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BORSELLINO: A 15 ANNI DALLA STRAGE GIORNATA DELLA MEMORIA
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Messaggio BORSELLINO: A 15 ANNI DALLA STRAGE GIORNATA DELLA MEMORIA 
 
Giovedì, 19 Luglio 2007- 12:14

BORSELLINO:
A 15 ANNI DALLA STRAGE GIORNATA DELLA MEMORIA


Image
PALERMO - Oggi è il giorno della memoria nel ricordo di Paolo Borsellino, procuratore aggiunto a Palermo, e degli agenti della polizia di Stato che gli facevano da scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cusina, Claudio Traina e Vincenzo Limuli, massacrati nella strage di via Mariano D'Amelio il 19 luglio 1992 e di cui quest'anno ricorre il quindicesimo anniversario.

"E' quasi un miracolo che il ricordo sia ancora così vivo in un Paese che facilmente dimentica i propri morti. E' importante che la memoria sia affidata ai bambini che non c'erano quando Paolo è morto", ha detto Rita Borsellino, sorella di Paolo. "Se il pool antimafia si sciogliesse con la riforma della giustizia - aggiunge Rita Borsellino - sarebbe una perdita di memoria storica e significherebbe cominciare daccapo".

Il presidente del Senato Franco Marini ha deposto una corona d'alloro in via D'Amelio. La cerimonia è stata accompagnata dal "Silenzio" suonato dalla banda della Polizia. Dopo la deposizione della corona, Marini ha espresso la sua commozione alla sorella di Paolo Borsellino, Rita, e alla vedova Agnese che lo hanno accompagnato all'ulivo piantato 15 anni fa, dopo la strage, di fronte la casa della madre di Borsellino. "E' un momento di grande emozione - ha detto Marini, a Rita ed ad Agnese - tornerò presto a trovarvi".

GRASSO, E' IL GIORNO DELLA COMMOZIONE
"Per me questo è il giorno dellacommozione perché ancora ricordo quel giorno tremendo eriprovo tante emozioni legate a quell'evento. Questo è ilgiorno in cui sento più vicino il giorno della strage,colleghi come Falcone e Borsellino si sentono più viciniquando affronti il mio lavoro e soprattutto nei momenti di difficoltà e di disillusione". Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso in via D'Amelio.

GIP: NO ALL'ARCHIVIAZIONE DELL'INCHIESTA 'AGENDA ROSSA'

Il giudice per le indagini preliminari di Caltanissetta, Ottavio Sferlazza, ha respinto la richiesta di archiviazione dell' inchiesta sul furto dell' "agenda rossa" del giudice Paolo Borsellino, scomparsa dalla borsa del magistrato poche ore dopo la strage. L'udienza si è tenuta ieri ed il magistrato si è riservato sulle ulteriori decisioni: imporre l' imputazione coatta alla procura oppure ordinare ulteriori indagini. Nel fascicolo, rimasto a carico di ignoti, si ipotizza il reato di furto. La richiesta di archiviazione era stata firmata dal procuratore aggiunto di Caltanissetta Renato Di Natale e dal pm Rocco Liguori, gli stessi che hanno riaperto l' inchiesta sulla possibile implicazione di settori dei servizi segreti nell' attentato di via d' Amelio.

NELLA NOTTE VEGLIA IN VIA D'AMELIO
Circa duecento persone hanno partecipato alla veglia cominciata a mezzanotte e finita intorno alle 6. Il momento di raccoglimento davanti al palazzo dove abitava la madre del giudice, è stato organizzato dagli scout dell'Agesci. Alla veglia ha partecipato anche Rita Borsellino, sorella del magistrato. Durante la notte ci sono stati momenti di preghiera cui hanno partecipato anche militanti delle Acli, e musicali col gruppo popolare dei Ditirammu. Su un telo sono stati proiettati filmati sul giudice Borsellino.

IN VIA D'AMELIO DUE STATUE, SONO FALCONE E PAOLO
Paolo Borsellino e Giovanni Falcone che chiacchierano amabilmente sono raffigurati in due statue dello scultore Tommaso Domina poste stamane in via D'Amelio. Le statue sono realizzate in gesso bronzato. Paolo Borsellino è raffigurato in pantaloni e polo, mentre fuma una sigaretta e sorride all'amico Falcone, la cui statua non è ancora terminata. L'opera, nelle intenzioni dell'autore, non appena completata dovrebbe essere collocata in via Libertà. "Ho parlato di questo mio desiderio con la famiglia Borsellino - dice Domina - Volevo che le immagini di Giovanni e Paolo non avessero un carattere istituzionale, volevo rappresentarli come persone normali tra la gente".

