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 Bonus bebè, la città è spaccata: sviluppi
 = News con documentazione video
Venerdì, 03 Ottobre : 2008 Red: QuiBrescia
Bonus bebè,
la città è spaccata
Fa sempre più discutere la scelta della maggioranza che governa il comune di Brescia di erogare un bonus bebè di 1.000 euro a tutte le famiglie italiane che facciano un figlio. L’ultimo, autorevole parere arriva dal massimo esponente della chiesa cattolica nella nostra città, il vescovo Luciano Monari.
In un articolo pubblicato sul settimanale della Diocesi, La voce del popolo, l’alto prelato definisce "lodevole" l’idea di sostenere le coppie che fanno un figlio, "ma escludere gli immigrati sarebbe brutto, ingeneroso e irriconoscente". Perché favorire solo i bimbi italiani, si chiede il vescovo? Sarebbe "una specie di mancanza di riconoscenza nei confronti degli immigrati: escluderli da un beneficio che riguarda i bambini dice, lo si voglia o no, una forma di indifferenza. Come se dicessimo loro: siamo disposti a fare con voi un contratto di lavoro perchè ci serve; ma, per il resto, non vogliamo avere nulla a che fare con voi". Così, chiarisce Monari, si rende la società "più frammentata, meno solidale e più insicura".
Contro il bonus bebè, così com’è stato pensato dalla maggioranza di centrodestra di Palazzo Loggia, si sono nuovamente espressi alcuni esponenti di diverse forze politiche d’opposizione. Il segretario cittadino del Pd Giorgio De Martin, il candidato sindaco Cesare Giovanardi con Luigi Cerritelli, Giuseppe Berthoud della Rosa Bianca, Ettore Brunelli dei Verdi, Cristiana Manenti della Sinistra democratica, il candidato Francesco Onofri, Valter Braghini della Civica, la segretaria di Rifondazione comunista Gianna Baresi, Stanislao Barretta di vivicentro, sono d’accordo nel sostenere che non si possano fare discriminazioni tra italiani e stranieri.
Hanno annunciato che si batteranno, quindi, per una delibera che non preveda differenze in base alla nazionalità, ma piuttosto in base al reddito e agli anni di residenza in città. L'idea della giunta, secondo loro, è una chiara violazione dell’articolo tre della Costituzione italiana.
La maggioranza, tuttavia, è ben decisa ad andare fino in fondo. Per il sindaco Adriano Paroli (Forza Italia) il bonus bebè è una risposta al problema della bassa natalità, "che riguarda in particolare le famiglie italiane". E, a proposito di problemi particolari che richedono risposte particolari, ricorda che il comune di Brescia ha stanziato 350 mila euro a sostegno dell’alfabetizzazione per le mamme dei bimbi stranieri. Anche se "come sindaco e come appartenente al mondo cattolico considero quelle di monsignor Monari sollecitazioni condivisibili". Sulla stessa linea il vicesindaco Fabio Rolfi (Lega Nord) che non vede nella posizione del vescovo una bocciatura dell'operato dell'amministrazione "dal momento che si definisce lodevole l’iniziativa del bonus".
Il capitolo di spesa sul bonus ha appena ricevuto l’ok del consiglio comunale: lunedì ne discuterà la commissione Servizi alla persona (con un’audizione di Paroli) e poi arriverà la specifica delibera della giunta.
Ultima modifica di Redazione il 05 Ott 2008 17:26, modificato 1 volta in totale
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 Sindaco e vice: «Avanti così, solo ai bresciani»
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Venerdì, 03 Ottobre : 2008 Brescia Oggi
Sindaco e vice: «Avanti
così, solo ai bresciani»
«Come sindaco e come appartenente al mondo cattolico le considero sollecitazioni condivisibili»: Adriano Paroli apprezza gli spunti di riflessione offerti dall’intervento di monsignor Monari sulla «Voce del Popolo» e non vi vede, però, inviti a fare una retromarcia rispetto al provvedimento sul bonus bebè per i bimbi nati da famiglie italiane. Il sindaco rileva che l’inziativa del bonus in sè viene definita lodevole, così come l’invito a togliere «la radicalità dell’etica» alla discussione. Nel merito del provvedimento, Paroli sottolinea che «il bonus bebè vuole essere una risposta a un problema particolare che riguarda le famiglie italiane», ovvero quello della bassa natalità. «Il tema è che di fronte a un problema particolare - rileva - credo sia importante dare un segnale particolare e questo, mi sembra, sia stato colto». Per il resto Paroli osserva che l’approccio «specifico» viene adottato anche rispetto ad altre tematiche, come ad esempio il provvedimento, già deliberato, che assegna 350 mila euro a sostegno dell’alfabetizzazione per le mamme dei bimbi stranieri in ambito scolastico.
