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Caso MEREDITH (Perugia): Agg.to continuo
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Messaggio MEREDITH: PAROLA ALLA DIFESA SOLLECITO, PORTEREMO FATTI 
 
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Venerdì, 24 Ottobre : 2008

MEREDITH: PAROLA ALLA DIFESA SOLLECITO,
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PORTEREMO FATTI


>  Ascolta la telefonata di Sollecito ai carabinieri  Image
>  AMANDA: "La mia bellezza mi perseguita"

PERUGIA - Sarà un'arringa "basata su elementi concreti" quella che i difensori di Raffaele Sollecito terranno stamani davanti al gup di Perugia. Lo ha detto l'avvocato Giulia Bongiorno arrivando all'aula di udienza. "Non ci saranno parole ma fatti", ha sottolineato il legale. Un altro dei difensori di Sollecito, l'avvocato Luca Maori, ha annunciato che sarà chiesto il proscioglimento del giovane pugliese che è "estraneo all'omicidio di Meredith Kercher".

L'avvocato Bongiorno ha spiegato che nella sua requisitoria il pubblico ministero ha fatto riferimento a una serie di dati. "Noi vogliamo fare la nostra arringa - ha aggiunto - non basandola su parole e presunzioni ma in base a documenti, orari e dati scientifici. Insomma, elementi concreti". L'avvocato Maori si è invece detto convinto che oggi sarà dimostrata l'estraneità di Sollecito alle accuse ipotizzate dal pm, che ha chiesto per lui il rinvio a giudizio come uno dei responsabili del delitto. "Nella nostra arringa - ha sostenuto il legale - non ci sarà nulla di nuovo. Tutto ciò che è nel fascicolo dell'accusa sarà rivisto e revisionato per dimostrare l'innocenza di Raffaele. Una critica che riguarderà anche il lavoro svolto dalla Polizia Scientifica".

IN AULA ANCHE MANICHINO PER DIFESA SOLLECITO - Anche un manichino e un video stamani nell'aula del gup di Perugia per l'arringa dei difensori di Raffaele Sollecito. I legali intendono, tra l'altro, dimostrare come sia possibile che il reggiseno indossato da Meredith Kercher al momento dell'omicidio sia stato contaminato dal Dna di Raffaele. Su un frammento la polizia scientifica ha infatti trovato tracce del codice genetico del giovane. Per questo i suoi legali hanno portato in aula anche un manichino con indosso un reggiseno per provare la possibile contaminazione.

  





ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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Messaggio MEZ: DIFESA SOLLECITO, FU FURTO FINITO MALE 
 
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Venerdì, 24 Ottobre : 2008

MEZ: DIFESA SOLLECITO,
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FU FURTO FINITO MALE

La Vittima: Meredith (per non dimenticare)
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PERUGIA - Una sentenza di non luogo a procedere nei confronti di Raffaele Sollecito e' stata chiesta dai suoi difensori al termine dell'arringa davanti al gup di Perugia. Secondo i legali il giovane e' infatti estraneo ad ogni addebito. L'udienza proseguira' domani con l'arringa dei difensori di Rudy Guede.

Secondo la ricostruzione dei legali di Sollecito - gli avvocati Giulia Bongiorno e Luca Mauri - Meredith Kercher venne uccisa nel corso di un ''furto finito male'' nella sua abitazione di Perugia.

Secondo i legali la notte tra il primo e il due novembre scorso un ladro sfondo con una pietra il vetro della camera di una delle coinquiline di Mez. Entro' in casa da li e rovistando quindi nei vari locali. In questa circostanza - secondo i difensori di Sollecito - arrivo' la Kercher e venne uccisa con una coltellata alla gola.

Secondo i legali l'autore dell'omicidio prima di fuggire lascio' l'impronta di una scarpa con sulla suola un frammento di vetro rimasto li al momento di passare dalla finestra. Traccia attribuita nel corso delle indagini a Rudy Guede, anche lui arrestato per il delitto ma che ha sempre negato di aver ucciso la giovane inglese.

La difesa ha anche utilizzato il busto di un manichino femminile per dimostrare la loro ipotesi che i gancetti del reggiseno indossato da Meredith Kercher possano essere stati contaminati dal Dna di Raffaele Sollecito.

Uno degli assistenti dei legali ha piu' volte compiuto l'operazione di togliere l'indumento al busto. Cercando di fare emergere cosi' che e' praticamente impossibile togliere il reggiseno toccando unicamente i gancetti e non la stoffa. I difensori di Sollecito - gli avvocati Giulia Bongiorno, Luca Mauri e Marco Brusco - hanno inoltre proposto diverse diapositive della scena del delitto e dei reperti sequestrati nel corso dell'inchiesta.

  





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Messaggio Re: Caso MEREDITH (Perugia): Agg.to continuo 
 
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Sabato, 25 Ottobre : 2008

DELITTO DI PERUGIA

Guede, il giorno della difesa:
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«Non è stato lui a uccidere Meredith»


I legali: «Accusato perché era il più facile da aggredire. I probabili assassini sono Sollecito e Amanda»

La Vittima: Meredith (per non dimenticare)
ImagePERUGIA - Al processo per l’omicidio di Meredith Kercher, uccisa nella notte tra il 1 e il 2 novembre 2007, è arrivato il turno degli avvocati difensori di Rudy Guede, imputato con Amanda Knox e Raffaele Sollecito, che hanno chiesto la sua assoluzione «per non aver commesso il fatto» dall'accusa di aver ucciso Meredith Kercher. I legali Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, al termine della loro arringa, hanno ribadito che a loro avviso i responsabili del delitto sono Amanda Knox e Raffaele Sollecito. L'udienza è stata rinviata a lunedì prossimo per le repliche delle parti. Martedì è in programma la decisione del gup Paolo Micheli.

