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USA; VOTO Presidenziali 2008: OBAMA 44° Pres.te - archivio
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Messaggio USA: MCCAIN SCEGLIE COME VICE SARAH PALIN 
 

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Venerdì, 29 Agosto : 2008

USA: MCCAIN
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SCEGLIE COME VICE SARAH PALIN

 
NEW YORK - A sorpresa il candidato repubblicano John McCain ha scelto Sarah Palin, la prima donna governatore dell'Alaska, come numero due della sua corsa alla Casa Bianca. Lo riferiscono diversi media americani.

 DOPO DENVER IMPENNATA OBAMA IN SONDAGGI
L'effetto convention ha fatto impennare i consensi per il candidato democratico alla Casa Bianca Barak Obama, schizzato al 48%, sei punti sopra il repubblicano John McCain, dopo molti giorni di sostanziale parita'. E' quanto sostiene il sondaggio quotidiano della Gallup.

Calato il sipario a Denver, ora l'attenzione torna ad essere puntata sui repubblicani.

Oggi dovrebbe essere svelato il nome del numero due scelto da John McCain, il quale ha fatto sapere che stasera partecipera' con il suo vice ad un comizio, in Ohio.


OBAMA: IL SOGNO E' NUOVA PROMESSA

''A John McCain sta a cuore l'America, il problema e' che non capisce'': davanti a oltre 84mila spettatori rapiti e un'audience televisiva stimata di 30 milioni, Barack Obama ha accettato ''con profonda umilta' e gratitudine'' la nomination democratica partendo subito all'attacco di John McCain, clone della ''presidenza fallita'' di George W. Bush, e contro ''la politica zoppa di Washington''.

   45 anni dopo il 'sogno' di Martin Luther King, il candidato democratico ha proposto all'America in crisi per otto anni di amministrazione repubblicana il suo sogno di rinascita in nome di una ''nuova promessa'': la promessa ''che ciascuno di noi e' libero di vivere come vuole ma che abbiamo anche l'obbligo di trattaci l'un l'altro con dignita' e rispetto'.

   J.F.K. nel 1960 aveva proposto all'America una 'Nuova Frontiera', Bill Clinton nel 1992 una 'Nuova Alleanza''. Per far tornare, come disse Ronald Reagan nel 1980, l'America ad essere grande, Obama si e' impegnato con ''una nuova promesssa'' nello spirito di solidarieta' e intraprendenza degli ''immigrati che varcavano gli oceani, dei pionieri che andavano all'Ovest, dei lavoratori che picchettavano le fabbriche e delle donne che volevano il voto''.

   Obama parla per 44 minuti davanti a un fondale che di mattina sembrava un pomposo tempio greco ma calata la notte evoca di piu' una conversazione intima davanti a un caminetto, o il portico della Casa Bianca. Accolto da un coro di ''Yes we can'' e da 'City of Blinding Light' degli U2, Obama ha detto all'America di votarlo perche' ''indietro non si torna'', e soprattutto non si puo' tornare a riciclare - come aveva detto poco prima l'ex vice-presidente e Nobel per la pace Al Gore - otto anni di politiche repubblicane con un McCain clone di Bush.

   Lo stadio di Denver ascoltava in religioso silenzio come la folla riunita a Times Square a New York sotto uno schermo gigante. Come tutti i presidenti degli Stati Uniti, come Franklin Delano Roosevelt e J.F.K. Obama si e' detto pronto a difendere l'America: ''In quando Commander-in-chief non esitero' mai a difendere questa nazione, ma inviero' le truppe solo con una missione chiara e il sacro impegno a fornir loro quanto necessario durante la battaglia, e le cure e i benefici che meritano una volta tornati a casa''.

   Il senatore aveva scritto a mano e limato fino all'ultimo il discorso piu' importante della sua folgorante carriera. Oggi l'America di George W. Bush si trova impantanata nel 'malaise' del caro-benzina, i licenziamenti, le case pignorate, l'immagine screditata nel mondo. Ai critici che lo accusavano di essere solo belle parole, Obama ha risposto con la sua ricetta per ''rimettere il paese sui binari''.

