Il caso. I senatori Franca Rame e Giampaolo Silvestri presentano un’interrogazione sull’Agenzia di Brescia
L’Arpa sempre più nella bufera:
<<Il Governo mandi ispettori>>
<<Il Governo mandi ispettori>>
Pesanti i sospetti da chiarire: <<Favori clientelari, mobbing e istruttorie pilotate>>
L’arpa di Brescia è nel mezzo di una bufera politica che dopo il suo passaggio – degli uffici direttivi di via Valle potrebbe lasciare soltanto le vestigia.
L’ultimo colpo, il più violento di tutti, è arrivato ancora una volta da Roma sotto forma di interrogazione parlamentare. E le firme in calce al documento depositato ieri a Palazzo Madama sono illustri: da una parte il bresciano Giampaolo Silvestri, esponente dei Verdi e tra i fondatori di Arcigay in Italia, dall’altra Franca Rame, senatrice dell’Italia dei Valori, attrice di teatro e moglie del premio Nobel Dario Fo.
AL MINISTRO della <<Funzione pubblica>> Luigi Nicolais e a quello della Giustizia Clemente Mastella, i due chiedono di <<sapere quali iniziative intendono adottare affinché venga attuata una verifica urgente all’Arpa di Brescia>>, con lo scopo di accertare <<l’esatto procedimento adottato per il protocollo della posta in entrata e in uscita>>, <<se vi siano situazioni di mobbing>>, <<quale sia l’iter delle comunicazioni di reato e se vi siano interferenze da parte del direttore>> e << quale sia lo stato delle istruttorie ambientali>>. Domande quasi rituali rispetto alle cinque interrogazioni precedenti, se non fosse per la lunga premessa che avanza dubbi pesantissimi sull’operato dell’Agenzia di Brescia. <<L’Arpa>>, questa la prima “accusa”, <<è stata oggetto dalla sua costituzione di continue riorganizzazioni, che non hanno portato a miglioramenti organizzativi, che non hanno portato a miglioramenti organizzativi, ma hanno solo peggiorato la qualità del servizio, aggravato dalla nomina dell’attuale direttore del dipartimento>>. Ed è proprio quest’ultimo l’oggetto delle domande di Silvestri e Rame. <<Il direttore>>, si legge ancora, <<avrebbe voluto il controllo diretto delle istruttorie “Integrated pollution prevention and control” (controllo e prevenzione dell’inquinamento ambientale, ndr)>>, per <<pilotare le istruttorie per rallentare le pratiche in funzione di interessi personali>>. Con la possibile conseguenza che <<i ritardi costringerebbero gli imprenditori a rivolgersi personalmente a lui per verificare lo stato di avanzamento delle loro pratiche creando così un meccanismo di favori clientelari>>. Insinuazioni che subito si fanno ancora più pesanti. <<Il direttore>>, si legge ancora, <<avrebbe adottato una tecnica unica in qualsiasi ente pubblico, visionando tutta la posta in entrata ed in uscita “prima” che sia stata regolarmente protocollata, attivando così una gestione “personale” dei documenti, trattenendo pratiche scomode senza mai registrarle>> e <<la vigilanza dei reati ambientali verrebbe così “manipolata” dimenticando o perdendo gli esposti dei cittadini e non trovando risposta le richieste di controllo o le denunce dei comitati>>. A tutto ciò si aggiunge il fatto che <<verrebbe attuato un sistema di ritorsione nei confronti dei tecnici corretti>>, che <<il direttore controllerebbe tutte le comunicazioni di notizia di reato anche qui trattenendone e rallentandone alcune e adottando anche azioni di costrizione organizzativa verso i tecnici che le hanno prodotte>> e che <<attuerebbe anche l’allontanamento dei tecnici da tutte quelle attività nelle quali si potrebbero riscontrare anomalie presso le aziende, spostandoli su altre attività di controllo, oppure aumentando loro il carico di lavoro con attività poco significative, appesantendo così l’iter amministrativo delle richieste di dipendenti di autorizzazione per uscire ad eseguire i controlli.>>. <<Talvolta>>, concludono i due senatori, <<si arriverebbe addirittura all’invito verbale a lasciare il servizio, attuando quindi delle continue e mirate azioni di mobbing>>. Ora si attendono le repliche. Del Governo e di Arpa.
Andrea Tortelli
Pedrini alla Camera
Quella di ieri è stata la sesta interrogazione depositata in Parlamento nell’ultimo anno sull’Agenzia per il Territorio di Brescia.
