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Mercoledì, 15 Ottobre : 2008
Il mondo visto da Roma
SANTA SEDE
Il Papa: la Chiesa non è una categoria sociologica
Presentato il film "Testimonianza" su Giovanni Paolo II
I Incontro Continentale Latinoamericano di Pastorale della Strada
Il Papa nomina due nuovi Vescovi per il Vietnam
SINODO SULLA PAROLA DI DIO
19 domande del Sinodo sulla Parola
Una donna cinese chiede al Papa di aprire un blog
La Santa Sede approva tre alternative all'“Andate in pace”
La Lectio Divina, un modo per conoscere il cuore di Dio
I laici siano annunciatori della Parola di Dio
NOTIZIE DAL MONDO
Un incontro panortodosso promuove l'unità dei cristiani
Il 90% degli americani, favorevole a restrizioni all'aborto
Chiesa australiana: la nuova legge sull'aborto disprezza la vita
ITALIA
“Nessuna sofferenza può prevalere sulla forza della vita”
INTERVISTE
Il Cardinale Ruini ricorda Giovanni Paolo II
UDIENZA DEL MERCOLEDÌ
Benedetto XVI e la dimensione ecclesiologica del pensiero di Paolo
DOCUMENTI SULLA WEB DI ZENIT
Interventi al Sinodo del 14 e della mattina del 15 ottobre
Santa Sede
Il Papa: la Chiesa non è una categoria sociologica
Catechesi all'Udienza generale del mercoledì
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 15 ottobre 2008 (ZENIT.org).- La Chiesa non è un'“associazione umana” interpretabile alla luce della sociologia, ma il Corpo mistico di Cristo, il segno della presenza amorevole di Dio, ha detto questo mercoledì Benedetto XVI.
E' quanto ha detto questo mercoledì Benedetto XVI durante l'Udienza generale in Piazza San Pietro, alla presena di circa 30 mila pellegrini, dedicata al concetto di Chiesa nel pensiero di San Paolo.
Continuando il ciclo di catechesi dedicato alla figura dell'Apostolo delle Genti, il Papa ha spiegato all'inizio che il vocabolo greco ekklēsía fa la sua apparizione nella prima Lettera ai Tessalonicesi di Paolo, il primo scritto in assoluto di un cristiano, databile attorno al 50/51 (a circa 20 anni dalla morte di Cristo).
Benedetto XVI ha poi ricordato che la stessa etimologia del vocabolo implica l'idea di una chiamata e non di un semplice riunirsi insieme.
“I credenti - ha spiegato - sono chiamati da Dio, il quale li raccoglie in una comunità”
La Chiesa è “la nuova comunità di credenti in Cristo che si sentono assemblea di Dio”; un'unica Chiesa di Dio che "non è solo una somma di diverse Chiese locali".
“Non è una associazione umana, nata da idee o interessi comuni, ma da una convocazione di Dio – ha continuato –. Egli l’ha convocata e perciò è una in tutte le sue realizzazioni. L’unità di Dio crea l’unità della Chiesa in tutti i luoghi dove si trova”.
San Paolo, ha proseguito il Papa, dopo la conversione ebbe subito chiaro “il valore fondamentale e fondante di Cristo e della 'parola' che Lo annunciava”.
“Paolo sapeva che non solo non si diventa cristiani per coercizione, ma che nella configurazione interna della nuova comunità la componente istituzionale era inevitabilmente legata alla 'parola' viva, all'annuncio del Cristo vivo nel quale Dio si apre a tutti i popoli e li unisce in un unico Popolo di Dio".
“Un popolo – ha proseguito – è come un corpo con diverse membra, ognuna delle quali ha la sua funzione, ma tutte, anche le più piccole e apparentemente insignificanti, sono necessarie perché il corpo possa vivere e realizzare le proprie funzioni”.
“Opportunamente l'Apostolo osserva che nella Chiesa ci sono tante vocazioni: profeti, apostoli, maestri, persone semplici, tutti chiamati a vivere ogni giorno la carità, tutti necessari per costruire l’unità vivente di questo organismo spirituale”.
La Chiesa, ha quindi aggiunto il Papa, “non è solo un organismo, ma diventa realmente Corpo di Cristo nel sacramento dell'Eucaristia”.
“Così la realtà va molto oltre l’immagine sociologica, esprimendo la sua vera essenza profonda, cioè l'unità di tutti i battezzati in Cristo, considerati dall'Apostolo 'uno' in Cristo, conformati al sacramento del Corpo”.
In Paolo il concetto di Chiesa si carica di una dimensione nuova: “Se prima i templi erano considerati luoghi della presenza di Dio – ha infatti aggiunto il Pontefice – , adesso si sa e si vede che Dio non abita in edifici fatti di pietre, ma il luogo della presenza di Dio nel mondo è la comunità viva dei credenti”.
"Come famiglia e casa di Dio - ha detto il Papa - dobbiamo realizzare nel mondo la carità di Dio e così essere, con la forza che viene dalla fede, luogo e segno della sua presenza”.
“Preghiamo il Signore affinché ci conceda di essere sempre più la sua Chiesa, il suo Corpo, il luogo della presenza della sua carità in questo nostro mondo e nella nostra storia”, ha poi concluso.
Al termine della catechesi, il Papa ha quindi rivolto dei saluti ai diversi gruppi di pellegrini presenti esortandoli a dedicare il mese di ottobre alla preghiera del Rosario.
In particolare, rivolgendosi ai fedeli polacchi alla vigilia del 30° anniversario dell’elezione di Giovanni Paolo II, ha detto di essere unito a loro nella preghiera.
Un incoraggiamento “a proseguire nell'impegno di cristiana solidarietà verso il prossimo” è quindi andato alle infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana, che ricordano il primo centenario di fondazione della loro Associazione,
Infine, nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria di Santa Teresa d’Avila, il pensiero del Papa è andato ai giovani e ai malati e agli sposi novelli: “questa grande Santa – ha affermato – testimonia [...] che l’amore autentico non può essere scisso dalla verità; mostra [...] che la croce di Cristo è mistero di amore redentore [...] ed è modello di fedeltà a Dio”.
Presentato il film "Testimonianza" su Giovanni Paolo II
Giovedì pomeriggio sarà proiettato nell'Aula Paolo VI alla presenza di Benedetto XVI
ROMA, mercoledì, 15 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Questo mercoledì è stato presentato in Sala Stampa vaticana un film intitolato “Testimonianza”, tratto dal libro “Una vita con Karol” del Cardinale Stanislaw Dziwisz, Arcivescovo di Cracovia e per 36 anni al fianco del Papa polacco, e del giornalista Gian Franco Svidercoschi.
Presenti all'evento, per ricordare e celebrare il 30° anniversario dell'elezione al pontificato di Giovanni Paolo II, gli autori del volume - già tradotto in una quindicina di lingue - , l’attore-narratore del film Michael York, e il produttore Przemyslaw Hauser.
Domani pomeriggio Benedetto XVI assisterà alla proiezione del film nell’Aula Paolo VI.
Le riprese del film sono durate quasi un anno e sono state effettuate in Vaticano, a Cracovia e a Wadowice, la città natale di Karol Wojtyla.
I Incontro Continentale Latinoamericano di Pastorale della Strada
A Bogotà (Colombia) dal 19 al 24 ottobre2008
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 15 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Si svolgerà dal 19 al 24 ottobre 2008 nella sede della Conferenza Episcopale Colombiana a Bogotá il Primo Incontro Continentale Latinoamericano di Pastorale della Strada, promosso dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti in collaborazione con il Settore della Mobilità Umana del Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM).