«VERSIONE MAI CAMBIATA» - L'avvocato Walter Biscotti, che ha parlato per primo, ha ribadito: «Alla fine, dopo tante ricostruzioni, perizie e testimonianze, la versione di Rudy è l’unica in grado di reggere, tolte ovviamente alcune parti dell’accusa che sono lacunose e infondate. Rudy ha sempre detto che si trovava nella casa di via della Pergola, invitato da Metz, quando gli assassini sono entrati ed hanno ucciso la ragazza inglese». L’avvocato Biscotti ha respinto le accuse formulate dai difensori di Amanda e Sollecito che descrivevano un Guede testimone inattendibile. «Rudy non ha cambiato mai la versione dei fatti - conclude l’avvocato - mentre Raffaele e Amanda lo hanno fatto sistematicamente, a più riprese e spesso per accusarsi a vicenda». «Rudy è la persona più facile da aggredire, lo sapevamo ed è quello che è successo», ha concluso Biscotti al termine della prima parte dell'arringa difensiva.

«SONO TORNATI A PULIRE» -
Per gli avvocati di Rudy Guede la teoria del killer unico che, dopo un presunto furto, avrebbe ucciso Meredith Kercher, non regge su elementi oggettivi. «Sollecito e Amanda - spiega l’avvocato Walter Biscotti - secondo il nostro giudizio sono tornati in quella casa dopo l’omicidio per pulire l’ambiente dalle tracce. Questo spiegherebbe anche il grosso quantitativo d’acqua trovato in terra e sui reperti. Non sta a noi dire chi è o chi sono gli assassini ma indubbiamente bisogna indagare a fondo sulle responsabilità dei due ex fidanzati».

IL FRAMMENTO DI VETRO -
I difensori di Rudy hanno anche affrontato in particolare la questione del pezzetto di vetro portato dai difensori di Sollecito come prova oggettiva dell'ingresso di Rudy da una finestra rotta nella quale la suola della scarpa avrebbe «raccolto» il frammento di vetro stesso. «Ho perplessità che quel vetro possa essere stato sotto la scarpa di Rudy - ha rilevato l'avvocato Biscotti - ci possono essere mille possibilità perché ciò sia evidenziato dall'impronta, ricostruirla sulla base di un vetrino è come dire che quella nuvola è un cane». Parlando dei filmati portati dalla difesa di Sollecito per mostrare l'esistenza di questa prova oggettiva il legale di Rudy Guede ha proseguito «dai filmati che sono stati sommariamente mostrati io quel frammento di vetro non l'ho visto; penso che quel frammento di vetro possa essere finito sotto un'altra suola, nella stanza del delitto c'è infatti un'altra impronta di scarpa che sembra un carrarmato, chissà che magari - ha concluso il legale - non si sia infilato lì sotto e poi nell'opera di depistaggio possa essere finito da un'altra parte.

IL LEGALE DI SOLLECITO - «Sono stati commessi degli errori in questa arringa che faremo notare lunedì», è stato il commento dell'avvocato Luca Mauri, del collegio difensivo di Raffaele Sollecito.


25 ottobre 2008

  





Quando si guarda la verità solo di profilo o di tre quarti la si vede sempre male. Sono pochi quelli che sanno guardarla in faccia. (Gustave Flaubert)
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Lunedì, 27 Ottobre : 2008 di Angela Oliva, PUPIA

Omicidio Meredith

Amanda, Raffaele e Rudy
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a poche ore dal giudizio


PERUGIA. E’ alle ultime battute il processo per l’omicidio della studentessa inglese Merdith Kercher in cui si deciderà il destino dei tre accusati: Amanda Knox, Rudy Hermann Guede e Raffaele Sollecito.

Dopo le arringhe degli avvocati della difesa dei tre imputati è attesa per domani la decisione del Giudice per l’udienza preliminare Paolo Micheli. La pubblica accusa ha chiesto l’ergastolo per Guede che ha scelto il rito abbreviato e il rinvio a giudizio per i fidanzati Knox e Sollecito. La ricostruzione dei pm Giuliano Mignini e Manuela Comodi, Mez fu uccisa per aver rifiutato di partecipare ad un gioco erotico violento. L’omicidio è avvenuto nella villetta in cui viveva la vittima, in via della Pergola, la sera del 1 novembre dedicata alla festività di Halloween. Sotto l’effetto di stupefacenti e suggestionati dall’atmosfera macabra della ricorrenza i tre accusati avrebbero ucciso Meredith. Secondo i pm Sollecito e Guede avrebbero afferrato la studentessa inglese per le braccia, impedendole i movimenti, e la Knox l’avrebbe colpita mortalmente alla gola con un coltello. A quasi un anno dall’omicidio le indagini hanno portato alla luce un quadro molto complicato al cui centro ci sono tre ragazzi con personalità molto forti coinvolti in un omicidio dai contorni confusi. Le difese degli imputati tendono a scaricare la colpa su l’altro delineando così la situazione:

Amanda Knox

Gli avvocati Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova hanno affermato che la loro assistita è innocente poiché a colpire la vittima è stato un unico aggressore con una costituzione robusta che l’ha immobilizzata, in posizione supina, bloccandole le gambe, chiudendo le vie aeree e poi giustiziandola con un colpo di coltello. I legali della Knox hanno anche espresso i loro dubbi sulla veridicità della testimonianza di Rudy Guede, giudicandolo inaffidabile. Per quanto riguarda il coinvolgimento di Patrick Lumumba, chiamato in causa proprio da Amanda, gli avvocati della studentessa americana hanno affermato che la loro assistita era in stato confusionale.

