USA: FLORIDA COMINCIA A VOTARE,
POWELL CONSIGLIERE OBAMA
WASHINGTON - La Florida ha cominciato a votare anticipatamente per le elezioni del 4 novembre, come permette la legge americana. Barack Obama e Hillary Clinton sono sbarcati a Disney World per mobilitare l'elettorato. Obama intanto sta già scegliendo i membri del suo potenziale governo: Colin Powell sarebbe un suo sicuro consigliere, forse anche ministro. Giovedì e venerdì Obama interromperà la campagna per volare alle Hawaii dalla nonna Madelyn Dunham, gravemente ammalata.
Madelyn Dunham, 86 anni, e suo marito Stanley (morto nel '92 a 74 anni) aiutarono la madre di Obama, Ann, ad allevarlo. La nonna di Obama, originaria come il marito del Kansas, alle Hawaii fu la prima vice-presidente donna di una banca locale.
SONDAGGIO ZOGBY DA' OBAMA A +8 SU MCCAIN
Anche l'ultimo sondaggio Reuters/C-Span/Zogby dà in crescita il vantaggio di Barack Obama su John McCain: il candidato democratico alla Casa Bianca ha ora otto punti di vantaggio sul rivale repubblicano, due in più rispetto al sondaggio dello stesso istituto diffuso lunedì. Obama, secondo il rilevamento compiuto fra sabato e ieri fra i probabili elettori, è al 50% e McCain al 42%. Il sondaggio telefonico ha un margine di errore del 2,9%. Altri due sondaggi diffusi la notte scorsa, uno della rete televisiva Abc e del Washington Post, l'altro della rete televisiva Cbs, hanno dato Obama in vantaggio rispettivamente di nove e 13 punti su McCain.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
Sarah Palin affonda McCain
Obama allunga ancora nei sondaggi: più 12 punti
WASHINGTON - Barack Obama allunga la distanza dall’avversario e, complice il crescente scetticismo nei confronti di Sarah Palin, si porta a 12 punti di vantaggio da John McCain. Secondo l’ultimo sondaggio di Zogby, sempre più donne ed elettori indipendenti si schierano con il senatore dell’Illinois che a meno di due settimane dall’Election Day raccoglie il favore del 52 per cento degli intervistati contro il 20 per cento per il candidato repubblicano.
Gli ultimi quattro giorni hanno rappresentato una crescita costante per Obama - che proprio da oggi si prende una pausa di due giorni per andare nelle Hawaii al capezzale della nonna malata - e John Zogby sottolinea che l’allargamento del suo consenso «coinvolge tutti i gruppi demografici». Il vantaggio accumulato tra le elettrici, ad esempio, è passato dai 16 ai 18 punti e quello tra gli indipendenti ha addirittura raggiunto i 30 punti (Obama al 59%, McCain al 29%). La crisi economica, il problema dei mutui e il collasso delle borse sono i temi che, secondo Zogby, continuano a giocare in favore di Obama.
McCain, invece, scopre si essersi legato un palla al piede. Un sondaggio condotto dal Wall Street Journal e da Nbc News rivela che il 55 per cento degli intervistati non considera la candidata repubblicana alla vicepresidenza pronta per la Casa Bianca. La Palin non riesce neppure a raccogliere solidarietà tra le donne del suo partito: quando durante un dibattito sul potere al femminile è stato chiesto a Condoleezza Rice un commento sulla governatrice dell’Alaska, il segretario di Stato americano si è rabbuiata in viso e ha glissato.
ViviCentro (art. 19 e 21)
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In un’intervista al Chicago Tribune: «I vestiti da $15mila sono rimasti quasi tutti nella stiva dell’aereo»
NEW YORK - Dopo i 150mila dollari di vestiti di lusso, il trucco da 22mila dollari: nuove rivelazioni imbarazzanti piovono su Sarah Palin, la numero due repubblicana che comincia a costare troppo cara alla campagna di John McCain. Attaccata per lo shopping scatenato, alla graticola per il Troopergate, sotto assedio per le cartelle cliniche ancora top secret, la governatrice dell’Alaska ha montato ieri la controffensiva: un’intervista al Chicago Tribune (“Doppio standard tra me e Hillary”), e il primo vero discorso programmatico su un tema che le sta a cuore, i bambini con l’handicap.