All'incontro, sul tema “'Gesù in persona si accostò e camminava con loro' (Lc 24,15). Pastorale della Strada: un cammino insieme”, prenderanno parte circa cinquanta persone, provenienti da 13 Paesi.
L'evento, spiega un comunicato stampa del dicastero vaticano ricevuto da ZENIT, è il primo congresso continentale sul tema e comprende quattro distinte categorie di pastorale in ambiente stradale: “gli utenti della strada (automobilisti, camionisti, ecc.) e della ferrovia e chi lavora nei vari servizi collegati; le donne e i ragazzi di strada, e i senza fissa dimora”.
Circa la prima categoria, il dicastero spiega che “come conseguenza della trasgressione e della negligenza in disciplina stradale, ogni anno, sulle strade nel mondo, muoiono 1.200.000 persone, mentre i feriti sono 50 milioni. Si stima che nel Continente Latinoamericano le vittime siano 122.000 con circa 30-50 feriti gravi per ogni morte considerata”.
Le conseguenze a causa delle lesioni provocate dagli incidenti “aggravano la povertà di molte famiglie e influiscono negativamente sul futuro delle Nazioni”, soprattutto quando gli incidenti coinvolgono i giovani.
Riguardo alle donne di strada, il cui numero è “drammaticamente cresciuto nel mondo”, “è importante riconoscere che lo sfruttamento sessuale, la prostituzione e il traffico di esseri umani sono atti di violenza e, come tali, costituiscono un’offesa alla dignità femminile e una grave violazione di diritti umani fondamentali”.
Dal canto loro, i ragazzi di strada costituiscono “indubbiamente una delle sfide più impegnative e inquietanti del nostro tempo, anche per la Chiesa, oltre che per la società civile e politica”.
Secondo le stime di Amnesty International si tratta di 100 milioni di giovani, per l'Organizzazione Internazionale del Lavoro di 150. 50 milioni di loro “vivono o lavorano nelle strade del Continente Latinoamericano e dei Caraibi” e il fenomeno è “quasi ovunque in crescita”, rappresentando “una vera e propria emergenza sociale, oltre che pastorale”.
Quanto ai senza fissa dimora, costituiscono “una realtà complessa, non uniforme, composta da persone di età, itinerari e situazioni molto diversi”.
Si ritiene che siano più di un miliardo le persone senza tetto, compresi coloro che sono propriamente senza fissa dimora, e ogni giorno circa 50.000 persone, per la maggior parte donne e bambini, muoiono a causa della miseria del loro rifugio, per acqua inquinata e inadeguate condizioni sanitarie.
In America Latina e Caraibi le persone che non hanno casa o vivono nelle baraccopoli sono circa 127 milioni.
Di fronte a questo drammatico panorama, la Chiesa “non può non intervenire”, e infatti esistono già “molte specifiche iniziative ecclesiali e intese di collaborazione con organismi civili e statali in risposta alle differenti e mutevoli necessità delle persone senza fissa dimora, dei ragazzi e donne di strada, degli automobilisti e utenti della strada”.
In sintonia con gli “Orientamenti per la Pastorale della Strada”, pubblicati dal Pontificio Consiglio nel 2007, l'Incontro di Bogotà “mira non soltanto a studiare la risposta ecclesiale alle necessità primarie delle persone in questione, ma anche a individuare nuove strategie per la promozione della dignità e del valore di ogni persona, della loro evangelizzazione”.
L'evento ha quindi vari obiettivi: “offrire ai diversi operatori pastorali l’opportunità di condividere le loro esperienze, metodologie, successi e difficoltà”, “studiare le varie realtà globali e locali delle persone che vivono nella e della strada”, “individuare nuove vie per la promozione della dignità di ogni persona umana, anche di chi vive sulla strada”, “trovare nuove strategie di collaborazione con gli organismi statali e civili e del volontariato”.
Allo steso modo, punta a “consolidare la presa di coscienza ecclesiale circa la presenza in mezzo a noi di persone che vivono nella e della strada ed incoraggiare le comunità locali e parrocchiali ad essere accoglienti verso di loro” e a dilatare la prospettiva del Pontificio Consiglio “nella comprensione della pastorale della strada, per l’aiuto e l’incoraggiamento che si dovrà offrire a coloro che sono impegnati in questo apostolato, specialmente mediante l’opera delle Conferenze Episcopali e delle loro Commissioni Nazionali per la pastorale della mobilità umana”.
Il Papa nomina due nuovi Vescovi per il Vietnam
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 15 ottobre 2008 (ZENIT.org).- La Santa Sede ha reso pubblica questo mercoledì la nomina da parte del Papa di due nuovi Vescovi ausiliari per il Vietnam, uno per l'Arcidiocesi di Hanoi e l'altro per quella di Ho Chi Minh Ville.
Il nuovo Vescovo ausiliare di Hanoi è l'attuale rettore del seminario maggiore dell'Arcidiocesi, il sacerdote Laurent Chu Van Minh. Ha 65 anni ed è stato ordinato presbitero a 51 pur avendo compiuto gli studi di Teologia da giovane, visto che il Governo non autorizzava la sua ordinazione. Per molto tempo, in attesa dell'autorizzazione, ha lavorato come barbiere e catechista parrocchiale.
In seguito ha conseguito il dottorato in Teologia Dogmatica presso l'Università Urbaniana di Roma. E' professore nel seminario maggiore di Hanoi dal 2001 e rettore dal 2005.
Il nuovo Vescovo ausiliare di Ho Chi Minh Ville è il sacerdote Pierre Nguyen Van Kham, di 56 anni, attualmente segretario della Conferenza Episcopale del Vietnam. E' stato ordinato sacerdote nel 1980 e tra gli altri incarichi ha ricoperto quello di docente del Seminario Maggiore e vicario della Cattedrale di Ho Chi Minh Ville. Ha conseguito il dottorato in Teologia presso la Catholic University of America.
La Santa Sede ha reso pubblica anche la nomina del nuovo Vescovo di Bayonne, il sacerdote Marc Aillet, finora Vicario generale della Diocesi di Fréjus-Toulon. Aillet ha 51 anni ed è nato nell'attuale Benin. E' stato ordinato sacerdote nel 1982 nell'Arcidiocesi di Genova.
E' stato nominato anche il nuovo Vescovo coadiutore di Winona (Stati Uniti), l'attuale Vescovo ausiliare della Diocesi di Detroit. Si tratta di monsignor John M. Quinn, 63 anni, sacerdote dal 1972 e Vescovo dal 2003. Nella Conferenza Episcopale degli Stati Uniti è membro del Comitato per i cattolici afroamericani.
Sinodo sulla Parola di Dio
19 domande del Sinodo sulla Parola
Presentate dal Relatore generale, il Cardinale Marc Ouellet
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 15 ottobre 2008 (ZENIT.org).- In 19 domande, presentate nella serata di mercoledì, sono state riassunte le proposte emerse durante il Sinodo dei Vescovi del mondo sulla Parola di Dio.
I quesiti vanno dalle questioni fondamentali - “come far comprendere meglio ai nostri fedeli che la Parola Dio è Cristo?” -, a suggerimenti molto concreti: “Come formare nella 'Lectio Divina'?”.
Le domande, inoltre, ruotano attorno alle problematiche su come comprendere meglio l'unità tra Parola ed Eucaristia, cosa fare per diffondere in maniera più capillare la Bibbia, e come conciliare il dialogo interreligioso con l'affermazione di Cristo come unico mediatore.
Si tratta delle conclusioni della Relatio post disceptationem (relazione dopo il dibattito), redatte e lette in latino dal Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Arcivescovo di Québec e Relatore generale del Sinodo.