Rudy Hermann Guede    Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, avvocati difensore di Guede, hanno affermato che il loro assistito è stato l’unico a non cambiare mai versione dei fatti ammettendo, fin dall’inizio, che era presente nella casa del delitto poiché era stato invitato dalla stessa Merdith. I legali dell’ivoriano sostengono che gli assassini sono Raffaele e Amanda che, in seguito all’omicidio, sono ritornati nella villetta di via della Pergola ed hanno ripulito le tracce lasciate dopo il delitto.

Raffaele Sollecito

I tre avvocati di Sollecito, Giulia Bongiorno, Luca Maori e Marco Brusco, hanno cercato di dimostrare la totale estraneità ai fatti del loro assistito. Secondo i legali, infatti, Meredith è stata uccisa in un tentativo di furto andato male. Il ladro sarebbe entrato dalla finestra, rotta con un sasso, e si sarebbe introdotto nell’abitazione lasciando tracce insanguinate sul pavimento tra cui una riportante un segno a forma di Y formato da un frammento di vetro rimasto nella suola della scarpa mentre entrava furtivamente nella villetta. L’ultimo atto della difesa di Sollecito risale all’arringa di venerdì scorso, quando in aula fu portato un manichino, munito di biancheria intima, e fu simulata l’azione di togliere l’indumento al busto dimostrando all’aula che è praticamente impossibile sfilare il reggiseno toccando solamente i gancetti e mai la stoffa.

  





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Messaggio IL PROCESSO DI PERUGIA: OGGI IL VERDETTO 
 
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Martedì, 28 Ottobre : 2008  GUIDO RUOTOLO INVIATO A PERUGIA

IL PROCESSO DI PERUGIA:
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OGGI IL VERDETTO


Colpi bassi verso la sentenza
Oggi si decidono i destini di Raffaele, Amanda e Rudy.

    
II pm: il vero problema degli imputati è la guerra scoppiata tra i rispettivi clan

Ci siamo: oggi il gup Paolo Micheli suonerà il fischio di chiusura di questa partita di rugby piena di falli che si è celebrata nell’aula delle udienze preliminari. Oggi, l’arbitro Micheli assegnerà i punti, decidendo i destini di Amanda, Raffaele e Rudy. Quella che si sta per chiudere è stata una partita indimenticabile, unica, stupefacente. Anche nel giorno delle repliche non sono mancati, infatti, i colpi bassi.

Gli stessi pm Manuela Comodi e Giuliano Mignini hanno risentito di questo clima, non risparmiando sgambetti come quando Mignini ha sfidato l’avvocato Luca Maori, uno dei difensori di Raffaele Sollecito, a uscire allo scoperto, a svelare l’identità di quella «regia occulta» che avrebbe manovrato le indagini.

E Maori ha riconfermato quanto detto l’altro giorno in sede di arringa, e cioé che si riferiva alle prove contro Raffaele che venivano date per certe e che, una volta cadute, venivano sostituite da altre. O quando, sempre Mignini, ha chiamato in causa una giornalista di «Studio Aperto», facendo nome e cognome, a proposito di tentativi di condizionamento dell’inchiesta. Forse lo ha fatto, il pm, perché indignato per quel «rito perugino» che si è consumato in queste settimane di udienze preliminari, e che ha lasciato tutti sbalorditi.

Intendiamoci, da questo punto di vista ieri l’accusa non ha fatto altro che portare a casa le contraddizioni esplose tra le difese, che hanno lanciato un attacco fratricida, accusando della morte di Mez gli uni gli altri imputati. Insomma, per dirla con l’accusa, «mors tua, vita mea». La presa d’atto dell’accusa è stata in sostanza questa: «Le difese di Amanda, più esplicitamente quelle di Raffaele, più che preoccuparsi di difendere i propri assistiti si sono concentrate nell’accusare il coimputato di colore, insomma Rudy Guede». Viceversa, la difesa dell’ivoriano ha accusato Amanda e Raffaele, per sostenere la versione fornita dal proprio assistito. Salvo che questa versione, l’avvocato Biscotti, che difende Rudy, l’ha definita «sgangherata», ovvero «non credibile».

Insomma, le difese hanno alla fine portato acqua al mulino dell’accusa. A un certo punto della replica, i pm hanno attribuito un autogol agli avvocati di Raffaele Sollecito. A proposito dell’ultima consulenza sul gancetto del reggiseno insanguinato di Mez, quella che rivela l’esistenza di tracce di Amanda e Rudy - e che conferma lo scontro in atto tra le difese di Raffaele e Amanda -, l’accusa ha sottolineato: «E’ inevitabile, a questo punto, la necessità di verifica processuale e quindi più che mai è necessario il rinvio a giudizio degli imputati». E ha aggiunto: «Il vero problema di Amanda e Raffaele sono i rispettivi clan che cominceranno a farsi la guerra coinvolgendo i due fidanzatini».

