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Piloti e assistenti a muso duro: "Senza di noi Alitalia
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Domenica, 2 Novembre : 2008  ALESSANDRO BARBERA, La Stampa

GUERRA TRA I SINDACATI

Piloti e assistenti a muso duro:
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"Senza di noi Alitalia non vola"


> DOSSIER ALITALIA
> Allegria: Babbo Natale ci porterà 300mln di euro (di debiti)  

Bossi: sono convinto che Berlusconi scenderà in campo

ROMA - Ieri era una giornata come tante altre a Fiumicino. La rottura di venerdì con i sindacati confederali e la mancata firma delle cinque sigle autonome all’accordo con Cai non ha sorpreso granché. Piloti e assistenti di volo vanno e vengono dall’imbarco equipaggi, alcuni con l’auto a noleggio, un diritto al quale presto dovranno rinunciare. Le cinque sigle hanno fatto un comunicato per dire, in sostanza, che senza piloti e hostess non si vola.

Il clima è teso, ma a parte il volantino di un neonato «Comitato di sciopero e di lotta Alitalia», non c’è aria di ribellione imminente. Tutti aspettano di vedere cosa accadrà all’assemblea organizzata dalle sigle per domani pomeriggio. Laura, 43 anni di cui 20 di servizio e una figlia in affido per via di un divorzio è preoccupata: «Temo che grazie a quei vergognosi criteri di assunzione io rimarrò senza lavoro». Luigi, pilota di 51 anni e venti di servizio su Md80 aggiunge: «Cai? Non ci sto a fare l’agnello sacrificale. L’alibi di uno sciopero non glielo darò. La cordata si sfalderà da sola». Il giorno dopo il deposito dell’offerta al commissario Augusto Fantozzi, sembra un’ipotesi remota. Ma le parole di Umberto Bossi confermano che di problemi da risolvere non ne mancano. Alla domanda se il buon esito della vicenda dipenderà dall’intervento finanziario del partner estero, il leader leghista dice: «Berlusconi, l’unico che può intervenire è lui. Deve scendere in campo e penso che lo farà».

Cai comunque «non molla la partita, non si alza dal tavolo». Detta così, il senatùr sembra voler dire che ai soci della cordata si aggiungerà anche il nome del presidente del Consiglio. Ma al momento sembra solo una battuta, fuggita per via dell’indiscrezione secondo la quale il Cavaliere avrebbe promesso alla cordata di attivarsi per risolvere la differenza di prezzo fra l’offerta di Cai sull’insieme della «polpa» della vecchia Alitalia (circa 400 milioni per una novantina di aerei) e la somma dei singoli beni fatta dagli advisor del governo e del commissario, Banca Leonardo e Rothschild, pari ad almeno 900 milioni. Una questione sulla quale fra l’altro ora avrebbero chiesto lumi anche gli uffici del commissario Antitrust di Bruxelles, l’olandese Neelie Kroes. Per ora dalla Commissione Colaninno & c. ricevono buone notizie: se è confermato l’orientamento a bocciare il prestito-ponte da 300 milioni varato in primavera, ieri la direzione generale dei Trasporti (il commissario è Antonio Tajani) ha fatto sapere che i soldi dovranno essere restituiti dalla vecchia compagnia, e non da Cai; è una delle condizioni poste nell’offerta vincolante.

Prezzo a parte, resta il dilemma su chi sarà il partner internazionale, questione che intreccia il destino di Linate e Malpensa. Dice sempre Bossi: «Se Alitalia si salva dovrà atterrare a Malpensa: l'accordo spero lo faranno con i tedeschi, anche se credo che per l’aeroporto Alitalia sia necessaria». Il messaggio del leader leghista è chiarissimo: premesso che lui preferirebbe Lufthansa, se la scelta di Cai è per Air France-Klm - le indiscrezioni parlano di un accordo quasi chiuso - il piano dovrà tener conto degli aeroporti milanesi. Non è un dettaglio secondario: il dualismo Fiumicino-Malpensa è la causa di dieci anni di perdite e della mancate fusioni con Klm (nel 1999) e l’anno scorso con coloro che nel frattempo si erano uniti a nozze con gli olandesi, ovvero Air France.

Insomma, il percorso per la nascita della nuova Alitalia è ancora pieno di ostacoli. E il primo resta quello sindacale: se la protesta di piloti e hostess non rientrerà, i vertici di Cai sono decisi nel procedere con le assunzioni per chiamata diretta, senza l’accordo delle cinque sigle (Anpac, Unione Piloti, Anpav, Avia e Sdl), che però contano la stragrande maggioranza degli iscritti fra il personale navigante. L’unica speranza per la cordata è che il fronte di divida. «Siamo finiti in una situazione inutilmente complicata», dice il leader dei piloti di Up Massimo Notaro. «Speriamo di uscirne»
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