Tutti contro Sarah, a partire dall’ex governatore della Pennsylvania Tom Ridge: «Il mio stato è decisivo: se John McCain avesse scelto me come vice le prospettive sarebbero diverse», ha detto il primo ministro della Sicurezza Interna dopo l’11 settembre scartato in favore della Palin perché non in linea con la piattaforma del partito anti-aborto. Accusata di abuso di potere nel licenziamento del capo della polizia dello stato dell’Alaska, Sarah e il marito Todd hanno testimoniato sotto giuramento in Missouri: «Non vedeva l’ora di far sentire la sua versione», ha detto l’avvocato Thomas Van Flein che difende governatrice e consorte.
Meno 12 giorni al voto tra gli straschi dello “shopping-gate”: «I vestiti da 150mila dollari erano stati comprati per la Convention e sono rimasti quasi tutti nella stiva dell’aereo», si è difesa la Palin con il Chicago Tribune. Archiviato o quasi il capitolo abiti, è scattato quello del make-up: il New York Times ha scoperto che l’extreme makeover della Palin nelle prime due settimane di ottobre è costato la bellezza di 22mila dollari: rivelazione imbarazzante che ha innescato sarcastici commenti sulla “hockey mom” che si è autodefinita un “pit bull col rossetto”. Sulla Palin “scelta da McCain per l’unica ragione che è carina”, è tornata a sparare a zero la repubblicana Kathleen Parker, una columnist apostata: il suo intervento sul Washington Post è stato affisso anche su The Corner, pagina online della rivista National Review, tra le proteste della direttrice Kathryn Jay-Lopez: «Una vergogna». Spopola intanto sul web il video YouTube “Il vet del non vet”, gioco di parole tra l’abbreviazione di “veterano” (McCain) e la buona politica di passare al setaccio il passato dei candidati per evitare sorprese imbarazzanti in corso d’opera. Come, nel caso di Sarah, la gravidanza della figlia teen-ager. I media Usa sospettano che altri scheletri possano uscire dagli armadi di casa Palin se verranno rese pubbliche le sue cartelle cliniche: «Siamo al terzo giorno dacché lei si è detta pronta a diffonderle ma la portavoce Maria Comella ha detto ancora no», ha accusato l’Abc. Cosa può esserci nei dossier medici di una donna di 44 anni che corre la maratona e scoppia di salute?
ViviCentro (art. 19 e 21)
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Nel mirino dei neonazisti anche altri 102 cittadini
Il candidato democratico alla Casa Bianca Barack Obama e altri 102 cittadini americani sono stati nel mirino di un possibile attentato in Tennessee, secondo quanto appreso da Associated Press. Lo ha detto la Atf - Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives - una divisione del dipartimento americano di Giustizia che ha il compito di prevenire reati federali commessi con armi da fuoco o esplosivi e combatte il contrabbando di alcol e tabacco. Secondo quanto reso noto il complotto sarebbe stato messo a punto da alcuni skinhead.
Due ragazzi del Tennessee, Daniel Cowart di 20 anni e Paul Schlesselman di 18, sono stati arrestati con l’accusa di possesso illegale di fucili a canne mozze. Ma in mente avevano un reato ben più grave: volevano uccidere il candidato alla Casa Bianca Barack Obama, sparandogli o decapitandolo nel corso di un comizio in una scuola nei pressi di Memphis. Lo ha reso noto la Atf - Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives - una divisione del dipartimento americano di Giustizia che ha il compito di prevenire reati federali commessi con armi da fuoco o esplosivi e combatte il contrabbando di alcol e tobacco. I due sospetti, entrambi skinhead e neonazisti, avrebbero aperto il fuoco anche contro gli studenti della scuola, frequentata soprattutto da ragazzi afroamericani.