NAPOLITANO: INDELEBILE RICORDO E RINNOVATO IMPEGNO
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato alla signora Agnese Borsellino il seguente messaggio: "Trascorsi ormai quindici anni dal tragico attentato che costò la vita a Paolo Borsellino ed agli agenti della sua scorta Catalano, Cosina, Loi, Li Muli e Traina, restano più che mai vivi nella mia memoria ed in quella di tutti gli italiani il dolore e lo sgomento per un così terribile evento. La criminalità organizzata, nel compiere questo vile assassinio, si è spinta a livelli di inaudita barbarie, nell'intento di colpire lo stato democratico e le sue istituzioni attraverso una delle più luminose figure di magistrato, un esempio di dirittura morale e di determinazione nella difficile lotta contro la brutale spirale del fenomeno mafioso. L'indelebile ricordo di quel crimine, nel rinnovare di anno in anno lo sdegno dell'intera collettività, ha contribuito a far maturare una più diffusa e radicata coscienza civile ed a promuovere un rinnovato impegno per il consolidamento dei valori fondanti della nostra Repubblica: legalità, solidarietà e libertà, contro ogni forma di sopraffazione e violenza".

09:57
Sulla strage torna l'ombra dei servizi

(di Lirio Abbate)

Image ROMA - L'ombra di "apparati deviati dei servizi segreti" ritorna nell'inchiesta sui mandanti occulti della strage di via d'Amelio in cui morì quindici anni fa il procuratore aggiunto di Palermo, Paolo Borsellino, insieme a cinque agenti della polizia di Stato che lo dovevano proteggere. La notizia, confermata all'ANSA da ambienti qualificati, prende spunto da altre indagini che in passato erano state chiuse con l'archiviazione.

Da alcuni mesi, però, nuovi input investigativi hanno ripreso gli accertamenti dal punto in cui erano stati lasciati, e cioé dal Castello Utveggio, la mega struttura situata sul Monte Pellegrino, che sovrasta proprio la via d'Amelio. In questo edificio, nel 1992, è stato accertato che aveva sede un gruppo operativo del Sisde. La vicenda venne rivelata per la prima volta nel 2001 dal vice questore Gioacchino Genchi durante una deposizione in aula nel processo bis per la strage Borsellino.

Le indagini sviluppate in seguito vennero poi archiviate. Adesso, invece, questa pista sembra aver ritrovato nuova linfa. I "servizi deviati", secondo la nuova indagine, potrebbero essere dietro agli uomini che hanno eseguito l'attentato. Dell'inchiesta si occupa ormai da anni un solo magistrato, il procuratore aggiunto, Renato Di Natale, che ha pure il compito di reggere l'ufficio dei pm di Caltanissetta, dopo che un anno fa Francesco Messineo è stato nominato procuratore di Palermo.

E così Di Natale è costretto a dividersi su più fascicoli d'indagine anche a causa di una carenza di organico dell'ufficio. I magistrati stanno valutando una serie di documenti acquisiti dalla procura di Palermo e che riguardano il telecomando che potrebbe essere stato utilizzato dagli attentatori. A questo apparecchio è collegato un imprenditore palermitano. I processi che si sono svolti in passato hanno solo condannato gli esecutori materiali della strage, ma nulla si è mai saputo su chi ha premuto il pulsante che ha fatto saltare in aria Borsellino e gli agenti di scorta.

A maneggiare il telecomando, come sostengono le sentenze, non è stata nessuna delle persone condannate all'ergastolo, ormai definitivamente. Un altro elemento sul quale è puntata l'attenzione degli inquirenti, è "la presenza anomala" di un agente di polizia in via d'Amelio subito dopo l'esplosione. Si tratta di un poliziotto - già identificato dai magistrati - che prima della strage era in servizio a Palermo, ma venne trasferito a Firenze alcuni mesi prima di luglio dopo che i colleghi avevano scoperto da una intercettazione che aveva riferito "all'esterno" i nomi dei poliziotti di una squadra investigativa che indagava a San Lorenzo su un traffico di droga.