   Yes we can, secondo Obama, si', si puo': dopo otto anni di Bush l'America puo' svegliarsi dall'incubo con un pacchetto di sgravi e fiscali, un attacco frontale alla crisi immobiliare, un impegno a ridurre entro 10 anni la dipendenza dal petrolio straniero anche con l'aiuto del nucleare. Il messaggio e' ''di sostanza'', sanita', istruzione, hanno anticipato i collaboratori del senatore sperando che col discorso allo stadio Obama riesca a far breccia in tutto il paese, democratici e repubblicani, laici e fedeli, uomini e donne, bianchi ispanici asiatici e neri, stati 'rossi' e stati 'blu'.
  





ViviCentro (art. 19 e 21)

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Messaggio USA, MCCAIN SCELTO COME CANDIDATO A CASA BIANCA 
 

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Giovedì, 4 Settembre : 2008

USA, MCCAIN SCELTO COME CANDIDATO A CASA BIANCA


Image Il punto: di Giampiero Gramaglia

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ST.PAUL - Il senatore dell'Arizona John McCain è ufficialmente il candidato dei repubblicani alla Casa Bianca, affiancato come vice dalla governatrice dell'Alaska Sarah Palin. I delegati della convention di St.Paul lo hanno prescelto al termine del tradizionale voto per chiamata stato per stato.

PALIN DEBUTTA ATTACCANDO OBAMA ED ELITE
Sarah Palin, la donna del momento negli Stati Uniti, si è presentata agli americani come una mamma qualunque con un'esplosiva carriera politica, un'outsider e una nemica "dell'elite di Washington", in un discorso alla convention dei repubblicani a St.Paul nel quale ha attaccato a ripetizione Barack Obama, accusandolo di essere portatore di un cambiamento vuoto. Nella serata in cui la governatrice dell'Alaska ha accettato la nomination a vicepresidente, John McCain è stato votato ufficialmente come il candidato repubblicano alla Casa Bianca, dopo essere comparso a sorpresa sul palco con tutta la famiglia Palin. "Accetto la dura battaglia che ci aspetta", ha detto la Palin a una platea che l'ha accolta con boati e ovazioni. In un discorso di 40 minuti, Sarah ha puntato l'indice contro Obama, ironizzando sulla sua esperienza passata di 'organizzatore civico' e definendo implicitamente superiore la propria di ex sindaco e governatore. "Ci sono candidati - ha detto - che usano il cambiamento per promuovere le proprie carriere e altri come John McCain che usano le loro carriere per promuovere il cambiamento". Con un paragone ad effetto, la Palin ha messo la propria storia in parallelo con quella di Harry Truman, un'icona dei democratici, un presidente che all'inizio della carriera era l'oscuro vice di Frankin D.Roosevelt e, come suo successore, guidò l'America all'inizio della Guerra Fredda, dopo essere stato ritenuto troppo inesperto per l'incarico. La candidata vicepresidente ha insistito tra l'altro sulle sue credenziali di esperta in questioni energetiche e ha promesso che, con McCain, lancerà un vasto programma di trivellazioni, costruzioni di gasdotti, centrali nucleari ed energia pulita. Ai media che da giorni passano al setaccio la sua vita, la Palin ha riservato battute graffianti, sostenendo di venir snobbata perché non fa parte "dell'elite di Washington".

