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Giovedì, 6 Novembre : 2008 La Stampa
LA RISPOSTA ALLA PROTESTA IN AULA DELL'OPPOSIZIONE
Il Presidente della Camera Gianfranco Fini
Il Presidente della Camera contro il governo sull'iter della manovra
ROMA - Se il Governo deciderà di porre la fiducia sulla Finanziaria all’esame della Camera «ci troveremo in presenza di una situazione non soltanto anomala ma anche politicamente deprecabile». Il Presidente della Camera Gianfranco Fini, accoglie con parole piuttosto chiare, le proteste delle opposizioni in apertura di seduta per quanto sta accadendo nella gestione dell’iter parlamentare della finanziaria da parte del Governo: una situazione «anomala» e che rischia di diventare «politicamente deprecabile», dice il Presidente della Camera rispondendo dallo scranno più alto di Montecitorio alle opposizioni.
«È evidente che non spetta al presidente della Camera entrare nel merito di quanto è scritto nella legge Finanziaria - ha rilevato Fini -, quindi a prescindere da qualsiasi valutazione di merito, ritengo che quanto accaduto, vale a dire che la Commissione bilancio abbia approvato senza alcun emendamento il testo che era stato presentato dal governo, rappresenti un’anomalia rispetto alla prassi con cui la Camera ha sempre esaminato la Finanziaria, che è una legge di grande valore politico». Una anomalia, ha spiegato ancora Fini, «che non contrasta con i regolamenti e men che meno con la Costituzione, ma che deve essere oggetto di valutazione, soprattutto perchè, come ha rilevato il presidente Giorgetti con grande chiarezza, qualora sul testo che è uscito dal Consiglio dei ministri e che la Commissione ha approvato senza emendamenti il governo addivenisse alla decisione, del tutto legittima, di porre la questione di fiducia, ci troveremmo in presenza di una situazione non soltanto anomala, ma politicamente deprecabile».
Fini ha concluso: questo perchè «in qualche modo si toglierebbe al Parlamento, in questo caso alla Camera, il diritto-dovere di esaminare, il diritto-dovere di emendare, il diritto-dovere di assumersi le responsabilità attraverso il formarsi di maggioranze su questo o su quell’emendamento. Mi auguro che il governo tenga nel dovuto conto quanto espresso con sostanziale concordia dalla Camera».
La polemiche era iniziata questa mattina, all'apertura dei lavori in aula: «Non c’è più neanche il «continuum» auspicato da Lei, signor presidente della Camera, fra maggioranza e governo. Siamo ormai al governo che espropria il Parlamento, compresa la sua maggioranza. Così non si può andare avanti«. Così si è espresso questa mattina, sull’ordine dei lavori, il vicepresidente del gruppo Pd, Gianclaudio Bressa. Facendo a riferimento all’esame della finanziaria della commissione Bilancio, Bressa ha detto che «si tratta solo dell’ultimo esempio che dimostra come il governo stia stravolgendo la Costituzione per la parte che riguarda la formazione delle leggi». «Il governo ha presentato tutto ciò - ha proseguito - come un’innovazione, per avere maggiore efficacia. In realtà di fronte alla crisi che sta attraversando tutto il mondo non è statoin grado di fare nulla, men che meno a favore di lavoratori e imprese, e la vostra manovra di luglio è stata impostata senza alcuna comprensione di quanto sta avvenendo. In realtà - ha concluso Bressa - siamo in pratica a un sostanziale commissariamento di governo e Parlamento da parte del ministro Tremonti, come dimostra il modo con cui siete intervenuti su scuola e università».
Antonio Borghesi, vicepresidente dei deputati dell'Italia dei Valori, ha invece comunicato che ieri notte Idv, Pd e Udc hanno abbandonato per protesta i lavori della commissione bilancio: «Ci troviamo di fronte - afferma in una nota - all’impossibilità di discutere sulle nostre proposte emendative, questo governo e questa maggioranza ha svuotato il parlamento delle sue prerogative. La commissione bilancio è ostaggio del governo, ma questa notte si è arrivati al paradosso. Dopo che, nell’arco della giornata, l’unica votazione effettuata in commissione ha visto il relatore battuto dalla sua stessa maggioranza, giudice ha ritirato tutti i suoi emendamenti sostenendo che, come chiesto dal governo, la legge finanziaria non doveva essere minimamente modificata. Se lunedì il governo porrà la fiducia, ci ritroveremo con una finanziaria che non è stata discussa in commissione nè in aula. Questo - conclude Borghesi - non è solo uno schiaffo al parlamento ma un attentato alla democrazia».
