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LA GIORNATA POLITICA di Giovedì, 6 Novembre 2008
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Giovedì, 6 Novembre : 2008  

LA GIORNATA POLITICA


Silvio Berlusconi non rinuncia al gusto della battuta, ma stavolta la sua immagine di un Obama "giovane, alto e... abbronzato" ha fatto infuriare l'opposizione che parla di un danno arrecato alla dignità dell'Italia e ne reclama le scuse: un uomo di Stato, dice Walter Veltroni, non può lasciarsi andare a battute da cabaret. La replica è altrettanto dura: il premier parla di "imbecilli" privi di senso dell'humour e Paolo Bonaiuti di un "ultimo colpo di trombone" del segretario democratico. Nel bene e nel male l'elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti ha fatto ripiombare la politica italiana nella solita guerra di trincea: con la maggioranza che decreta il fallimento "del tentativo di Veltroni di impossessarsi della vittoria di Obama" (Fabrizio Cicchitto) e il Pd che rivendica la legittimità di sentirsi più forte perché il successo dei democratici americani è anche il successo di chi condivide di qua dell'Atlantico gli stessi valori di multilateralismo e giustizia sociale (Massimo D'Alema).

Certo, la gaffe del presidente del Consiglio, sia pure mossa dalla volontà di esprimere una "carineria" al neopresidente Usa, ha fatto il giro dei siti internet di mezzo mondo e si tratta di vedere come sarà davvero accolta nelle stanze che contano, ma segnala comunque la volontà del Cavaliere di muoversi fuori dagli schemi anche sul palcoscenico internazionale: ed è questo il punto che allarma più di ogni altro il centrosinistra. Lo dimostra un'altra polemica rovente, quella sulla legge finanziaria, i cui tempi sarebbero guidati - denuncia l'Italia dei Valori - da una forma di "presidenzialismo bislacco".

La blindatura del testo ha però messo in allarme anche la maggioranza: nel centrodestra serpeggia un palpabile malumore per l'impossibilità di emendare la legge di bilancio, sebbene il governo abbia assicurato che in aula qualche modifica potrà essere introdotta a condizione di rispettare i saldi. Gianfranco Fini si è fatto interprete di tutte queste proteste, invitando il governo a non porre almeno la questione di fiducia, un fatto politicamente "deprecabile" che ucciderebbe il dibattito parlamentare. Una manifestazione di autonomia che non deve essere molto piaciuta al premier il quale da Mosca ha replicato come ci sia difficoltà a capire che i tempi dell'assalto alla diligenza sono finiti: "Ma qualche reazione ce l'aspettavamo...", ha aggiunto sornione.

"Tra assalto alla diligenza e discussione c'é una bella differenza", la controreplica stizzita del presidente della Camera, il quale difende il diritto-dovere delle Camere ad analizzare e, se necessario, modificare la Finanziaria. La discussione tuttavia appare per qualche verso astratta. Oggi infatti le borse occidentali hanno subito un nuovo colpo nonostante il taglio dei tassi d'interesse da parte della Bce e della Banca d'Inghilterra: a pesare le previsioni di una recessione che ha già portato alla crescita negativa, cioé alla contrazione del prodotto interno lordo, in tutta Europa. Le previsioni sono in rosso anche per i prossimi due anni.

Ci sono solo due possibilità: la Finanziaria risponde alle necessità della crisi mondiale oppure va modificata dopo il grande crollo di Wall Street. Giulio Tremonti è convinto che la differenza la faranno l'impostazione triennale della manovra e i tagli alla spesa pubblica che hanno riscosso l'approvazione della Ue e posto l'Italia tra i paesi a minore rischio in Occidente. L'opposizione invece ritiene che la priorità sia difendere famiglie e piccole imprese, rimettendo in moto i consumi e perciò che sia necessario rimaneggiare una legge che era stata concepita in luglio, molto prima della tempesta delle borse. Si vedrà ben presto chi ha ragione, ma un fatto è certo: il dialogo tra i due poli appare sempre più difficile. Tutto il contrario di quanto sta accadendo in America davanti alla crisi più grave dell'ultimo secolo.

  





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