Ma la notte del debutto della Palin sulla scena nazionale, è stata segnata anche dal fiorire di gossip sulla candidata vicepresidente e dall'emergere di malumori su di lei tra pezzi grossi del mondo conservatore. Lo staff di McCain ha reagito con rabbia e minacce di querele a un tabloid scandalistico che parla di un amante segreto della Palin. Un microfono televisivo rimasto aperto ha lasciato trapelare che alcune voci conservatrici importanti come Peggy Noonan (ex autrice dei discorsi di Ronald Reagan) e Mike Murphy, ex stratega di McCain, ritengono quella della Palin una scelta perdente. Ad applaudire la Palin sono stati, in tribuna e poi al suo fianco sul palco, anche tutti i numerosi membri della famiglia, che la governatrice ha presentato uno ad uno. Telecamere e obiettivi si sono scatenati soprattutto nel riprendere Bristol, la figlia diciassettenne incinta comparsa con al fianco il fidanzato Levi. "Nessuna famiglia è tipica, abbiamo le sfide di tutti", ha detto la Palin, parlando tra l'altro dal figlio di cinque mesi nato con sindrome Down, che per tutta la serata é passato dalle braccia di Bristol a quelle di Cindy McCain, la moglie del candidato presidente. A scaldare la platea prima della Palin ha provveduto Rudy Giuliani, l'ex sindaco di New York, che si è lanciato in un applauditissimo attacco a Obama, "il candidato presidente con la minor esperienza in almeno 100 anni".

  





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Messaggio In Palin’s Life and Politics, Goal to Follow God’s Will 
 

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Domenica, 7 Settembre : 2008 Jim Wilson/The New York Times - Brian Snyder/Reuters

In Palin’s Life and Politics, Goal to Follow God’s Will

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Gov. Sarah Palin looked to biblical leaders for guidance.


Image Sarah Palin's Address at Assembly of God Church

WASILLA, Alaska — Shortly after taking office as governor in 2006, Sarah Palin sent an e-mail message to Paul E. Riley, her former pastor in the Assembly of God Church, which her family began attending when she was a youth. She needed spiritual advice in how to do her new job, said Mr.  Riley, who is 78 and retired from the church.

Larry Kroon, pastor of Wasilla Bible Church,
said most members were socially conservative
because of their analysis of the Bible.

Image“She asked for a biblical example of people who were great leaders and what was the secret of their leadership,” Mr. Riley said.

He wrote back that she should read again from the Old Testament the story of Esther, a beauty queen who became a real one, gaining the king’s ear to avert the slaughter of the Jews and vanquish their enemies. When Esther is called to serve, God grants her a strength she never knew she had.

Mr. Riley said he thought Ms. Palin had lived out the advice as governor, and would now do so again as the Republican Party’s vice-presidential nominee.

“God has given her the opportunity to serve,” he said. “And God has given her the strength to carry out her goals.”

Ms. Palin’s religious life — what she believes and how her beliefs intersect or not with her life in public office in Alaska — has become a topic of intense interest and scrutiny across the political spectrum as she has risen from relative obscurity to become Senator John McCain’s running mate.

Interviews with the two pastors she has been most closely associated with here in her hometown — she now attends the Wasilla Bible Church, though she keeps in touch with Mr. Riley and recently spoke at an event at his former church — and with friends and acquaintances who have worshipped with her point to a firm conclusion: her foundation and source of guidance is the Bible, and with it has come a conviction to be God’s servant.

“Just be amazed at the umbrella of this church here, where God is going to send you from this church,” Ms. Palin told the gathering in June of young graduates of a ministry program at the Assembly of God Church, a video of which has been posted on YouTube.

“Believe me,” she said, “I know what I am saying — where God has sent me, from underneath the umbrella of this church, throughout the state.”

Janet Kincaid, who has known Ms. Palin for about 15 years and worked with her on some Wasilla town boards and commissions when Ms. Palin was mayor here, said Ms. Palin’s spiritual path, from the Assembly of God to Wasilla Bible, has had a consistent theme.

“The churches that Sarah has attended all believe in a literal translation of the Bible,” Ms. Kincaid said. “Her principal ethical and moral beliefs stem from this.”

Prayer, and belief in its power, is another constant theme, Ms. Kincaid said, in what she has witnessed in Ms. Palin. “Her beliefs are firm in the power of prayer — let’s put it that way,” she said.

Maria Comella, a spokeswoman for the McCain-Palin campaign, said Ms. Palin had been baptized Roman Catholic as an infant, but declined to comment further.

“We’re not going to get into discussing her religion,” she said.

