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Venerdì, 31 Ottobre : 2008
I due furono 'pizzicati' dal marito tradito, modenese. La decisione dei giudici: "Se l'azione può essere liberamente osservata da estranei, anche se si svolge in un domicilio privato", non c'è reato
Investigatore (foto Papucci) Modena, 30 ottobre 2008 - Nel 2005 un modenese fotografò la moglie in compagnia del presunto amante, mentre si scambiavano effusioni nel cortile di casa. Il soggetto fotografato, dopo aver picchiato il marito di lei ed essere stato condannato a nove mesi per percosse, fece appello al 'diritto di riservatezza' e alla 'tutela del domicilio'.
Oggi, però, una sentenza della Cassazione ha stabilito che gesti come quello del marito tradito non ledono i diritti di alcuno. Infatti "se l’azione, pur svolgendosi nei luoghi di privata dimora, può essere liberamente osservata dagli estranei, senza ricorrere a particolari accorgimenti - si legge nella sentenza - il titolare del domicilio non può accampare una pretesa alla riservatezza’’. La Cassazione ha così sancito oggi in una sentenza ciò che il cinema ha dimostrato nel 1954 con il film "La finestra sul cortile".
La vicenda ha avuto inizio tre anni fa, quando il marito tradito 'pizzicò' insieme i due amanti nel cortile di casa e li fotografò. Fu quindi inseguito e picchiato dal presunto compagno della moglie che pretendeva la restituzione del rullino, accusandolo di ‘’interferenza nella vita privata’’. Condannato dalla Corte d'Appello di Bologna a nove mesi di reclusione per percosse, l'amante 'pizzicato' fece poi ricorso invocando la legittima difesa e giustificando la sua reazione in nome di "un atto di interferenza illecita nella sua vita privata’’.
Ma la sentenza n. 405677 della cassazione ha confermato la condanna dell'uomo, stabilendo che ‘’la ripresa fotografica da parte di terzi così come quella effettuata con la videocamera lede la riservatezza della vita privata che si svolge nell’abitazione altrui e integra il reato di interferenze illecite nella vita privata sempre che vengano ripresi comportamenti sottratti alla normale osservazione dall’esterno, essendo la tutela del domicilio limitata a ciò che si compie in luoghi di privata dimora in condizioni tali da renderlo tendenzialmente non visibile a terzi’’.
Investigatore (foto Papucci) Modena, 30 ottobre 2008 - Nel 2005 un modenese fotografò la moglie in compagnia del presunto amante, mentre si scambiavano effusioni nel cortile di casa. Il soggetto fotografato, dopo aver picchiato il marito di lei ed essere stato condannato a nove mesi per percosse, fece appello al 'diritto di riservatezza' e alla 'tutela del domicilio'.
Oggi, però, una sentenza della Cassazione ha stabilito che gesti come quello del marito tradito non ledono i diritti di alcuno. Infatti "se l’azione, pur svolgendosi nei luoghi di privata dimora, può essere liberamente osservata dagli estranei, senza ricorrere a particolari accorgimenti - si legge nella sentenza - il titolare del domicilio non può accampare una pretesa alla riservatezza’’. La Cassazione ha così sancito oggi in una sentenza ciò che il cinema ha dimostrato nel 1954 con il film "La finestra sul cortile".
La vicenda ha avuto inizio tre anni fa, quando il marito tradito 'pizzicò' insieme i due amanti nel cortile di casa e li fotografò. Fu quindi inseguito e picchiato dal presunto compagno della moglie che pretendeva la restituzione del rullino, accusandolo di ‘’interferenza nella vita privata’’. Condannato dalla Corte d'Appello di Bologna a nove mesi di reclusione per percosse, l'amante 'pizzicato' fece poi ricorso invocando la legittima difesa e giustificando la sua reazione in nome di "un atto di interferenza illecita nella sua vita privata’’.
Ma la sentenza n. 405677 della cassazione ha confermato la condanna dell'uomo, stabilendo che ‘’la ripresa fotografica da parte di terzi così come quella effettuata con la videocamera lede la riservatezza della vita privata che si svolge nell’abitazione altrui e integra il reato di interferenze illecite nella vita privata sempre che vengano ripresi comportamenti sottratti alla normale osservazione dall’esterno, essendo la tutela del domicilio limitata a ciò che si compie in luoghi di privata dimora in condizioni tali da renderlo tendenzialmente non visibile a terzi’’.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