NON TROPPO diverse le considerazioni del segretario cittadino della lega Nord e vicesindaco Fabio Rolfi: «Nel complesso non la trovo una bocciatura rispetto al nostro operato - afferma -, dal momento che si definisce lodevole l’iniziativa del bonus». Rolfi invita inoltre a vedere il provvedimento come una risposta a un problema di tipo particolare, quello della bassa natalità delle famiglie italiane. Rispetto alle perplessità che vengono evidenziate nell’intervento di monsignor Monari, un’ultima osservazione: «Come ogni cosa che viene detta dal vescovo è uno spunto di riflessione, poi tocca alla classe dirigente fare le scelte politiche e per cui credo che spazi per accogliere le osservazioni ce ne siano, ma sul merito del provvedimento si andrà avanti».
PIÙ NETTO appare il coordinatore provinciale di An e assessore in giunta Mario Labolani il quale si dice «d’accordo su tutto» ma invita a non vedere le questioni «separatamente» e a parlare quindi di scuola, abitazioni e via dicendo.
«Quando si parla di coinvolgimento della società civile - pungola -, credo che questo valga anche per la Chiesa, che ha un patrimonio immobiliare non indifferente che potrebbe essere messo a disposizione dei ceti più deboli». Labolani ritiene che il provvedimento del bonus per i bimbi italiani è «assolutamente giusto» e che i primi a dover essere aiutati sono «le giovani coppie italiane e gli anziani».
Dal canto suo Giovanni Aliprandi, consigliere dell’Udc a palazzo Loggia e presidente della commissione servizi alla persona, ricorda che lunedì ci sarà proprio un’audizione del sindaco Paroli sulla questione. Invita ad avere pazienza per capire quale sarà la sostanza del provvedimento. E poi aggiunge. «In un Comune complesso come Brescia non va valutato il singolo provvedimento, ma la molteplicità dei servizi che vengono messi a disposizione, anche nei confronti delle famiglie di immigrati».
A DIRSI molto contento e a parlare di «straordinaria sfida etica e politica del vescovo» è il capogruppo del pd Emilio Del Bono: «Condivido in toto le osservazioni di monsignor Monari - afferma -. Spero che questo intervento del vescovo faccia riflettere anche la maggioranza e permetta di adottare una delibera diversa rispetto a quanto annunciato». E che non distingua quindi tra italiani e stranieri, ma ponga dei vincoli in base al reddito e a un certo numero di anni di residenza . TH.BE.
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 «Chi nasce qui farà grande Brescia»
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Sabato, 04 Ottobre : 2008
«Chi nasce qui
farà grande Brescia»
Caro direttore, il giorno 27 dicembre 2007 alle ore 01:26 l’Ansa batteva questa notizia: «Il governo tedesco ha varato una legge per incoraggiare le coppie ad avere figli. Il bonus, che può raggiungere i 25.200 euro, verrà elargito per i bambini nati dal primo gennaio 2007. I genitori in congedo parentale per prendersi cura dei figli possono ricevere fino a due terzi del salario mensile netto, con un tetto di 1.800 euro, per 14 mesi». In Francia sono 500 euro al mese per tre anni, in Spagna sono 2.500 euro per ogni nascita. Il solo Progetto Gemma fornisce 160 euro al mese per 18 mesi (circa 3.000 euro) alle donne in difficoltà economica per una gravidanza inattesa.
