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Scuola, il governo sceglie la linea dura Maroni: "Chi o
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Giovedì, 30 Ottobre : 2008 La Stampa

BUFERA DOPO L'APPROVAZIONE DEL DECRETO GELMINI

Scuola, il governo sceglie la linea dura
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Maroni: "Chi occupa sarà denunciato"


Il premier Silvio Berlusconi

Sciopero generale, la scuola si ferma Gli studenti: a Roma siamo un milione

Sciopero generale, Roma invasa dagli studenti: siamo un milione.
Veltroni in piazza: naturale esserci.
Berlusconi: la sinistra è scandalosa


ROMA - Chi occupa abusivamente le scuole impedendo ad altri di studiare sarà denunciato. Il governo sceglie la linea dura contro le mobilitazioni del mondo della scuola. Il ministro dell’Interno Maroni detta la linea pur precisando che «finora il fenomeno delle occupazioni rientra in manifestazioni fisiologiche di dissenso e la continuità didattica finora è garantita», ha rilevato.

Il ministro degli Interni giudica positivamente l’operato delle forze dell’ordine in occasione delle manifestazioni studentesche di ieri e di oggi e ritiene di gran lunga esagerato il numero di un milione di manifestanti che avrebbe partecipato allo sciopero della scuola di oggi. «Abbiamo monitorato e gestito in modo impeccabile le manifestazioni», ha detto Maroni rispondendo ai giornalisti a Caserta. Quanto allo sciopero il ministro ha detto: «Ho letto che a Roma ci sarebbe stato un milione di persone. Purtroppo c’è il vezzo di moltiplicare per dieci le cifre reali, anche se 100 mila persone sono comunque tante».

Da parte sua, Berlusconi torna a difendere la legge Gelmini e commenta le manifestazioni di oggi degli studenti contro la riforma della scuola con parole dure: «C’è una scandalosa sinistra che ha questa capacità assoluta di mentire su cose che sono di un buonsenso e di una logicità assoluta». A chi gli fa notare che in piazza ci sono non solo ragazzi ma anche molti genitori e famiglie, il Cavaliere insiste: «La sinistra dice cose che non corrispondono al vero. La nostra non è nemmeno una riforma. Dicono delle cose, ma scherziamo? I nostri sono provvedimenti di buonsenso e assunti con il buonsenso del padre di famiglia. C’è una scandalosa e grandissima capacità della sinistra di diffondere il contrario del vero».


Per l'opposizione la legge-Gelmini segna uno spartiacque, la fase politica che si è aperta con le elezioni dello scorso aprile si va chiudendo e la protesta degli studenti e dei docenti dimostra che è «finita la luna di miele» per il Governo. Walter Veltroni scende di nuovo in piazza, dopo la manifestazione del Pd di sabato scorso, e questa volta sfila accanto agli studenti nel corteo di Roma, dopo aver ieri annunciato la decisione di raccogliere le firme per un referendum contro la riforma della scuola. Il segretario del Pd arriva alla partenza del corteo, dopo aver partecipato alla riunione degli "autoconvocati" contro l’abolizione delle preferenze nella legge elettorale per le europee, e davanti ai fotografi stringe la mano al leader di Idv Antonio Di Pietro e al segretario di Rifondazione Paolo Ferrero. «È naturale per me essere qui», dice Veltroni.

Nuova fase tra le opposizioni
In realtà, nei mesi scorsi il Pd era spesso stato "scavalcato a sinistra" non solo da Rifondazione ma anche, e soprattutto, da Idv, e la stretta di mano di oggi può rappresentare anche l’apertura di una nuova fase tra le opposizioni. Il segretario democratico è convinto che questa rottura tra il governo e il mondo della scuola sia destinata a chiudere un ciclo e ad aprirne un altro e vuole porre il suo partito al centro della nuova fase: «Per il Governo Berlusconi sulla scuola è finita la luna di miele, come quella di Prodi con gli elettori finì sull’indulto. Con la differenza che loro l’indulto lo votarono, mentre noi sulla scuola abbiamo fatto una fortissima opposizione. La scuola è qualcosa che ha chiamato in causa milioni di famiglie, l’errore più grave del governo è stato scambiare questa protesta per un fenomeno politico eterodiretto».

Veltroni e Di Pietro d'accordo: «Ricorreremo al referendum»
Veltroni conferma la scelta di ricorrere al referendum, pur spiegando che non è uno strumento che il Pd usa «a cuor leggero. Noi non siamo gente che fa i referendum facilmente (e sul "lodo-Alfano" conferma che il Pd continua ad attendere il giudizio della Corte costituzionale, ndr), se l’abbiamo fatto sulla scuola è perchè lo riteniamo paradigmatico di due concezioni del futuro del Paese e anche di due modi di governare». Si sta studiando, precisa, la formulazione migliore per il quesito che comunque «potrà riguardare le parti del dl Gelmini che sono di carattere normativo». L’importante, aggiunge dopo i fatti di ieri a piazza Navona, è evitare che la protesta degeneri: «Mi preoccupa il fatto che ci sia stata un’aggressione violenta da parte di persone identificate, il tentativo, non nuovo, di radicalizzare un movimento pacifico, civile e senza connotazioni politiche va respinto. Credo che tutti debbano fare la loro parte e prendersi le responsabilità». Ma il segretario democratico è attento a non puntare il dito contro la polizia: «Può darsi che ieri qualcosa non abbia funzionato, ma in generale le forze dell’ordine meritano rispetto per il lavoro che svolgono». D'accordo a ricorrere al referendum anche Antonio Di Pietro: «Appena il decreto Gelmini sarà pubblicato, provvederemo a depositare il quesito in Cassazione e cominceremo la raccolta delle firme sugli stessi tavoli in cui stiamo già raccogliendo le firme referendarie contro la legge "salvapremier"».

In piazza anche Bonanni, Epifani e la Finocchiaro
Ma tra i manifestanti per le strade della capitale, insieme al leader del Pd, ci sono anche tanti politici e sindacalisti. Per il segretario generale della Cisl, Bonanni: «Le scelte per il futuro si fanno con la gente, non si discute la scuola dei lavoratori come se fosse un consiglio di amministrazione, è una vergogna. Non si può riformare la scuola senza mantenere fede alla Costituzione; i tagli non sono una riforma ma un modo per mascherare la controriforma in atto». Secondo il capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro: «La manifestazione di oggi smentisce le previsioni del centrodestra secondo il quale con l’approvazione al Senato del decreto legge Gelmini tutto sarebbe finito». Per il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, infine, la partecipazione al corteo contro la riforma è «straordinaria. Oggi è davvero una giornata memorabile». Per il sindacalista quando così tante persone scendono in piazza è necessario che il governo rifletta.

  





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