ViviCentro (art. 19 e 21)
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WASHINGTON - Il candidato democratico alla Casa Bianca Barack Obama mantiene un vantaggio di sette punti percentuali sul rivale repubblicano John McCain a quattro giorni alle elezioni, secondo l'ultimo sondaggio Reuters/C-SPAN/Zogby. Secondo i risultati dell'indagine, condotta con interviste telefoniche su un campione di probabili elettori, Obama è in testa con il 50% dei consensi contro il 43% per McCain. Il margine di errore del sondaggio è del 2,9%.
L'AMERICA CHE HA GIA' VOTATO PENDE VERSO OBAMA
di Marco Bardazzi
Il 44mo presidente degli Stati Uniti sta prendendo forma in macchine elettroniche piazzate vicino alle slot-machines di Las Vegas e in più tradizionali cabine elettorali che compaiono, come miraggi, al termine di ore di coda in Florida. L'America sta votando in massa nei 32 stati che permettono di pronunciarsi in anticipo rispetto al 4 novembre e le analisi sull'affluenza sembrano indicare che la maggioranza di coloro che hanno fretta di pronunciarsi, pendono verso Barack Obama.
Oltre 17 milioni di americani risultano aver già votato, secondo le statistiche del professor Michael McDonald della George Mason University, uno degli esperti più ricercati del momento: la sua specializzazione sul voto anticipato ne fa un raro interprete dell'andamento delle elezioni nella fase che precede l'Election Day vero e proprio. McDonald, come molti altri analisti, prevede che quest'anno un terzo dei voti saranno anticipati (nei seggi o per posta), in crescita rispetto al 22,5% del 2004. Varie analisi e rilevazioni indicano che gli elettori registrati come repubblicani e quelli democratici più o meno si equivalgono su scala nazionale nel voto anticipato: un dato che é già un segnale a favore del partito di Obama, perché in passato i repubblicani prevalevano sempre nel voto in anticipo.
Ma a risultare preoccupanti per John McCain sono soprattutto i dati negli Stati-chiave vinti da George W.Bush nel 2004: in Iowa, North Carolina, Florida, Colorado, New Mexico e Nevada, gli elettori registrati come democratici superano i repubblicani. Obama ha investito grandi risorse del proprio vasto patrimonio nel mettere in piedi una macchina organizzativa che sta portando alle urne elettori in numeri da record. Ma i risultati reali si vedranno solo al momento dello spoglio dei voti il 4 novembre, perché soprattutto il voto per posta potrebbe riservare sorprese e offrire chance a McCain. I dati sul voto anticipato e le immagini che li accompagnano - lunghe code in Florida, sei ore di attesa in Louisiana, macchine 'touchscreen' per votare vicine alle slot-machine nel decisivo Nevada - si accompagnano ai sondaggi nel dare ragioni di ottimismo agli strateghi dello staff di Obama. Le rilevazioni negli Stati-chiave vedono il candidato democratico in testa in molti luoghi un tempo solidamente repubblicani e le mappe elettorali disegnate dai media e dai sondaggisti mostrano crescenti problemi per McCain.
La CNN, per esempio, lo vede avviato verso sconfitte in Virginia, New Mexico, Colorado e Nevada, tutti Stati che difficilmente i repubblicani possono permettersi di perdere senza conseguenze. Ondeggiano pericolosamente luoghi dove McCain non ha più il tempo e le risorse per difendersi, come Montana, North Dakota, Georgia, Arkansas, Louisiana e la sua stessa Arizona. E nel frattempo restano aperte e incandescenti le battaglie per la Florida, l'Indiana, il Missouri, l'Ohio. Tirando le somme, per la CNN Obama ha già in tasca 291 'voti elettorali' (ne servono 270 per andare alla Casa Bianca), mentre per New York Times, NBC e Zogby il democratico può contarne 286. Ma McCain resta convinto di poter cambiare la corsa in Ohio e Florida e ci sono sondaggi che gli offrono ottimismo in Pennsylvania, uno stato da 21 voti elettorali che nel 2004 è stato vinto dai democratici. Il candidato repubblicano ripete in questi giorni alla gente di non fidarsi dei sondaggi, così come ha fatto oggi sul Wall Street Journal l'ex stratega di Bush, Karl Rove, ricordando che già nel 2000 e nel 2004 i repubblicani venivano dati per sconfitti alla vigilia.
