidente del Consiglio lasci intendere di rappresaglie legislative, forse anche sulla stessa composizione della Corte, in caso di una decisione sgradita".

l premier fiducioso sull'esito dell'esame da parte della Corte costituzionale
"Ma in caso contrario bisogna ripensare a tutto ciò che abbiamo visto accadere a Milano"


  





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Messaggio Alfano: "La riforma va avanti senza nessun ricatto" 
 
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Lunedì, 29 Settembre : 2008   FRANCESCO LA LICATA, La Stampa

Alfano: "La riforma va avanti senza nessun ricatto"
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Angelino Alfano, Ministro della Giustizia

    
Il Guardasigilli: le critiche a Silvio? I soliti catastrofisti
 
Le agenzie di stampa hanno da poco battuto le dichiarazioni del presidente del Consiglio sulle possibili conseguenze - «un’approfondita riflessione su tutto il sistema giudiziario» - che potrebbero conseguire dall’eventualità che la Corte Costituzionale annulli il «lodo Alfano», quando si sblocca il cellulare del ministro della Giustizia. Angelino Alfano, ovviamente, conosce già il contenuto della «bordata» del premier e dunque non si fa trovare impreparato.

Signor ministro, ha sentito Berlusconi? Messa così, la sua dichiarazione è sembrata ai più una minaccia, anzi un ricatto, un voler interferire sulle decisioni dell’Alta Corte.
«No, nessun ricatto. Penso che Berlusconi abbia voluto semplicemente ribadire la propria fiducia sul buon esito della vicenda del lodo davanti ai giudici della Corte Costituzionale. E non mi sembra il caso che ci si cominci a strappare le vesti - come qualcuno in queste ore ha già cominciato a fare - a fronte di una ventilata “approfondita riflessione su come funziona la giustizia in Italia”. Questi catastrofisti, a volte, mi ricordano quei calciatori che “cascano morti in area di rigore” ma poi rimediano una punizione contro per fallo simulato».

Quindi l’intervento del presidente del Consiglio non è a gamba tesa?
«Assolutamente no e lo dimostra la cronologia dei fatti: la decisione dell’Alta Corte arriverà certamente dopo che noi avremo presentato alle Camere il nostro progetto di riforma costituzionale. Questo dovrebbe provare che non esiste alcuna volontà, diciamo, di condizionamento. Mi sembra perciò di poter affermare serenamente che in nessun modo si vuole che il giudizio della Corte possa interferire in qualche modo nel dibattito sulle riforme costituzionali. La discussione parlamentare precederà certamente la sentenza sul lodo».

Il progetto di riforma è stato modificato o resta nei binari finora dibattuti e contestati dai magistrati e dall’opposizione?
«Il tema centrale su cui poggia la riforma di rango costituzionale - quella sulla giustizia civile è altra cosa - è il conseguimento della parità fra accusa e difesa nel processo, che oggi vede penalizzati gli avvocati. Appaiono persino isolati fisicamente rispetto a giudici e pm che hanno fatto lo stesso concorso, frequentano gli stessi uffici e spesso fanno vita sociale comune, anche per tutelarsi rispetto al pericolo del condizionamento ambientale. Ecco, questo mi sembra il ritratto perfetto di una parità mancata tra protagonisti del processo: parità che era il principio fondante, tradito, del processo accusatorio».

Parità che intendete ripristinare trasformando i pm in avvocati dell’accusa.
«E’ stato Berlusconi a offrire per primo questa chiave semantica, parlando di avvocati della difesa e avvocati dell’accusa».

E quindi il passo successivo, che esula dal progetto di riforma costituzionale ma pure esiste come proposta ordinaria, di trasferire alla polizia giudiziaria prerogative che oggi sono dei pm. Si torna alle indagini gestite dagli apparati investigativi, come prima della riforma dell’89.
«Così andarono le cose dal 48 all’89 e non andarono male. D’altra parte è innegabile che il magistrato studia il diritto e fa un concorso per divenire giudice, non nasce poliziotto. La tecnica dell’individuazione della notizia criminis è in sè la caratteristica principale della polizia giudiziaria. L’investigatore offre al magistrato un prodotto, consentitemi il termine, semilavorato che il pm dovrà affinare e portare a dibattimento, qualora ritenga l’indagine sufficientemente forte».

Eppure c’è chi vede in tutto ciò il tentativo del governo di privilegiare la polizia giudiziaria, già sottomessa all’esecutivo, piuttosto che i pm ancora protetti dall’indipendenza dal potere politico.
«Ricordo, ancora ai catastrofisti, che l’idea di ripristinare in qualche modo la funzione della polizia giudiziaria non è sembrata scandalosa a gran parte dello schieramento parlamentare che comprende noi, il centro e parte della sinistra. Cito due per tutti: Vietti e Violante, che non stanno certamente con Berlusconi. Ripeto ancora: non c’è alcuna volontà di assoggettare i giudici all’esecutivo, anche perchè esiste l’alternanza e non oso pensare a cosa potrebbe portare un pm dipendente da una certa sinistra».

