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L'università i tagli e il consenso
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Lunedì, 3 Novembre : 2008  LUCA RICOLFI, La Stampa

L'università i tagli e il consenso


Fino a un paio di settimane fa Berlusconi si vantava di avere il 72 per cento dei consensi. Da qualche giorno, invece, forse complici le due grandi manifestazioni di fine ottobre promosse dal Partito democratico e dai sindacati, nel governo si stanno facendo strada atteggiamenti più guardinghi. Pare che Bossi sia preoccupato dei tagli ai bilanci degli atenei e che Berlusconi si stia chiedendo se bloccare la Gelmini, congelando i provvedimenti sull’università attesi per i giorni prossimi. Image
I timori di Berlusconi sono basati sui sondaggi, che in effetti non vanno troppo bene per il governo. La luna di miele con gli elettori sembra finita e l’opposizione pare recuperare qualche punto nelle intenzioni di voto degli italiani. A quanto pare Berlusconi teme la piazza, mentre Veltroni spera di continuare a cavalcarla. Lo stop del premier alla Gelmini e agli interventi sull’università sembra una mossa pensata apposta per togliere all’opposizione il cavallo su cui sta per montare. Tutto chiaro, a prima vista: il movimento degli studenti sta procurando i primi grattacapi seri al governo, e così finisce col rianimare l’esangue partito di Veltroni. Ci sono alcune complicazioni, però.

Prima complicazione: è bene distinguere tra consenso assoluto e consenso relativo.

Il consenso assoluto per uno schieramento (di governo o di opposizione) è la differenza fra la percentuale di elettori che ne giudicano positivamente l’operato e la percentuale di elettori il cui giudizio è negativo. Il consenso relativo di uno schieramento rispetto all’altro, invece, è la differenza fra i rispettivi consensi assoluti. Ebbene, la stranezza del momento politico attuale è che oggi stanno diminuendo sia il consenso assoluto verso il governo, sia quello verso l’opposizione. La sfiducia complessiva degli italiani nell’azione politica, di destra e di sinistra, sta tornando a livelli altissimi, a un passo dal record toccato l’anno scorso, ai tempi della Casta di Stella e Rizzo e del «vaffa-day» di Grillo. Quanto al consenso relativo, nelle ultime settimane sta premiando l’opposizione, ma solo perché tra maggio e settembre era scesa a un livello così basso che le è ormai difficile perdere ulteriori colpi, mentre il governo ha ancora uno «spazio di caduta» ragguardevole, visto che solo ora sta uscendo definitivamente dalla luna di miele. Di qui il progresso nelle intenzioni di voto registrato dagli ultimi sondaggi. Nonostante tale progresso, tuttavia, il consenso relativo dell’opposizione resta tuttora inferiore a quello di qualche mese fa, al momento del voto. Nulla, per ora, autorizza a credere che, se si rivotasse oggi, il risultato dell’opposizione sarebbe migliore di quello di aprile. Insomma: il governo ha ragione di temere la piazza, ma l’opposizione si illude se pensa di avere il consenso necessario per egemonizzare la protesta.

Seconda complicazione: non è detto che bloccare le misure sull’università sia una buona idea, né dal punto di vista del governo né da quello degli studenti. Allo stato attuale, infatti, bloccare il riordino dell’università non significa cancellare i tagli - che sono scolpiti nel marmo della legge finanziaria fin dal giugno scorso - bensì rinunciare a «modularli», ossia a differenziarli secondo criteri ragionevoli. Se non si fa nulla, i tagli restano, e restano «uguali per tutti», quindi assolutamente iniqui date le enormi differenze nel livello e nel tipo di inefficienze dei vari atenei sparsi per la Penisola. Se invece si fa qualcosa, si può provare ad aprire sul serio la partita della lotta agli sprechi e alle malversazioni, che almeno a parole accomuna tutti: studenti, docenti, rettori, politici di destra e di sinistra.