ViviCentro (art. 19 e 21)
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Lunedì, 3 Novembre : 2008 dell'inviato Marco Bardazzi
OBAMA CHIUDE E SPRONA L'AMERICA:
"SCRIVIAMO LA STORIA"
CHICAGO - E' stata una lunghissima marcia, partita nello scetticismo generale e passata attraverso le montagne russe dello scontro con Hillary Clinton. Per Barack Obama ora è arrivato il momento di passare il testimone agli elettori e attendere. "Ho fatto tutto quello che potevo - ha detto il candidato dei democratici alla Casa Bianca, tirando le somme della campagna - ora tocca alla gente. America, in questo momento che segnerà la storia, possiamo finalmente dare al Paese il cambiamento di cui ha bisogno".
Un'ultima raffica di bagni di folla con gli elettori in Stati che quattro anni fa scelsero George W. Bush, poi per Obama è venuta finalmente l'ora di puntare l'aereo verso Chicago, per andare a votare nella città che lo ha adottato negli anni Ottanta e prepararsi a una possibile festa martedì notte in un parco cittadino. Non prima però di aver compiuto un ultimo blitz nel giorno del voto nel vicino Indiana, dove Obama ha messo in programma visite ad alcuni seggi a sorpresa per salutare gli elettori. E' uno Stato simbolo del possibile sconvolgimento della mappa politica dell'America che può arrivare nell'Election Day: l'Indiana non sceglie un democratico dal 1964, quattro anni fa i repubblicani lo vinsero con il 20% di vantaggio, ma ora potrebbe diventare 'blu', il colore dei democratici. Gli strateghi democratici, guidati dal 'genio' di Chicago David Axelrod, hanno evitato come in passato di concentrarsi solo sugli Stati-chiave che possono permettere a Obama di raggiungere la quota di 270 'voti elettorali' necessari per vincere. Uno dei maggiori punti di forza della campagna elettorale di Obama è stata invece la capacità di attaccare gli avversari su scala nazionale, in ogni Stato, con una potenza di fuoco alimentata dall'entusiasmo dei volontari e dalla mole senza precedenti di soldi raccolti dal candidato (il suo bilancio finale potrebbe superare i 700 milioni di dollari).
Anche nell'ultimo giorno di campagna elettorale, Obama si è concentrato in Stati - Florida, North Carolina e Virginia - che sembravano impossibili da vincere per i democratici fino a poco tempo fa, e nei quali invece il senatore di Chicago è arrivato all'appuntamento del voto in vantaggio nei sondaggi.
"Dopo decenni di scelte sbagliate a Washington, otto anni di decisioni politiche fallimentari da parte di George Bush, e 21 mesi di una campagna che ci è portato dalla costa rocciosa del Maine al sole della California, siamo a un giorno di distanza dal cambiamento in America", ha detto Obama a Jacksonville in Florida, ripetuto in North Carolina e gridato a tarda sera, nel comizio conclusivo a Manassas, in Virginia, in un luogo-simbolo per le memorie che custodisce delle battaglie che vi furono combattute durante la Guerra Civile del XIX secolo. Un traguardo significativo, per un candidato che aveva lanciato la corsa nel febbraio 2007 a Springfield, in Illinois, dove era iniziata l'avventura politica di Abraham Lincoln, il presidente che guidò l'America nella sanguinosa guerra fratricida combattuta sullo schiavismo. "Sono assolutamente in pace con me stesso - ha detto Obama in un'intervista radiofonica nel giorno della vigilia - perché sento di aver fatto tutto ciò che potevo fare. Adesso tocca alla gente decidere".
