Di fronte ai «tentennamenti» del governo sull'emergenza rifiuti in Campania e al montare di proteste capeggiate da parlamentari e sindaci, Giorgio Napolitano, ha fatto varie raccomandazioni sottovoce. Ha incoraggiato il commissario straordinario Bertolaso. Ha chiesto l'attuazione del decreto-legge promulgato l'11 maggio scorso. E quando un giornale gli ha chiesto che ne è stato di quel decreto, è intervenuto lanciando «un estremo energico appello» che riguarda in primo luogo il governo.
«Faccia ciascuno la sua parte con senso di responsabilità. E si faccia sentire com'è necessario, anche a tutela dell'immagine del Paese, l'autorità dello Stato», ha detto il presidente della Repubblica, precisando: «Parlo non solo da napoletano che vive l'angoscia della sua città, ma nella consapevolezza delle responsabilità che mi competono». La posizione del capo dello Stato è chiara: «Si proceda senza alcun ulteriore tentennamento all'attuazione del decreto sottoposto alla mia firma l'11 maggio scorso», quello che ha dato forza di legge alla scelta dei siti di quattro discariche indicate dal commissario Bertolaso.
Romano Prodi ha subito convenuto con Napolitano: «Il governo ha preso le sue decisioni, adesso bisogna metterle in atto con assoluta fermezza». Subito dopo ha annunciato la firma dell'ordinanza che autorizza Bertolaso ad aprire la discarica più contestata, quella di Macchia Soprana, nel comune di Serre.
L'articolo del "Sole 24Ore" che ha dato a Napolitano lo spunto per intervenire, diceva che sei giorni dopo il decreto legge, la presidenza del Consiglio ne aveva rimesso in discussione le scelte con una ordinanza che avrebbe accolto il punto di vista diverso di ministri Verdi e di Rifondazione comunista sulla scelta di alcuni siti. Un ripensamento che non era andato giù a Bertolaso, che aveva annunciato le dimissioni, e neppure a Napolitano.
Il capo dello Stato ha tenuto innanzi tutto a dire che non c'è più tempo da perdere perchè, ha ragione il sindaco di Napoli Iervolino, la situazione ormai è «tragica». Gli sforzi fatti finora sono stati «insufficienti». Napoli e la Campania rischiano «un disastro ecologico e sanitario che comprometterebbe l'economia e il lavoro di molte persone. «Per non parlare - ha aggiunto - di assurdi atti di vandalismo che possono solo innescare ulteriori rischi per la salute pubblica». Ai cittadini della sua Regione, Napolitano ha detto in tono accorato che «non è il momento di fare un processo alle responsabilità, e non è il momento di abbandonarsi a ogni sorta di timori e di chiusure respingendo decisioni divenute indispensabili e senza concrete alternative».
«Solo in Campania», ha sottolineato, il problema delle discariche è rimasto insoluto. Il presidente lanciò un primo appello un anno fa, appena arrivato al Quirinale, sollecitando «un'azione risoluta» e adeguata, chiedendo di non cedere alla demagogia. Da allora non si è stancato di sostenere gli sforzi del commissario straordinario: due mesi fa, il suo discreto intervento fu decisivo per farne rientrare le dimissioni. Il richiamo del capo dello Stato non è rivolto solo alle titubanze del governo. Riguarda i parlamentari che partecipano a manifestazioni contro il decreto. Riguarda i sindaci che «capeggiano» le rivolte.
Bisogna guardare in faccia la realtà, dice loro Napolitano, «Nulla può coprire un complessivo, fatale ritardo, che c'è stato provincia per provincia, nell'indicare soluzioni valide per un problema elementare e vitale rimasto irrisolto». Di fronte a questo, tocca allo Stato provvedere e fare sentire la sua autorità.
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