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Il corteo degli «Indicibili» comunisti
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DOMENICA, 12 Ottobre : 2008  Alessia Grossi, L'Unità

Il corteo degli «Indicibili» comunisti
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I signori Di Paola, zio partigiano e sua nipote

- Una manifestazione «ottima e abbondante». La Sinistra torna alla carica
- La sinistra torna in piazza: 200mila in corteo a Roma

«Sono arrivata qui pensando di venire a vedere in quanti siamo ancora. Appena in piazza ho visto che non eravamo in molti. Ma mi sono detta: «Meglio, pochi ma buoni». Racconta così la prima uscita della Sinistra extra parlamentare la signora Fiorella, venuta da Gavarrano, vicino Grosseto, alla manifestazione di Roma contro il governo. Partito da piazza Esedra il corteo prende forma già all'inizio di via Cavour. Centomila, uomini e donne e bambini con l'opposizione nelle mani, scritta sugli striscioni, attaccata sulla schiena, urlata dai megafoni. «Una boccata d'ossigeno contro tutto quello che ci stanno facendo ingoiare, urla una donna con tanto di kefia sulla testa. Siamo tornati e questo è solo l'inizio», continua. Sì, la sinistra è tornata. Ma soprattutto è tornata a manifestare e questo, però, non è un buon segno. «Lui è mio zio - ci dice la signora Di Paola indicando l'uomo che le sta accanto. È un partigiano, siamo comunisti e siamo qui perché in questi giorni si sta respirando lo stesso clima che si respirava negli anni cinquanta».

La signora Di Paola non è l'unica evidentemente a pensare che al governo Berlusconi non piacciano i comunisti. Più avanti, infatti, c'è Lorenzo. Ha una scritta sulla maglietta che lo identifica: «Indicibile comunista». «Indicibile -spiega Lorenzo venuto da Brindisi a dire che la sinistra c'è e che l'opposizione non fa sconti - perché Berlusconi non ama i comunisti, sembra che questa parola sia proibita, indicibile, appunto».

Al di là delle definizioni quello che ha portato i manifestanti a Roma sono le idee. «Un'idea sostenibile di ambiente. È l'idea di Luigi che non ha una maglietta e perciò il suo «no» se l'è scritto sulla pelle, dice: «No Tav». Purtroppo - aggiunge Luigi- pare che la tutela dell'ambiente sia solo di sinistra, o meglio, dovrebbe esserlo, am non solo. Per questo sono qui».

E poi c'è Fabrizio, che aspetta e guarda la manifestazione al margine della strada. Con lui c'è suo figlio di una decina d'anni. «Sono qui per poter manifestare contro il Governo, dice. E anche per vedere».

Meno incerto è Antonio, una vita in Fiom, è un delegato della Fiat di Melfi. «Manifesto perché questo governo non sa cosa significhi l'equità sociale».

Ma il governo Berlusconi significa anche la morte dell'Università. A dirlo sono non soltanto le migliaia di insegnanti e operatori della scuola dietro allo striscione «La scuola della repubblica», ma anche decine e decine di ragazzi «sciolti» in mezzo alla folla dei manifestanti come Andrea, Lucia e Virgina, arrivati da Firenze con un necrologio. Annuncia la morte degll'Università Pubblica. «Vogliamo solo il diritto all'Istruzione, niente di più».

Tra le centinaia di slogan in musica in striscioni c'è n'è di enigmatici, perché a volte non tutto quello che un governo fa è noto ai più. Così i manifestanti che sfilano dietro allo striscione rosso: «Nessuno tocchi il Formicoso» vengono investiti di domande. «Il Formicoso è l'ennesima discarica che vuole aprire su un altipiano incontaminato dell'Irpinia il governo Berlusconi. Anche se nessuno sa cosa sia, noi ci battiamo non soltanto perché lì non venga fatta un'altra discarica, ma per un ciclo di rifiuti che sia eco compatibile» piega Agostino, assessore comunale.

Intanto il corteo con l'opposizione nelle mani continua a sfilare per le vie del centro di Roma con il solito elicottero in cielo a fare la conta. Gli organizzatori dicono che i manifestanti contro il governo sono duecentomila, «il governo poi dirà che siamo i soliti quattro gatti» urla il megafono in via Cavour. Tutte le mani poi si uniscono in due applausi. Il primo per i giornalisti del Manifesto che sfilano imbavagliati contro i taglia all'editoria. Il secondo si apre al passaggio dello striscione dei Partigiani. «Ora e sempre Resistenza».

  





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