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Lunedì, 06 Ottobre : 2008 PIERFRANCESCO FRERE'
LA GIORNATA POLITICA
L'appuntamento del G4 di Parigi è determinante per il futuro economico dell'Unione europea e ciò spiega la cautela fin qui mostrata da Silvio Berlusconi. Al di là delle rassicurazioni sulla solidità del sistema bancario italiano, si sa infatti che il problema è molto più complesso e coinvolge la necessità di un coordinamento di tutte le economie europee: non a caso in queste ore si sono accavallate molte ipotesi, dalla possibilità di copiare gli Stati Uniti con un piano straordinario da 300 miliardi di euro per il salvataggio delle banche in difficoltà a un allentamento dei vincoli di Maastricht.
Finora l'Italia è stata attenta a non parteggiare per l' Eliseo (da cui è partita la prima proposta) né per Berlino: semmai la linea italiana, suggerita dal ministro Tremonti, è più vicina al secondo piano, vale a dire alla possibilità di rivedere l'insieme delle regole di Maastricht. Una cosa è certa: il minimalismo fin qui seguito da palazzo Chigi difficilmente potrà essere confermato alla prova dei fatti, in quanto lo stesso piano Bush si potrebbe rivelare insufficiente a fronteggiare la crisi (come dimostra l'andamento di tutte le Borse occidentali). In altre parole, ben presto la Bce potrebbe essere costretta ad interventi di emergenza, come ha detto ieri Jean Claude Trichet, perché la crisi mondiale è più grave perfino di quella famigerata del 1929; e dunque in questa situazione Berlusconi deve ancora decidere in quale direzione investire le risorse italiane, anche in relazione alla Finanziaria 2009. Un tema finora rimasto in sordina ma che potrebbe ben presto diventare di stringente attualità. Intanto Berlusconi e Bossi sbandierano un risultato storico: l'approvazione in Consiglio dei ministri del disegno di legge delega per il federalismo fiscale, il primo passo sulla via del federalismo vero e proprio.
L'opposizione su questo terreno è apparsa in grande difficoltà, per l'accordo raggiunto dal governo con Regioni, province e comuni. Raffaele Fitto ha avuto buon gioco nel replicare alle critiche di Massimo D'Alema e Pier Ferdinando Casini secondo cui si parla solo di principi e non di numeri: partire su questo tema con principi condivisi, spiega il ministro degli Affari regionali, è di per sé un fatto storico. La Lega può così offrire al proprio elettorato un primo risultato concreto: il federalismo a regime, aggiunge Roberto Maroni, porterà risparmi per 14-16 miliardi di euro all'anno, cifra enorme corrispondente a una Finanziaria. Nel complesso il dibattito continua ad essere contrassegnato dai colpi di artiglieria tra le trincee dei due schieramenti, senza che si intraveda la possibilità di riannodare le fila di un negoziato. Ecco perché Giorgio Napolitano è sceso in campo con una lettera a Marco Pannella (che ha cominciato uno sciopero della fame contro lo stallo istituzionale) nella quale assicura al leader radicale il proprio impegno per costringere le Camere a votare quanto prima il presidente della commissione Rai e un giudice della Consulta. Secondo Casini a questo punto la soluzione potrebbe essere una rosa di nomi, sebbene per Antonio Di Pietro Leoluca Orlando resti l'unico candidato possibile.
Ma la realtà è che serve un'intesa generale: l'azzurro Gaetano Quagliarello denuncia il no della sinistra a tutti i candidati presentati dalla Cdl in 15 mesi per la Corte costituzionale. E intanto in casa democratica serpeggia un latente malumore delle minoranze contro la segreteria Veltroni: Parisi e i prodiani rimproverano al vertice di aver avallato irregolarità nell'Assemblea per paura di affrontare elezioni interne, Luca Sofri (un esterno) parla di "disillusione e disincanto", ma anche Piero Fassino invita a "migliorare la qualità dell' opposizione". Il segretario respinge le accuse e sembra pensare soprattutto alla manifestazione del 25 ottobre che dovrebbe segnare il rilancio del Pd. Il leit-motiv è sempre lo stesso: non si farà del rischio-regime un teorema, ma certo in Italia si stanno allentando le garanzie e questo deve essere il primo fronte di lotta del Pd.
