» Alla famiglia di Giovanna Reggiani »
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ROMA - Sono cominciati a Roma alle 11 i funerali di Giovanna Reggiani, la donna seviziata e uccisa martedì scorso mentre rientrava a casa, delitto del quale è accusato un romeno. I funerali si svolgono nella basilica del Cristo Re a viale Mazzini, nel quartiere Prati, con rito valdese a partecipazione ecumenica, come chiesto dalla famiglia per rispettare il culto valdese della donna e quello cattolico del marito, Giovanni Gumiero, capitano di vascello della Marina, entrato nella chiesa con una rosa rossa in mano. L'uomo era circondato da esponenti della Marina Militare, che hanno anche accompagnato in chiesa parenti della vittima. La bara, di legno chiaro lucido, è stata portata nella chiesa nel silenzio dei presenti. Assistono alla cerimonia anche decine di curiosi e abitanti della zona, con i volti attoniti. Il traffico intorno alla chiesa è stato bloccato. La chiesa è gremita e tra i rappresentanti delle istituzioni c'é anche il ministro dell'Interno Giuliano Amato.
AL VIA LA DEMOLIZIONE DELLE BARACCHE DI TOR DI QUINTO
E' cominciata la demolizione delle baracche del campo rom abusivo nei pressi della stazione di Tor di Quinto. Nel campo abitava il romeno arrestato per aver seviziato e ucciso Giovanna Reggiani. L'aggressione è avvenuta poco lontano dalla stazione. Nella baraccopoli abusiva vivevano da cinque anni circa 60 rom e due giorni fa avevano ricevuto l'ultimatum dalla polizia ad abbandonare il campo. Molti di loro lo hanno fatto.
RAID PUNITIVO A ROMA, TRE ROMENI FERITI DA ITALIANI
Italiani armati di bastoni, spranghe e coltelli hanno aggredito ieri sera tre romeni a Torre Angela, alla periferia a sud-est di Roma. Il raid e' scattato alle 20.30, tra via Casilina e via di Torraccio di Torrenova, in un parcheggio di un supermercato, dove bivaccano solitamente parecchi cittadini stranieri. Secondo le testimonianze raccolte dai carabinieri, che si occupano delle indagini, il raid e' stato compiuto da otto-dieci italiani, tutti con i volti coperti da caschi e passamontagna.
Dei tre cittadini romeni, uno, Emil Marcu, di 47 anni, e' ricoverato in prognosi riservata, ma non corre pericolo di vita, al Policlinico di Tor Vergata. I medici gli hanno riscontrato una profonda ferita alla schiena provocata da una coltellata e un trauma contusivo alla testa molto forte. Gli altri due feriti sono stati invece ricoverati nell'ospedale di Frascati per contusioni ed escoriazioni su tutto il corpo. Nel parcheggio, tra una quindicina di auto in sosta, sono rimasti vetri rotti e bottiglie spaccate ed in un lato, in terra, bottiglie di vetro, lattine e cartaccia, un secchio della spazzatura, un maglione e fogli di giornali che testimoniano come quell'area fosse un luogo di ritrovo degli immigrati. E lo testimoniano anche gli abitanti del quartiere. ''Dalla mattina alla sera stanno seduti a bere o a mangiare, ma anche in attesa di qualche lavoretto. Stanno buttati da una parte - racconta un uomo - e spesso litigano anche tra di loro''. ''La sera a volte si ha veramente paura a prendere il trenino'' aggiunge una ragazza riferendosi alla linea regionale Roma-Pantano, che dalla periferia sud della capitale porta fino alla stazione Termini, percorrendo tutta la via Casilina. ''C'e' bisogno di controlli - ribatte un altro abitante - perche' la gente qui ha bisogno di sicurezza''. A molti in citta' e' venuto il sospetto che il raid possa essere la ''risposta'' all'aggressione mortale di Giovanna Reggiani, di cui e' accusato proprio un romeno. Gli investigatori non confermano nell'immediatezza del fatto, soprattutto perche' Torre Angela e' a sud-est della citta' e Tor di Quinto, dove e' stata uccisa la Reggiani, a nord. Tra le due zone ci sono oltre 20 chilometri di distanza e in comune, anche urbanisticamente, non hanno nulla se non le prime tre lettere dei loro nomi.