Dopo aver ascoltato tutti i circa 230 Padri sinodali che hanno chiesto la parola in occasione delle diverse Congregazioni generali, tenutesi tra il 6 e il 15 ottobre, questa Relazione aveva come fine quello di fare emergere le idee cardine al centro degli interventi, sintentizzandoli in maniera completa.
Il testo originale, di circa 20 pagine, è stato presentato dal porporato canadese a Benedetto XVI come base per la discussione nei Circoli minori che si riuniranno nei prossimi giorni. Esso offre i punti principali che necessitano di ulteriore approfondimento e sui quali dovrebbe far leva il lavoro dei Circoli.
I Circoli minori avranno il compito di preparare le "propositiones" che sintetizzano il pensiero dei Padri sinodali e che saranno consegnate al Papa come frutto del Sinodo. Successivamente serviranno al Santo Padre come base per la redazione della Esortazione apostolica post-sinodale.
Pubblichiamo di seguito le “Domande per i gruppi linguistici”. Il Cardinale Ouellet ha spiegato in una nota che “la lista non è esaustiva e lascia ogni libertà per l'esame di altre questioni”.
* * *
1. Come far comprendere meglio ai nostri fedeli che la Parola Dio è Cristo, Verbo di Dio incarnato? Come approfondire la dimensione dialogale della Rivelazione nella teologia e pratica della Chiesa?
2. Che implicazioni derivano dal fatto che la celebrazione liturgica è la fonte e il culmine della Parola di Dio?
3. Come educare a un ascolto vivo della Parola di Dio, nella Chiesa, per tutte le persone e per tutti i livelli culturali?
4. Come formare nella Lectio divina?
5. Occorre elaborare un Compendio per aiutare gli omileti a servire meglio la Parola di Dio? (L'arte di predicare, ars predicandi).
6. E' possibile rivedere il Lezionario e modificare la selezione delle letture dell'Antico e del Nuovo Testamento?
7. Che luogo ha e che importanza deve essere attribuito al carattere ministeriale della Parola di Dio?
8. Come far comprendere meglio il legame intrinseco tra la Parola e l'Eucaristia?
9. Che mezzi si devono adottare per tradurre e diffondere la Bibbia fra il maggior numero possibile di culture, in particolare tra i poveri?
10. Come risanare le relazioni e stimolare la collaborazione tra esegeti, teologi e pastori?
11. Come approfondire il senso della Scrittura e la sua interpretazione nel rispetto e nell'equilibrio tra la lettera, lo Spirito, la tradizione vivente e il magistero della Chiesa?
12. Cosa pensare dell'idea di un Congresso mondiale della Parola di Dio promosso dal magistero della Chiesa?
13. Come sviluppare maggiormente la ricerca dell'unità dei cristiani e il dialogo con gli ebrei attorno alla Parola di Dio?
14. Cosa si intende per animazione biblica di tutta la pastorale?
15. Quali questioni meriterebbero una trattazione più dettagliata da parte del magistero della Chiesa? (inerranza, pneumatología, relazione ispirazione-Scrittura-Tradizione-Magistero).
16. Come conciliare la pratica del dialogo interreligioso e l'affermazione dogmatica su Cristo, unico mediatore?
17. Come coltivare la conoscenza della Parola di Dio attraverso altri mezzi rispetto al testo biblico? (arte, poesia, Internet, etc.).
18. Qual è la formazione filosofica necessaria per comprendere meglio e interpretare la Parola di Dio e le Sacre Scritture?
19. Quali criteri interpretativi della Parola di Dio assicurano una autentica inculturazione del messaggio evangelico?
Una donna cinese chiede al Papa di aprire un blog
Agnes Lam, presidente dell'Associazione Biblica Cattolica di Hong Kong
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 15 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Una delle uditrici del Sinodo, proveniente dalla Cina, ha suggerito a Benedetto XVI di aprire un blog per spiegare la Parola di Dio in modo attraente.
La proposta è stata presentata questo martedì al Sinodo dei Vescovi dalla signora Agnes Lam, presidente dell'Associazione Biblica Cattolica di Hong Kong.
Tra i suggerimenti per promuovere la Parola di Dio per far sì che la gente conosca Cristo, la rappresentante cinese ha esposto la sua proposta, suscitando sorrisi tra i Vescovi.
L'uditrice ha invitato il Santo Padre “ad aprire un blog in varie lingue per evangelizzare il mondo di oggi”. Come contenuti per questa pagina, ha proposto “un versetto della Scrittura con una riflessione semplice e un breve testo con belle immagini”.
Agnes Lam ha anche proposto altri strumenti di incontro con la Parola. In particolare, il fatto di offrire un metodo semplice di meditazione sulla Bibbia in un mondo complesso. Come esempi, ha proposto di recitare a voce alta la Bibbia, come in Cina si fa con i classici, e la “lectio divina”.
“Leggere la Bibbia è come il cibo – ha detto –. Una buona zuppa preparata con amore e tempo è deliziosa, se si fa in fretta non ha sapore”.
La Santa Sede approva tre alternative all'“Andate in pace”
Rivelazioni del Cardinale Arinze
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 15 ottobre 2008 (ZENIT.org).- La Santa Sede ha approvato tre proposte alternative all'“Ite, missa est” (“Andate in pace”), il saluto finale della Messa.
I cambiamenti sono stati notificati ai partecipanti al Sinodo dei Vescovi dal Cardinale Francis Arinze, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.
Le alternative sono state approvate da Papa Benedetto XVI in risposta a una richiesta presentata dal Sinodo del 2005 sull'Eucaristia, in cui erano state chieste formule che esprimessero il carattere missionario che deve seguire alla celebrazione eucaristica.
Secondo quanto ha reso noto il Cardinale nigeriano, il Papa ha chiesto che gli venissero presentati dei suggerimenti. La Congregazione vaticana ne ha ricevuti 72, con i quali ne ha redatti nove. Il Pontefice ne ha scelti tre.
Le tre formule alternative compaiono nella terza edizione “typica” (di riferimento) emendata del Messale Romano stampata la settimana scorsa, ha spiegato il porporato.
Queste tre formule sono.
- "Ite ad Evangelium Domini nuntiandum" (“Andate ad annunciare il Vangelo del Signore).
- "Ite in pace, glorificando vita vestra Dominum" (“Andate in pace, glorificando con la vostra vita il Signore”).
- "Ite in pace" (“Andate in pace”). Nel tempo pasquale si aggiunge "alleluia, alleluia".
La formula latina "Ite missa est" non viene eliminata.
Lo stesso Cardinal Arinze ha spiegato che il Compendio Eucaristico, che era stato chiesto dal Sinodo sull'Eucaristia, è quasi terminato.
E' un libro che definisce la dottrina sull'Eucaristia, la benedizione, l'ora santa eucaristica, l'adorazione, le preghiere prima e dopo la Messa...
Il porporato ha detto che la Santa Sede, su indicazione del Papa e su richiesta del Sinodo precedente, sta anche studiando il momento più adeguato per collocare nella celebrazione eucaristica il gesto della pace.
Il Santo Padre ha detto che bisogna scegliere: o prima dell'“Agnus Dei” (“Agnello di Dio) o dopo la preghiera dei fedeli. Ogni Conferenza Episcopale deve rispondere prima della fine del mese di ottobre. La Congregazione concederà tre settimane a chi presenterà proposte in ritardo. Le proposte verranno poi esposte al Pontefice, che in seguito deciderà.
Il Cardinale ha concluso rivelando che la sua Congregazione sta preparando un volume con materiale per omelie tematiche per facilitare la predicazione dei sacerdoti nel mondo.