Tra i messaggi finali che Obama ha affidato agli elettori che si apprestavano a invadere i seggi, qualcuno è risultato anche inedito, nonostante il fiume di parole spese in quasi due anni di campagna elettorale. In un'intervista a Mtv, per esempio, il possibile primo nero alla Casa Bianca ha messo in guardia gli appassionati del rap e della cultura 'gangsta' che non dovranno pensare che avere un 'fratello' come presidente sia necessariamente un permesso a lasciarsi andare. "C'é gente a cui non piace vedere le vostre mutande e io sono uno di quelli", ha detto Obama, rivolto ai giovani che indossano i pantaloni a cavallo basso che lasciano scoperta la biancheria. Finita la maratona degli ultimi comizi, Obama ha dato appuntamento a Chicago alla moglie Michelle, che ha trascorso la vigilia esortando le truppe nel West, soprattutto nei combattutissimi Colorado e Nevada (nello Stato di Las Vegas, la tensione della campagna è stata fatale al responsabile dello staff di Obama, Terence Tolbert, ucciso da un infarto a 44 anni).
Nella metropoli affacciata sul Lago Michigan è cominciata l'attesa, che potrebbe sfociare in una gigantesca festa serale in un parco cittadino. Qui è stato allestito un grande palco che si apre a semicerchio e diventa una passerella allungata verso il pubblico. Dopo due elezioni per la Casa Bianca (2000 e 2004) in cui nessun candidato riuscì a presentarsi nella notte vincitore al proprio pubblico, stavolta i sondaggi sembrano indicare che l'America non dovrà aspettare troppo per conoscere il proprio presidente-eletto. E Chicago sogna che la festa avvenga nella regione dei Grandi Laghi, non tra i cactus dell'Arizona.
REPUBBLICANI TEMONO DISASTRO ANCHE AL CONGRESSO
di Cristiano Del Riccio
Mentre la battaglia per la Casa Bianca appare perduta, il partito repubblicano sta cercando disperatamente di puntellare i suoi senatori e deputati impegnati, in un ambiente sfavorevole, in disperate sfide per evitare che il Congresso cada completamente nelle mani dei democratici. E' una battaglia centrata, al Senato, su un numero magico: 60. Se i democratici, che possono contare adesso su 51 voti su 100, riusciranno a strappare altri nove seggi ai repubblicani raggiungeranno la quota necessaria per superare tutte le manovre di ostruzione del partito rivale, diventando di fatto i 'Padroni del Congresso'. Già i democratici dominano la Camera, con 235 deputati (17 più della maggioranza necessaria di 218 seggi), e sono previsti ulteriori guadagni di deputati: i sondaggi mostrano che i candidati repubblicani alla Camera sono in pericolo anche in Stati tradizionalmente a loro favorevoli. Scricchiolano anche le aree suburbane, un segno allarmante per il partito di McCain.
La battaglia per il Senato vede l'attenzione concentrata su 13 seggi dei 35 in palio (circa un terzo del Senato): la brutta notizia per i repubblicani è che tutti e 13 i seggi, tranne uno, appartengono al loro partito, che deve impedire assolutamente ai democratici di strappare nove seggi ai rivali. Ma un seggio è già perduto. In Virginia, Jack Warner si ritira e a sostituirlo sarà quasi sicuramente l'ex governatore democratico Mark Warner (che non è parente dell'ex marito di Liz Taylor, John William Warner). I repubblicani sono rassegnati a perdere i loro seggi al Senato anche in Colorado e New Mexico (dove hanno sospeso le spese pubblicitarie). Questo abbassa a sei il numero dei seggi che i democratici devono vincere. Una speranza viene, per il partito di Barack Obama, dall'Alaska dove il leggendario repubblicano Ted Stevens (che da 40 anni rappresenta al Congresso lo Stato di ghiaccio) sarebbe inattaccabile se non fosse stato appena riconosciuto colpevole, da una giuria, di corruzione per essersi fatto rimodellare la casa a spese di una compagnia petrolifera.
