Bertinotti su Bossi:
''Può generare odio''
''Può generare odio''
Il presidente della Camera commenta le affermazioni del leader della Lega: ''Non puoi usare un termine come guerra di liberazione''. Quanto al welfare: ''La partita è aperta''. E sul via libera alla Finanziaria: ''Accontentiamoci per ora e cerchiamo di fare meglio in futuro''
Roma, 30 set. (Adnkronos/Ign) - "Capisco che siamo in un periodo in cui chi la spara più grossa ha i titoli sui giornali, ma io non sono per accettare come innocenti quelli che la sparano più grossa'', perché certe affermazioni "possono contribuire in modo drammatico a generare odio" in una società già lacerata. Così il presidente della Camera Fausto Bertinotti, intervistato da Giovanni Minoli a 'Liberafesta', commenta le affermazioni del leader della Lega Umberto Bossi che ieri aveva parlato di ''guerra di liberazione'' perché "la nostra libertà forse non la si può più raggiungere attraverso un democratico Parlamento''.
"Non puoi usare un termine come guerra di liberazione, da una parte perché stai parlando del tuo Paese; e poi per noi la guerra di liberazione è solo una, quella - rimarca Bertinotti - che ha cacciato i fascisti".
Parlando di Finanziaria, l'ottimismo del presidente del Consiglio non convince Bertinotti. Quando Minoli gli chiede della 'manvora delle cento buone notizie', il presidente della Camera replica: "Accontentiamoci di meno... Lenin diceva: 'meglio meno ma meglio'. Accontentiamoci per ora e cerchiamo di fare meglio in futuro". Quanto al termine 'orgoglioso', usato da Prodi stesso, "è troppo impegnativo, lo terrei per altri momenti e altre situazioni".
Il presidente della Camera spiega poi che quello sul welfare è un ''passaggio impegnativo, perché è una delle questioni più importanti per la vita di un Paese e, di conseguenza, per la vita concreta delle persone. La precarietà è una malattia sociale. E non ci sarà vera democrazia e vera Europa - allarga il discorso Bertinotti - senza combattere a fondo la precarietà. Certo - ammette - in un collegato alla Finanziaria non è che si possa prosciugare il lavoro precario, ma bisogna assolutamente andare in questa direzione. Per questo - insiste - è una partita impegnativa''.
Bertinotti ricorda che è in corso una consultazione ''molto importante'' tra i lavoratori. Il presidente della Camera invita la sinistra a ''non essere la carta assorbente'' delle decisioni dei sindacati: la sinistra, insiste, ''deve mantenere la sua autonomia'' e tuttavia ''non posso non rilevare che il giudizio della Fiom va tenuto in conto''. Inoltre ci sono quattro partiti della coalizione di governo che in un documento hanno presentato la necessità di cambiamenti al protocollo sul welfare. Per questo, Bertinotti dice che ''è una partita aperta'' e auspica che venga seguito lo stesso percorso della Finanziaria per ''lavorare a una soluzione che accontenti tutti, ma soprattutto lavoratori e pensionati''.
Il presidente della Camera parla anche della manifestazione del 20 ottobre e ribadisce che per ''la sinistra al governo la condizione di 'lotta e di governo' è necessaria, altrimenti smarrisce il legame con il suo popolo''. E aggiunge: ''Ogni manifestazione è un appuntamento della democrazia''.
Bertinotti guarda ''con interesse'' alla formazione del partito democratico, che potrebbe essere ''una risposta all'antipolitica, anche se non la condivido''. E la sinistra deve essere capace di ''costruire una forza politica adeguata alla sfida, perché se la sinistra non si mette in condizione di competere - avverte - il Pd avrà una capacità di attrazione molto alta. Bisogna accettare questa sfida''. ''Veltroni è la chance che il Pd ha per entrare in questa competizione. Il Pd nasce senza dibattito programmatico, in assenza di questo ci vuole una supplenza. E un uomo popolare come Veltroni è la supplenza'', dice Bertinotti.
Comunque Fausto Bertinotti non sarà il leader della 'cosa rossa': ''Non ci sono uomini per tutte le stagioni. Darò il mio contributo, ma non avrò il ruolo del protagonista. C'è tempo e tempo, e il mio non è più il tempo della direzione''.
La terza carica dello Stato torna poi ad esprimere solidarietà a Clemente Mastella per il trattamento ricevuto in trasmissione a Ballarò. ''Mi trovo umanamente a disagio e trovo inaudito - spiega - che il servizio pubblico possa fare una operazione da capro espiatorio, in cui in discussione non è il politico, ma la persona, la sua famiglia. Il rispetto è un elemento di civiltà, altrimenti la politica diventa barbarie. E io - sottolinea Bertinotti - contro la barbarie mi ribello''.