LA LEGGE FINANZIARIA italiana mantiene incentivi per la rottamazione delle auto, dei frigoriferi e anche delle caldaie. Si è però totalmente dimenticata di quel bonus bebè che aveva dato «una tantum», con tutte le sue contraddizioni, ai nuovi nati nel 2004. Aiuto simbolico, ovviamente, ridicolo rispetto alla Germania, alla Francia ed anche al Progetto Gemma, ma comunque un segno tangibile che lo Stato, una volta tanto, mette mano al portafogli per sostenere e aiutare la natalità.
Uno Stato, per inciso, che nonostante l’art. 31 della Costituzione («… con particolare riguardo alle famiglie numerose»), per decenni ha penalizzato fiscalmente proprio le nascite, esattamente come fa la maggior parte delle amministrazioni locali, Brescia inclusa.
IN OGNI CASO, secondo le stime Isae, i 1.000 euro del 2004 hanno incrementato il reddito disponibile medio dei genitori del 3,8per cento per quell’anno; i dati del Libro Bianco del Welfare dicono che un figlio in più comporta un decremento del reddito annuo dal 18 al 30 per cento. L’Osservatorio nazionale della famiglia afferma che una famiglia con un bambino di sei anni ha bisogno del 42 per cento di reddito in più rispetto a quando la coppia non aveva figli, percentuale che sale al 72 per cento se i bambini sono due in età scolare. Con questi numeri, 1.000 euro una tantum sono giusto un aiutino. Non a caso la misura adottata dal governo nel 2004 fu inefficace: non si è registrato infatti un effetto incentivante sulle nascite di italiani tra il 1° dicembre 2003 e il 31 dicembre 2004. La breve validità del provvedimento da un lato e la modestia dell’importo, ne hanno minato l’efficacia.
Ciononostante, il Sindaco di Brescia ritiene indispensabile procedere all’erogazione di 1.000 euro ai nuovi nati bresciani. Nel comune calabrese di Staiti i nuovi nati ricevono un bonus di 2.000 euro, a San Fele sono 3.000 euro e a Pazzano sono 4.000 euro. A Brescia (Brescia!) sono 1.000: pazienza, meglio 1.000 che nulla. Anche se la nostra Associazione (che di nascite se ne intende, eccome) ha presentato all’Assessore competente un lungo elenco di iniziative che potrebbero ottenere risultati di gran lunga superiori a quelli auspicati col bonus bebé. Ci hanno ascoltato anche qui vicino: a Verona e a Bergamo per esempio, implementando nostre proposte con risultati decisamente significativi. A Brescia, nonostante le promesse elettorali, nonostante sia nata qui l’Associazione che riunisce oltre 7.000 famiglie numerose in tutta Italia, siamo alla lettera morta. Pazienza, ce ne faremo una ragione.
NON POSSIAMO invece farcene una ragione del fatto che la vita nascente possa in qualche modo essere figlia di un dio minore. Non possiamo perché la nostra Associazione non funziona con voti, minoranza, maggioranza, soldi e promesse elettorali, funziona su una Carta dei Valori che ama chiunque dice: «sì alla vita». Agatha è molto cattolica, piuttosto povera, ha tre figli a scuola, uno in cielo (ah, maledette strade che ci strappate di schianto i nostri adorati figli!) e uno nel ventre. Anna Maria è molto cattolica, piuttosto benestante, ha sei bambine a scuola e una nel ventre (e fanno sette: sette future spose per sette fratelli?). Sono entrambe nostre associate, forse partoriranno negli stessi giorni, forse saranno addirittura vicine di letto e si sosterranno a vicenda nel lungo e doloroso travaglio, forse potranno riempire insieme i loro occhi di rinnovata commozione quando i loro splendidi bambini daranno per la prima volta uno sguardo stupito al mondo. Forse alla figlia di Anna Maria il Sindaco darà 1.000 euro, al figlio di Agatha no. Perché Agatha è ghanese.