09:59

I misteri di via D'Amelio


IL TELECOMANDO
Le indagini non hanno mai appurato chi è stato a premere il tasto del telecomando che ha innescato l'esplosione davanti all'abitazione della madre del magistrato. Gli inquirenti hanno individuato gli esecutori materiali della strage, che sono stati condannati definitivamente, ma mai nessuno ha rivelato chi ha materialmente azionato l'esplosivo.

DOVE FU MESSO L'ESPLOSIVO
L'esplosivo utilizzato per l'attentato potrebbe essere stato inserito in un grande bidone di metallo, creando un cratere profondo, e non nella Fiat 126 come hanno sempre detto i collaboratori di giustizia. A sostenerlo sono i difensori dei boss condannati che attraverso immagini scattate poche ore dopo in via D'Amelio sostengono che il blocco motore dell'auto esplosa non c'era nel luogo in cui è stato poi ritrovato.

LA SCOMPARSA DI UN'AGENDA
La foto scattata da un reporter di Palermo il giorno dell'attentato mostra l'allora capitano dei carabinieri Giovanni Arcangioli con in mano la borsa di cuoio di Borsellino. Dentro i familiari del magistrato sostengono che vi fosse un'agenda personale che non è mai stata ritrovata e sulla quale Borsellino avrebbe segnato appuntamenti e pensieri.

LA SPALLATA ALLO STATO
Alcuni collaboratori di giustizia sostengono che dopo la strage di Capaci, Riina voleva dare un altro colpo allo Stato. Giovanni Brusca ha sostenuto che la decisione di uccidere Borsellino sarebbe stata "accelerata" dalla necessità di far decollare la "trattativa" che Riina aveva avviato con uomini delle istituzioni per ottenere vantaggi legislativi in favore di Cosa nostra. Giuffré ha invece affermato che la strage di via D'Amelio sarebbe stata voluta da Provenzano per impedire al magistrato di avviare indagini sul nodo mafia e appalti.

  





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Messaggio Re: BORSELLINO: A 15 ANNI DALLA STRAGE GIORNATA DELLA MEMORI 
 
Giovedì, 19 Luglio 2007- 21:01

BORSELLINO:
A 15 ANNI DALLA STRAGE GIORNATA DELLA MEMORIA


Image
PALERMO -  E' stata una giornata della memoria per così dire "ufficiale", cominciata con i bambini delle elementari in via Mariano D' Amelio a ricordare il 15/esimo anniversario della strage in cui furono uccisi il procuratore aggiunto Poalo Borsellino e gli agenti della polizia di Stato Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cusina, Claudio Traina e Vincenzo Limuli, e terminata con la fiaccolata nel centro di Palermo organizzata da Azione giovani con il presidente di An Gianfranco Fini. E nel mezzo il ricordo dei magistrati, la visita del sindaco di Roma Walter Veltroni, del capogruppo dell'Ulivo alla Camera Dario Franceschini, e del presidente del Senato Franco Marini che ha deposto una corona di alloro in via D' Amelio dicendo di provare "grande emozione per essere a Palermò. "Occorre valutare con estrema attenzione tutti i nuovi indizi che emergono - ha detto ancora Marini - , per fare piena e completa luce sulle circostanze in cui maturarono quei tragici eventi, indagando senza alcun limite se non l'attenta ricerca della verità". "Bisogna dare risposte al paese - ha aggiunto - che chiede ancora di sapere come e perché lo Stato possa essere stato attaccato, colpito anche se non vinto, da coloro che uccisero Borsellino e Falcone".

"E' quasi un miracolo che il ricordo sia ancora così vivo in un Paese che facilmente dimentica i propri morti. E' importante che la memoria sia affidata ai bambini che non c'erano quando Paolo è morto", ha detto Rita Borsellino, sorella di Paolo. "Se il pool antimafia si sciogliesse con la riforma della giustizia - aggiunge Rita Borsellino - sarebbe una perdita di memoria storica e significherebbe cominciare daccapo".