A interpellare i ministri (Clemente Mastella, Alfonso Pecoraro Scanio e Luigi Nicolais) per far luce su quanto sta accadendo negli uffici di via Valle e via Cantore sono stati il Verde Giampaolo Silvestri (con quella di ieri il senatore bresciano è alla terza interrogazione in materia). I due “dissidenti” del centrosinistra Fernando Rossi (ex Comunisti italiani) e Sergio De Gregorio (ex dipietrista) e Sergio Cusumano (Udeur). Alla Camera invece, finora l’unico interessamento è stato quello del deputato Egidio Pedrini dell’Italia dei valori.
AL MINISTRO della <<Funzione pubblica>> Luigi Nicolais e a quello della Giustizia Clemente Mastella, i due chiedono di <<sapere quali iniziative intendono adottare affinché venga attuata una verifica urgente all’Arpa di Brescia>>, con lo scopo di accertare <<l’esatto procedimento adottato per il protocollo della posta in entrata e in uscita>>, <<se vi siano situazioni di mobbing>>, <<quale sia l’iter delle comunicazioni di reato e se vi siano interferenze da parte del direttore>> e << quale sia lo stato delle istruttorie ambientali>>. Domande quasi rituali rispetto alle cinque interrogazioni precedenti, se non fosse per la lunga premessa che avanza dubbi pesantissimi sull’operato dell’Agenzia di Brescia. <<L’Arpa>>, questa la prima “accusa”, <<è stata oggetto dalla sua costituzione di continue riorganizzazioni, che non hanno portato a miglioramenti organizzativi, che non hanno portato a miglioramenti organizzativi, ma hanno solo peggiorato la qualità del servizio, aggravato dalla nomina dell’attuale direttore del dipartimento>>. Ed è proprio quest’ultimo l’oggetto delle domande di Silvestri e Rame. <<Il direttore>>, si legge ancora, <<avrebbe voluto il controllo diretto delle istruttorie “Integrated pollution prevention and control” (controllo e prevenzione dell’inquinamento ambientale, ndr)>>, per <<pilotare le istruttorie per rallentare le pratiche in funzione di interessi personali>>. Con la possibile conseguenza che <<i ritardi costringerebbero gli imprenditori a rivolgersi personalmente a lui per verificare lo stato di avanzamento delle loro pratiche creando così un meccanismo di favori clientelari>>. Insinuazioni che subito si fanno ancora più pesanti. <<Il direttore>>, si legge ancora, <<avrebbe adottato una tecnica unica in qualsiasi ente pubblico, visionando tutta la posta in entrata ed in uscita “prima” che sia stata regolarmente protocollata, attivando così una gestione “personale” dei documenti, trattenendo pratiche scomode senza mai registrarle>> e <<la vigilanza dei reati ambientali verrebbe così “manipolata” dimenticando o perdendo gli esposti dei cittadini e non trovando risposta le richieste di controllo o le denunce dei comitati>>. A tutto ciò si aggiunge il fatto che <<verrebbe attuato un sistema di ritorsione nei confronti dei tecnici corretti>>, che <<il direttore controllerebbe tutte le comunicazioni di notizia di reato anche qui trattenendone e rallentandone alcune e adottando anche azioni di costrizione organizzativa verso i tecnici che le hanno prodotte>> e che <<attuerebbe anche l’allontanamento dei tecnici da tutte quelle attività nelle quali si potrebbero riscontrare anomalie presso le aziende, spostandoli su altre attività di controllo, oppure aumentando loro il carico di lavoro con attività poco significative, appesantendo così l’iter amministrativo delle richieste di dipendenti di autorizzazione per uscire ad eseguire i controlli.>>. <<Talvolta>>, concludono i due senatori, <<si arriverebbe addirittura all’invito verbale a lasciare il servizio, attuando quindi delle continue e mirate azioni di mobbing>>. Ora si attendono le repliche. Del Governo e di Arpa.
Andrea Tortelli
E’ la sesta volta in un anno che il Parlamento s’interessa
Pedrini alla Camera
Quella di ieri è stata la sesta interrogazione depositata in Parlamento nell’ultimo anno sull’Agenzia per il Territorio di Brescia.
A interpellare i ministri (Clemente Mastella, Alfonso Pecoraro Scanio e Luigi Nicolais) per far luce su quanto sta accadendo negli uffici di via Valle e via Cantore sono stati il Verde Giampaolo Silvestri (con quella di ieri il senatore bresciano è alla terza interrogazione in materia). I due “dissidenti” del centrosinistra Fernando Rossi (ex Comunisti italiani) e Sergio De Gregorio (ex dipietrista) e Sergio Cusumano (Udeur). Alla Camera invece, finora l’unico interessamento è stato quello del deputato Egidio Pedrini dell’Italia dei valori.
- Horacio Verbitsky


