NON VOGLIAMO nemmeno lontanamente pensare che nella scelta dell’Amministrazione ci sia un fondo di razzismo. Solo Dio legge nel più profondo del cuore e i conti veri, su chi vince e chi perde, alla fine, mica si fanno in terra. Vogliamo pensare che la scelta di aiutare solo i bambini bresciani sia dettata dall’esigenza di incrementare le nascite, stante il drammatico calo demografico italiano. Non per nulla abbiamo spalancato le porte e i porti all’immigrazione, proprio perché ne avevamo estremo bisogno. Ed oggi le mamme immigrate sono badanti, colf, casalinghe, i papà immigrati sono muratori, operai, artigiani, agricoltori. Lavorano e pagano le tasse, come i bresciani, anche se i bresciani non hanno speso un soldo per farli crescere, diventare grandi e grandi lavoratori.
I BIMBI nati in Italia da genitori stranieri parlano italiano, pensano in italiano, sognano in italiano, siedono a migliaia e migliaia nei banchi di scuola, a migliaia giocano nei campi e nelle strade; a migliaia ballano nelle discoteche e nelle piazze, a migliaia consumano nei fast-food e nei supermercati, fanno benzina, telefonano, usano l’autobus.
E, tra pochi anni, gioiremo perché qualcuno di loro vincerà una medaglia d’oro alle Olimpiadi, porterà allo scudetto il nostro amato Brescia, giocherà in Nazionale come Mario Balotelli, scoprirà un nuovo vaccino contro una temibile malattia, ci salverà la vita negli ospedali, realizzerà ponti e autostrade, difenderà i deboli, o i potenti, nei Tribunali, rappresenterà nelle Istituzioni i cittadini che li avranno eletti. Brescia sarà più ricca di vita e di futuro.
Ogni bimbo che nasce è un inno alla vita e una speranza per il futuro. Ogni bimbo che nasce.
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 Castelletti: «Il bonus bebè? E’ inadeguato»
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Domenica 05 Ottobre : 2008 TH.BE.
LA POLEMICA. Dopo le sollecitazioni del vescovo Monari, si continua a discutere del provvedimento della Giunta. «Dovrebbe comunque essere esteso agli immigrati»
Castelletti: «Il bonus bebè?
E’ inadeguato»
Il gruppo socialista in Consiglio comunale ritiene il bonus bebè una risposta inadeguata e insufficiente al problema della scarsa natalità. Tema tornato caldo negli ultimi giorni, dopo la presa di posizione del vescovo Monari che ha definito «ingenerosa» la scelta di concederlo solo alle famiglie italiane. In attesa dell’audizione di domani del sindaco Paroli in commissione servizi alla persona, Laura Castelletti sposta lo sguardo dalla discussione su quanto e a chi il bonus debba essere esteso. «Le donne che vogliono fare figli hanno bisogni chiari e definiti nel tempo - afferma Laura Castelletti nella sala dei gruppi consiliari -: mille euro non danno fastidio a nessuno ma sono una risposta inadeguata».
Se il tema delle nascite è centrale, Castelletti propone che siano messe davvero grandi risorse a bilancio, evitando che sulla questione si facciano «spot». «Quest’anno ci saranno 170 bambini che non avranno accesso agli asili nido per mancanza di posti - ricorda -: perché non aumentare il numero di posti e fare in modo che siano gratuiti?». Si potrebbero poi riprendere valide esperienze all’estero, come quella francese del tempo prolungato nelle scuole materne, con pagamento di una quota simbolica di 50 centesimi all’ora dopo le 17.30, o come quella tedesca sull’assistenza post-parto. O, ancora, ipotizzare un servizio di baby-sitting gratuito da mettere a disposizione delle mamme che hanno lavori atipici e non hanno rete familiare o di relazioni adeguata per far fronte agli imprevisti.
Sul merito del bonus, Castelletti si augura che ci possa essere il maggior allargamento possibile, anche quindi ai figli degli immigrati. «Ho avvertito una reazione rigida da parte della maggioranza alle numerose sollecitazioni arrivate in questi giorni - conclude -. Il sindaco non dovrebbe dimenticarsi che è il sindaco di tutta la città» .