Finora l'Italia è stata attenta a non parteggiare per l' Eliseo (da cui è partita la prima proposta) né per Berlino: semmai la linea italiana, suggerita dal ministro Tremonti, è più vicina al secondo piano, vale a dire alla possibilità di rivedere l'insieme delle regole di Maastricht. Una cosa è certa: il minimalismo fin qui seguito da palazzo Chigi difficilmente potrà essere confermato alla prova dei fatti, in quanto lo stesso piano Bush si potrebbe rivelare insufficiente a fronteggiare la crisi (come dimostra l'andamento di tutte le Borse occidentali). In altre parole, ben presto la Bce potrebbe essere costretta ad interventi di emergenza, come ha detto ieri Jean Claude Trichet, perché la crisi mondiale è più grave perfino di quella famigerata del 1929; e dunque in questa situazione Berlusconi deve ancora decidere in quale direzione investire le risorse italiane, anche in relazione alla Finanziaria 2009. Un tema finora rimasto in sordina ma che potrebbe ben presto diventare di stringente attualità. Intanto Berlusconi e Bossi sbandierano un risultato storico: l'approvazione in Consiglio dei ministri del disegno di legge delega per il federalismo fiscale, il primo passo sulla via del federalismo vero e proprio.
L'opposizione su questo terreno è apparsa in grande difficoltà, per l'accordo raggiunto dal governo con Regioni, province e comuni. Raffaele Fitto ha avuto buon gioco nel replicare alle critiche di Massimo D'Alema e Pier Ferdinando Casini secondo cui si parla solo di principi e non di numeri: partire su questo tema con principi condivisi, spiega il ministro degli Affari regionali, è di per sé un fatto storico. La Lega può così offrire al proprio elettorato un primo risultato concreto: il federalismo a regime, aggiunge Roberto Maroni, porterà risparmi per 14-16 miliardi di euro all'anno, cifra enorme corrispondente a una Finanziaria. Nel complesso il dibattito continua ad essere contrassegnato dai colpi di artiglieria tra le trincee dei due schieramenti, senza che si intraveda la possibilità di riannodare le fila di un negoziato. Ecco perché Giorgio Napolitano è sceso in campo con una lettera a Marco Pannella (che ha cominciato uno sciopero della fame contro lo stallo istituzionale) nella quale assicura al leader radicale il proprio impegno per costringere le Camere a votare quanto prima il presidente della commissione Rai e un giudice della Consulta. Secondo Casini a questo punto la soluzione potrebbe essere una rosa di nomi, sebbene per Antonio Di Pietro Leoluca Orlando resti l'unico candidato possibile.
Ma la realtà è che serve un'intesa generale: l'azzurro Gaetano Quagliarello denuncia il no della sinistra a tutti i candidati presentati dalla Cdl in 15 mesi per la Corte costituzionale. E intanto in casa democratica serpeggia un latente malumore delle minoranze contro la segreteria Veltroni: Parisi e i prodiani rimproverano al vertice di aver avallato irregolarità nell'Assemblea per paura di affrontare elezioni interne, Luca Sofri (un esterno) parla di "disillusione e disincanto", ma anche Piero Fassino invita a "migliorare la qualità dell' opposizione". Il segretario respinge le accuse e sembra pensare soprattutto alla manifestazione del 25 ottobre che dovrebbe segnare il rilancio del Pd. Il leit-motiv è sempre lo stesso: non si farà del rischio-regime un teorema, ma certo in Italia si stanno allentando le garanzie e questo deve essere il primo fronte di lotta del Pd.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