Ma la 'casta' esiste davvero? Chiede Minoli. ''Ci sono privilegi che vanno abbattuti per difendere le prerogative dei parlamentari e della politica'', osserva ma ''non mi sento parte della casta, proprio per niente''.
"Non puoi usare un termine come guerra di liberazione, da una parte perché stai parlando del tuo Paese; e poi per noi la guerra di liberazione è solo una, quella - rimarca Bertinotti - che ha cacciato i fascisti".
Parlando di Finanziaria, l'ottimismo del presidente del Consiglio non convince Bertinotti. Quando Minoli gli chiede della 'manvora delle cento buone notizie', il presidente della Camera replica: "Accontentiamoci di meno... Lenin diceva: 'meglio meno ma meglio'. Accontentiamoci per ora e cerchiamo di fare meglio in futuro". Quanto al termine 'orgoglioso', usato da Prodi stesso, "è troppo impegnativo, lo terrei per altri momenti e altre situazioni".
Il presidente della Camera spiega poi che quello sul welfare è un ''passaggio impegnativo, perché è una delle questioni più importanti per la vita di un Paese e, di conseguenza, per la vita concreta delle persone. La precarietà è una malattia sociale. E non ci sarà vera democrazia e vera Europa - allarga il discorso Bertinotti - senza combattere a fondo la precarietà. Certo - ammette - in un collegato alla Finanziaria non è che si possa prosciugare il lavoro precario, ma bisogna assolutamente andare in questa direzione. Per questo - insiste - è una partita impegnativa''.
Bertinotti ricorda che è in corso una consultazione ''molto importante'' tra i lavoratori. Il presidente della Camera invita la sinistra a ''non essere la carta assorbente'' delle decisioni dei sindacati: la sinistra, insiste, ''deve mantenere la sua autonomia'' e tuttavia ''non posso non rilevare che il giudizio della Fiom va tenuto in conto''. Inoltre ci sono quattro partiti della coalizione di governo che in un documento hanno presentato la necessità di cambiamenti al protocollo sul welfare. Per questo, Bertinotti dice che ''è una partita aperta'' e auspica che venga seguito lo stesso percorso della Finanziaria per ''lavorare a una soluzione che accontenti tutti, ma soprattutto lavoratori e pensionati''.
Il presidente della Camera parla anche della manifestazione del 20 ottobre e ribadisce che per ''la sinistra al governo la condizione di 'lotta e di governo' è necessaria, altrimenti smarrisce il legame con il suo popolo''. E aggiunge: ''Ogni manifestazione è un appuntamento della democrazia''.
Bertinotti guarda ''con interesse'' alla formazione del partito democratico, che potrebbe essere ''una risposta all'antipolitica, anche se non la condivido''. E la sinistra deve essere capace di ''costruire una forza politica adeguata alla sfida, perché se la sinistra non si mette in condizione di competere - avverte - il Pd avrà una capacità di attrazione molto alta. Bisogna accettare questa sfida''. ''Veltroni è la chance che il Pd ha per entrare in questa competizione. Il Pd nasce senza dibattito programmatico, in assenza di questo ci vuole una supplenza. E un uomo popolare come Veltroni è la supplenza'', dice Bertinotti.
Comunque Fausto Bertinotti non sarà il leader della 'cosa rossa': ''Non ci sono uomini per tutte le stagioni. Darò il mio contributo, ma non avrò il ruolo del protagonista. C'è tempo e tempo, e il mio non è più il tempo della direzione''.
La terza carica dello Stato torna poi ad esprimere solidarietà a Clemente Mastella per il trattamento ricevuto in trasmissione a Ballarò. ''Mi trovo umanamente a disagio e trovo inaudito - spiega - che il servizio pubblico possa fare una operazione da capro espiatorio, in cui in discussione non è il politico, ma la persona, la sua famiglia. Il rispetto è un elemento di civiltà, altrimenti la politica diventa barbarie. E io - sottolinea Bertinotti - contro la barbarie mi ribello''.
Ma la 'casta' esiste davvero? Chiede Minoli. ''Ci sono privilegi che vanno abbattuti per difendere le prerogative dei parlamentari e della politica'', osserva ma ''non mi sento parte della casta, proprio per niente''.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















