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Italia razzista: analisi e opinioni
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Domenica 05 Ottobre : 2008 Gennaro Carotenuto,

Italia razzista nel rapporto Raxen:
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un caso ogni 43 ore, 13 morti in un anno


Razzismo-italiano Gli strumenti esistono. Chi si domanda se c’è un’ondata di razzismo in questi giorni, chi risponde che non si può parlare di razzismo, chi semplicemente non sa come valutare i fenomeni di questi giorni può dare un’occhiata al rapporto RAXEN curato dall’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Ue e che esiste dal 2002.

Ebbene nel periodo dell’ultimo studio, tra il settembre 2005 e il settembre 2006 gli episodi comprovati di razzismo commessi da cittadini italiani verso cittadini extracomunitari sono stati 203, uno ogni 43 ore. In almeno 13 casi la discriminazione razziale è stata in tutto o in parte causa della morte dell’immigrato.

Forse, anzi sicuramente, la situazione nel frattempo è peggiorata, ma chi scrive o afferma che l’Italia non è razzista o che degli episodi gravi di questi giorni non vi fossero le avvisaglie o non sa di cosa parla (e allora dovrebbe stare zitto) o sta mentendo.

Dei 203 episodi di razzismo studiati dal rapporto, in ben 94 casi si è trattata di violenza fisica. Nel periodo studiato si sono registrati 39 casi di maltrattamenti o aggressioni, uno ogni nove giorni e in sei casi di abusi o violenze da parte della polizia.

In 15 casi la xenofobia è stata rilevata in sentenze di tribunali dove si è ravvisata la discriminazione razziale, 36 sono stati i casi di antisemitismo (e c’è chi in malafede da sinistra sostiene che non sia un problema) e 28 quelli di islamofobia, 22 i casi contro i Rom ma oltre un terzo dei casi di razzismo è denunciato da immigrati africani che certa pubblicistica dipinge come trattati con più condiscendenza.

Gli autori dei crimini razzisti sono stati in 85 casi singoli o gruppi, in 19 casi forze dell’ordine, in 40 casi in istituzioni (soprattutto CPT), in 27 casi esponenti dell’estrema destra e in 23 casi esponenti della Lega Nord, un partito che oggi è al governo (per lo scorno di tutti gli italiani), mentre nove sono stati i casi di razzismo da parte di tifoserie calcistiche.

I luoghi di massima discriminazione razzista sono il lavoro (28% dei casi) e l’alloggio (20%). Sul lavoro vengono imposte condizioni vessatorie e gli immigrati sono esposti a condizioni di maggior insicurezza rispetto agli italiani e in agricoltura il 95% degli stagionali è in nero mentre per le donne la discriminazione domestica è generalizzata. Per l’alloggio viene percepito come normale e legittimo esporre cartelli o annunci dove si specifica che non si affitta a stranieri. E invece tale pratica è anormale e illegittimo. Ma questo si ritorce contro i razzisti. Per combattere alla discriminazione di agenzie immobiliari e locatari molti immigrati (+12.6%) fanno il grande passo e comprano una casa.

Infine ben il 16% dei casi di razzismo è stato perpetrato da Enti pubblici e ci vorrebbe il licenziamento in tronco per quell’impiegato pubblico e il dirigente dal quale dipende del quale fosse provato il trattamento vessatorio per motivi razziali. Ma il fatto più interessante è che il criterio con il quale il rapporto ha selezionato gli episodi è estremamente rigoroso. Le denunce all’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali nel periodo trattato sono state infatti ben 3.500, circa 10 al giorno, una ogni due ore e mezzo. E poi c’è il sottobosco del microrazzismo, la battuta che ferisce, la scortesia, la prevaricazione, l’insulto, l’essere vittima del pregiudizio costante che rende la vita invivibile.

Insomma, complimenti a chi sostiene che in Italia non c’è razzismo.



Ultima modifica di Redazione il 06 Ott 2008 07:39, modificato 2 volte in totale 






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Lunedì, 06 Ottobre : 2008  PIERGIORGIO ODIFREDDI, La Stampa

Razzismo, io ho un sogno

    
Il 28 agosto 1963 Martin Luther King pronunciò davanti al Lincoln Memorial di Washington il famoso discorso passato alla storia per la frase I have a dream, «Io ho un sogno», che risuonò più volte come un potente richiamo alle orecchie dei manifestanti per i diritti civili che erano convenuti nella capitale degli Stati Uniti.

Oggi, 45 anni dopo, il Paese che allora viveva ancora nella segregazione razziale ha una donna «negra» come Segretario di Stato dell’amministrazione più conservatrice e antilibertaria del dopoguerra, ha un candidato «negro» alla Presidenza della Repubblica e potrebbe presto avere un presidente «negro».

