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LA GIORNATA POLITICA - Martedì,, 14 Ottobre 2008
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Martedì, 14 Ottobre : 2008

LA GIORNATA POLITICA


L'incertezza che ancora serpeggia a Wall Street, capace di condizionare la giornata comunque positiva delle borse europee, è la prova del fuoco che cova sotto la cenere. George W. Bush e Silvio Berlusconi hanno tentato di dare dalla Casa Bianca una sorta di squillo di riscossa dopo la settimana nera dei mercati, ma forse non ha torto Giorgio Napolitano quando individua nella prova di compattezza fornita dall'Unione europea l'argine decisivo contro il collasso sistemico. Il clima insomma sembra migliorato, ma è come se dense nubi restassero all'orizzonte: così in giornata l'Ue ha di fatto ammorbidito i parametri di Maastricht, ricordando come i singoli Stati siano autorizzati - in presenza di circostanze eccezionali - a sforare il tetto del 3% del deficit. E l'andamento altalenante di Wall Street induce tutti a guardare con estrema prudenza alle prossime reazioni delle borse asiatiche ed europee per valutare la tenuta del piano anti-crisi. In questo scenario, l'opposizione ha scelto di non fare sconti al governo. Walter Veltroni ha assicurato che i democratici voteranno il decreto economico a condizione che siano inserite misure per i salari, le pensioni e le piccole-medie imprese, ma non ha risparmiato, insieme ai suoi uomini, attacchi alla gestione del Tesoro. Non è esagerato parlare di una mitragliata di critiche, dall'accusa mossa dal segretario al premier di dire "balle" sui riflessi della crisi per l'economia reale all'esposto presentato da Luigi Zanda contro il Cavaliere per turbativa dei mercati (a causa dei suggerimenti di "puntare" in Borsa su alcuni titoli azionari), fino agli attacchi di Pier Luigi Bersani al "vanitoso" Giulio Tremonti.

Toni giustificati dalla preparazione della manifestazione del 25 ottobre o dalla concorrenza a sinistra di Antonio Di Pietro, il quale annuncia che non voterà un decreto "senza soldi"? Con ogni probabilità sono vere entrambe le ipotesi, ma certo il Pd si trova stretto in una tenaglia: i centristi infatti non approvano queste accelerazioni in un momento tanto drammatico e infatti il voto favorevole dell'Udc non è stato mai in discussione; il repubblicano Francesco Nucara sostiene che "il Pci aveva più senso di responsabilità del Pd" e accusa il segretario di aver scelto "la protesta e anche la festa". La decisione dei democratici di confermare comunque la manifestazione di Roma comporta un rischio implicito legato alla partecipazione: se il partito non dovesse riempire il Circo Massimo, sarebbe difficile negare il flop. Ciò spiega perché tutto lo staff del segretario si sia mosso per tempo e Dario Franceschini abbia annunciato che in piazza il Pd proporrà ricette economiche alternative, a cominciare da una messa in discussione del culto delle privatizzazioni. Ma sabato 25 è ancora distante e bisognerà vedere cosa accadrà nel frattempo sui mercati mondiali. In altre parole, la crisi potrebbe non consentire all'opposizione di camminare sul sottile filo di rasoio del partito di lotta e di governo. Lo conferma la trattativa in corso sulla presidenza della commissione Rai e sulla nomina del giudice costituzionale vacante, che risente di queste difficoltà.

Lo spiraglio aperto da Veltroni con la disponibilità a votare il candidato del Pdl alla Consulta si è subito scontrata con l'asso calato dalla maggioranza: il nome di Gaetano Pecorella. Candidatura inopportuna, hanno detto i democratici, perché il parlamentare ha un procedimento in corso a suo carico, ma comunque nessun veto. Di Pietro invece ha avvertito che non voterà Pecorella perché a suo giudizio si tratterebbe dell'ennesimo conflitto d'interessi del Cavaliere. Anche qui i centristi di Casini sembrano non aver gradito la risolutezza di Veltroni nella difesa del candidato Idv alla Vigilanza Rai (Leoluca Orlando), anche perché la vicenda sta assumendo contorni un po' paradossali: il Pd rischia di apparire il partito che difende un compromesso in cui non ha niente da guadagnare, in quanto l'Idv continuerà la contestazione a sinistra non votando Pecorella e magari accusando maggioranza e opposizione moderata di aver concluso uno scambio di potere.

  





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