La condanna ha dato una opportunità al rivale democratico Mark Begich che, incredulo per tanta fortuna, è in testa nei sondaggi. Appare molto incerta la competizione in altri quattro seggi repubblicani al Senato dove gli sfidanti democratici possono avere una concreta possibilità di vincere. In Oregon, dove si vota per posta, il senatore repubblicano Gordon Smith, annusata l'aria, ha riempito di elogi il democratico Obama prendendo le distanze più possibile dall'amministrazione Bush. In Minnesota un altro senatore repubblicano appare in difficoltà: Norm Coleman ha avviato addirittura una causa contro il candidato democratico, l'umorista Al Franken, che l'ha definito il quarto senatore più corrotto del Congresso.
Appare nei guai, in North Carolina, anche Elizabeth Dole, moglie dell'ex candidato alla presidenza Bob, che rischia di perdere contro l'aggressivo Kay Hagan. Nel New Hampshire trema anche il repubblicano John Sununu. Anche vincendo tutti questi seggi, sono sette, ai democratici mancherebbero ancora due senatori per giungere a quota 60. Potrebbero uscire da quattro battaglie dove i repubblicani appaiono in vantaggio ma non sono sicuri di farcela: Mississippi, Georgia, Kentucky e Maine. In Kentucky il democratico Bruce Lunsford ha sfoderato un'arma segreta: l'attrice Ashley Judd, nata nello Stato e molto popolare, ha accettato di fare campagna per lui.
ViviCentro (art. 19 e 21)
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ROMA - Barack Obama e' divenuto questa notte il 44.o presidente degli Stati Uniti, e' il primo nero a conquistare la Casa Bianca: un risultato storico. L'affluenza record ha allungato le code ai seggi nell'Unione e ha reso piu' lento lo spoglio dei suffragi, ritardando l'annuncio della vittoria del candidato democratico.
La certezza, non matematica, ma politica, e' stata acquisita quando il candidato democratico s'e' aggiudicato l'Ohio, uno Stato chiave, lo Stato che tutti i candidati repubblicani divenuti presidenti hanno vinto.
L'America e' andata al voto nel pieno d'una crisi finanziaria che le toglie fiducia e che deve ancora fare sentire l'impatto sull'economia reale, mentre le difficolta' militari e politiche in Iraq e in Afghanistan incrinano le certezze e le sicurezze della Super-Potenza unica. In un momento difficile, con un esercizio di democrazia che la conferma fucina di coraggio per l'Occidente, l'America ha scelto e ha scelto il cambiamento: un presidente giovane, nero e relativamente inesperto, ma che e' un simbolo di speranza e che impersona il sogno americano. All'Est e al Sud, Obama s'e' imposto in alcuni Stati Chiave di questa competizione: ha fatto suo il New England, ed era scontato, i Grandi Laghi, ma soprattutto ha confermato il potere democratico in Pennsylvania e ha strappato ai repubblicani l'Ohio e lo Iowa, oltre ad altri Stati contesi.
I risultati dell'Ohio e dello Iowa sono stati il segnale della disfatta per il candidato repubblicano John McCain, arrivato all'Election Day in forte ritardo in tutti i sondaggi. E che neppure i suoi sostenitori ci credessero lo diceva la differenza di immagini tra l'attesa della festa per Obama a Chicago, dove c'erano decine di migliaia di persone entusiaste, e l'attesa a Phoenix, dove i sostenitori di McCain erano pochi e disorientati.
Per McCain, non e' stato un tracollo. Per Obama, non e' stata una vera e propria valanga, specie in termini di voto popolare - ma il computo esatto dei suffragi non e' ancora definitivo -. Ma dalle urne esce un'America nuova, che Barack Obama dovra' guidare dal 20 gennaio, quando s'insediera', fuori dalla crisi, ridandole fiducia in se stessa e restituendole la simpatia del Mondo.
VOTO CALIFORNIA DA' CERTEZZA VITTORIA A OBAMA
NEW YORK - Il candidato democratico alla Casa Bianca, Barack Obama, ha vinto le elezioni presidenziali in California (55 voti), diventando matematicamente presidente degli Usa con 275 voti elettorali.
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
La data di oggi è Sab 10 Gen, 2009 03:11 | Tutti i fusi orari sono UTC + 1 ora
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