Immediata la condanna del sindaco della capitale, Walter Veltroni, che ha usato la parola ''vendetta'. ''In un momento come questo occorre la piu' grande responsabilita' da parte di tutti'' ha sostenuto Veltroni, che ha lanciato un appello perche' ''i toni e i comportamenti siano ispirati ai valori della convivenza civile e non della vendetta''. Per il ministro della solidarieta' Paolo Ferrero ''la responsabilita' di atti del genere va imputata a chi soffia, in questo momento cosi' delicato dopo la tragedia di Roma, sull'intolleranza e sul razzismo'''.''La vendetta e l'odio - ha sostenuto anche il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo - non sono mai la risposta''. Diversa l'interpretazione del portavoce romano de ''La Destra'', Fabio Sabbatani Schiuma: ''l'aggressione di Tor bella Monaca e' un gesto da condannare ma e' il frutto del clima di esasperazione''.
SEVIZIATA A ROMA: MAILAT RIPETE, NON L'HO AMMAZZATA
di Francesco Tamburro
Ammette l'aggressione per la rapina della borsa, ma nega di aver ucciso Giovanna Reggiani. Il romeno Nicolae Romulus Mailat, 24 anni, due matrimoni alle spalle ed altrettanti figli in patria, si è difeso così, ma la sua versione non ha convinto il gip Claudio Mattioli. Troppo forti gli indizi a carico dell'indagato. Inevitabile la convalida del fermo e l'emissione dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere per omicidio volontario, violenza sessuale e rapina. Il gip, in particolare, ha sottolineato nel provvedimento di tre pagine che ha emesso la "pericolosità sociale" dell'indagato.
"Non l'ho uccisa - ha detto l'indagato tramite un interprete - l'ho aggredita per rapinarle la borsa, poi sono tornato indietro, ma il corpo non c'era più". Sui particolari dell'interrogatorio, durato tre ore nel carcere di Regina Coeli, sia gli inquirenti sia il difensore del romeno si sono trincerati dietro il riserbo. Un atteggiamento che nel pomeriggio ha alimentato le più svariate ipotesi, compresa quella che Mailat possa aver anche fatto riferimento al coinvolgimento di altre persone nella vicenda. Ma nessuna conferma è arrivata al riguardo.
"Il mio assistito - ha detto l'avvocato Piero Piccinini, difensore del romeno - ha fatto delle parziali ammissioni e dato una versione diversa da quella che si è letta sui giornali. Ma questa non è stata ritenuta credibile dal Gip. La sua versione dei fatti dovrà ora essere accertata". Il penalista ha detto che Mailat è apparso "attonito" e che ha avuto un atteggiamento "assolutamente composto".
Davanti all'ingresso di Regina Coeli si sono fermate numerose persone per chiedere informazioni sull'andamento dell'interrogatorio. Un militante del movimento "La Destra" ha appeso per pochi attimi uno striscione sul muro di fronte al carcere di via della Lungara recante la scritta "Pena di Morte per questo infame". Accanto allo striscione una bandiera della formazione politica. L'attività degli inquirenti proseguirà ora sulla strada del rafforzamento del quadro indiziario alla luce della testimonianza della rom il cui racconto ha permesso alla polizia di risalire a Mailat. Sul tavolo del gip Mattioli arriverà la richiesta di incidente probatorio per l'interrogatorio della testimone. Atto, quest'ultimo, che dovrebbe tenersi la prossima settimana.