La Lectio Divina, un modo per conoscere il cuore di Dio
Presentata al Sinodo una forma di lettura orante della Parola applicata in Cile
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 15 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Il Sinodo dei Vescovi ha chiesto che si illustri davanti all'assemblea uno dei vari metodi applicati oggi con efficacia di Lectio Divina, la lettura orante della Sacra Scrittura.
In risposta, questo martedì, monsignor Santiago Jaime Silva Retamales, Vescovo ausiliare di Valparaíso (Cile), ha compiuto una presentazione molto concreta durata poco meno di venti minuti.
Il presule ha spiegato come nella sua Diocesi si siano creati da cinque anni dei gruppi di preghiera e meditazione della Sacra Scrittura, rinnovando in modo significativo la vita delle comunità cristiane, in particolare la loro comunione.
La promozione della Lectio Divina è la proposta concreta più ripetuta dai Padri sinodali e dagli uditori in questo Sinodo sulla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa.
Monsignor Silva, nominato da Benedetto XVI vicepresidente della Commissione per il messaggio che verrà diffuso dal Sinodo, ha affermato citando San Gregorio Magno che l'obiettivo di questa pratica è “conoscere il cuore di Dio attraverso le parole di Dio stesso”.
Il presule ha illustrato i passaggi che vengono seguiti a Valparaíso per realizzare la Lectio divina nelle comunità:
1.L'incontro inizia preparando l'ambiente in cui avrà luogo. In particolare, si colloca su un ambone una Bibbia aperta e si preparano anche i partecipanti, non solo a livello di atteggiamento, ma anche puntando a “un cuore pulito”. E' inoltre necessario che ognuno porti la sua Bibbia o il testo stampato.
2.Ha quindi luogo l'invocazione allo Spirito Santo perché, “come ha fatto sì che la Parola diventasse libro”, nell'esperienza della prima comunità cristiana, “il libro diventi Parola”.
3. Si cerca poi il brano biblico e si prepara con domande che partendo dalla vita quotidiana aiutino a comprendere il testo.
4. Il passo successivo è la lettura, o meglio la proclamazione, del testo biblico. E' molto importante che a questa segua un momento di silenzio perché ciascuno possa rileggere il brano personalmente.
Il passo successivo suggerisce ai partecipanti di segnare con un punto interrogativo i passaggi che non comprendono e di sottolineare la parte che considerano centrale.
Nel gruppo si scopre quindi questo passaggio fondamentale o si offrono, soprattutto da parte della guida, elementi per la comprensione del testo.
I partecipanti rileggono quindi il brano, e in questa occasione devono segnare con un punto esclamativo il passaggio o i passaggi che interpellano le loro intenzioni o azioni.
Con la matita segnano inoltre con un asterisco il passaggio o i passaggi che li aiutano a pregare.
5. Si passa quindi alla meditazione, seguendo il punto esclamativo. Come aiuto, si suggerisce di porre domande che interpellino la vita partendo dal brano in esame.
6. Ha quindi luogo la preghiera, seguendo gli asterischi, per pregare dalla e con la Parola di Dio e ciò che è stato vissuto nell'incontro con la Parola, cioè Cristo.
7. Si lascia infine spazio alla contemplazione, aiutandosi con il silenzio o con la musica. La cosa importante, ha affermato il Vescovo, è “che Gesù mi prenda, mi guardi e che io lo guardi, uno scambio di sguardi”.
Si passa quindi all'ultima fase, “l'agire”, scrivendo una parola (ad esempio, “dialogo” o “aiuto”) che indica al partecipante il cammino da fare e da condividere.
Queste pratiche in comunità costituiscono un piano di tre anni, ha affermato monsignor Silva. Non vogliono essere un corso di Bibbia, ha spiegato, ma un incontro con Gesù nella Sacra Scrittura.
A Valparaíso, ha osservato, la pratica sta producendo “momenti di grande comunione”.
Alla Lectio Divina ha dedicato questo mercoledì il suo intervento anche monsignor Joseph Rayappu, Vescovo di Mannar (Sri Lanka), per mostrare gli straordinari frutti che sta suscitando nel suo Paese questa pratica, introdotta con decisione dalla Conferenza Episcopale 14 anni fa.
Il Vescovo srilankese è giunto a questa conclusione: “La Chiesa nel mondo di oggi sta affrontando serie minacce da parte di vari 'ismi', e la Lectio Divina è un modo che si è rivelato efficace nell'affrontare questa sfida. Con le parole del nostro Santo Padre, 'la prassi della Lectio Divina, se efficacemente promossa, recherà alla Chiesa, ne sono convinto, una nuova primavera spirituale'”.
Ricardo Grzona, presidente della Fondazione Ramón Pané dell'Honduras, ha presentato per questo motivo al Sinodo la proposta di organizzare un Congresso Internazionale sulla Lectio Divina.
Grzona, uditore all'assemblea, ha lanciato il progetto “Leccionautas”, Lectio Divina su Internet, che conta già sulla partecipazione di più di 300.000 giovani.
I laici siano annunciatori della Parola di Dio
Chiede un Arcivescovo brasiliano
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 14 ottobre 2008 (ZENIT.org).- L'Arcivescovo di Belo Horizonte (Brasile) ha difeso davanti al Sinodo dei Vescovi la possibilità che la Santa Sede promuova la missione dei laici come annunciatori della Parola di Dio.
Di fronte a “tante persone che hanno fame e sete di Dio e della sua Parola, mancano apostoli della Buona Novella di Cristo che possano andare incontro alle loro necessità”, ha affermato monsignor Walmor Oliveira de Azevedo nel suo intervento di questo martedì.
In un commento successivo alla “Radio Vaticana”, l'Arcivescovo – che è il responsabile per la dottrina della fede della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB) – ha affermato che gli organi competenti della Santa Sede possono studiare il modo di dare ai laici questa nuova attribuzione.
Sarebbero “missioni, ministeri – come il Ministero della Parola, in funzione della catechesi, dei gruppi biblici e, soprattutto, della celebrazione della Parola – con una ufficialità, a livello normativo e rituale, così che possiamo coprire con una grande rete di ministri tutti gli spazi in cui si trovano le persone”, ha spiegato all'emittente pontificia.
Il presule ha affermato che questa è una possibilità da considerare specialmente nel contesto dell'avanzata delle sette in America Latina, fenomeno che rappresenta “un'enorme sfida”.
Nel suo intervento al Sinodo, ha citato il Documento di Aparecida (n. 225), in cui si osserva che molte persone abbandonano la Chiesa cattolica “non per ragioni dottrinali, ma di vita; non per motivi strettamente dogmatici, ma pastorali; non per problemi teologici, ma metodologici della nostra Chiesa”.
I contributi dell'assemblea del Sinodo devono sottolineare “la necessità di uno stretto legame tra il mistero celebrato e quello testimoniato, tra la Parola proclamata e ascoltata e la Parola ascoltata e fatta fruttificare”.
“Si noti che le persone che affollano le varie sette nei diversi contesti sono quasi sempre originarie del cattolicesimo”, ha esortato.
L'Arcivescovo ha notato che, passando alle sette, queste persone cambiano spesso il loro modo di comportarsi, assumendo “i degni comportamenti morali, abbandonando ciò che considerano indegno della loro nuova vita di credenti”.
“In questo modo, la Parola diventa performativa nella loro vita, alimenta la loro spiritualità e il loro ascolto per una testimonianza dei valori religiosi che ora interiorizzano”.
“Perché la performatività non li toccava quando erano cattolici?”, ha chiesto. “Cos'hanno scoperto in queste sette che non hanno trovato nella nostra comunità?”.