Ciò appare tanto più necessario se si riflette sul fatto che esiste una fondamentale differenza fra le inefficienze della scuola e quelle dell’università. L’inefficienza del sistema scolastico è solo molto marginalmente dovuta a gestioni dissennate delle risorse pubbliche, dal momento che il grado di autonomia e di discrezionalità degli istituti è molto limitato. L’inefficienza del sistema universitario, invece, è innanzitutto la conseguenza di un pessimo uso dell’autonomia che la legge assegna agli atenei. Ci sono atenei che, pur con tutti i difetti e i limiti della nostra corporazione, hanno fatto un uso relativamente virtuoso dell’autonomia loro concessa, ci sono atenei che ne hanno fatto un uso dissennato (e qualche volta persino criminoso). Ecco perché i cosiddetti tagli lineari, o uguali per tutti, sono molto più iniqui nell’università che nella scuola.

Naturalmente la strada della lotta agli sprechi richiede da parte di tutti un minimo di buona volontà e ragionevolezza. Gli studenti dovrebbero capire che tagli severi ma selettivi e ben studiati sono nel loro interesse. Il governo dovrebbe valutare se lo scalino del 2010 (700 milioni di euro in meno) non sia troppo ripido, e al tempo stesso varare una serie di «patti di stabilità» pluriennali, convogliando verso gli atenei virtuosi una parte dei fondi negati agli atenei spreconi. Il Pd dovrebbe incalzare il governo, richiedendo che una parte delle risorse risparmiate siano reimmesse nel circuito dell’università, favorendo il reclutamento dei giovani studiosi e aumentando (anziché diminuendo) i fondi per il diritto allo studio. Sono certo che non succederà. Ma sono altrettanto certo che, se mai succedesse, l’opinione pubblica ci starebbe e restituirebbe alle forze politiche un po’ del rispetto che hanno perduto.

  





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... ed ecco una vignetta del mitico Bleek a proposito dello stop del nano di Arcore!  Mr. Orange


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Messaggio Re: L'università i tagli e il consenso 
 
Il testo seguente è preso dal sito del Ministero della Pubblica Istruzione (www.pubblica.istruzione.it). Contiene notizie e dati falsi. In un paese  normale un ministro sa di cosa parla, e non tira numeri a caso. Ma questo, evidentemente, non è un paese normale. Trovate i nostri commenti on-line.


Ricercatori di Ingegneria contro la 133


Dichiarazione del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini

Roma, 24 ottobre 2008

[Min] Ho chiesto ai ragazzi se la scuola e l’università così come sono li soddisfino. Un’università ed una scuola che non preparano al lavoro e che non consentono loro di farsi un futuro. Non è vero che in Italia si spenda poco per l’istruzione, anzi siamo tra i primi d’Europa. Il problema è che si spende male.
E’ inaccettabile che: l’università italiana produca meno laureati del Cile

[Ric] Oltre a essere falso, è anche palesemente inverosimile. I laureati in Italia sono circa 301mila l’anno (2005, MIUR), in Cile sono 87mila (2006, min. dell’Istruzione cileno, dati consultabili via web).

[Min] Abbiamo 94 università, più 320 sedi distaccate nei posti più disparati

[Ric] Potresti cominciare chiudendone qualcuna. Ti diamo un’idea: l’Ateneo e-Campus, Università telematica istituita con Decreto Ministeriale 30/1/2006 (governo Berlusconi bis, guarda caso). Per chi non lo sapesse, sono quelli del CEPU che si sono fatti la propria università (non stiamo scherzando). Oppure la Korè di Enna, l’università di Salvo Andò, che ha recentemente conferito la laurea “honoris causa” al ministro Alfano (neanche questo è uno scherzo).

[Min] Ci siano 37 corsi di laurea con 1 solo studente

[Ric] Facci due esempi. Scommettiamo che non sei capace? A meno che non ti riferisca a corsi di laurea disattivati (tipo quelli del vecchio ordinamento), ai quali risulta ancora iscritto uno studente. Per quelli esistono i corsi mutuati. Nessuno tiene un corso di laurea in piedi, pagando venti e più professori, per un solo studente, anche perché la legge non lo consente: per tenere aperto un corso sono necessari dei “requisiti minimi”. Un ministro dovrebbe saperlo.

