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Martedì, 28 Ottobre : 2008
Il panico dell'orfano
È in arrivo una perturbazione massiccia dall’Atlantico, avvertono i meteorologi e gli economisti in coro. Per una volta non si sbagliano, almeno i secondi. In queste ore l’onda sollevata dal terremoto finanziario sta infrangendosi sulle nostre vite. Da fiction ansiogena, la crisi diventa materia viva. La puoi palpare al supermercato, per la strada, negli sguardi obliqui delle persone. La sensazione più diffusa è il panico dell’orfano. Chi ha perso un genitore in età acerba lo conosce bene: è la sensazione di quando ti sparisce all’improvviso una ringhiera a cui appoggiarti. Lo Stato fa quel che può, fin dove i suoi conti dissestati lo permettono. E la classe dirigente, quando non è colpevole dello scempio, si rivela inadeguata ad affrontarlo: non riesce neppure a dare l’esempio con un comportamento dignitoso, limitandosi a spandere dell’ottimismo di pasta frolla.
Senza ringhiera, l’orfano si scopre solo. Un fuscello nella tempesta. Può farsi prendere dal panico, ubriacarsi, impazzire. Oppure può prendersi la responsabilità della propria vita, non delegandola più agli altri. Allora ricorderà che la parola crisi ha assunto un significato terribile soltanto nei tempi moderni, perché in quelli antichi si traduceva con «opportunità». E ricorderà anche che nel linguaggio delle sceneggiature la crisi è il momento della storia in cui il protagonista prende la decisione culminante, quella da cui emergerà la sua vera indole. Insomma, la crisi può essere un castigo o un’occasione. Dipende solo da noi, gli orfani, se alla fine riusciremo a ritrovarci persino migliori.
Senza ringhiera, l’orfano si scopre solo. Un fuscello nella tempesta. Può farsi prendere dal panico, ubriacarsi, impazzire. Oppure può prendersi la responsabilità della propria vita, non delegandola più agli altri. Allora ricorderà che la parola crisi ha assunto un significato terribile soltanto nei tempi moderni, perché in quelli antichi si traduceva con «opportunità». E ricorderà anche che nel linguaggio delle sceneggiature la crisi è il momento della storia in cui il protagonista prende la decisione culminante, quella da cui emergerà la sua vera indole. Insomma, la crisi può essere un castigo o un’occasione. Dipende solo da noi, gli orfani, se alla fine riusciremo a ritrovarci persino migliori.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