Ricordando che la Costituzione Dogmatica Dei Verbum (n. 22) afferma che i fedeli devono avere ampio accesso alla Sacra Scrittura, l'Arcivescovo ha auspicato che questo sia un obiettivo da raggiungere.
“I laici non devono essere semplicemente ricettori della Parola, ma suoi ascoltatori fedeli e anche preparati annunciatori”.
Con la lettura orante della Bibbia, ha aggiunto, “daremo una grande risposta missionaria nel nostro contesto e realizzeremo un cambiamento e una presenza significativa”.
Ciò, ha concluso, “non solo per affrontare o rispondere alle sfide di quanti lasciano la Chiesa, ma per dare una risposta al relativismo e ai problemi morali e, soprattutto, coscienza sociale e politica alla luce del Vangelo che troviamo nella Parola di Dio”.
Il Papa: la Chiesa non è una categoria sociologica
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SINODO SULLA PAROLA DI DIO
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Continuando il ciclo di catechesi dedicato alla figura dell'Apostolo delle Genti, il Papa ha spiegato all'inizio che il vocabolo greco ekklēsía fa la sua apparizione nella prima Lettera ai Tessalonicesi di Paolo, il primo scritto in assoluto di un cristiano, databile attorno al 50/51 (a circa 20 anni dalla morte di Cristo).
Benedetto XVI ha poi ricordato che la stessa etimologia del vocabolo implica l'idea di una chiamata e non di un semplice riunirsi insieme.
“I credenti - ha spiegato - sono chiamati da Dio, il quale li raccoglie in una comunità”
La Chiesa è “la nuova comunità di credenti in Cristo che si sentono assemblea di Dio”; un'unica Chiesa di Dio che "non è solo una somma di diverse Chiese locali".
“Non è una associazione umana, nata da idee o interessi comuni, ma da una convocazione di Dio – ha continuato –. Egli l’ha convocata e perciò è una in tutte le sue realizzazioni. L’unità di Dio crea l’unità della Chiesa in tutti i luoghi dove si trova”.
San Paolo, ha proseguito il Papa, dopo la conversione ebbe subito chiaro “il valore fondamentale e fondante di Cristo e della 'parola' che Lo annunciava”.
“Paolo sapeva che non solo non si diventa cristiani per coercizione, ma che nella configurazione interna della nuova comunità la componente istituzionale era inevitabilmente legata alla 'parola' viva, all'annuncio del Cristo vivo nel quale Dio si apre a tutti i popoli e li unisce in un unico Popolo di Dio".
“Un popolo – ha proseguito – è come un corpo con diverse membra, ognuna delle quali ha la sua funzione, ma tutte, anche le più piccole e apparentemente insignificanti, sono necessarie perché il corpo possa vivere e realizzare le proprie funzioni”.
“Opportunamente l'Apostolo osserva che nella Chiesa ci sono tante vocazioni: profeti, apostoli, maestri, persone semplici, tutti chiamati a vivere ogni giorno la carità, tutti necessari per costruire l’unità vivente di questo organismo spirituale”.
La Chiesa, ha quindi aggiunto il Papa, “non è solo un organismo, ma diventa realmente Corpo di Cristo nel sacramento dell'Eucaristia”.
“Così la realtà va molto oltre l’immagine sociologica, esprimendo la sua vera essenza profonda, cioè l'unità di tutti i battezzati in Cristo, considerati dall'Apostolo 'uno' in Cristo, conformati al sacramento del Corpo”.
In Paolo il concetto di Chiesa si carica di una dimensione nuova: “Se prima i templi erano considerati luoghi della presenza di Dio – ha infatti aggiunto il Pontefice – , adesso si sa e si vede che Dio non abita in edifici fatti di pietre, ma il luogo della presenza di Dio nel mondo è la comunità viva dei credenti”.
"Come famiglia e casa di Dio - ha detto il Papa - dobbiamo realizzare nel mondo la carità di Dio e così essere, con la forza che viene dalla fede, luogo e segno della sua presenza”.
“Preghiamo il Signore affinché ci conceda di essere sempre più la sua Chiesa, il suo Corpo, il luogo della presenza della sua carità in questo nostro mondo e nella nostra storia”, ha poi concluso.
Al termine della catechesi, il Papa ha quindi rivolto dei saluti ai diversi gruppi di pellegrini presenti esortandoli a dedicare il mese di ottobre alla preghiera del Rosario.
In particolare, rivolgendosi ai fedeli polacchi alla vigilia del 30° anniversario dell’elezione di Giovanni Paolo II, ha detto di essere unito a loro nella preghiera.
Un incoraggiamento “a proseguire nell'impegno di cristiana solidarietà verso il prossimo” è quindi andato alle infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana, che ricordano il primo centenario di fondazione della loro Associazione,
Infine, nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria di Santa Teresa d’Avila, il pensiero del Papa è andato ai giovani e ai malati e agli sposi novelli: “questa grande Santa – ha affermato – testimonia [...] che l’amore autentico non può essere scisso dalla verità; mostra [...] che la croce di Cristo è mistero di amore redentore [...] ed è modello di fedeltà a Dio”.
Presentato il film "Testimonianza" su Giovanni Paolo II
Giovedì pomeriggio sarà proiettato nell'Aula Paolo VI alla presenza di Benedetto XVI
ROMA, mercoledì, 15 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Questo mercoledì è stato presentato in Sala Stampa vaticana un film intitolato “Testimonianza”, tratto dal libro “Una vita con Karol” del Cardinale Stanislaw Dziwisz, Arcivescovo di Cracovia e per 36 anni al fianco del Papa polacco, e del giornalista Gian Franco Svidercoschi.
Presenti all'evento, per ricordare e celebrare il 30° anniversario dell'elezione al pontificato di Giovanni Paolo II, gli autori del volume - già tradotto in una quindicina di lingue - , l’attore-narratore del film Michael York, e il produttore Przemyslaw Hauser.
Domani pomeriggio Benedetto XVI assisterà alla proiezione del film nell’Aula Paolo VI.
Le riprese del film sono durate quasi un anno e sono state effettuate in Vaticano, a Cracovia e a Wadowice, la città natale di Karol Wojtyla.
I Incontro Continentale Latinoamericano di Pastorale della Strada
A Bogotà (Colombia) dal 19 al 24 ottobre2008
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 15 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Si svolgerà dal 19 al 24 ottobre 2008 nella sede della Conferenza Episcopale Colombiana a Bogotá il Primo Incontro Continentale Latinoamericano di Pastorale della Strada, promosso dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti in collaborazione con il Settore della Mobilità Umana del Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM).
All'incontro, sul tema “'Gesù in persona si accostò e camminava con loro' (Lc 24,15). Pastorale della Strada: un cammino insieme”, prenderanno parte circa cinquanta persone, provenienti da 13 Paesi.
L'evento, spiega un comunicato stampa del dicastero vaticano ricevuto da ZENIT, è il primo congresso continentale sul tema e comprende quattro distinte categorie di pastorale in ambiente stradale: “gli utenti della strada (automobilisti, camionisti, ecc.) e della ferrovia e chi lavora nei vari servizi collegati; le donne e i ragazzi di strada, e i senza fissa dimora”.
Circa la prima categoria, il dicastero spiega che “come conseguenza della trasgressione e della negligenza in disciplina stradale, ogni anno, sulle strade nel mondo, muoiono 1.200.000 persone, mentre i feriti sono 50 milioni. Si stima che nel Continente Latinoamericano le vittime siano 122.000 con circa 30-50 feriti gravi per ogni morte considerata”.
