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UNIVERSITÀ: GOVERNO LAVORA A RIFORMA: sviluppi e ripensament
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Domenica, 2 Novembre : 2008  Chiara Scalise

UNIVERSITÀ: GOVERNO LAVORA A RIFORMA,
SPUNTA IPOTESI DDL


ROMA - Sistema della 'governance' e reclutamento dei professori: sono questi i due grandi assi della riforma dell'università italiana a cui sta lavorando il governo, ministro Gelmini in testa ovviamente. L'ipotesi che sta prendendo piede però è quella di procedere, diversamente di quanto fatto per la scuola, utilizzando lo strumento del disegno di legge. "Questo è l'impegno", assicura il senatore del Pdl e responsabile scuola di An Giuseppe Valditara. Il che non esclude la possibilità di ricorrere al decreto legge per questioni "condivise e popolari" come potrebbe essere lo sblocco delle assunzioni per duemila ricercatori.

Una cosa comunque è certa, spiega il sottosegretario alla presidenza del Consiglio e portavoce del premier Paolo Bonaiuti, la riforma si farà. Nessuno stop quindi dal governo, nonostante le proteste di questi giorni. Che sia necessario cambiare volto alle università italiane é infatti opinione condivisa all'interno del governo e della maggioranza. "Non faremo passi indietro", avverte il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto. Ciò su cui c'é più dibattito sono i tagli che con la manovra estiva prima e la Finanziaria poi hanno colpito il settore.

 E la richiesta che arriva da alcuni settori dei partiti al governo, in particolare dalla Lega, è che si trovi il modo di non penalizzare indiscriminatamente tutte le realtà. L'ipotesi che convince di più il Carroccio è che si proceda a un cambio di passo nel sistema dei finanziamenti: puntando tutto sulla meritocrazia. Tradotto: evitare di stanziare le risorse in base alla spesa storica degli Atenei e distribuire i fondi a seconda dei risultati. Chi è più bravo così avrà più soldi. E anche, è la tesi, la possibilità di assumere nuovo personale. Altro nodo infatti è quello del reclutamento.

Statistiche alla mano, in ambienti di governo, si evidenzia come il sistema oggi presenti distorsioni che occorre correggere, a partire dalla cosiddetta 'piramide rovesciata', per cui gli ordinari sono cresciuti assai più dei ricercatori creando un esercito di soli colonnelli e generali. Per quanto riguarda invece la 'governance', il governo starebbe ragionando sulla possibilità di aprire al modello delle fondazioni.

 Progetto che fa storcere la bocca a più di qualcuno perché il rischio è di mandare in soffitta l'università pubblica, penalizzando tra l'altro troppo il Sud. Ed è proprio per evitare questo rischio che il governo starebbe lavorando a qualche 'correzione', immaginando una sorta di 'golden share' che consenta di mantenere il carattere pubblico delle università. I tecnici sono comunque ancora al lavoro, ma politicamente si é fatta avanti una certezza: una riforma così ampia e importante per il futuro del Paese ha bisogno di un confronto ampio.

Ovviamente il dialogo ha bisogno di due interlocutori, e quindi l'invito che viene rivolto alle opposizioni è quello di non trincerarsi dietro a "pregiudizi". Se l'Udc di Pier Ferdinando Casini offre la propria disponibilità a discutere, a patto però che il governo riponga nel cassetto i decreti legge e ripensi i tagli al settore, il Pd è più combattivo: per l'ex ministro della Pubblica istruzione Beppe Fioroni il progetto del governo punta a "smantellare" il sistema universitario. L'Esecutivo "deve fermarsi - conclude Fioroni - e avviare un dialogo con l'opposizione". L'Italia dei Valori, invece, resta come sempre su toni più 'barricaderi': "Noi non molliamo - spiega il capogruppo dell'Idv al Senato Felice Belisario - e martedì saremo di nuovo in piazza".



Ultima modifica di Redazione il 03 Nov 2008 08:25, modificato 1 volta in totale 






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Lunedì, 3 Novembre : 2008  di MARIO REGGIO e CRISTINA ZAGARIA, La Repubblica

L'Onda non si ferma, tra proteste e fiaccolate
I rettori chiedono una pausa di riflessione


Università, sarà ddl
Image
e non decreto legge


Il ministro Mariastella Gelmini


ROMA - Il piano per l'università verrà realizzato con un disegno di legge e non con un decreto. Sono queste le intenzioni del governo che sul secondo tempo della riforma Gelmini adesso è pronto ad utilizzare uno strumento più aperto al confronto. E comunque il provvedimento, confermano fonti dell'esecutivo, non sarà pronto questa settimana come aveva annunciato in un primo momento il ministro della Pubblica istruzione Maria Stella Gelmini.

La Lega ed An hanno chiaramente invitato il governo ad una pausa di riflessione. Ieri Repubblica ha anticipato che Palazzo Chigi ha deciso di frenare sui tempi. Il portavoce del presidente del Consiglio Paolo Bonaiuti ha dichiarato però che "Berlusconi resta convinto che l'università ha bisogno di una profonda riforma. Ad essa sta lavorando il governo, primo tra tutti il ministro Gelmini". Ma anche ieri fonti vicine al governo hanno confermato a Repubblica che ci sarà uno slittamento dei tempi.

L'Onda, intanto, non si ferma. A Roma 200 studenti della Sapienza si sono radunati ieri sera al Circo Massimo e, con candele e fiaccole hanno creato una mega scritta: "No 133". Cioè la legge che taglia un miliardo e mezzo agli atenei e blocca in sostanza il turn-over. A Napoli, gli studenti che occupano le facoltà di Lettere e di Filosofia alla Federico II hanno annunciato che il sito internet del ministro Tremonti è stato oscurato con la scritta "Se ci toccate il futuro, noi blocchiamo i vostri siti. Non ci fermerete". In serata il blocco è stato rimosso.

E il mondo universitario? Il presidente della Conferenza dei Rettori, Enrico Decleva afferma: "Bisogna guardare alla sostanza, ritengo un dato positivo che esponenti autorevoli della maggioranza abbiano rettificato il tiro. Una pausa di riflessione legata ai problemi reali dell'università è necessaria". Il sistema della 'governancè e reclutamento dei professori: sono questi i due grandi assi della riforma dell'università italiana a cui sta lavorando il governo.

Ma, appunto, attraverso un disegno di legge e non un decreto. "Questo è l'impegno", assicura il senatore del Pdl e responsabile scuola di An Giuseppe Valditara. Il che non esclude la possibilità di ricorrere al decreto legge per questioni "condivise e popolari" come potrebbe essere lo sblocco delle assunzioni per duemila ricercatori. Ergo, una riforma così ampia e importante per il futuro del Paese ha bisogno di un confronto ampio.

Se l'Udc di Pier Ferdinando Casini offre la propria disponibilità a discutere, a patto però che il governo riponga nel cassetto i decreti legge e ripensi i tagli al settore, il Pd è più combattivo: per l'ex ministro della Pubblica istruzione Beppe Fioroni il progetto del governo punta a "smantellare" il sistema universitario. L'esecutivo "deve fermarsi - conclude Fioroni - e avviare un dialogo con l'opposizione".

  





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