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Mercoledì, 29 Ottobre : 2008
LA GIORNATA POLITICA
ROMA - La battaglia sulla scuola non si è conclusa con l'approvazione del decreto Gelmini: per domani infatti è previsto lo sciopero generale indetto dai sindacati e l'opposizione sembra decisa a utilizzarlo per tenere sotto pressione il governo. Walter Veltroni sarà in piazza per gettare una sorta di ponte politico con la manifestazione del Circo Massimo, dopo l'annuncio del Pd di voler promuovere un referendum abrogativo della nuova legge. Può essere che si tratti di un'iniziativa solo simbolica e anche un tantino velleitaria, come lascia intendere Pier Ferdinando Casini quando osserva che l'eventuale consultazione non potrebbe tenersi prima del 2010, ma segna comunque per i democratici una direzione di marcia ben precisa dopo il ritorno in piazza di sabato scorso. Naturalmente la strategia del Partito democratico presenta anche qualche rischio perché la scuola è terreno magmatico per definizione e, a quanto sembra, segnato in questo momento da grande trasversalità: ma difficilmente il centrodestra potrà non tenerne conto. Il ministro Raffale Fitto, per esempio, preannuncia l'apertura di una "fase 2" sulla quale il Pdl avvierà il confronto con l'opposizione.
Gli scontri tra studenti in piazza Navona, del resto, sono la dimostrazione di un pericolo di degenerazione della protesta: il centrosinistra parla di aggressioni politiche neofasciste e l' Italia dei Valori avanza addirittura il sospetto che il governo abbia interesse ad alimentare una "pericolosa strategia della tensione"; l'Udc invece prende le distanze e domani non sarà in piazza, ma avverte che gli studenti dovrebbero guardarsi da possibili agenti provocatori. Una moltitudine di linguaggi e di analisi che tentano di tradurre il disagio sociale profondo di una vasta parte del mondo scolastico, a volte riconducibile anche all'elettorato di centrodestra.
Silvio Berlusconi finora è apparso deciso a non cedere alle pressioni dell'opposizione: si dice dispiaciuto per i ragazzi strumentalizzati, a suo avviso, dalla sinistra, è convinto di essere stato di "manica larga" con i manifestanti; le critiche ed eventuali cali di consenso non lo preoccupano. Eppure dalle sue parole si intuisce la volontà di lasciare uno spiraglio: quando garantisce di essere aperto alle "suggestioni" della sinistra sulle misure economiche a condizione di non essere insultato, e quando garantisce che senza ampio accordo resterà l'attuale legge elettorale europea, il Cavaliere lancia alcuni segnali che attendono una risposta. La prima giunge da Casini il quale manifesta apprezzamento per l'improvvisa frenata sulla riforma elettorale; ma la più importante sarà quella del Pd. In fondo le misure proposte dai democratici per fronteggiare la crisi economica mondiale (come la detassazione delle tredicesime o gli aiuti alle piccole e medie imprese) sono parallele alle idee della maggioranza. Il problema, come ha fatto sapere il premier, è che i fondi a disposizione sono scarsi e qualche scelta andrà compiuta: Veltroni replica che se si sono trovati i fondi per tagliare l'Ici, lo si dovrebbe poter fare a maggior ragione per sostenere i consumi delle famiglie, ma il fatto è che lo scenario è precipitato nell'ultimo mese mentre alcune misure erano state concepite in primavera quando certi colpi catastrofici non erano immaginabili. Berlusconi invita a mantenere i nervi saldi e dispensa ottimismo a piene mani, confermando l'obiettivo di ridurre il debito pubblico sotto il 100% e assicurando interventi mirati per le banche che chiederanno l'intervento statale.
Resta tuttavia l'impressione che la crisi non abbia ancora toccato il fondo (negli Stati Uniti si parla di una durata di almeno due anni) e dunque c'é la necessità di trovare intese bipartisan, impossibili in un clima di scontro permanente. Tanto più che la Lega preme per avviare subito la discussione della riforma federale e trovare punti di convergenza con l'opposizione.
Gli scontri tra studenti in piazza Navona, del resto, sono la dimostrazione di un pericolo di degenerazione della protesta: il centrosinistra parla di aggressioni politiche neofasciste e l' Italia dei Valori avanza addirittura il sospetto che il governo abbia interesse ad alimentare una "pericolosa strategia della tensione"; l'Udc invece prende le distanze e domani non sarà in piazza, ma avverte che gli studenti dovrebbero guardarsi da possibili agenti provocatori. Una moltitudine di linguaggi e di analisi che tentano di tradurre il disagio sociale profondo di una vasta parte del mondo scolastico, a volte riconducibile anche all'elettorato di centrodestra.
Silvio Berlusconi finora è apparso deciso a non cedere alle pressioni dell'opposizione: si dice dispiaciuto per i ragazzi strumentalizzati, a suo avviso, dalla sinistra, è convinto di essere stato di "manica larga" con i manifestanti; le critiche ed eventuali cali di consenso non lo preoccupano. Eppure dalle sue parole si intuisce la volontà di lasciare uno spiraglio: quando garantisce di essere aperto alle "suggestioni" della sinistra sulle misure economiche a condizione di non essere insultato, e quando garantisce che senza ampio accordo resterà l'attuale legge elettorale europea, il Cavaliere lancia alcuni segnali che attendono una risposta. La prima giunge da Casini il quale manifesta apprezzamento per l'improvvisa frenata sulla riforma elettorale; ma la più importante sarà quella del Pd. In fondo le misure proposte dai democratici per fronteggiare la crisi economica mondiale (come la detassazione delle tredicesime o gli aiuti alle piccole e medie imprese) sono parallele alle idee della maggioranza. Il problema, come ha fatto sapere il premier, è che i fondi a disposizione sono scarsi e qualche scelta andrà compiuta: Veltroni replica che se si sono trovati i fondi per tagliare l'Ici, lo si dovrebbe poter fare a maggior ragione per sostenere i consumi delle famiglie, ma il fatto è che lo scenario è precipitato nell'ultimo mese mentre alcune misure erano state concepite in primavera quando certi colpi catastrofici non erano immaginabili. Berlusconi invita a mantenere i nervi saldi e dispensa ottimismo a piene mani, confermando l'obiettivo di ridurre il debito pubblico sotto il 100% e assicurando interventi mirati per le banche che chiederanno l'intervento statale.
Resta tuttavia l'impressione che la crisi non abbia ancora toccato il fondo (negli Stati Uniti si parla di una durata di almeno due anni) e dunque c'é la necessità di trovare intese bipartisan, impossibili in un clima di scontro permanente. Tanto più che la Lega preme per avviare subito la discussione della riforma federale e trovare punti di convergenza con l'opposizione.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