Le conseguenze a causa delle lesioni provocate dagli incidenti “aggravano la povertà di molte famiglie e influiscono negativamente sul futuro delle Nazioni”, soprattutto quando gli incidenti coinvolgono i giovani.
Riguardo alle donne di strada, il cui numero è “drammaticamente cresciuto nel mondo”, “è importante riconoscere che lo sfruttamento sessuale, la prostituzione e il traffico di esseri umani sono atti di violenza e, come tali, costituiscono un’offesa alla dignità femminile e una grave violazione di diritti umani fondamentali”.
Dal canto loro, i ragazzi di strada costituiscono “indubbiamente una delle sfide più impegnative e inquietanti del nostro tempo, anche per la Chiesa, oltre che per la società civile e politica”.
Secondo le stime di Amnesty International si tratta di 100 milioni di giovani, per l'Organizzazione Internazionale del Lavoro di 150. 50 milioni di loro “vivono o lavorano nelle strade del Continente Latinoamericano e dei Caraibi” e il fenomeno è “quasi ovunque in crescita”, rappresentando “una vera e propria emergenza sociale, oltre che pastorale”.
Quanto ai senza fissa dimora, costituiscono “una realtà complessa, non uniforme, composta da persone di età, itinerari e situazioni molto diversi”.
Si ritiene che siano più di un miliardo le persone senza tetto, compresi coloro che sono propriamente senza fissa dimora, e ogni giorno circa 50.000 persone, per la maggior parte donne e bambini, muoiono a causa della miseria del loro rifugio, per acqua inquinata e inadeguate condizioni sanitarie.
In America Latina e Caraibi le persone che non hanno casa o vivono nelle baraccopoli sono circa 127 milioni.
Di fronte a questo drammatico panorama, la Chiesa “non può non intervenire”, e infatti esistono già “molte specifiche iniziative ecclesiali e intese di collaborazione con organismi civili e statali in risposta alle differenti e mutevoli necessità delle persone senza fissa dimora, dei ragazzi e donne di strada, degli automobilisti e utenti della strada”.
In sintonia con gli “Orientamenti per la Pastorale della Strada”, pubblicati dal Pontificio Consiglio nel 2007, l'Incontro di Bogotà “mira non soltanto a studiare la risposta ecclesiale alle necessità primarie delle persone in questione, ma anche a individuare nuove strategie per la promozione della dignità e del valore di ogni persona, della loro evangelizzazione”.
L'evento ha quindi vari obiettivi: “offrire ai diversi operatori pastorali l’opportunità di condividere le loro esperienze, metodologie, successi e difficoltà”, “studiare le varie realtà globali e locali delle persone che vivono nella e della strada”, “individuare nuove vie per la promozione della dignità di ogni persona umana, anche di chi vive sulla strada”, “trovare nuove strategie di collaborazione con gli organismi statali e civili e del volontariato”.
Allo steso modo, punta a “consolidare la presa di coscienza ecclesiale circa la presenza in mezzo a noi di persone che vivono nella e della strada ed incoraggiare le comunità locali e parrocchiali ad essere accoglienti verso di loro” e a dilatare la prospettiva del Pontificio Consiglio “nella comprensione della pastorale della strada, per l’aiuto e l’incoraggiamento che si dovrà offrire a coloro che sono impegnati in questo apostolato, specialmente mediante l’opera delle Conferenze Episcopali e delle loro Commissioni Nazionali per la pastorale della mobilità umana”.
Il Papa nomina due nuovi Vescovi per il Vietnam
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 15 ottobre 2008 (ZENIT.org).- La Santa Sede ha reso pubblica questo mercoledì la nomina da parte del Papa di due nuovi Vescovi ausiliari per il Vietnam, uno per l'Arcidiocesi di Hanoi e l'altro per quella di Ho Chi Minh Ville.
Il nuovo Vescovo ausiliare di Hanoi è l'attuale rettore del seminario maggiore dell'Arcidiocesi, il sacerdote Laurent Chu Van Minh. Ha 65 anni ed è stato ordinato presbitero a 51 pur avendo compiuto gli studi di Teologia da giovane, visto che il Governo non autorizzava la sua ordinazione. Per molto tempo, in attesa dell'autorizzazione, ha lavorato come barbiere e catechista parrocchiale.
In seguito ha conseguito il dottorato in Teologia Dogmatica presso l'Università Urbaniana di Roma. E' professore nel seminario maggiore di Hanoi dal 2001 e rettore dal 2005.
Il nuovo Vescovo ausiliare di Ho Chi Minh Ville è il sacerdote Pierre Nguyen Van Kham, di 56 anni, attualmente segretario della Conferenza Episcopale del Vietnam. E' stato ordinato sacerdote nel 1980 e tra gli altri incarichi ha ricoperto quello di docente del Seminario Maggiore e vicario della Cattedrale di Ho Chi Minh Ville. Ha conseguito il dottorato in Teologia presso la Catholic University of America.
La Santa Sede ha reso pubblica anche la nomina del nuovo Vescovo di Bayonne, il sacerdote Marc Aillet, finora Vicario generale della Diocesi di Fréjus-Toulon. Aillet ha 51 anni ed è nato nell'attuale Benin. E' stato ordinato sacerdote nel 1982 nell'Arcidiocesi di Genova.
E' stato nominato anche il nuovo Vescovo coadiutore di Winona (Stati Uniti), l'attuale Vescovo ausiliare della Diocesi di Detroit. Si tratta di monsignor John M. Quinn, 63 anni, sacerdote dal 1972 e Vescovo dal 2003. Nella Conferenza Episcopale degli Stati Uniti è membro del Comitato per i cattolici afroamericani.
Sinodo sulla Parola di Dio
19 domande del Sinodo sulla Parola
Presentate dal Relatore generale, il Cardinale Marc Ouellet
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 15 ottobre 2008 (ZENIT.org).- In 19 domande, presentate nella serata di mercoledì, sono state riassunte le proposte emerse durante il Sinodo dei Vescovi del mondo sulla Parola di Dio.
I quesiti vanno dalle questioni fondamentali - “come far comprendere meglio ai nostri fedeli che la Parola Dio è Cristo?” -, a suggerimenti molto concreti: “Come formare nella 'Lectio Divina'?”.
Le domande, inoltre, ruotano attorno alle problematiche su come comprendere meglio l'unità tra Parola ed Eucaristia, cosa fare per diffondere in maniera più capillare la Bibbia, e come conciliare il dialogo interreligioso con l'affermazione di Cristo come unico mediatore.
Si tratta delle conclusioni della Relatio post disceptationem (relazione dopo il dibattito), redatte e lette in latino dal Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Arcivescovo di Québec e Relatore generale del Sinodo.
Dopo aver ascoltato tutti i circa 230 Padri sinodali che hanno chiesto la parola in occasione delle diverse Congregazioni generali, tenutesi tra il 6 e il 15 ottobre, questa Relazione aveva come fine quello di fare emergere le idee cardine al centro degli interventi, sintentizzandoli in maniera completa.
Il testo originale, di circa 20 pagine, è stato presentato dal porporato canadese a Benedetto XVI come base per la discussione nei Circoli minori che si riuniranno nei prossimi giorni. Esso offre i punti principali che necessitano di ulteriore approfondimento e sui quali dovrebbe far leva il lavoro dei Circoli.
I Circoli minori avranno il compito di preparare le "propositiones" che sintetizzano il pensiero dei Padri sinodali e che saranno consegnate al Papa come frutto del Sinodo. Successivamente serviranno al Santo Padre come base per la redazione della Esortazione apostolica post-sinodale.
