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LA GIORNATA POLITICA di Venerdì, 10 =ttobre 2008
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Venerdì, 10 Ottobre : 2008  [url= ]PIERFRANCESCO FRERE'[/url]

LA GIORNATA POLITICA


Il minimo che si possa dire è che le rassicurazioni dei leader politici mondiali cadono nel gelo dei mercati. L'atteso intervento televisivo di George W. Bush non ha scalfito il pessimismo di Wall Street né i corsi borsistici, e così le rassicurazioni di Silvio Berlusconi sulla portata della crisi mondiale che, a suo avviso, sarebbe completamente diversa e addirittura opposta a quella del 1929. Il mercato globale sembra soffrire l'assenza di una reale direzione politica e anche, come denuncia Massimo D'Alema, la debolezza dell'Europa che lascia sostanzialmente nelle mani degli Stati Uniti il timone dell'economia occidentale. Lo stesso accenno del Cavaliere alle ipotesi di chiusura temporanea dei mercati, prontamente smentita dalla Casa Bianca, fa parte di questo scenario di grande confusione: il premier si è subito corretto, ha spiegato di aver riferito voci dei media internazionali, eppure è chiaro che in un momento così drammatico qualsiasi parola di un capo di governo pesa come un macigno sullo scenario globale. Inevitabile che molti osservatori interpretassero l'uscita berlusconiana come segnale di una delle possibili misure allo studio per contrastare il nemico numero uno, le ondate "di panico e di follia" (per usare le parole del presidente del Consiglio). Ciò spiega perché Berlusconi abbia insistito sulla necessità di "credere" dell'azienda Italia, citando irritualmente anche alcuni titoli italiani che meriterebbero di essere comprati a questi prezzi perché evidentemente lontani dal loro reale valore. E' un varco nel quale il Partito democratico, snobbato dal premier, si è gettato a capofitto, accusandolo di fare il broker (Enrico Letta). Walter Veltroni giudica inconcepibile che, nel giorno in cui Giorgio Napolitano ha invitato a non diffondere allarmismi, Berlusconi abbia parlato di sospensione dei mercati: battute da cabaret, dice all'unisono con D'Alema. L'immagine di ritorno ai cittadini, tuttavia, è quella della solita rissa verbale, mentre l'economia del mondo tracolla. In questo senso, il premier ha buon gioco nell'avvertire che il rapporto maggioranza-opposizione non conta perché il livello della crisi non è più nemmeno europeo, ma mondiale. E il problema è quello di trovare ricette condivise da tutte le principali potenze, e perciò efficaci, sebbene nessuno sappia cosa fare. E' interessante notare come la valanga della crisi economica abbia preso corpo soprattutto dopo il fiasco del G4, convocato a Parigi da Sarkozy: se ognuno va per conto suo e non si intravede una direzione di marcia credibile per superare i fallimenti delle grandi banche, i mercati perdono fiducia e le ondate di vendite diventano inarrestabili. Il rischio che la storia si ripeta con il G7 negli Usa, con nuovi e improduttivi summit europei (uno si dovrebbe svolgere domenica) e forse con il G8 straordinario che non si riesce ad organizzare (altro drammatico segnale di incertezza politica), è molto alto. Berlusconi ne è consapevole: la sua speranza è di essere ascoltato come leader più anziano e di maggiore esperienza economica. Ma su quale ricetta di salvataggio? Qui il sentiero si fa improvvisamente impervio, ma sembra di capire che nel menu ci possa essere il taglio delle tasse concertato a livello occidentale per rilanciare i consumi, il fondo di garanzia europeo (che Berlino finora ha bocciato), la riscrittura globale delle regole di mercato (una "nuova Bretton Woods"). In questo quadro, una sospensione temporanea dei mercati sarebbe certamente una mossa choc, ma già sperimentata in questi giorni sui mercati dell'America Latina e a Mosca. Comunque siamo solo all'inizio della battaglia. I democratici sono decisi a non restare tagliati fuori dall'elaborazione delle contromisure economiche che, a loro giudizio, devono tutelare innanzitutto i redditi medio-bassi e le pensioni. Dopo il nuovo stop al dialogo (che esponenti della maggioranza come Italo Bocchino ritengono "minato in modo forse irreversibile"), resta confermata la manifestazione del 25 ottobre: il partito è diviso tra chi ritiene indispensabile cambiarne la piattaforma politica (il coordinatore del governo ombra Enrico Morando) e chi invece la vorrebbe confermare (Dario Franceschini). Intanto domani scendono in piazza sinistra extraparlamentare e Italia dei Valori per contestare la linea fin qui seguita dal governo sulla crisi.

  





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