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LA GIORNATA POLITICA Lunedì, 3 Novembre 2008
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Lunedì, 3 Novembre : 2008  

LA GIORNATA POLITICA


Ieri è stato il ministro Andrea Ronchi a socchiudere la porta del confronto sulla riforma universitaria. Oggi ci hanno pensato il ministro Roberto Calderoli e il governatore della Lombardia Roberto Formigoni a spalancarla e a chiedere senza esitazioni che il governo fermi la macchina dei decreti per aprire un ampio confronto con le opposizioni, con il mondo accademico e con gli studenti. Le aperture di ieri hanno provocato un "effetto valanga" nella maggioranza al punto che il leader del Pd Walter Veltroni ha potuto dettare condizioni pesanti: il governo ritiri i tagli contenuti nella finanziaria e che colpiscono in modo indiscriminato scuola e Università, dopo se ne può riparlare. Un prezzo alto, come è ovvio se si vuole sedere al tavolo per negoziare. Il cambio di scenario è stato repentino a conferma di sopraggiunte difficoltà nel governo che vanno oltre la riforma universitaria. Il sottosegretario all'Economia Giuseppe Vegas ha fatto sapere che l'esecutivo è pronto ad allentare i rigori del Patto di stabilità interno, misura più volte sollecitata da Comuni e Regioni. Sono segnali che vanno in direzione di un confronto con le opposizioni, ma nello stesso tempo sono indizi di un allarme maggiore che si diffonde nel governo per il deterioramento complessivo del quadro economico. Nell'esecutivo, evidentemente, si fa strada l'idea di evitare una miscela socialmente esplosiva fra la recessione ormai imminente e una diffusa protesta nel mondo della scuola. La saldatura fra le due situazioni sarebbe incontrollabile per qualsiasi governo, quale che fosse l'ampiezza della sua maggioranza. Al punto che un Veltroni rinfrancato ha potuto parlare di sondaggi che danno ormai un Pdl in forte calo. Pronta, e sarcastica, la smentita di Paolo Bonaiuti: "Veltroni è stato colto dalla sindrome del sondaggio, qualcuno lo fermi o la delusione sarà troppo forte". Le aperture del ministro Calderoli sull'Università riflettono naturalmente anche un timore della Lega, preoccupata di salvaguardare il percorso parlamentare del federalismo fiscale che proprio mercoledì prossimo, al Senato, vedrà impegnate tre commissioni per definire il calendario dei lavori. A mano a mano che il governo si inoltra nell'agenda invernale si accorge che sono troppe e troppo intrecciate le partite politiche: uno strappo sulla scuola potrebbe avere ripercussioni sulla Finanziaria o sul federalismo, e viceversa. Da qui la scelta di aggiustare il tiro e la strategia, scegliendo la via del disegno di legge per la riforma universitaria invece del decreto. Anche se il ministro Gelmini, in un messaggio al Rettore del Politecnico che oggi ha inaugurato l'anno accademico, ha ribadito il suo convincimento che nel mondo dell'università servono riforme vere, "non di facciata". Gelmini, che non ha presenziato alla cerimonia "per motivi tecnici", ha apprezzato "la saggezza e la prudenza" del Politecnico che si è impegnato "in un dibattito serrato ma costruttivo". "E' in questo modo - ha aggiunto - sforzandosi di comprendere e dialogare che riusciremo insieme a impostare le soluzioni migliori per rafforzare le nostre università ". Fra queste soluzioni, il Cnsu (Consiglio nazionale degli studenti universitari) suggerisce al ministro di calibrare i tagli ai finanziamenti del fondo ordinario sulla base dello stato di salute dei singoli atenei. Le aperture del governo hanno rinvigorito un'opposizione che sembrava in difficoltà. A tutti si è rivolto ancora oggi il presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano, durante una cerimonia al Quirinale, ha affrontato il tema della spesa pubblica nel settore della Difesa per ricordare che c'é "una necessità prioritaria di mantenere le attuali capacità di intervento" in presenza "di ridotte disponibilità finanziarie". Anche la Difesa, come già Napolitano disse per la scuola, deve insomma concorrere al risanamento della finanza pubblica. Già domani, quando arriverà al Senato il decreto sulla spesa pubblica locale e sulla spesa sanitaria, si potranno verificare fino in fondo le intenzioni della maggioranza e dell'opposizione.

  





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