ROMA - Se il Governo deciderà di porre la fiducia sulla Finanziaria all’esame della Camera «ci troveremo in presenza di una situazione non soltanto anomala ma anche politicamente deprecabile». Il Presidente della Camera Gianfranco Fini, accoglie con parole piuttosto chiare, le proteste delle opposizioni in apertura di seduta per quanto sta accadendo nella gestione dell’iter parlamentare della finanziaria da parte del Governo: una situazione «anomala» e che rischia di diventare «politicamente deprecabile», dice il Presidente della Camera rispondendo dallo scranno più alto di Montecitorio alle opposizioni.
«È evidente che non spetta al presidente della Camera entrare nel merito di quanto è scritto nella legge Finanziaria - ha rilevato Fini -, quindi a prescindere da qualsiasi valutazione di merito, ritengo che quanto accaduto, vale a dire che la Commissione bilancio abbia approvato senza alcun emendamento il testo che era stato presentato dal governo, rappresenti un’anomalia rispetto alla prassi con cui la Camera ha sempre esaminato la Finanziaria, che è una legge di grande valore politico». Una anomalia, ha spiegato ancora Fini, «che non contrasta con i regolamenti e men che meno con la Costituzione, ma che deve essere oggetto di valutazione, soprattutto perchè, come ha rilevato il presidente Giorgetti con grande chiarezza, qualora sul testo che è uscito dal Consiglio dei ministri e che la Commissione ha approvato senza emendamenti il governo addivenisse alla decisione, del tutto legittima, di porre la questione di fiducia, ci troveremmo in presenza di una situazione non soltanto anomala, ma politicamente deprecabile».
Fini ha concluso: questo perchè «in qualche modo si toglierebbe al Parlamento, in questo caso alla Camera, il diritto-dovere di esaminare, il diritto-dovere di emendare, il diritto-dovere di assumersi le responsabilità attraverso il formarsi di maggioranze su questo o su quell’emendamento. Mi auguro che il governo tenga nel dovuto conto quanto espresso con sostanziale concordia dalla Camera».
La polemiche era iniziata questa mattina, all'apertura dei lavori in aula: «Non c’è più neanche il «continuum» auspicato da Lei, signor presidente della Camera, fra maggioranza e governo. Siamo ormai al governo che espropria il Parlamento, compresa la sua maggioranza. Così non si può andare avanti«. Così si è espresso questa mattina, sull’ordine dei lavori, il vicepresidente del gruppo Pd, Gianclaudio Bressa. Facendo a riferimento all’esame della finanziaria della commissione Bilancio, Bressa ha detto che «si tratta solo dell’ultimo esempio che dimostra come il governo stia stravolgendo la Costituzione per la parte che riguarda la formazione delle leggi». «Il governo ha presentato tutto ciò - ha proseguito - come un’innovazione, per avere maggiore efficacia. In realtà di fronte alla crisi che sta attraversando tutto il mondo non è statoin grado di fare nulla, men che meno a favore di lavoratori e imprese, e la vostra manovra di luglio è stata impostata senza alcuna comprensione di quanto sta avvenendo. In realtà - ha concluso Bressa - siamo in pratica a un sostanziale commissariamento di governo e Parlamento da parte del ministro Tremonti, come dimostra il modo con cui siete intervenuti su scuola e università».
Antonio Borghesi, vicepresidente dei deputati dell'Italia dei Valori, ha invece comunicato che ieri notte Idv, Pd e Udc hanno abbandonato per protesta i lavori della commissione bilancio: «Ci troviamo di fronte - afferma in una nota - all’impossibilità di discutere sulle nostre proposte emendative, questo governo e questa maggioranza ha svuotato il parlamento delle sue prerogative. La commissione bilancio è ostaggio del governo, ma questa notte si è arrivati al paradosso. Dopo che, nell’arco della giornata, l’unica votazione effettuata in commissione ha visto il relatore battuto dalla sua stessa maggioranza, giudice ha ritirato tutti i suoi emendamenti sostenendo che, come chiesto dal governo, la legge finanziaria non doveva essere minimamente modificata. Se lunedì il governo porrà la fiducia, ci ritroveremo con una finanziaria che non è stata discussa in commissione nè in aula. Questo - conclude Borghesi - non è solo uno schiaffo al parlamento ma un attentato alla democrazia».
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