Ma nelle cerimonie nella stessa via teatro della strage, davanti all'ulivo che ricorda l' eccidio, non c' erano i palermitani, la città normale, quella degli impiegati, dei commercianti, degli studenti, delle casalinghe. Forse ricordare la strage 15 anni dopo in una giornata calda e soffocante è pesante. Non c' erano persone affacciate ai balconi in via D'Amelio, non vi sono mazzi di fiori che fino ad alcuni anni fa le persone lasciavano con un biglietto con una frase di speranza per il futuro, non ci sono teli bianchi con scritte antimafia appesi sui balconi palermitani perché anche il "comitato dei lenzuoli" sorto spontaneamente dopo le stragi del '92 si e' andato via via spegnendo fino a scomparire. Se n'é accorto anche Salvatore Borsellino, 65 anni, imprenditore che vive a Milano, fratello di Paolo che invoca la verità sulla strage. "Penso sia ora di dire basta alle cerimonie - dice - alle parate della politica e che sia venuto il tempo della verità di sapere perché è stato assassinato Paolo". "Mio fratello - aggiunge - penso sia stato dimenticato dalla gente comune, dai palermitani soprattutto. Il movimento di opinione che si era formato dopo le stragi è via via andato scemando. Forse ciò sta nelle cose. Ma vedo anche disattenzione della grande stampa". "Anche mia sorella Rita che è una donna che sa parlare al cuore della gente - aggiunge - è troppo buonista e fa troppa politica. Bisogna avere la forza di gridare di chiedere la verità a gran voce. Ho visto che il giudice Ingroia riprende una parte di ciò che ho scritto nella lettera aperta, che parla dell'agenda rossa di mio fratello".

La città vera, la cosiddetta società civile, 15 anni dopo non sembra più attenta come prima alla memoria. Rimangono poche centinaia di persone, di ragazzi, di bambini, organizzati dagli insegnanti, dall'Arci, dalle associazioni a sostenere il ricordo terribile di 15 anni fa. Come quei giovani dell'Agesci che ieri notte, fino alle 6 di stamattina, hanno partecipato alla veglia in via D'Amelio, in memoria di Paolo Borsellino. Ma quel ricordo, ha scritto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, alla vedova di Paolo Borselino, Agnese "nel rinnovare di anno in anno lo sdegno dell'intera collettività, ha contribuito a far maturare una più diffusa e radicata coscienza civile ed a promuovere un rinnovato impegno per il consolidamento dei valori fondanti della nostra Repubblica: legalità, solidarietà e libertà, contro ogni forma di sopraffazione e violenza".

"Per me questo è il giorno dellacommozione perché ancora ricordo quel giorno tremendo eriprovo tante emozioni legate a quell'evento. Questo è ilgiorno in cui sento più vicino il giorno della strage,colleghi come Falcone e Borsellino si sentono più viciniquando affronti il mio lavoro e soprattutto nei momenti di difficoltà e di disillusione". Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso in via D'Amelio.

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Il giudice per le indagini preliminari di Caltanissetta, Ottavio Sferlazza, ha respinto la richiesta di archiviazione dell' inchiesta sul furto dell' "agenda rossa" del giudice Paolo Borsellino, scomparsa dalla borsa del magistrato poche ore dopo la strage. L'udienza si è tenuta ieri ed il magistrato si è riservato sulle ulteriori decisioni: imporre l' imputazione coatta alla procura oppure ordinare ulteriori indagini. Nel fascicolo, rimasto a carico di ignoti, si ipotizza il reato di furto. La richiesta di archiviazione era stata firmata dal procuratore aggiunto di Caltanissetta Renato Di Natale e dal pm Rocco Liguori, gli stessi che hanno riaperto l' inchiesta sulla possibile implicazione di settori dei servizi segreti nell' attentato di via d' Amelio.

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Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato alla signora Agnese Borsellino il seguente messaggio: "Trascorsi ormai quindici anni dal tragico attentato che costò la vita a Paolo Borsellino ed agli agenti della sua scorta Catalano, Cosina, Loi, Li Muli e Traina, restano più che mai vivi nella mia memoria ed in quella di tutti gli italiani il dolore e lo sgomento per un così terribile evento. La criminalità organizzata, nel compiere questo vile assassinio, si è spinta a livelli di inaudita barbarie, nell'intento di colpire lo stato democratico e le sue istituzioni attraverso una delle più luminose figure di magistrato, un esempio di dirittura morale e di determinazione nella difficile lotta contro la brutale spirale del fenomeno mafioso. L'indelebile ricordo di quel crimine, nel rinnovare di anno in anno lo sdegno dell'intera collettività, ha contribuito a far maturare una più diffusa e radicata coscienza civile ed a promuovere un rinnovato impegno per il consolidamento dei valori fondanti della nostra Repubblica: legalità, solidarietà e libertà, contro ogni forma di sopraffazione e violenza".

  





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