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Agguato in strada, feriti 5 ragazzini: sviluppi
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Domenica, 2 Novembre : 2008
L'OMBRA DELLA CAMORRA

Agguato in strada, feriti 5 ragazzini
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Il circolo ricreativo di Via Abate Desiderio a Secondigliano

    
Quattro adolescenti gambizzati, uno colpito ad un braccio: paura a Napoli
La polizia: "Un'azione dimostrativa"


NAPOLI - Un’azione dimostrativa, un avvertimento: è questa la pista più probabile dell’agguato di ieri notte nel quartiere di Secondigliano, a Napoli, nel quale cinque minori, di età compresa tra i 12 ed i 16 anni sono rimasti feriti, in modo lieve.

A sparare davanti al circolo ricreativo Zanzi, in via Abate Desiderio, un commando formato da quattro persone giunte a bordo di moto di grossa cilindrata. Una trentina i colpi sparati contro il gruppetto di ragazzini che hanno riportato ferite giudicate guaribili tra i dieci giorni ed il mese. Due di loro, un dodicenne ed un tredicenne sono ricoverati nell’ospedale pediatrico Santobono di Napoli.

L’agguato si è verificato poco prima della mezzanotte. Ad allertare la polizia una segnalazione giunta al 113. Al loro arrivo gli agenti hanno notato la saracinesca del circolo abbassata ma sulla quale erano evidenti i segni dei colpi di arma da fuoco. Nel frattempo era giunta un’ambulanza per soccorrere due giovani feriti. Poco prima altri tre ragazzi erano stati trasportati con analoghe ferite all’ospedale San Giovanni Bosco.

Al vaglio degli investigatori la vita dei cinque ragazzini coinvolti, tutti incensurati ma provenienti da famiglie già note alle forze dell’ordine. Tre di loro, tra l’altro, sono i nipoti del gestore del circolo Zanzi, pregiudicato che potrebbe essere il destinatario dell’ «avvertimento». Il locale è stato sottoposto a sequestro ed è stata elevata una sanzione amministrativa.

  





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Lunedì, 3 Novembre : 2008 FRANCESCO GRIGNETTI, La Stampa

RETROSCENA: "E' la prova del sangue"

Fieri delle ferite. "Paura?
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Sono cose che succedono"

    
Il battesimo del fuoco per i «piccoli duri»

NAPOLI - La faccia vuole essere quella di un duro. Ma la voce non inganna, è quella di un ragazzino. Anche se nei vicoli di Secondigliano si cresce in fretta. Specie quando si sta fuori casa fino a mezzanotte già a 12 anni, con gli amici, a bruciare le ore nella sala giochi. E così si atteggiava a uomo di mondo, il piccolo ferito che ieri parlava da un letto di ospedale. «Paura? Ma quale paura... Che volete, sono cose che succedono se si sta in miezz ‘a via». Se l’è cavata così, alle domande degli adulti in divisa, uno dei ragazzini coinvolti nella sparatoria dello Zanzi Club. Con la sua spicciola filosofia di strada. Quasi orgoglioso di essere diventato «grande» per come s’intende l’età adulta in certe famiglie. E se poi, come è il caso di uno dei bambini feriti, c’è uno zio camorrista che è sottoposto al 41bis, ecco che c’è poco da mervigliarsi se qualcuno sembra persino soddisfatto di tanta attenzione.

E’ un sicuro ingresso nel mondo del crimine. «Giocavo a carte e non ho capito che cosa è successo. Certi sono entrati e hanno cominciato a sparare. Ci siamo nascosti sotto il biliardo», dice un altro, il più grande. Sedici anni, braccio al collo e una faccia torva. «Quando hanno finito di sparare - dice come se fosse la cosa più normale del mondo - il circolo s’è chiuso e sono rientrato. Ma mi bruciava il braccio e allora sono andato in ospedale». Una cosa è sicura: via Abate Desiderio, dove sabato s’è sparato, e s’è rischiata una strage di bambini, è una piazza di spaccio. A ripercorrerla, il giorno dopo, quando le serrande sono abbassate, e non c’è anima viva in strada, Secondigliano sembra persino peggio del suo stereotipo. Case basse e sporche, marciapiedi rotti, qualche timida pianta assediata da macchine parcheggiate dappertutto.

Accanto alla Zanzi Club, un murales inneggia agli ultras del Napoli. Silenzio irreale. Davanti alla sala giochi, un paio di «guaglioni» indolenti, seduti sulle loro moto, scrutano con aria diffidente chi passa e non rispondono nemmeno al saluto. Un anziano passeggia: «Cercate il posto della sparatoria? Sta là. Ma io non so nulla». Omertà. Come dice il commissario capo di Secondigliano, Sergio Di Mauro: «Qui nessuno parla». I cinque ragazzini feriti hanno riacquistato presto tutta la loro freddezza di «duri di strada». Se all’inizio, per lo spavento, avevano parlottato con gli agenti, il giorno dopo sono tornati quelli di sempre. Duri. Strafottenti. Quasi orgogliosi di quanto è accaduto. Hanno avuto il battesimo del fuoco. Questa volta sono stati le vittime. Domani, chissà. In due non hanno nemmeno risposto all’interrogatorio. Perché a Secondigliano t’insegnano così: non si collabora con la polizia.

E infatti un investigatore sibila: «Sono figli d’arte». E non stupisce che la Squadra Mobile sia andata a perquisire le loro case. Per capire meglio che cosa ci sia sotto questo raid. «Se fosse stato un agguato di camorra - dice un magistrato che se ne intende di criminalità organizzata - ci sarebbero stati i morti. Il titolare, poi, s’è potuto nascondere dietro il bancone e lì l’hanno lasciato tranquillo. Tutto lascia pensare a un avvertimento per qualcosa che quei ragazzini hanno fatto». Ovvero uno sgarbo a qualche altra banda. E qui le bande degli adolescenti fanno una cosa sola: spacciano. «Oppure l’avvertimento era nei confronti del locale. Perché è lì dentro che avveniva qualche cosa di “non autorizzato”. Chi era dentro, allora, s’è trovato coinvolto un po’ per caso, ma neanche tanto, perché tre dei feriti sono i nipoti del titolare».

In questa seconda ipotesi, sarebbe stato lo Zanzi Club, in quanto luogo di spaccio, e quartier generale di un gruppo concorrente, a essere l’obiettivo. In fondo, è quanto dice anche il commissario. «Si tratta di un’azione di delinquenza. Un’azione camorristica? Non penso. Stiamo verificando altre ipotesi». L’ipotesi è che il raid sia stata una spedizione punitiva commessa da altri ragazzini «alla maniera dei grandi». Non volevano uccidere, ma far paura. Non è detto che ci siano riusciti. 1. La sala giochi di Secondigliano dove si è consumata la sparatoria e si è sfiorata una strage di minorenni. Il raid è avvenuto verso mezzanotte: il gruppo di fuoco era composto da quattro, forse sei persone, con il volto coperto dai caschi. 2. Nonostante gli interrogatori a tappeto, sia le piccole vittime sia la gente del quartiere si rifiuta ostinatamente di collaborare con gli agenti di polizia. 3. Secondigliano è una delle zone considerate a maggiore «intensità camorristica» di tutto il Napoletano. 4. La legge della violenza dettata dai clan è più forte di quella dello Stato.

  





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