Ministro, l’altro tema caldo riguarda la separazione delle carriere dei magistrati. Avete avuto ripensamenti?
«Assolutamente no. Riteniamo indispensabile andare avanti sulla parità tra accusa e difesa e crediamo che la separazione sia una declinazione di questo principio. Noi non partiamo dalla separazione delle carriere - che preferisco pittosto definire come la nascita di un Ordine della difesa e dell’accusa - ma ci arriviamo per sostenere il raggiungimento di un giusto processo attraverso la parità dei ruoli nel processo».

Per finire, signor Guardasigilli, cosa direbbe ai numerosi magistrati che non si identificano nelle toghe rosse ma non condividono il programma del governo?
«Dico che nel tempo dell’alternanza e della indicazione diretta del premier esiste il dovere politico di portare avanti il programma sottoposto agli elettori. E dico inoltre che è giunto il tempo che i politici si interessino sempre meno delle sentenze e i giudici si astengano dall’interferire lungo il cammino dell’iter formativo delle leggi».

  





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Messaggio BERLUSCONI: PROCESSO MILLS ANOMALO 
 
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Lunedì, 29 Settembre : 2008  di Alessandra Chini

BERLUSCONI:
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PROCESSO MILLS ANOMALO


- GIUSTIZIA:PD; NO A FORZATURE PDL,MA USCIAMO DALL'ANGOLO

ROMA - Non si ferma il braccio di ferro tra maggioranza e toghe. Dopo che Silvio Berlusconi ha detto che, se la Corte Costituzionale boccerà il lodo Alfano, si dovrà avviare una profonda riflessione su tutto il sistema giudiziario, l'Anm va all'attacco, difendendo l'autonomia della Consulta. "Bisogna garantire serenità di giudizio a tutti gli organi giudicanti - è l'appello del presidente dell'associazione dei magistrati, Luca Palamara - questo è fondamentale per l'esercizio delle funzioni giurisdizionali".

E a poco servono le rassicurazioni del ministro della Giustizia Angelino Alfano (le parole di Berlusconi non rappresentano "alcun ricatto" nei confronti della Corte Costituzionale), tanto più dopo che vengono rese note alcune anticipazioni dell'ultimo libro di Bruno Vespa nelle quali il premier insiste sul lodo e ribadisce la sua durissima opinione su Nicoletta Gandus, giudice del processo Mills. "Un giudice - attacca Berlusconi - non deve essere soltanto imparziale. Deve anche apparirlo. E' curioso sostenere che Nicoletta Gandus, pur essendo un mio palese nemico politico, nel momento in cui arrivasse a scrivere una sentenza, saprebbe non venir meno al vincolo di imparzialità impostole dalla Costituzione".

Non solo, il premier ribadisce che a suo avviso lo scudo per le più alte cariche dello Stato è "necessario in un sistema come il nostro in cui operano alcuni magistrati che invece di limitarsi ad applicare la legge attribuiscono a se stessi e al loro ruolo un preteso compito etico". Ma non è solo lui a insistere sulla necessità del Lodo. Mentre l'Anm dà battaglia e, con il segretario Giuseppe Cascini si rifiuta polemicamente di commentare le parole di Berlusconi ("Non commento quello che dice un imputato del suo processo"), tutto il Pdl fa pressing e va all'attacco delle toghe. Per l'avvocato del premier e parlamentare azzurro, Niccolò Ghedini, i magistrati sono "una casta che si ribella a qualsiasi regola che la ponga davvero come dovrebbe al servizio dei cittadini e non già di una parte politica". Mentre Fabrizio Cicchitto vede nel no comment di Cascini "una manifestazione gravissima di disprezzo nei confronti di cariche istituzionali". A difesa dei magistrati si schiera il Pd. Sulla giustizia, attacca il ministro ombra Lanfranco Tenaglia, il governo vuole un "punto di non ritorno".

 "Vi sarebbe bisogno di un intervento normativo globale - aggiunge - per realizzare, per la prima volta, una politica della ragionevole durata del processo. Invece abbiamo un quadro preoccupante a cui fa da cornice un attacco continuo alle istituzioni, prima il Csm, poi la Corte Costituzionale ed oggi la Magistratura tutta". E, mentre l'Italia dei Valori chiede a Veltroni e ai suoi di firmare il referendum 'anti-Lodo Alfano', a fianco delle toghe si schierano anche gli ex magistrati Anna Finocchiaro e Felice Casson. Quelle di Berlusconi alla magistratura, per il senatore del Pd, sono "minacce indecenti", mentre la capogruppo a Palazzo Madama attacca il "senso primitivo della democrazia" del Cavaliere. In questo clima, domani in Aula alla Camera si inizia a votare la riforma del processo civile inserita dal governo nel ddl collegato alla manovra di luglio. "Il Pd - dice in proposito la capogruppo del Pd in commissione Giustizia, Donatella Ferranti - è disponibile a discutere sulla giustizia, ma il giudizio sulle modalità con cui il governo ha operato finora è molto severo".