La notifica della richiesta è stata fatta anche a Giovanni Gumiero, marito della vittima, che nel pomeriggio si è recato nell'ufficio del pm Barborini. Apparso visibilmente turbato per la morte della moglie, il capitano di vascello ha espresso agli inquirenti gratitudine per il lavoro svolto e la sua fiducia sull'operato della magistratura. Altri riscontri sono attesi dall'autorità giudiziaria, oltre che dall'autopsia, anche sugli esami tossicologici e biologici disposti sulla donna uccisa a Tor di Quinto. Al vaglio degli esperti finiranno anche alcuni oggetti trovati nella baracca di Mailat e l'ombrello di Giovanna Reggiani per verificare se possano fornire spunti utili al prosieguo delle indagini.
AL VIA LA DEMOLIZIONE DELLE BARACCHE DI TOR DI QUINTO
E' cominciata la demolizione delle baracche del campo rom abusivo nei pressi della stazione di Tor di Quinto. Nel campo abitava il romeno arrestato per aver seviziato e ucciso Giovanna Reggiani. L'aggressione è avvenuta poco lontano dalla stazione. Nella baraccopoli abusiva vivevano da cinque anni circa 60 rom e due giorni fa avevano ricevuto l'ultimatum dalla polizia ad abbandonare il campo. Molti di loro lo hanno fatto.
RAID PUNITIVO A ROMA, TRE ROMENI FERITI DA ITALIANI
Italiani armati di bastoni, spranghe e coltelli hanno aggredito ieri sera tre romeni a Torre Angela, alla periferia a sud-est di Roma. Il raid e' scattato alle 20.30, tra via Casilina e via di Torraccio di Torrenova, in un parcheggio di un supermercato, dove bivaccano solitamente parecchi cittadini stranieri. Secondo le testimonianze raccolte dai carabinieri, che si occupano delle indagini, il raid e' stato compiuto da otto-dieci italiani, tutti con i volti coperti da caschi e passamontagna.
Dei tre cittadini romeni, uno, Emil Marcu, di 47 anni, e' ricoverato in prognosi riservata, ma non corre pericolo di vita, al Policlinico di Tor Vergata. I medici gli hanno riscontrato una profonda ferita alla schiena provocata da una coltellata e un trauma contusivo alla testa molto forte. Gli altri due feriti sono stati invece ricoverati nell'ospedale di Frascati per contusioni ed escoriazioni su tutto il corpo. Nel parcheggio, tra una quindicina di auto in sosta, sono rimasti vetri rotti e bottiglie spaccate ed in un lato, in terra, bottiglie di vetro, lattine e cartaccia, un secchio della spazzatura, un maglione e fogli di giornali che testimoniano come quell'area fosse un luogo di ritrovo degli immigrati. E lo testimoniano anche gli abitanti del quartiere. ''Dalla mattina alla sera stanno seduti a bere o a mangiare, ma anche in attesa di qualche lavoretto. Stanno buttati da una parte - racconta un uomo - e spesso litigano anche tra di loro''. ''La sera a volte si ha veramente paura a prendere il trenino'' aggiunge una ragazza riferendosi alla linea regionale Roma-Pantano, che dalla periferia sud della capitale porta fino alla stazione Termini, percorrendo tutta la via Casilina. ''C'e' bisogno di controlli - ribatte un altro abitante - perche' la gente qui ha bisogno di sicurezza''. A molti in citta' e' venuto il sospetto che il raid possa essere la ''risposta'' all'aggressione mortale di Giovanna Reggiani, di cui e' accusato proprio un romeno. Gli investigatori non confermano nell'immediatezza del fatto, soprattutto perche' Torre Angela e' a sud-est della citta' e Tor di Quinto, dove e' stata uccisa la Reggiani, a nord. Tra le due zone ci sono oltre 20 chilometri di distanza e in comune, anche urbanisticamente, non hanno nulla se non le prime tre lettere dei loro nomi.