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 Bonus bebè, Paroli «avanti tutta»
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Martedì, 07 Ottobre : 2008 Thomas Bendinelli, Brescia Oggi
IN COMMISSIONE. Nonostante le riflessioni pubbliche del vescovo e le prese di posizione dell’associazionismo cattolico, la maggioranza non intende cambiare rotta
Bonus bebè,
Paroli «avanti tutta»
Sul bonus bebè alle famiglie italiane la maggioranza tira diritto: non sono servite le riflessioni pubbliche del vescovo Luciano Monari della scorsa settimana, le prese di posizione dell’associazionismo cattolico né tanto meno quelle dell’opposizione.
IERI, IN COMMISSIONE Servizi alla Persona, la maggioranza si è mostrata compatta e ben intenzionata a non recedere dalla sostanza del provvedimento: i mille euro di bonus per i nuovi nati verranno dati solo alle famiglie italiane. Le uniche aperture rispetto alle prime enunciazioni verranno solo probabilmente con l’introduzione di un limite di reddito, ma oltre a questo poco altro. Il sindaco Adriano Paroli, intervenuto insieme all’assessore alla partita Giorgio Maione, è stato piuttosto chiaro, affermando che nel provvedimento non vi è alcun intento discriminatorio.
In apertura di discussione il presidente della commissione Giovanni Aliprandi (Udc) ha invitato a non vedere il provvedimento in modo isolato rispetto all’insieme delle politiche sociali messe in campo dal Comune a favore di tutti. Il sindaco ha ribadito il concetto, ha detto che non troverebbe «scandaloso» se il bonus fosse dato anche agli immigrati, ma non si capacita e resta anzi colpito negativamente del fatto che qualcuno «trovi scandaloso il bonus solo per le famiglie italiane». Che non deve essere visto come un atto discriminatorio, ma al contrario come «una risposta particolare a un problema particolare», ovvero la bassa natalità dei cittadini italiani. Certo si potrebbe fare di più e meglio, così come è indubbio che mille euro non bastano per risolvere i problemi delle poche nascite, ma detto questo il bonus «è un segnale» che va incontro a un problema specifico. Nulla di più, nulla di meno.
Su tale modo di vedere il problema, il sindaco ha insistito parecchio osservando che altrimenti, seguendo la stessa logica, dovrebbe essere vista come discriminatoria anche la recente delibera da 340 mila euro a favore dell’alfabetizzazione delle mamme straniere. Senza dimenticare, ha aggiunto, le risorse che formalmente sono rivolte a tutti ma che nella pratica «vanno perlopiù a immigrati». Insomma, il bonus bebè è solo «un’attenzione particolare al problema delle coppie italiane». E, da questo punto di vista, vuole essere anche un segnale rispetto «al modo con cui affrontare i problemi nei prossimi anni».
L’UNICA APERTURA PARZIALE, come detto, riguarderà probabilmente i limiti di reddito. Inizialmente era stato pensato senza alcun vincolo, ma se questo servirà a percepire il provvedimento più equo, i suggerimenti saranno ben accetti. «Basta solo - ha concluso il sindaco - che il criterio non sia quello dell’Isee».
Una posizione, questa, che peraltro non a tutti piace nella maggioranza. Giovanni Acri (Pdl) ha osservato che non dovrebbero esserci limiti di reddito alla concessione del bonus, perché «sarebbe un segnale forte a favore della natalità italiana». Il collega di partito Roberto Toffoli, augurandosi che in futuro si possa discutere di cose «ben più importanti», ha invitato l’opposizione a non parlare di «discriminazione» perché il tema è quello della «natalità bresciana». Il capogruppo dell’Udc Andrea Bonetti ha dal canto suo reso note le sue iniziali perplessità al bonus solo per gli italiani. Dubbi che sono però passati, grazie anche alle riflessioni del sindaco e alla rassicurazione che nel provvedimento non c’è nulla di discriminatorio.
Ieri la maggioranza non ha mostrato cedimenti e il sindaco ha voluto essere chiaro. Il bonus non va incontro ad alcune componenti della giunta, ma è un tema condiviso che risponde a una promessa elettorale precisa.