Clan, pressioni che sono arrivate dalla sponda americana ma anche dall’Italia. Questo capitolo, Mignini lo aveva già affrontanto la settimana scorsa, aprendo la sua requisitoria. Non è un mistero che il pm perugino pensi a due «mandanti» americani: l’avvocato Tacopina e il giallista Douglas Preston. Quest’ultimo, coautore di un libro inchiesta con il giornalista fiorentino Spezi, arrestato proprio da Mignini nell’inchiesta bis sul mostro di Firenze.

Sulle «novità» accreditate dalle difese a proposito della «contaminazione ambientale non volontaria» della scena del crimine - il riferimento è al coltello, dove sono state trovate tracce di Amanda e di Mez, e al gancetto del reggiseno di Mez, con le tracce di Raffaele (ma anche di Rudy e Amanda, secondo la consulenza Vinci) - l’accusa ha contestato questa «insinuazione»: «L’onere della prova spetta a voi. Se c’è stata la contaminazione dovevate spiegare dove, come, quando e perché».

E il pm Manuela Comodi ha portato un suo reggiseno in aula per dimostrare che si può tagliare toccando solo il gancetto.

Quanto alle «celle» dei telefoni che dimostrerebbero che la morte della studentessa inglese è avvenuta almeno un’ora e mezza prima di quanto ipotizzato dall’accusa (23,30), i pm hanno replicato smontando queste «novità», e riconfermando punto per punto gli accertamenti della Scientifica e della Polizia postale.

Ancora il pm Manuela Comodi ha ricordato: «Quando Raffaele chiamò due volte il 112 quel due novembre scorso, per dare l’allarme, le celle che si sono attivate sono state diverse. Eppure lui non si è mosso dall’ingresso di via della Pergola 7». Andiamo?». Andiamo. Alle sei e mezzo di sera, Raffaele Sollecito si passa una mano nei lunghi capelli biondi, saluta i suoi avvocati e si dirige verso gli agenti in attesa fuori dall’aula. Il cellulare che lo riporterà a Terni ha già i motori accesi. Il giovane informatico pugliese indossa jeans e un maglioncino rosa e, per la prima volta da quando è cominciata l’udienza preliminare, ha l’aria molto tesa. Comprensibile. Questa mattina a Perugia non si decide solo se Rudy Guede ha preso parte o no all’omicidio di Meredith Kercher. Né se lui, Raffaele, e la sua amica, Amanda Knox, saranno rinviati a giudizio. No, oggi il gup si pronuncerà anche sulla richiesta di scarcerazione presentata dalle difese. Per Raffaele è forse il passaggio più delicato, dopo quasi un anno di carcerazione preventiva.

Previsioni? Speranze? Gli avvocati gli hanno prospettato tutti gli scenari, anche il più terribile. Ma lui, proprio rivolgendosi ai suoi legali, vuole continuare a crederci: «Mi faranno uscire dal carcere, ne sono certo - dice durante una pausa del processo -. E’ una situazione surreale. Mi sembra di essere in un film, come se stessi vivendo una cosa che riguarda altri. Invece è capitata proprio a me».

Il pubblico ministero Giuliano Mignini, nella replica, ha appena ribadito le sue accuse: il dna sul reggiseno, il coltello in casa sua, le contraddizioni. Raffaele ne è rimasto turbato, anche se il pm non ha fatto altro che riproporre l’impianto della requisitoria di venerdì scorso. «Ma come fa a ricostruire in quel modo il delitto? Come fa a collocarmi sulla scena dell’omicidio? E come fa a parlare di festini, di canne, di bicchieri di vino, e ricondurre tutto alla morte di Meredith? Io stavo con Amanda. Ci stavo da una settimana, e ci stavo bene. Un rapporto non solo sessuale ma affettivo. Il mio primo amore. Non avevo bisogno di altro: mi bastava lei».

I capelli lunghi sulle spalle non sono una scelta dettata dal look, ma raccontano il suo regime carcerario: Raffaele non ha accesso a molti servizi della prigione, tra cui il barbiere, e non vuole usare la macchinetta. «Me li taglierò non appena mi lasceranno uscire: sarà la prima cosa che farò». Per il resto, studia: non solo gli atti del processo (ad agosto ha chiesto di poter leggere le migliaia di pagine del fascicolo che lo riguarda) ma anche i testi del corso di laurea in realtà virtuale a cui s’è iscritto a Verona. Sport, poco. Una partita a calcetto ogni tanto con altri detenuti, e un po’ di palestra, ma in quella piccola: l’altra, più grande, gli è pure vietata, almeno per il momento.

Raccontano i suoi legali che il padre viene a trovarlo spesso. Si direbbe che il figlio sia diventato il suo mestiere. Ore e ore uno di fronte all’altro, spesso senza dirsi una parola perché, dicono ancora gli avvocati di Raffaele, così è il ragazzo: timido, chiuso «manifesta e tira fuori meno di quello che sente». L’altro giorno, in aula, scherzando con uno dei suoi legali, gli è scappato un sorriso. «L’imputato sghignazza!», l’ha subito ripreso un avvocato di parte civile. «Ed stato in quel momento - raccontano adesso quelli del suo collegio difensivo - che lui ha sentito su di se’ tutto il peso del pregiudizio che lo circonda, il sesso, la droga, la Perugia degli studenti che arrivano da fuori».