In the address at the Assembly of God Church here, Ms. Palin’s ease in talking about the intersection of faith and public life was clear. Among other things, she encouraged the group of young church leaders to pray that “God’s will” be done in bringing about the construction of a big pipeline in the state, and suggested her work as governor would be hampered “if the people of Alaska’s heart isn’t right with God.”

She also told the group that her eldest child, Track, would soon be deployed by the Army to Iraq, and that they should pray “that our national leaders are sending them out on a task that is from God, that’s what we have to make sure we are praying for, that there is a plan, and that plan is God’s plan.”

Larry Kroon, who has been the presiding pastor at Wasilla Bible for the last 30 years, declined to describe Ms. Palin’s beliefs or the role she plays in the church, but suggested that she is more of a back-bencher than a leading light.

“Todd and Sarah come in as Todd and Sarah — they’re very discreet about it,” he said, referring to Ms. Palin’s husband.

One of the musical directors at the church, Adele Morgan, who has known Ms. Palin since the third grade, said the Palins moved to the nondenominational Wasilla Bible Church in 2002, in part because its ministry is less “extreme” than Pentecostal churches like the Assemblies of God, which practice speaking in tongues and miraculous healings.

“A lot of churches are about music and media and having a big profile,” Ms. Morgan said. “We are against that. That is why it is so attractive to politicians because they can just sit there and be safe.”

The Wasilla Bible Church, where the Palins worship,
draws 800 to 1,000 people on Sundays.

Image“We’ve gotten a lot of their people when the other churches get too extreme,” Ms. Morgan continued. However, she added, “If you lift your hands when we’re singing, we’re not going to shoot you down.”

Mr. Kroon (pronounced krone), a soft-spoken, bearded Alaska native, said he was convinced that the Bible is the Word of God, and that the task of believers is to ponder and analyze the book for meaning — including scrutiny, he said, for errors and mistranslations over the centuries that may have obscured the original intent.

It is that analysis, he believes, not anything he preaches, that makes most people in his church socially conservative, he said.

“I trust my people can go out with that and they can deal with an issue such as abortion — any issue out there — whether it’s in the public arena, or in the hospital room with their relative dying of cancer, because they will be equipped with a biblical perspective that will enable them to react in that situation,” said Mr. Kroon, who described himself as “pro-life.”

“Our congregation would tend to be conservative, and it’s not because I’ve told them to be,” he said.

Some Jewish groups have raised concerns since the announcement of Ms. Palin’s selection to the Republican ticket that discussions in the Wasilla Bible Church might go beyond conservatism. Last month, a leader in the group Jews for Jesus, which advocates converting Jews to Christianity — but which has been accused by some Jews of anti-Semitism — spoke at the church. The speaker, David Brickner, spoke enthusiastically about the “miracle” of conversions in Israel by the group’s missionaries.

The church has also come under fire among some gay advocacy groups for promoting an upcoming Focus on the Family conference in Anchorage dealing with the so-called curing of homosexuality.

The Wasilla Bible Church, which draws 800 to 1,000 people for Sunday service, itself is discreet to the point of self-effacement. Only a single small sign on the gravel road leading up to the property declares the name. On the three-year-old building itself, which looks more like a warehouse than a cathedral, a large cross over the rear entrance is the only declaration of purpose.

People who know the church and its parishioners say that the mix of simplicity and quirkiness is common in Alaska, where many people have moved over the years and left their pasts and old church lives behind.

Homegrown churches like Wasilla — started in the early 1970s by a handful of families, including Ms. Morgan’s, during the construction boom in building the Trans-Alaska pipeline — have become singularly Alaskan. Mr. Kroon still remembers the days of a single room with a wood-burning stove that he would have to fire up before services.

Mr. Kroon said the Alaskan spirit of go-it-alone individuality gives the church a mix of joiners and resolute nonjoiners. The church offers full-immersion water baptism, which some people want and others do not.

“I have people who’ve been here since I got here, and they still say, ‘Don’t put me on the membership roll,’ ” he said. “There’s definitely a cultural element.”