Rileggere quel discorso rischia dunque di diventare un esercizio di pura retorica. Ma basta focalizzare lo sguardo altrove, dalla nuova America di mezzo secolo fa alla vecchia Europa di oggi, per sentire risuonare in quelle parole un monito attuale e per nulla retorico, che denuncia la condizione vergognosa dei nostri immigrati e dei nostri extracomunitari. Sono loro oggi i veri negri del mondo, anche se la loro pelle non è necessariamente nera, e i loro Paesi d’origine non stanno necessariamente in Africa.

E perciò, amici immigrati ed extracomunitari, è a voi che mi rivolgo per dirvi che, pur dovendo affrontare le asperità politiche di oggi, e probabilmente di domani, anch’io come Martin Luther King ho un sogno ricorrente.

E’ un sogno profondamente radicato nella Costituzione della Repubblica Italiana. È il sogno che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle convinzioni espresse nell’articolo 3: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Io ho un sogno: che un giorno incasseremo questo «pagherò» che i costituenti firmarono, e di cui ogni italiano è diventato erede. Un «pagherò» che promette non solo a tutti i cittadini, ma anche a tutti i residenti, che godranno dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità. È ovvio che oggi l’Italia non sta onorando questo «pagherò», con i suoi immigrati ed extracomunitari. E invece di onorare questo suo obbligo costituzionale l’Italia ha girato loro un assegno scoperto, un assegno che è stato annullato con lo stampo di «fondi insufficienti».

Io ho un sogno: che questo assegno possa essere incassato integralmente, perché mi rifiuto di credere che la giustizia abbia fatto bancarotta. Mi rifiuto di credere che non ci siano fondi sufficienti nel grande caveau delle opportunità offerte da questo Paese. E so che quando sarà incassato, questo assegno elargirà le ricchezze della libertà e le garanzie della giustizia.

Io ho un sogno: che questo assegno possa essere incassato presto, perché altrimenti rischiamo di assuefarci al tranquillante del gradualismo. È questo il momento di realizzare le promesse della democrazia. È questo il momento di rendere giustizia a tutti i cittadini e a tutti i residenti. È questo il momento di abbandonare la desolata pianura della discriminazione. Non ci saranno in Italia né pace né tranquillità fino a quando agli immigrati e agli extracomunitari non saranno concessi i loro diritti di cittadini.

Io ho un sogno: che nel procedere verso la loro giusta meta, gli immigrati e gli extracomunitari non si macchino di crimini e delitti. Che riescano a soddisfare la loro sete di libertà senza bere alla coppa dell’odio e del risentimento. Che conducano sempre la loro giusta lotta muovendosi sul piano elevato della dignità e della disciplina. Che non permettano alla loro protesta creativa di degenerare in violenza fisica. Che si librino sulle alte vette di chi risponde alla forza fisica con la forza d’animo.

Io ho un sogno: che nel procedere verso la loro giusta meta, gli immigrati e gli extracomunitari siano accompagnati da molti dei nostri connazionali, che sono giunti a capire che il destino degli uni è legato a quello degli altri. Che la libertà degli uni è legata a quella degli altri. Che né gli uni né gli altri possono camminare da soli.

E mentre avanziamo uniti, non dovremo mai indietreggiare. A chi ci chiede quando saremo soddisfatti, rispondiamo che non saremo mai soddisfatti. Che non possiamo essere soddisfatti finché gli immigrati e gli extracomunitari saranno vittime di aggressioni e violenze. Finché i loro figli saranno discriminati nelle scuole. Finché non potranno votare, o crederanno di non aver motivo di votare. Io ho un sogno: che un giorno nella sedicente Padania i figli di coloro che un tempo furono meridionali o extracomunitari, e i figli di coloro che un tempo furono leghisti e razzisti, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho un sogno: che un giorno persino le regioni della Lombardia e del Veneto, oggi così immerse nelle nebbie dell’ingiustizia, oggi così raggelate dal vento della discriminazione, si trasformeranno in oasi di giustizia e libertà. Io ho un sogno: che un giorno persino nei comuni di Treviso e di Verona, oggi istigati da sindaci-sceriffi alla discriminazione confessionale e alla separazione etnica, i bambini infedeli e di colore potranno passeggiare tenendo per mano le bambine credenti e bianche, come se fossero fratelli e sorelle.

Io ho un sogno: che un giorno la bassa pianura in cui scorre il Po verrà elevata moralmente. Che un giorno le sue differenze saranno livellate socialmente. Che un giorno la forza della ragione si mostrerà e tutti la vedranno. È questa la mia fede, una fede laica con la quale io guardo al Nord. Con questa fede laica saremo in grado di strappare alla pianura della disperazione un sorriso di speranza. Con questa fede laica saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una consonante sinfonia di fratellanza. Con questa fede laica saremo in grado di riconquistare insieme la decenza e di difendere insieme la libertà.

Giovedì prossimo alle 20,45, al Teatro Comunale di Alessandria, l’attore Paolo Bonacelli leggerà il celebre discorso di Martin Luther King «I have a dream». A seguire, Piergiorgio Odifreddi si misurerà con le parole del predicatore nero per attualizzarle alla luce della situazione attuale in Italia. Anticipiamo uno stralcio del suo intervento.

  





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