Pubblichiamo di seguito le “Domande per i gruppi linguistici”. Il Cardinale Ouellet ha spiegato in una nota che “la lista non è esaustiva e lascia ogni libertà per l'esame di altre questioni”.
* * *
1. Come far comprendere meglio ai nostri fedeli che la Parola Dio è Cristo, Verbo di Dio incarnato? Come approfondire la dimensione dialogale della Rivelazione nella teologia e pratica della Chiesa?
2. Che implicazioni derivano dal fatto che la celebrazione liturgica è la fonte e il culmine della Parola di Dio?
3. Come educare a un ascolto vivo della Parola di Dio, nella Chiesa, per tutte le persone e per tutti i livelli culturali?
4. Come formare nella Lectio divina?
5. Occorre elaborare un Compendio per aiutare gli omileti a servire meglio la Parola di Dio? (L'arte di predicare, ars predicandi).
6. E' possibile rivedere il Lezionario e modificare la selezione delle letture dell'Antico e del Nuovo Testamento?
7. Che luogo ha e che importanza deve essere attribuito al carattere ministeriale della Parola di Dio?
8. Come far comprendere meglio il legame intrinseco tra la Parola e l'Eucaristia?
9. Che mezzi si devono adottare per tradurre e diffondere la Bibbia fra il maggior numero possibile di culture, in particolare tra i poveri?
10. Come risanare le relazioni e stimolare la collaborazione tra esegeti, teologi e pastori?
11. Come approfondire il senso della Scrittura e la sua interpretazione nel rispetto e nell'equilibrio tra la lettera, lo Spirito, la tradizione vivente e il magistero della Chiesa?
12. Cosa pensare dell'idea di un Congresso mondiale della Parola di Dio promosso dal magistero della Chiesa?
13. Come sviluppare maggiormente la ricerca dell'unità dei cristiani e il dialogo con gli ebrei attorno alla Parola di Dio?
14. Cosa si intende per animazione biblica di tutta la pastorale?
15. Quali questioni meriterebbero una trattazione più dettagliata da parte del magistero della Chiesa? (inerranza, pneumatología, relazione ispirazione-Scrittura-Tradizione-Magistero).
16. Come conciliare la pratica del dialogo interreligioso e l'affermazione dogmatica su Cristo, unico mediatore?
17. Come coltivare la conoscenza della Parola di Dio attraverso altri mezzi rispetto al testo biblico? (arte, poesia, Internet, etc.).
18. Qual è la formazione filosofica necessaria per comprendere meglio e interpretare la Parola di Dio e le Sacre Scritture?
19. Quali criteri interpretativi della Parola di Dio assicurano una autentica inculturazione del messaggio evangelico?
Una donna cinese chiede al Papa di aprire un blog
Agnes Lam, presidente dell'Associazione Biblica Cattolica di Hong Kong
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 15 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Una delle uditrici del Sinodo, proveniente dalla Cina, ha suggerito a Benedetto XVI di aprire un blog per spiegare la Parola di Dio in modo attraente.
La proposta è stata presentata questo martedì al Sinodo dei Vescovi dalla signora Agnes Lam, presidente dell'Associazione Biblica Cattolica di Hong Kong.
Tra i suggerimenti per promuovere la Parola di Dio per far sì che la gente conosca Cristo, la rappresentante cinese ha esposto la sua proposta, suscitando sorrisi tra i Vescovi.
L'uditrice ha invitato il Santo Padre “ad aprire un blog in varie lingue per evangelizzare il mondo di oggi”. Come contenuti per questa pagina, ha proposto “un versetto della Scrittura con una riflessione semplice e un breve testo con belle immagini”.
Agnes Lam ha anche proposto altri strumenti di incontro con la Parola. In particolare, il fatto di offrire un metodo semplice di meditazione sulla Bibbia in un mondo complesso. Come esempi, ha proposto di recitare a voce alta la Bibbia, come in Cina si fa con i classici, e la “lectio divina”.
“Leggere la Bibbia è come il cibo – ha detto –. Una buona zuppa preparata con amore e tempo è deliziosa, se si fa in fretta non ha sapore”.
La Santa Sede approva tre alternative all'“Andate in pace”
Rivelazioni del Cardinale Arinze
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 15 ottobre 2008 (ZENIT.org).- La Santa Sede ha approvato tre proposte alternative all'“Ite, missa est” (“Andate in pace”), il saluto finale della Messa.
I cambiamenti sono stati notificati ai partecipanti al Sinodo dei Vescovi dal Cardinale Francis Arinze, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.
Le alternative sono state approvate da Papa Benedetto XVI in risposta a una richiesta presentata dal Sinodo del 2005 sull'Eucaristia, in cui erano state chieste formule che esprimessero il carattere missionario che deve seguire alla celebrazione eucaristica.
Secondo quanto ha reso noto il Cardinale nigeriano, il Papa ha chiesto che gli venissero presentati dei suggerimenti. La Congregazione vaticana ne ha ricevuti 72, con i quali ne ha redatti nove. Il Pontefice ne ha scelti tre.
Le tre formule alternative compaiono nella terza edizione “typica” (di riferimento) emendata del Messale Romano stampata la settimana scorsa, ha spiegato il porporato.
Queste tre formule sono.
- "Ite ad Evangelium Domini nuntiandum" (“Andate ad annunciare il Vangelo del Signore).
- "Ite in pace, glorificando vita vestra Dominum" (“Andate in pace, glorificando con la vostra vita il Signore”).
- "Ite in pace" (“Andate in pace”). Nel tempo pasquale si aggiunge "alleluia, alleluia".
La formula latina "Ite missa est" non viene eliminata.
Lo stesso Cardinal Arinze ha spiegato che il Compendio Eucaristico, che era stato chiesto dal Sinodo sull'Eucaristia, è quasi terminato.
E' un libro che definisce la dottrina sull'Eucaristia, la benedizione, l'ora santa eucaristica, l'adorazione, le preghiere prima e dopo la Messa...
Il porporato ha detto che la Santa Sede, su indicazione del Papa e su richiesta del Sinodo precedente, sta anche studiando il momento più adeguato per collocare nella celebrazione eucaristica il gesto della pace.
Il Santo Padre ha detto che bisogna scegliere: o prima dell'“Agnus Dei” (“Agnello di Dio) o dopo la preghiera dei fedeli. Ogni Conferenza Episcopale deve rispondere prima della fine del mese di ottobre. La Congregazione concederà tre settimane a chi presenterà proposte in ritardo. Le proposte verranno poi esposte al Pontefice, che in seguito deciderà.
Il Cardinale ha concluso rivelando che la sua Congregazione sta preparando un volume con materiale per omelie tematiche per facilitare la predicazione dei sacerdoti nel mondo.
La Lectio Divina, un modo per conoscere il cuore di Dio
Presentata al Sinodo una forma di lettura orante della Parola applicata in Cile
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 15 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Il Sinodo dei Vescovi ha chiesto che si illustri davanti all'assemblea uno dei vari metodi applicati oggi con efficacia di Lectio Divina, la lettura orante della Sacra Scrittura.
In risposta, questo martedì, monsignor Santiago Jaime Silva Retamales, Vescovo ausiliare di Valparaíso (Cile), ha compiuto una presentazione molto concreta durata poco meno di venti minuti.
Il presule ha spiegato come nella sua Diocesi si siano creati da cinque anni dei gruppi di preghiera e meditazione della Sacra Scrittura, rinnovando in modo significativo la vita delle comunità cristiane, in particolare la loro comunione.
La promozione della Lectio Divina è la proposta concreta più ripetuta dai Padri sinodali e dagli uditori in questo Sinodo sulla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa.