  



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Messaggio I pastori evangelici: «La Bibbia ispira Sarah Palin, per lei 
 

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Domenica, 7 Settembre : 2008 Il Messaggero

I pastori evangelici: «La Bibbia ispira Sarah Palin,
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per lei la politica è una missione per conto di Dio»


Sarah Palin

WASHINGTON (6 settembre) - La politica per Sarah Palin? Una missione per conto di Dio. Ebbene sì, l'ispirazione politica della candidata repubblicana alla vicepresidenza degli Stati Uniti è l'Antico Testamento. In particolare Ester, figlia di Abigail della tribù di Beniamino, eroina simbolo di fede, coraggio, patriottismo, prudenza e risolutezza. Nella tradizione giudaica Ester è vista come strumento della volontà di Dio, ed è esattamente questo che Sarah Palin sente dentro di sè. Lo hanno spiegato oggi al New York Times due dei suoi pastori evangelici dell'Alaska.

Paul E.Riley, per anni pastore della Assembly of God Church, e Larry Kroon, che da 30 anni presiede la Wasilla Bible, hanno accettato di parlare al quotidiano della Sarah che loro conoscono e amano. E hanno rivelato che quando fu eletta prima per fare il sindaco, poi per fare il governatore, chiese dove e come potesse trovare riferimenti nella Bibbia per adempiere al meglio ai suoi nuovi incarichi. «Mi chiese qualche esempio biblico su chi fossero i grandi leader e in cosa consistesse il segreto della loro leadership» ha raccontato il pastore Riley. Lui le rispose indicandole la figura di Ester, perché quando Ester è chiamata a servire, Dio le garantisce una forza che lei non ha mai saputo d'avere. Come per Sarah: «Dio le ha dato l'opportunità di mettersi al suo servizio, e la forza per raggiungere i suoi obiettivi», ha aggiunto Riley. Secondo i due pastori è con la stessa ispirazione che la candidata repubblicana affronta ora il suo nuovo incarico: con la fiducia di trovare nella Bibbia la sua guida, convinta di essere al servizio di Dio.

«Siate stupiti, e grati, della protezione che ricevete da questa chiesa - disse da governatore nel giugno scorso ai ragazzi che si erano appena diplomati, in un incontro alla Assembly of God Church - e credetemi: io so esattamente cosa dico, so dove Dio mi ha mandato, partendo dall'ombrello protettivo di questa chiesa, per andare attraverso tutto lo Stato». E il New York Times riporta anche che, in quell'incontro, Sarah Palin incoraggiò quel gruppo di giovani leader a pregare affinché fosse fatta «la volontà di Dio» nel portare nello Stato la costruzione del più grande oleodotto dell'Alaska. Disse anche che il suo lavoro di governatore ne sarebbe stato ostacolato «se il cuore della gente dell'Alaska non è dalla parte di Dio». Quanto all'imminente partenza del figlio Track in Iraq, Sarah Palin aggiunse: «I leader del nostro Paese stanno mandando questi ragazzi ad affrontare una sfida che viene da Dio, per questo dobbiamo pregare per loro, perché c'è un piano, e questo piano viene da Dio».

  



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Messaggio Palin, debutto tv da "donna forte" "Pronti al 
 

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Venerdì, 12 Settembre : 2008 La Repubblica

Prima intervista televisiva per la candidata repubblicana alla vicepresidenza
La Nato va allargata e se gli stati membri sono aggrediti bisogna aiutarli


Palin, debutto tv da "donna forte"
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"Pronti alla guerra con la Russia"


Sarah Palin a Fairbanks

WASHINGTON - Sarah Palin va alla guerra. Nel suo debutto in tv da candidata alla vicepresidenza, manda un avvertimento a Mosca: l'America vuole l'estensione della Nato ad altri paesi ex sovietici e se la Russia facesse un bis dell'invasione della Georgia, è pronta anche a un conflitto armato.