Recita? Racconta la verita’? Lui si passa per l’ultima volta la mano nei capelli: «Amavo Amanda, le sono ancora molto legato, e non vedevo l’ora di farla conoscere ai miei amici. Ho ancora presente l’sms di mio cugino che mi chiede quando gliel’avrei presentata. Pensavo solo a lei, un anno fa». E Rudi? Quando l’altro giorno se l’e’ quasi trovato di fronte, ai suoi avvocati ha soltanto detto: «Mai visto. Ma da come me lo avevano descritto, me l’ero immaginato molto piu’ alto di cosi’».

  





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Messaggio RUDY CONDANNATO A 30 DAL GUP, A GIUDIZIO AMANDA E RAFFAELE 
 
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Martedì, 28 Ottobre : 2008

OMICIDIO MEREDITH: notizia flash; seguirà articolo più completo

RUDY CONDANNATO A 30 DAL GUP,
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A GIUDIZIO AMANDA E RAFFAELE


Condanna a 30 anni per Rudy Guede, giudicato con rito abbreviato, e rinvio a giudizio per Raffaele Sollecito e Raffaele Sollecito per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher. Queste le decisioni del gup di Perugia, Paolo Micheli, al termine di oltre 11 ore di camera di consiglio. Il gup si è riservato di decidere entro domani sulla richiesta di arresti domiciliari avanzata dai legali di Sollecito e della Knox.

  





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Martedì, 28 Ottobre : 2008

OMICIDIO MEREDITH: notizia flash; seguirà articolo più completo

RUDY CONDANNATO A 30 DAL GUP,
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A GIUDIZIO AMANDA E RAFFAELE


PERUGIA -Rudy Guede è stato condannato a 30 anni dal gup di Perugia Paolo Micheli per l'omicidio di Meredith Kercher. La sentenza è arrivata dopo 11 ore di camera di consiglio. Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati rinviati a giudizio dal gup. Si terrà il 4 dicembre davanti alla corte d'Assise di Perugia la prima udienza del processo.

Rudy Guede e' stato condannato per l'omicidio volontario di Mez, aggravato dalla violenza sessuale. E' stato invece assolto dall'accusa di furto, contestata agli altri due imputati. Il gup si é riservato a domani la decisione sulla richiesta di arresti domiciliari per Sollecito e Knox, avanzata dai legali dei due giovani.

"E' stata fatta giustizia". Così i genitori di Meredith Kercher hanno accolto la sentenza che ha condannato a 30 anni Rudy Guede e il rinvio a giudizio degli altri due giovani I genitori di Meredith sono arrivati in tribunale qualche minuto prima della lettura della sentenza e con compostezza hanno ascoltato la lettura della sentenza da parte del giudice.
''Siamo soddisfatti del risultato'': cosi' invece ha commentato Lyle, uno dei fratelli di Meredith Kercher, ha commentato la decisione del gup di Perugia. Il giovane ha spiegato di ''avere sempre riposto fiducia sul sistema giudiziario italiano''.

''Abbiamo ricevuto molto supporto morale dalla polizia - ha quindi affermato il padre John - ma anche da 'persone normali' e questo ci e' stato molto di aiuto''. Riferendosi al prossimo processo nei confronti di Raffaele Sollecito e Amanda Knox, la madre di Mez, Arline, ha sottolineato che ''sara' basato sulle prove''. ''E noi - ha aggiunto - non possiamo mettere davanti cio' che vorremmo''. L'avvocato Francesco Maresca ha parlato di ''decisione molto sofferta'' riferendosi a quella del gup. ''Questo processo - ha sottolineato - riguarda giovani ragazzi legati alla morte di una loro coetanea''.

Al momento della lettura del decreto di rinvio a giudizio Amanda Knox e' scoppiata a piangere. Ma e' stato solo un attimo. Si e' ripresa quasi subito, confortata dagli avvocati Carlo della Vedova e Luciano Ghirga, che le hanno detto: ''non ti preoccupare, questo e' solo l'inizio. Dobbiamo continuare a combattere''.

Cosi' il calcolo della pena per Rudy Guede


La condanna di Rudy Guede a 30 anni di reclusione è arrivata a conclusione di un complesso calcolo matematico previsto dal codice per la determinazione della pena. L'ivoriano - che non ha ottenuto né le attenuanti generiche, né alcuna altra attenuante - è stato dichiarato colpevole di omicidio volontario aggravato da violenza sessuale, reato punito con la pena dell'ergastolo, tramutata per l'effetto del rito abbreviato a 30 anni. L'assoluzione dal reato di furto - contestato invece a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox nel decreto che ne dispone il giudizio - ha evitato all'ivoriano l'ergastolo richiesto dai pm. Se infatti il giudice avesse ravvisato anche quel reato a carico di Rudy, per effetto della continuazione la pena sarebbe stata quella dell' "ergastolo con isolamento diurno": per questa pena il codice prevede, in caso di giudizio abbreviato, la condanna all'ergastolo. E questo era stato il percorso disegnato dai pubblici ministeri nella loro requisitoria.

Rudy condannato a risarcimento di 7 milioni di euro

PERUGIA - Ha assegnato un risarcimento di due milioni di euro ciascuno al padre e alla madre di Meredith Kercher, di un milione e mezzo alla sorella e altrettanti al fratello il gup di Perugia nella sentenza con la quale ha condannato a 30 di reclusione Rudy Guede per l'omicidio della studentessa inglese. I familiari di Mez, costituiti parte civile con gli avvocati Francesco Maresca e Serena Perna, avevano chiesto un risarcimento complessivo di 25 milioni di euro per la morte della giovane a carico di tutti e tre gli imputati.

