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A lezione di lotta alla pedofilia
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A lezione di lotta alla pedofilia


cristina.bassi  

Venerdì 25 Maggio 2007 alle 18:48


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“Nella mia famiglia c’è una persona omosessuale. So che pedofilia e omosessualità non sono legate, ma mi accorgo di avere un po’ di confusione in testa a riguardo”. “Se mio figlio fosse vittima di abusi sessuali, credo che farei fatica ad accorgermene in tempo. Quali sono i segnali d’allarme?”. “A un mio alunno è successo e la mia lentezza nel capirlo mi ha lasciato un terribile senso di colpa”. “Con quali parole posso spiegare al mio bambino che deve fare attenzione a quel vicino di casa così simpatico, ma di cui io non mi fido affatto?”.

Lunedì pomeriggio, all’Istituto “Quintino di Vona-Tito Speri” di Milano si fa lezione di lotta alla pedofilia. Tra i banchi ci sono una cinquantina di persone, tra padri, madri e insegnanti. In cattedra psicoterapeuti, assistenti sociali e legali di Telefono Arcobaleno. L’associazione ha deciso di replicare anche a Milano, città ai primi posti in Italia per i reati di violenza sui bambini, le “Settimane della prevenzione contro l’abuso sull’infanzia”. Un’iniziativa rivolta alle scuole, elementari e medie, che coinvolge genitori e docenti. È proprio a scuola o in famiglia infatti che spesso si verificano gli abusi. Ma è nella stessa cerchia che si trova l’adulto che può far uscire la piccola vittima dall’incubo.

L’interesse in aula è alto, i dubbi sono tanti. C’è chi racconta casi vissuti in prima persona, altri fanno riferimento ai fatti di Rignano Flaminio, tutti cercano delle risposte. Marika La Rosa, la psicoterapeuta, dà indicazioni il più possibile chiare e precise e qualche consiglio pratico. Distingue tra i vari tipi di abuso, fornisce un profilo del possibile pedofilo, elenca i segnali che rendono legittimo sospettare che un minore stia subendo una violenza: mutamenti improvvisi d’umore, calo del rendimento scolastico, ribellioni, segni sul corpo, un insolito comportamento seduttivo verso gli adulti, una conoscenza della sessualità eccezionale per la tenera età. “Questi sintomi presi singolarmente non devono allarmare”, spiega, “ma se si presentano associati, l’abuso è probabile”.

A questo punto la prima cosa da fare è rivolgersi a degli esperti, riferendo i propri sospetti. “Non spetta a genitori e docenti accertare la violenza”, continua l’operatrice, “non è opportuno cercare riscontri o interrogare i bambini, si rischia solo di compromettere ulteriormente la situazione. Fate subito una segnalazione all’autorità territoriale competente e se avete dei dubbi, rivolgetevi al nostro Numero Verde (800 025777, ndr)”.

Le domande degli adulti presenti continuano:

 “Una mia allieva mi ha confessato di aver subito uno stupro e io non ho denunciato il fatto. L’ho convinta però a parlarne con la madre. Mi sono mossa nel modo giusto?”.

“Il figlio della mia vicina è stato molestato. Ora è tutto finito, ma lei si chiede che conseguenze avrà quando sarà adulto”.

“Se qualcuno ha precedenti per pedofilia, è legittimo pensare che possa compiere di nuovo lo stesso reato?”.

“Com’è possibile che tante volte i componenti della famiglia in cui si consuma una violenza sanno ma non parlano?”.

  





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