"Ucraina e Georgia meritano di entrare nella Nato", dice Palin a Charles Gibson, il giornalista della Abc che ha avuto l'esclusiva dell'intervista più attesa in questi giorni negli Usa. Se Tbilisi fosse stata già parte dell'Alleanza o se la Russia invadesse uno stato membro, aggiunge, gli Usa potrebbero entrare in guerra con Mosca, "perché questo è l'accordo che prendi quando sei un alleato della Nato: se un altro paese viene attaccato, devi aspettarti di venir chiamato in aiuto".

Palin ci tiene a chiarire che non ha "battuto ciglio" quando John McCain le ha offerto la candidatura alla vicepresidenza: "Non puoi avere esitazioni, ho la sicurezza e la preparazione che servono". All'intervistatore che le chiede se si sente pronta anche a subentrare al presidente, se al 72enne McCain accadesse qualcosa, la governatrice risponde di sì senza esitazioni.

La governatrice dell'Alaska, che in passato ha definito la guerra in Iraq "un compito indicato da Dio", si dice poi "convinta che vi è un progetto per questo mondo e che questo progetto sia per il bene". "Penso che vi sia grande speranza e grande potenziale per ogni paese - afferma - per vivere e veder protetti i suoi diritti inalienabili che sono dati da Dio. Credo che questi siano i diritti alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità. Questo, a mio giudizio, è il grande piano del mondo". Si tratta dei tre diritti affermati nella Dichiarazione d'Indipendenza americana.

Palin era sparita in sordina dall'Alaska due settimane fa, senza che nessuno se ne accorgesse, per spuntare all'improvviso al fianco di McCain come candidato vicepresidente. Adesso è tornata a casa, con un esercito di giornalisti al seguito, accolta come un'eroina locale e trasformata in protagonista della politica nazionale. L'intervista, che la Abc intende proporre a puntate in vari programmi del network fino a sabato, era molto attesa, perché Palin resta un personaggio per ora semisconosciuto per il grande pubblico.

La pausa in Alaska durerà poco. Gli strateghi repubblicani pensano di riunire in fretta la coppia McCain-Palin, che ha dimostrato un ottimo 'feeling' in questi giorni di campagna elettorale. Di solito il candidato presidente e il suo vice si dividono nelle ultime settimane di campagna, per coprire più terreno. Ma l'idea di McCain adesso è di tenere al suo fianco la popolare Palin, un po' come avvenne nel 1992 con l'allora inseparabile coppia Bill Clinton-Al Gore, che conquistò l'America con il proprio look giovanile e sconfisse il presidente in carica, George Bush padre.

L'11 settembre della Palin è stato accompagnato da immagini ad effetto che sembrano destinate a rafforzarne il personaggio "giù al sud", negli altri stati degli Usa. Proprio nel giorno dell'anniversario dell'attacco all'America del 2001, quando il patriottismo statunitense è al massimo, la governatrice ha partecipato a una cerimonia dell'esercito per salutare il figlio Track, in partenza come soldato per l'Iraq. Il bagno di folla al suo arrivo all'aeroporto di Fairbanks, con 3.000 persone alcune delle quali erano in attesa da sei ore per vederla, servirà inoltre ai repubblicani per insistere sull'immagine di governatore più popolare d' America.

  





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Messaggio IL VENTO DELLA CRISI GONFIA LE VELE A OBAMA 
 

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Mercoledì, 24 Settembre : 2008  

IL VENTO DELLA CRISI
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GONFIA LE VELE A OBAMA


Image  Il punto di Giampiero Gramaglia

WASHINGTON - Il momento critico del primo dibattito presidenziale si avvicina negli Usa e Barack Obama sembra arrivarci con un doppio vantaggio. I sondaggi indicano che il candidato dei democratici sta beneficiando, a livello nazionale e negli stati-chiave, del malcontento degli americani per lo stato dell'economia. E nel confronto di venerdì in Mississippi, è John McCain che ha tutto da perdere perché il dibattito sarà sulla politica estera, il suo punto forte. Obama ha ben chiara la posta in palio e si è chiuso a studiare in ritiro in un luogo segreto vicino Tampa, in Florida.