Ora Amanda e Raffaele rischiano ergastolo

Amanda Knox e Raffaele Sollecito rischiano l'ergastolo: se infatti la corte d'assise di Perugia, che dovrà giudicarli a partire da 4 dicembre, si riconoscerà in toto nella sentenza del Gup nei confronti di Rudy Guede, per i due imputati potrebbe scattare la pena massima prevista dal codice. Pena che l'ivoriano ha potuto evitare avendo scelto il rito abbreviato.

Usa, eco immediata a Seattle, citta' Amanda

WASHINGTON - La decisione del gup di Perugia Paolo Micheli sull'omicidio di Meredith Kercher ha avuto eco immediata a Seattle, la città della studentessa americana Amanda Knox. I due principali quotidiani locali, Seattle Times e Seattle Post-Intelligencer, hanno immediatamente dedicato alla vicenda l'apertura dei loro siti web, mentre le televisioni locali hanno trasmesso aggiornamenti da Perugia sul rinvio a giudizio di Amanda. L'avvocatessa di Seattle Anne Bremner, che si batte per sostenere l'innocenza di Amanda e nei giorni scorsi è stata critica sull'operato degli investigatori di Perugia, poco prima dell'annuncio della decisione del giudice aveva detto alla Tv di Seattle 'King 5' che incriminare Amanda "alla luce dei fatti che conosciamo e in assenza di prove, sarebbe un'enorme tragedia".

Raffaele, ma quando posso andare a casa?

PERUGIA - "Ma allora posso andare a casa, quando sarò libero?". Così Raffaele Sollecito si è rivolto ai suoi legali subito dopo la lettura della sentenza del gup di Perugia che lo ha rinviato a giudizio assieme ad Amanda Knox. Una richiesta a cui i legali Giulia Bongiorno, Luca Maori e Marco Brusco hanno risposto che almeno bisognerà attendere il pronunciamento da parte del gup, previsto per domani sulle richieste degli arresti domiciliari. Le undici ore passate nella cella del sottoscala del tribunale in attesa della sentenza hanno però molto provato il giovane barese. "Raffaele stava male e aveva freddo - ha raccontato l'avvocato Luca Maori - sembrava un uccello smarrito". Gli avvocati hanno poi sottolineato che il rinvio a giudizio è solo un primo passo del processo. "Sono necessari altri accertamenti che faremo nel corso del processo dove porteremo tutti gli elementi per dire quello che abbiamo sempre sostenuto e cioé che Raffaele è innocente".

  





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Messaggio Meredith, per il gup i tre imputati erano sulla scena 
 
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Mercoledì, 29 Ottobre : 2008

Meredith,
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per il gup i tre imputati erano sulla scena


PERUGIA - La pluralità degli aggressori, il contesto sessuale e la compresenza dei tre imputati sulla scena dell'omicidio di Meredith Kercher sono per il gup di Perugia Paolo Micheli "i dati supportati da elementi istruttori certi e dalla logica" alla base della sua decisione. Lo ha spiegato oggi lui stesso parlando con i giornalisti.

RUDY, DELUSO MA NON SCONFITTO
''Sono deluso, molto deluso, ma non sconfitto''. Il giorno dopo la sentenza del Gup di Perugia, Paolo Micheli che lo ha condannato a 30 anni di carcere per l'omicidio di Meredith Kercher, Rudy Guede e' convinto che la battaglia non sia ancora finita anche se la sentenza del giudice lo ha provato molto. Nel carcere di Capanne, dove e' rinchiuso dal giorno del suo arresto, Rudy ha raccontato ai suoi avvocati Walter Biscotti e Nicodemo Gentile che lo sono andati a trovare stamattina, la sua prima notte dopo la condanna.

In buone condizioni fisiche, Rudy ha dormito poco e appena ha visto i legali ha espresso tutta la sua delusione ''sono deluso - ha ribadito - soprattutto per quella violenza sessuale di cui mi si accusa e che non ho commesso. Ma non sono sconfitto, si puo' ancora lavorare''. Con gli avvocati l'ivoriano ha ricostruito i passaggi principali dell'inchiesta e insieme hanno parlato dei possibili percorsi che il Gup Paolo Micheli ha seguito per arrivare alla condanna a 30 anni. ''Rudy e' un combattente - dice l'avvocato Gentile - c'era il mondo intero che gridava alla sua condanna e l'ha ottenuta. Noi pero' siamo convinti che ci sono tutti gli elementi per cambiare il verdetto in appello. Ci sono molti spazi su cui intervenire''.

AMANDA PER E-MAIL, COSI' SEPPI CHE ERA MORTA
Amanda Knox, che con Raffaele Sollecito dovra' rispondere dell'omicidio di Meredith Kercher per il quale e' stato condannato Rudy Guede, ha visto la ragazza inglese per l'ultima volta dopo essere tornata a casa, in via della Pergola ''dopo aver trascorso la notte da un amico'' e seppe che era morta solo dopo un andirivieni tra casa di Raffaele e la sua e dopo aver chiamato le forze dell'ordine per aprire la porta della camera di Meredith. E' il racconto di Amanda per e-mail ad alcuni amici americani che oggi viene pubblicato dal quotidiano La Stampa. ''Era il giorno dopo Halloween. Lei stava ancora dormendo, ma dopo aver fatto la doccia e' sbucata fuori dalla stanza con il sangue della maschera da vampiro che le gocciolava. Parlammo un po' in cucina. Poi lei ando' a farsi una doccia e io cominciai a mangiare qualcosa mentre aspettavo l'arrivo di Raffaele, l'amico con cui avevo trascorso la notte'', quindi mentre arrivava Raffaele, ''Meredith usci' dalla camera, ci saluto' e se ne ando'. E' stata l'ultima volta che l'ho vista viva''.