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 «Questa è discriminazione»
 = News con documentazione video
Martedì, 07 Ottobre : 2008 Thomas Bendinelli, Brescia Oggi
IL DIBATTITO. La minoranza in Loggia attacca e chiede politiche più serie a favore della natalità e della famiglia
«Questa è discriminazione»
«Un precedente grave per la città che trasmette l’idea che non tutti i residenti sono uguali»: così il capogruppo del Pd Emilio del Bono ha bollato l’imminente provvedimento sul bonus bebè per le famiglie italiane. Oltre a sottolineare che a favore della natalità servirebbero ben altri provvedimenti su asili nido, baby-sitting ed altro ancora, Del Bono ha invitato la maggioranza a prendere in considerazione i criteri «più ragionevoli» del «reddito e della residenza».
«Il sindaco dovrebbe ricordarsi che è sindaco di tutti i residenti - ha sottolineato Del Bono - dal momento che altre delibere su tasse e tariffe, solo per fare un esempio, riguardano tutti».
DONATELLA ALBINI, capogruppo della Sinistra arcobaleno, ha dal canto suo parlato di «odiosissimo segnale discriminatorio». E se è evidente che la bassa natalità, le cui cause non sono solo di tipo economico, non si risolve con mille euro una tantum, un modo saggio di affrontare il problema sarebbe discutere di casa, servizi, lavoro, tempi di vita. E magari anche di politiche per la famiglia più serie del bonus dal momento che in Italia, a riguardo, si spende poco più dell’uno percento del Pil mentre in Germania si arriva al 3.4 percento e in Francia al 2.5 percento.
Federico Manzoni (Pd) ha ricordato che il richiamo della maggioranza al modello statunitense è del tutto fuori luogo dal momento che in quel paese si diventa cittadini al momento della nascita. Non dimenticandosi che i diritti economico sociali dovrebbero dipendere dal bisogno e non dalla cittadinanza. Da parte sua anche un appello affinché il bonus, se proprio deve essere legato alla cittadinanza, sia esteso almeno alla cittadinanza europea. Il collega di partito Beppe Ungari ha dal canto suo invitato il sindaco a non fornire visioni semplicistiche che potrebbero risultare offensive perché il distinguere banalmente tra italiani e stranieri è uno stereotipo che non tiene conto del fatto che molte coppie straniere, soprattutto dell’est Europa, hanno tassi di natalità uguali a quelli delle coppie italiane. Per il resto si associa all’editoriale del «quotidiano cattocomunista Avvenire che, a proposito del bonus, ha scritto che l’intervento del vescovo è il tentativo si salvare il dna solidale della città».
L’ex assessore ai servizi sociali Fabio Capra si è buttato sui numeri. Lo scorso anno il Comune ha speso 42 milioni in servizi sociali: 10 in case di riposo, 8.7 per gli anziani, quasi per i minori e via dicendo. I soldi mesi in progetti finalizzati all’integrazione degli immigrati non arrivano invece al milione di euro. Un modo per «smontare l’affermazione del sindaco cui la maggiorparte delle risorse andrebbero agli immigrati».
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 Bonus bebè, verso il limite di reddito
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Lunedì, 10 Novembre : 2008 di Natalia Danesi, Brescia Oggi
DALLA LOGGIA. Conto alla rovescia per lo stanziamento a favore dei neonati del 2008. L’ipotesi potrebbe diventare delibera di giunta già entro la fine di questo mese
Bonus bebè,
verso il limite di reddito
Dopo un primo accenno di polemica, dopo la riunione della commissione Servizi alla persona del 6 ottobre, nella quale il sindaco Adriano Paroli ha riferito gli indirizzi della giunta, il bonus bebè sembra caduto nel dimenticatoio. Ma è solo un’impressione.
Le riflessioni pubbliche del vescovo e le prese di posizione dell’associazionismo cattolico non hanno fermato la maggioranza, che non ha nessuna intenzione di fare passi indietro sulla natura dello stanziamento previsto per i neonati italiani del 2008. Anzi, si sta dando da fare per chiudere questa partita, perché l’idea - come ha annunciato il sindaco in un’intervista pubblicata sull’edizione del 26 ottobre di Bresciaoggi - è studiare presto nuove forme di sostegno per altre categorie di bresciani in difficoltà.