Il suo programma in questi giorni è di farsi vedere solo per brevi incontri con la stampa e con gli elettori nello stato - uno dei più importanti nella corsa alla Casa Bianca -, ma fino a venerdì sera la concentrazione del senatore dell'Illinois sarà dedicata tutta al dibattito. Un consigliere di politica estera, Greg Craig, lo addestra impersonando un finto McCain, mentre lo staff democratico cerca di far alzare le aspettative sulla prestazione in Tv dell'avversario, così da poterlo colpire se non sarà all'altezza. "McCain ha vantato per tutta la campagna elettorale - ha detto Nick Shapiro, un portavoce di Obama - i suoi decenni di esperienza di politica estera e il vantaggio che ha in questo settore. Il dibattito gli offre la possibilità di giocare in casa, e se non sarà un momento di svolta, per McCain sarà un'occasione persa".

Ma quello delle aspettative è un vecchio gioco della politica e gli uomini di McCain lo praticano a loro volta, ricordando che Obama ha il vantaggio dell'oratoria e di essere il più 'telegenico' dei due. Il candidato repubblicano ha mandato segnali di fiducia nelle proprie doti, continuando a far campagna come sempre invece di chiudersi a studiare come Obama e battendo a tappeto altri stati chiave, l'Ohio e il Michigan, per parlare di occupazione ed economia. Entrambi adesso corrono rischi enormi a giudicare dalla storia dei dibattiti, che molto spesso sono risultati momenti decisivi. McCain potrebbe far la fine di Richard Nixon nel 1960, apparso in Tv rigido e non a proprio agio contro il giovane John F.Kennedy nel primo dibattito presidenziale dell'era moderna. O potrebbe correre i rischi di Ronald Reagan nel 1984, che peccò di eccesso di fiducia nelle proprie doti di attore e non studiò in vista del dibattito contro Walter Mondale.

Reagan fu pessimo, ma si vendicò nel dibattito successivo e travolse Mondale. Obama, a sua volta, rischia l'errore di Jimmy Carter nel 1976, che studiò tonnellate di materiale prima di dibattere l'allora presidente Gerald Ford e nel faccia a faccia esagerò con i dettagli, risultando pedante e poco efficace (ma poi vinse le elezioni, anche grazie a una clamorosa gaffe di Ford sull'Urss nel secondo dibattito). Il candidato democratico arriva comunque al giro di boa del dibattito rafforzato da una crisi economica che l'opinione pubblica imputa all'amministrazione repubblicana, e che non aiuta quindi McCain. Qualche gaffe del compagno di corsa Joe Biden e le lodi che Bill Clinton riserva alla vice di McCain, Sarah Palin, sono ostacoli minori rispetto al trauma che i democratici hanno subito nelle scorse settimane, con l'entrata in campo della governatrice dell'Alaska. Il fattore Palin ha portato McCain a riaprire la corsa, ma per il momento sembra aver esaurito il proprio impatto sulla campagna, quantomeno in attesa del dibattito dei vice (2 ottobre).

Obama invece mantiene un vantaggio di 2-3 punti su scala nazionale e soprattutto sale negli stati chiave del voto, quelli da cui arriveranno i preziosi 'voti elettorali' che aprono la porta alla Casa Bianca. I sondaggi lo indicano in crescita in Michigan, Wisconsin, Minnesota, nella combattuta Florida e soprattutto in Colorado, uno stato che George W.Bush ha vinto nel 2000 e nel 2004. Se Obama lo strappasse ai repubblicani, lo stato delle Montagne Rocciose potrebbe rivelarsi la chiave delle elezioni come la Florida lo fu (tra mille polemiche) nel 2000 e l'Ohio quattro anni fa. Ma McCain non sta certo a guardare. Il suo vantaggio aumenta in Ohio e il senatore repubblicano potrebbe strappare ai democratici il piccolo, ma sempre prezioso New Hampshire: sono solo 4 voti elettorali, ma in molte simulazioni degli addetti ai lavori sono quel che potrebbe bastare quest'anno per cambiare la storia americana.

  





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Messaggio OBAMA PIÙ ADATTO PER CRISI FINANZIARIA-ALLUNGA SU MCCAIN52%