Poi Amanda racconta che insieme a Raffaele andarono a casa del ragazzo. ''La mattina seguente mi alzai verso le 10,30, lascia l'appartamento di Raffaele per raggiungere casa mia. Dovevo prendere anche un 'mocho' perche' dopo cena Raffaele aveva versato parecchia acqua sul pavimento in cucina e non aveva nulla per raccoglierla''. Arrivata a casa ''la prima cosa strana che notai fu che la porta era spalancata'': Amanda dice di aver pensato ''che qualcuno fosse andato a portare fuori la spazzatura o fosse sceso dai vicini. Percio' chiusi la porta dietro di me, ma non a chiave, pensando che la persona che aveva lasciato la porta aperta dovesse rientrare. Chiesi ad alta voce se ci fosse qualcuno ma, poiche' nessuno rispondeva, pensai che se c'era qualcuno stesse ancora dormendo''.

La porta della stanza di Meredith era chiusa. ''Mi spogliai e feci una doccia veloce in uno dei due bagni della casa, quello proprio accanto alla mia stanza e a quella di Meredith. Fu quando uscii dalla doccia, mettendo i piedi sul tappetino, che mi accorsi che in bagno c'era sangue''. Il sangue era sul tappetino in bagno e nel lavandino, tanto che Amanda dice di aver pensato che fosse il suo, ''visto che avevo fatto dei piercing poco tempo prima''. Uscita dal bagno e andata nell'altro per asciugarsi i capelli, racconta ''notai che nel water c'erano delle feci, cosa che, ne sono certa, nessuno di noi avrebbe lasciato''. Quindi il ritorno a casa di Raffaele al quale racconto la situazione e con il ragazzo che le suggeri' di cercare le sue sue compagne, ma di Meredith ''non c'era nessuna traccia'' al cellulare e, dal racconto delle altre due occupanti della casa che erano fuori, capi' che Meredith era l'unica che aveva trascorso la notte in casa.

Quindi il ritorno nella casa di via della Pergola: ''La porta di Filomena era chiusa, ma quando la aprii vidi che c'era il caos e che la finestra era aperta e completamente rotta, ma il suo computer era a posto. Convinta di aver subito un furto, entrai nella stanza di Laura e guardai: era perfettamente pulita, come se niente fosse stato toccato. Era strano. Bussai alla porta di Meredith. Bussai piano ma, poiche' non rispondeva, cominciai a bussare ripetutamente finche' cominciai a battere con forza, mentre gridavo il suo nome''. Dopo aver cercato i vicini, presa dal panico, entro' in casa. Raffaele sfondo' la porta della stanza di Meredith senza pero' riuscire ad aprirla: ''Fu allora che decidemmo di chiamare le forze dell'Ordine''.

  





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Messaggio No ai domiciliari per Amanda e Raffaele c'è il pericolo di f 
 
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Giovedì, 30 Ottobre : 2008

No ai domiciliari per Amanda e Raffaele
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c'è il pericolo di fuga all'estero


Per il gup Paolo Micheli sono estremamente forti i rischi di fuga all’estero per la ragazza americana e un pericolo di inquinamento dell’indagine attraverso una massiccia e morbosa campagna mediatica proveniente da oltre Oceano



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Restano in carcere Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Per il gup Paolo Micheli sono estremamente forti i rischi di fuga all’estero per la ragazza americana e ci sarebbe anche un pericolo di inquinamento dell’indagine attraverso una massiccia e morbosa campagna mediatica proveniente da oltre Oceano. L’avvocato Luciano Ghirga, legale di Amanda Knox, ha parlato di una decisione del Gup “totalmente priva di fondamento”

  





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Messaggio Re: Caso MEREDITH (Perugia): Agg.to continuo 
 
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Giovedì, 30 Ottobre : 2008

E' ovviamente la mia personale opinione ma sono in pieno accordo con quanto ha scritto il giornalista de IlGiornale.  I ragazzi di oggi hanno perso il senso della realtà ed è diventato un nulla giocare con la vita umana. "Chi muore và alla fossa, chi resta si conforta." non è un detto applicabile anche a chi è responsabile di aver giocato con la vita altrui. Melusina