LE VERIFICHE TECNICHE. Il primo cittadino e l’assessore ai Servizi sociali Giorgio Maione mantengono il massimo riserbo perché questa è la fase più delicata. Quella, cioè, in cui i tecnici stanno ultimando le verifiche necessarie. «Gli uffici stanno facendo una simulazione per verificare quanti saranno gli aventi diritto», si limita a dire Maione precisando che comunque tutte le procedure andranno ultimate per fine anno. La Loggia vorrebbe, sembra, chiudere l’iter entro fine novembre in modo tale da riuscire a procedere quanto prima con i pagamenti.
Per rendere immediatamente operativo il sostegno sarà necessaria una semplice delibera di giunta, e le riunioni che mancano da qui a fine 2008 si contano sulle dita di una mano, o quasi. Non sono previste, ad oggi, altre convocazioni della commissione sul tema. La prossima, in programma oggi alle 16,30, ha per tema i servizi della circoscrizione Nord.
In settembre, è bene ricordarlo, è stato approvato lo stanziamento per il bonus di un milione e 250 mila euro. Il denaro c’è già, dunque. A questo punto manca solo un passaggio formale e bisogna terminare la conta dei beneficiari.
I REQUISITI. Che lo stanziamento sarà solo a favore dei cittadini italiani, ormai, non sembra più in discussione. È il punto su cui più si sono accese le polemiche nelle scorse settimane, ma l’impressione è che sindaco e maggioranza in genere non intendano cambiare idea. Del resto, il primo cittadino ha ripetuto fino a sgolarsi che per lui questo non è un atto discriminatorio, ma «un’attenzione particolare a un problema peculiare delle coppie italiane». Dovrebbe essere confermata anche l’inclusione, annunciata in commissione da Maione, dei figli adottati.
Come anticipato dal sindaco il 6 ottobre, è ormai certo che ci sarà anche il limite di reddito. Secondo le indiscrezioni, non dovrebbero essere molte le famiglie escluse dal provvedimento. La giunta avrebbe l’intenzione di estendere il sostegno sia ai nuclei che rientrano nella soglia di povertà, sia a quelli di reddito medio. Con quale criterio sarà effettuato questo calcolo non è ancora noto, anche se Paroli aveva già spiegato che non sarà quello dell’Isee. Fuori dal bonus, per farla breve, resteranno solo i «Paperoni». Una scelta che sarà adottata per rendere il provvedimento più equo e che dovrebbe controbilanciare, se così si può dire, l’esclusione degli stranieri, che rappresentano ormai un terzo dei neonati (l’anno scorso sono stati 650 su un totale di 1.848). Esclusione a cui comunque non tutti sono contrari.
BASTA PENSARE AL POPOLO della Lega Nord, che la delibera anticipata dalla giunta Paroli lo vuole così com’è.
La segretaria del Carroccio Raffaella Toninelli riferisce che continua dall’epoca della prima «gazebata», il 9 ottobre, la raccolta firme a favore del bonus bebè. L’idea dei militanti era distribuire anche un questionario per consentire ai cittadini di esprimersi sull’iniziativa della giunta Paroli. «Abbiamo raccolto due pacchi colmi di adesioni in soli due giorni, ad occhio e croce direi che potrebbero essere circa 500 ma c’è gente che ancora oggi vuole firmare», prosegue la segretaria cittadina del Carroccio. Per la Lega il bonus «rappresenta una svolta politica, nulla di simile era mai stato fatto in città», dice Toninelli. E anche i cittadini, prosegue la segretaria, l’hanno percepito «tant’è che quando arrivavano al gazebo firmavano semplicemente, non sentivano l’esigenza di dare nessun particolare suggerimento. Semplicemente, si complimentavano perché il sostegno verrà dato soltanto ai cittadini italiani e chiedevano di andare avanti così».
C’è però chi promette battaglia, anche se non in aula dal momento che non sono previsti ulteriori passaggi della delibera in consiglio comunale. L’opposizione in Loggia ha avanzato, tra le ipotesi, anche quella di chiedere un referendum nel caso in cui le cose vadano storte. Si preannuncia un dicembre «caldo».
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