Monsignor Silva, nominato da Benedetto XVI vicepresidente della Commissione per il messaggio che verrà diffuso dal Sinodo, ha affermato citando San Gregorio Magno che l'obiettivo di questa pratica è “conoscere il cuore di Dio attraverso le parole di Dio stesso”.
Il presule ha illustrato i passaggi che vengono seguiti a Valparaíso per realizzare la Lectio divina nelle comunità:
1.L'incontro inizia preparando l'ambiente in cui avrà luogo. In particolare, si colloca su un ambone una Bibbia aperta e si preparano anche i partecipanti, non solo a livello di atteggiamento, ma anche puntando a “un cuore pulito”. E' inoltre necessario che ognuno porti la sua Bibbia o il testo stampato.
2.Ha quindi luogo l'invocazione allo Spirito Santo perché, “come ha fatto sì che la Parola diventasse libro”, nell'esperienza della prima comunità cristiana, “il libro diventi Parola”.
3. Si cerca poi il brano biblico e si prepara con domande che partendo dalla vita quotidiana aiutino a comprendere il testo.
4. Il passo successivo è la lettura, o meglio la proclamazione, del testo biblico. E' molto importante che a questa segua un momento di silenzio perché ciascuno possa rileggere il brano personalmente.
Il passo successivo suggerisce ai partecipanti di segnare con un punto interrogativo i passaggi che non comprendono e di sottolineare la parte che considerano centrale.
Nel gruppo si scopre quindi questo passaggio fondamentale o si offrono, soprattutto da parte della guida, elementi per la comprensione del testo.
I partecipanti rileggono quindi il brano, e in questa occasione devono segnare con un punto esclamativo il passaggio o i passaggi che interpellano le loro intenzioni o azioni.
Con la matita segnano inoltre con un asterisco il passaggio o i passaggi che li aiutano a pregare.
5. Si passa quindi alla meditazione, seguendo il punto esclamativo. Come aiuto, si suggerisce di porre domande che interpellino la vita partendo dal brano in esame.
6. Ha quindi luogo la preghiera, seguendo gli asterischi, per pregare dalla e con la Parola di Dio e ciò che è stato vissuto nell'incontro con la Parola, cioè Cristo.
7. Si lascia infine spazio alla contemplazione, aiutandosi con il silenzio o con la musica. La cosa importante, ha affermato il Vescovo, è “che Gesù mi prenda, mi guardi e che io lo guardi, uno scambio di sguardi”.
Si passa quindi all'ultima fase, “l'agire”, scrivendo una parola (ad esempio, “dialogo” o “aiuto”) che indica al partecipante il cammino da fare e da condividere.
Queste pratiche in comunità costituiscono un piano di tre anni, ha affermato monsignor Silva. Non vogliono essere un corso di Bibbia, ha spiegato, ma un incontro con Gesù nella Sacra Scrittura.
A Valparaíso, ha osservato, la pratica sta producendo “momenti di grande comunione”.
Alla Lectio Divina ha dedicato questo mercoledì il suo intervento anche monsignor Joseph Rayappu, Vescovo di Mannar (Sri Lanka), per mostrare gli straordinari frutti che sta suscitando nel suo Paese questa pratica, introdotta con decisione dalla Conferenza Episcopale 14 anni fa.
Il Vescovo srilankese è giunto a questa conclusione: “La Chiesa nel mondo di oggi sta affrontando serie minacce da parte di vari 'ismi', e la Lectio Divina è un modo che si è rivelato efficace nell'affrontare questa sfida. Con le parole del nostro Santo Padre, 'la prassi della Lectio Divina, se efficacemente promossa, recherà alla Chiesa, ne sono convinto, una nuova primavera spirituale'”.
Ricardo Grzona, presidente della Fondazione Ramón Pané dell'Honduras, ha presentato per questo motivo al Sinodo la proposta di organizzare un Congresso Internazionale sulla Lectio Divina.
Grzona, uditore all'assemblea, ha lanciato il progetto “Leccionautas”, Lectio Divina su Internet, che conta già sulla partecipazione di più di 300.000 giovani.
I laici siano annunciatori della Parola di Dio
Chiede un Arcivescovo brasiliano
CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 14 ottobre 2008 (ZENIT.org).- L'Arcivescovo di Belo Horizonte (Brasile) ha difeso davanti al Sinodo dei Vescovi la possibilità che la Santa Sede promuova la missione dei laici come annunciatori della Parola di Dio.
Di fronte a “tante persone che hanno fame e sete di Dio e della sua Parola, mancano apostoli della Buona Novella di Cristo che possano andare incontro alle loro necessità”, ha affermato monsignor Walmor Oliveira de Azevedo nel suo intervento di questo martedì.
In un commento successivo alla “Radio Vaticana”, l'Arcivescovo – che è il responsabile per la dottrina della fede della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB) – ha affermato che gli organi competenti della Santa Sede possono studiare il modo di dare ai laici questa nuova attribuzione.
Sarebbero “missioni, ministeri – come il Ministero della Parola, in funzione della catechesi, dei gruppi biblici e, soprattutto, della celebrazione della Parola – con una ufficialità, a livello normativo e rituale, così che possiamo coprire con una grande rete di ministri tutti gli spazi in cui si trovano le persone”, ha spiegato all'emittente pontificia.
Il presule ha affermato che questa è una possibilità da considerare specialmente nel contesto dell'avanzata delle sette in America Latina, fenomeno che rappresenta “un'enorme sfida”.
Nel suo intervento al Sinodo, ha citato il Documento di Aparecida (n. 225), in cui si osserva che molte persone abbandonano la Chiesa cattolica “non per ragioni dottrinali, ma di vita; non per motivi strettamente dogmatici, ma pastorali; non per problemi teologici, ma metodologici della nostra Chiesa”.
I contributi dell'assemblea del Sinodo devono sottolineare “la necessità di uno stretto legame tra il mistero celebrato e quello testimoniato, tra la Parola proclamata e ascoltata e la Parola ascoltata e fatta fruttificare”.
“Si noti che le persone che affollano le varie sette nei diversi contesti sono quasi sempre originarie del cattolicesimo”, ha esortato.
L'Arcivescovo ha notato che, passando alle sette, queste persone cambiano spesso il loro modo di comportarsi, assumendo “i degni comportamenti morali, abbandonando ciò che considerano indegno della loro nuova vita di credenti”.
“In questo modo, la Parola diventa performativa nella loro vita, alimenta la loro spiritualità e il loro ascolto per una testimonianza dei valori religiosi che ora interiorizzano”.
“Perché la performatività non li toccava quando erano cattolici?”, ha chiesto. “Cos'hanno scoperto in queste sette che non hanno trovato nella nostra comunità?”.
Ricordando che la Costituzione Dogmatica Dei Verbum (n. 22) afferma che i fedeli devono avere ampio accesso alla Sacra Scrittura, l'Arcivescovo ha auspicato che questo sia un obiettivo da raggiungere.
“I laici non devono essere semplicemente ricettori della Parola, ma suoi ascoltatori fedeli e anche preparati annunciatori”.
Con la lettura orante della Bibbia, ha aggiunto, “daremo una grande risposta missionaria nel nostro contesto e realizzeremo un cambiamento e una presenza significativa”.
Ciò, ha concluso, “non solo per affrontare o rispondere alle sfide di quanti lasciano la Chiesa, ma per dare una risposta al relativismo e ai problemi morali e, soprattutto, coscienza sociale e politica alla luce del Vangelo che troviamo nella Parola di Dio”.
Ultima modifica di Redazione il 16 Ott 2008 00:12, modificato 2 volte in totale
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La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).


















