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VATICANO RIBADISCE: GAY NON POSSONO DIVENTARE PRETI
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Venerdì, 31 Ottobre : 2008  di Elisa Pinna

VATICANO RIBADISCE:
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GAY NON POSSONO DIVENTARE PRETI


CITTA' DEL VATICANO - Nessuna possibilità di diventare prete per chi ha forti tendenze gay, anche se si comporta in modo casto. Lo sancisce un nuovo documento vaticano, che suggerisce anche ai vescovi e ai rettori dei seminari di chiedere la collaborazione di psicologi per valutare eventuali patologie e "ferite" psichiche gravi dei candidati al sacerdozio. Sull'omosessualità, dopo gli scandali della pedofilia che hanno travolto la chiesa in numerosi paesi del mondo, la Santa Sede sembra decisa a seguire una linea dura: se nel passato, i documenti vaticani soppesavano la differenza tra "le tendenze" omosessuali e il "peccato" di una pratica gay, la nota di oggi chiude le porte dei seminari a chi non è eterosessuale. A sgombrare il campo dai possibili distinguo di altri tempi ci ha pensato il cardinale Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione per l'Educazione cattolica, il dicastero vaticano che ha redatto il nuovo documento "Orientamenti per l'utilizzo delle competenze psicologiche nell'ammissione e nella formazione dei candidati al Sacerdozio".

Nella conferenza stampa di presentazione del libretto (approvato dal Papa lo scorso 29 giugno), il porporato ha spiegato che l'omosessualità "é una deviazione, un' irregolarità, una ferita per poter esercitare il sacerdozio, che consiste anche nell'essere un padre spirituale e nel sapersi relazionare con gli altri". Nel caso in cui le tendenze omosessuali "non possano essere curate" , ha aggiunto, gli aspiranti sacerdoti devono essere "dimessi" dai seminari. "Il cammino formativo - si legge del resto nel testo - dovrà essere interrotto nel caso in cui il candidato, nonostante il suo impegno, il sostegno dello psicologo o la psicoterapia, continuasse a manifestare incapacità di affrontare realisticamente, se pure con la gradualità di ogni crescita umana, le proprie gravi immaturità (forti dipendenze affettive, notevole mancanza di libertà nelle relazioni, eccessiva rigidità di carattere, mancanza di lealtà, identità sessuale incerta, tendenze omosessuali fortemente radicate)". "Lo stesso - aggiunge - deve valere anche nel caso in cui risultasse evidente la difficoltà a vivere la castità nel celibato, vissuto come un obbligo così pesante da compromette l'equilibrio affettivo e relazionale". Inoltre, in un altro passaggio, il documento avverte che "non basta accertarsi della capacità di astenersi dall'esercizio della genitalità, ma è necessario anche valutare l'orientamento sessuale". Immediate le proteste delle associazioni gay che parlano di razzismo vaticano. "Se per fare il prete il requisito principale è la castità, ovvero la, impossibile, rinuncia a qualsiasi attività di carattere genitale, l'orientamento sessuale dovrebbe essere irrilevante. E invece no - si lamenta Franco Grillini di Gaynet - se uno è gay niente sacerdozio. Siamo qui di di fronte ad una brutale discriminazione che contribuisce a diffondere il veleno dell'esclusione e del razzismo omofobico". L'omosessualità non è comunque l'unica "patologia" evocata nel documento vaticano. Gli aspiranti sacerdoti - si osserva - "riflettono, in modo più o meno accentuato, il disagio di un'emergente mentalità caratterizzata dal consumismo, da instabilità nelle relazioni familiari e sociali, da relativismo morale, da visioni errate della sessualità".

Di qui la necessità di ricorrere anche ad un ausilio psicologico che - avverte la Santa Sede - non puòsostituire il parere spirituale e finale di un vescovo, ma può essere utile ad evitare i tanti errori commessi nel passato nella scelta dei sacerdoti.

  





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