Immediata la condanna del sindaco della capitale, Walter Veltroni, che ha usato la parola ''vendetta'. ''In un momento come questo occorre la piu' grande responsabilita' da parte di tutti'' ha sostenuto Veltroni, che ha lanciato un appello perche' ''i toni e i comportamenti siano ispirati ai valori della convivenza civile e non della vendetta''. Per il ministro della solidarieta' Paolo Ferrero ''la responsabilita' di atti del genere va imputata a chi soffia, in questo momento cosi' delicato dopo la tragedia di Roma, sull'intolleranza e sul razzismo'''.''La vendetta e l'odio - ha sostenuto anche il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo - non sono mai la risposta''. Diversa l'interpretazione del portavoce romano de ''La Destra'', Fabio Sabbatani Schiuma: ''l'aggressione di Tor bella Monaca e' un gesto da condannare ma e' il frutto del clima di esasperazione''.
SEVIZIATA A ROMA: MAILAT RIPETE, NON L'HO AMMAZZATA
di Francesco Tamburro
Ammette l'aggressione per la rapina della borsa, ma nega di aver ucciso Giovanna Reggiani. Il romeno Nicolae Romulus Mailat, 24 anni, due matrimoni alle spalle ed altrettanti figli in patria, si è difeso così, ma la sua versione non ha convinto il gip Claudio Mattioli. Troppo forti gli indizi a carico dell'indagato. Inevitabile la convalida del fermo e l'emissione dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere per omicidio volontario, violenza sessuale e rapina. Il gip, in particolare, ha sottolineato nel provvedimento di tre pagine che ha emesso la "pericolosità sociale" dell'indagato.
"Non l'ho uccisa - ha detto l'indagato tramite un interprete - l'ho aggredita per rapinarle la borsa, poi sono tornato indietro, ma il corpo non c'era più". Sui particolari dell'interrogatorio, durato tre ore nel carcere di Regina Coeli, sia gli inquirenti sia il difensore del romeno si sono trincerati dietro il riserbo. Un atteggiamento che nel pomeriggio ha alimentato le più svariate ipotesi, compresa quella che Mailat possa aver anche fatto riferimento al coinvolgimento di altre persone nella vicenda. Ma nessuna conferma è arrivata al riguardo.
"Il mio assistito - ha detto l'avvocato Piero Piccinini, difensore del romeno - ha fatto delle parziali ammissioni e dato una versione diversa da quella che si è letta sui giornali. Ma questa non è stata ritenuta credibile dal Gip. La sua versione dei fatti dovrà ora essere accertata". Il penalista ha detto che Mailat è apparso "attonito" e che ha avuto un atteggiamento "assolutamente composto".
Davanti all'ingresso di Regina Coeli si sono fermate numerose persone per chiedere informazioni sull'andamento dell'interrogatorio. Un militante del movimento "La Destra" ha appeso per pochi attimi uno striscione sul muro di fronte al carcere di via della Lungara recante la scritta "Pena di Morte per questo infame". Accanto allo striscione una bandiera della formazione politica. L'attività degli inquirenti proseguirà ora sulla strada del rafforzamento del quadro indiziario alla luce della testimonianza della rom il cui racconto ha permesso alla polizia di risalire a Mailat. Sul tavolo del gip Mattioli arriverà la richiesta di incidente probatorio per l'interrogatorio della testimone. Atto, quest'ultimo, che dovrebbe tenersi la prossima settimana.
La notifica della richiesta è stata fatta anche a Giovanni Gumiero, marito della vittima, che nel pomeriggio si è recato nell'ufficio del pm Barborini. Apparso visibilmente turbato per la morte della moglie, il capitano di vascello ha espresso agli inquirenti gratitudine per il lavoro svolto e la sua fiducia sull'operato della magistratura. Altri riscontri sono attesi dall'autorità giudiziaria, oltre che dall'autopsia, anche sugli esami tossicologici e biologici disposti sulla donna uccisa a Tor di Quinto. Al vaglio degli esperti finiranno anche alcuni oggetti trovati nella baracca di Mailat e l'ombrello di Giovanna Reggiani per verificare se possano fornire spunti utili al prosieguo delle indagini.
Ultima modifica di Redazione il 29 Set 2008 16:24, modificato 3 volte in totale
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La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).





