[Min] 327 facoltà non superino i 15 iscritti

[Ric] Ancora: facci due esempi (che non siano finti, come quelli di sopra).
E, se ne trovi qualcuna, chiudila. Tanto di guadagnato per tutti. E poi che scusa sarebbe questa per tagliare i fondi ad università con 50mila studenti, facoltà con 10mila, e corsi di laurea con più di cento?

[Min] Negli ultimi 7 anni siano stati banditi concorsi per 13.232 posti da associato ma i promossi siano stati 26.000. Nel 99,3% dei casi sono stati promossi senza che ci fossero i posti disponibili facendo aumentare i costi di 300 milioni di euro

[Ric] È grossolanamente falso. Gli idonei, (e non promossi: non siamo, infatti, alle elementari) sono 26000. I concorsi per associato, per legge, hanno la doppia idoneità. Quindi, ogni posto bandito comporta due idonei. Uno si prende il posto, l’altro si tiene l’idoneità, che non comporta spese per nessuno. La spesa c’è se un idoneo viene chiamato in servizio da un’università, che per farlo deve avere del budget disponibile. Se è disponibile, vuol dire che c’è. Quindi non c’è nessuna spesa pazza da giustificare. E comunque, negli ultimi sette anni il numero di associati in servizio è cresciuto di 930 unità, non di 26000, né di 13232 (dati 2005, MIUR). Nello stesso periodo gli studenti sono cresciuti di 150mila unità.

[Min] Ci siano 5 università importanti con buchi di bilancio enormi (e sono i luoghi dove si protesta maggiormente) che avrebbero portato, se fossero state aziende, al licenziamento in tronco di chi le ha gestite per tanti anni

[Ric] La nostra università è stata annoverata tra quelle “prossime alla bancarotta”. È falso. I nostri bilanci sono in pari, basta leggerli.
Andranno in rosso dal 2010, ma solo grazie ai vostri tagli. Grazie per averci chiamato “importanti”, comunque. Se siamo importanti, perché ci tagli i fondi?

[Min] Si siano moltiplicate cattedre e posti per professori senza tener conto delle reali esigenze didattiche dei ragazzi, aumentando la spesa per l’università in maniera inaccettabile

[Ric] Chiacchiere. Giusto per dare due numeri: dal 2002 al 2008, a Pisa, il numero di docenti è calato di 65 unità, e quello di tecnici amministrativi di 226 (dati del Rettorato).

[Min] Non ci sia un’università italiana che figuri tra le migliori 150 del mondo

[Ric] Giusto. Le classifiche in vigore premiano la produzione scientifica, non la produttività scientifica, cioè la quantità di lavoro prodotto per euro speso. Se lo facessero, saremmo primi, e di gran lunga. Dacci gli stessi finanziamenti, vedrai che ti facciamo fare un figurone.

[Min] Ci siano 5500 corsi di laurea, mentre in Europa ne troviamo la metà
Siano insegnate 170.000 materie rispetto alle 90.000 della media europea nel 2001 i corsi di laurea fossero 2444, oggi 5500

[Ric] Peccato che dal 2001 ad ora siamo passati dal vecchio ordinamento, con lauree quinquennali, al nuovo ordinamento, con lauree su due livelli.
Il fatto che i corsi siano raddoppiati è pertanto abbastanza ovvio. Se sono più che raddoppiati è perché il senso del 3+2 è di allargare l’offerta specialistica mantenendo contenuta quella di base.

[Min] I ragazzi siano sottoposti ad un carico di ore di lezione triplo rispetto alla media europea per trovare giustificazione a corsi fatti solo per dare cattedre.

[Ric] Ancora chiacchiere. Il sistema dei crediti formativi prevede un numero di ore standard. E poi, se anche fosse, cosa dovremmo fare? Dare via lauree facendo studiare le persone un terzo di quello che studiano adesso? È questa la tua idea di università di qualità?


Inaccettabile è che chi fa il ministro non sappia di cosa parla!!!
Inaccettabile è pubblicare dati falsi sul sito del ministero per fini di propaganda!!!

  



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Messaggio Re: L'università i tagli e il consenso 
 
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