Fonte: IlGiornale.it

Quell’insostenibile leggerezza dell’imputato: «Torno a casa?»
di Cristiano Gatti


In aula, l’altra sera. Non ha chiamato la mamma, ma poco c’è mancato. Come un neonato smarrito e inerme, l’ingegnere Raffaele Sollecito ha ascoltato le decisioni del giudice ed è caduto nel panico più infantile. Neanche l’avessero brutalmente svegliato con un elettrochoc. Dopo un anno esatto di palcoscenico, dopo tante recite al limite del divismo, l’imputato è uscito dalla sua ovattata catalessi e improvvisamente ha compreso. Forse, soltanto in quel preciso momento, mentre la legge lo rinviava a un prossimo processo, con la prospettiva di una condanna pesante e di una seconda vita in carcere, solo allora ha compiutamente realizzato il senso del proprio destino. Come un bimbo, è riuscito semplicemente a lanciare un’accorata e puerile richiesta: «Ma quando posso tornare a casa?».
E come no: finisce il gioco e si torna a casa. Perché mai bisogna farla tanto lunga? Che cosa vogliono, tutti quanti, da me? È la stessa, incredula, stizzita reazione di tanti altri attori protagonisti negli ultimi fatti di sangue italiani. Anche i minorenni che in Sicilia hanno confessato di aver stuprato l’amichetta e di averla buttata nel pozzo, tempo fa: uguali a Sollecito. Giudice, ho detto tutto, la storia è finita, com’è che non mi fa tornare ai fatti miei? Così, ancora, i ragazzi tanto perbene che hanno pestato il signore cinese a Roma: quante storie, abbiamo chiarito, si può tornare a casa?
Firmano crudeltà spaventose, ma alla fine del film si aspettano di alzarsi dalla poltrona e di rincasare tranquillamente, riprendendo le normali occupazioni che un fastidioso accidente ha bruscamente interrotto. Quando si rendono conto che non funziona esattamente così, che per quanto sciatta e svilita la società impone comunque qualche regola fondamentale, a quel punto trasecolano. Ma come, non posso tornare a casa?
Non ci sono eufemismi e giri di parole: per quanto comune e ricorrente stia diventando questo atteggiamento, continua a restare agghiacciante. La prassi recente non può impedirci di riconoscere in queste scene, in queste reazioni, in questo vuoto, qualcosa di inquietante. Psichiatri e criminologi hanno un bel dire. Probabilmente hanno spiegazioni perfettamente logiche. Ma resta in tutta la sua opprimente gravità una domanda irrisolta: questi ragazzi conoscono il concetto di responsabilità? Se lo conoscono, l’hanno ancora ben chiaro?
Vedendoli all’opera, in queste storiacce truculente e disumane, danno la chiara sensazione di esserne estranei. Un’amica viene uccisa in casa sua, a Perugia, nel modo più spietato, più gratuito, più perverso, ma Amanda e il suo Raffaele sembrano coinvolti solo per dovere d’ufficio, come dovessero sbrigare noiose formalità. Va bene, la giustizia faccia il suo corso, però vediamo di sbrigarci in fretta, perché abbiamo altro cui pensare. Dobbiamo tornare a casa. Che ci sia una vita stroncata a quel modo, che loro siano i maggiori indiziati di averla stroncata a quel modo, non sembra toccarli molto. Per spezzare l’attesa, per rompere la noia, Amanda civetta dal carcere con i suoi calorosi spasimanti (pure quelli, una sensibilità divina), mentre Raffaele mette alla frusta il papà perché lo tiri fuori velocemente da questa scocciatura, così da riprendere la sua futuribile e luminosa carriera. Della cornice di questo quadro cupo e macabro, a base di alcol e cocaina, notti svalvolate e sesso estremo, non hanno alcuna voglia di rispondere. Quella è la normalità. Poi è morta Meredith, e va bene. Qualcuno l’avrà uccisa. E va bene. Ma adesso possiamo tornare a casa? Quanto deve durare, ancora, questa rottura delle inchieste e dei processi?
È evidente: siamo ai confini della realtà. Questi giovani imputati si muovono senza coscienza di sé e dei gesti compiuti. Mentre noi, meno giovani, cresciuti a schiaffoni e sensi di colpa, oltrepassiamo il limite di velocità in autostrada già angosciati all’idea di quel che ci può capitare, questi nostri successori sguazzano nel sangue, rimuovono cadaveri, occultano prove, lavano coltelli quasi ripetessero operazioni di routine.
Forse però siamo al punto. Forse il problema è che fondamentalmente quei gesti sono davvero la loro routine. Li hanno visti e rivisti migliaia di volte, sin dalle più tenere età, dentro le realtà virtuali dei tanti schermi che si sono sempre trovati in camera. Affondare un coltello in un corpo umano è da troppo tempo un’azione domestica, abituale, ripetitiva, facile, comune, nelle nostre case. È un attimo, dopo un così lungo e serrato lavaggio del cervello, perdere la coscienza di quanto invece sia grave, blasfemo, irrimediabile giocare macabramente con la vita umana. Succede che anche il delitto vero, con l’amica stuprata e gettata in fondo al pozzo, con la compagna di studi umiliata e assassinata durante un gioco alcolico, alla fine non faccia molta differenza rispetto ai tanti vissuti da spettatore. La differenza c’è, abissale e assoluta, ma riesce difficile coglierla. Si diventa apatici spettatori di se stessi. Del proprio abominio. Della propria fine. Come dal di fuori, come davanti ad uno schermo, nasce spontanea la domanda leggera: adesso che sfilano i titoli di coda, posso tornare a casa?
No, ingegner Sollecito. No, picciotti di Sicilia. No, bulletti di Roma. Non si torna subito a casa. Purtroppo, le vostre sanguinose fiction non finiscono qui. Stavolta è un film strano: bisogna risponderne. Meglio farsene una ragione, meglio cominciare a ragionarci sopra. E chissà che prima o poi, in un giorno qualunque, tra le vostre stupite reazioni possa riaffiorare persino quel sentimento ignoto che si chiama pietà.

  





Quando si guarda la verità solo di profilo o di tre quarti la si vede sempre male. Sono pochi quelli che sanno guardarla in faccia. (Gustave Flaubert)
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Messaggio MEREDITH: IL TESTE, AMANDA E RAFFAELE INSIEME LA SERA DEL DE 
 
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Sabato, 22 Novembre : 2008

MEREDITH: IL TESTE,