  





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Messaggio MILLS: GIUDICI TRASMETTONO ATTI ALLA CONSULTA 
 
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Sabato, 04 Ottobre : 2008 di Stefano Rottigni



MILANO - Bocciatura su tutta la linea per il Lodo Alfano del quale - anche per i giudici della Decima sezione del Tribunale di Milano, davanti ai quali è in corso il processo Berlusconi Mills - deve occuparsi la Consulta, per valutarne profili di incostituzionalità.

Così il processo è sospeso per quanto riguarda la posizione del presidente del Consiglio. Già avevano deciso in tal senso i giudici della prima sezione, nel processo sui diritti televisivi di Mediaset. La norma, che impone la sospensione dei processi per le quattro più alte cariche dello Stato, per i giudici del processo Mills-Berlusconi presieduti da Nicoletta Gandus, già ricusata dal premier, è incostituzionale per più ragioni. Andava anzitutto approvata con l'iter previsto dall'articolo l'articolo 138 della Carta costituzionale in quanto conferisce una "garanzia aggiuntiva" "in deroga alla generale disciplina in vigore per tutti i cittadini".

Una garanzia che va assimilata, per esempio, alle guarentigie previste dall'articolo 68 della Costituzione per i parlamentari e "il vigente sistema delle guarentigie è disciplinato esclusivamente da norme di rango costituzionale", mentre è "di immediata evidenza che ogni eventuale modifica può essere introdotta soltanto con norme di pari forza adottate secondo la procedura prevista dall'art. 138 della Costituzione". E' inoltre "irragionevole la possibilità di rinuncia alla sospensione del processo, "oltretutto non irretrattabile". Questo perché "non risulta in alcuno modo previsto dal dettato costituzionale un interesse primario identificabile nella serenità psicologica della persona fisica che assume la carica", mentre le guarentigie "risultano funzionali alla protezione delle funzioni apicali esercitate"; sono del tutto svincolate "dalla persona fisica" ed "esclusivamente" inerenti alla funzione. Altro rilievo: "Non vi è dubbio che la sospensione" prevista dal Lodo Alfano "viene a incidere sul principio d'uguaglianza dei cittadini davanti alla giurisdizione penale".

 "Non solo - annota la Corte -: mentre prevede un meccanismo sospensivo del procedimento penale riguardante i reati extrafunzionali ascritti alle alte cariche, la legge (ordinaria) lascia salvi i precetti (costituzionali) degli art.90 e 96, così fin dall'inizio affermando, espressamente, di volere incidere, con uno strumento diverso, sugli stessi presupposti di cui trattano le fonti massime dell'ordinamento, per le stesse finalita". La Corte costituzionale, nel 2004, reputava "necessari" dei filtri per la concessione della sospensione, come avviene per i parlamentari con l'autorizzazione a perseguirli: "Ancora una volta - scrivono i giudici milanesi -, non si può fare a meno di considerare che mentre per i reati funzionali è previsto un filtro dell'autorizzazione di una delle Camere, nel rispetto dell'equilibrio tra poteri che sta alla base di una Repubblica parlamentare come al nostra, per i reati non funzionali del solo Presidente del Consiglio si prevede una generale sospensione, temperata da una facoltà di rinuncia - non necessariamente motivata - che non lascia spazio a valutazioni di altri organi statali". Si tratta di "una scelta così sconfinata" che "risulta contraria al principio di ragionevolezza, avuto riguardo all'universalità dei reati per i quali la sospensione è prevista, senza alcun filtro".

Il processo è quindi sospeso per il solo Silvio Berlusconi e non per il coimputato, l'avvocato inglese David Mills, al quale comunque il Lodo Alfano non sarebbe stato estensibile. Decisioni che non sono affatto piaciute agli avvocati del premier. Per Niccolò Ghedini, un'eventuale condanna di Mills "non avrebbe alcun valore politico né giuridico" per Berlusconi. "Se si procede a processare Mills - ha detto - anche un Tribunale prevenuto non potrà che assolverlo. E seppure questo collegio dovesse condannarlo, la sentenza non avrebbe alcun valore politico né giuridico nei confronti di Berlusconi. Giuridicamente perché lo stesso Tribunale non potrebbe più giudicare Berlusconi; politicamente perché è presieduto da un giudice che noi abbiamo ricusato e di cui abbiamo dato ampia prova di orientamento politicizzato".

DI PIETRO: IL DIAVOLO FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI -
"Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi e così ora il furbastro Silvio Berlusconi rischia di ritrovarsi cornuto e mazziato". Così il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro. "Berlusconi avrebbe potuto comportarsi - afferma Di Pietro - come un normale imputato, presentandosi ai giudici, e reclamare così la propria innocenza ma, evidentemente, si sente in colpa se è vero come è vero che con il 'Lodo Alfano' ha tentato di non farsi processare. Ora - prosegue Di Pietro - si ritrova con il suo processo davanti la Corte Costituzionale per essersi fatto fare una legge ad hoc solo per lui, e con il coinputato Mills che, a breve, riceverà una sentenza di condanna che finirà per travolgere anche il Presidente del Consiglio, giacché il reato di corruzione di cui sono imputati entrambi, presuppone che siano almeno due i soggetti coinvolti e quindi inesorabilmente, le decisioni prese su Mills, riguarderanno anche Berlusconi".

  





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