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È morto Franco Sensi
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Lunedì, 18 Agosto : 2008 Gazzetta dello Sport

È morto Franco Sensi
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Franco Sensi all'Olimpico tra Totti e Spalletti. Ansa


Il presidente della Roma si è spento ieri al Gemelli all'età di 82 anni. Era gravemente malato da tempo. È stato presidente del club giallorosso per 15 anni

ROMA - Franco Sensi si è spento ieri a Roma all'età di 82 anni. Era gravemente malato da tempo. È stato presidente del club giallorosso per 15 anni. Sotto la sua gestione la Roma ha vinto uno scudetto (2000/01), due Supercoppe italiane (2001 e 2007) e due Coppe Italia (2006-2007 e 2007-2008).

Il presidente della Roma è scomparso alle ore 23.35 all'ospedale Gemelli di Roma, dove era ricoverato, vicino ai suoi cari, alla moglie Maria, alle figlie Rosella, Cristina e Silvia ed i parenti più stretti, che lo hanno assistito tutto il giorno. Franco Sensi da qualche settimana era ricoverato all'ospedale Gemelli per problemi respiratori. Si trovava in terapia intensiva post-operativa, il reparto dotato di speciali macchinari per i pazienti che hanno problemi di quel tipo. C'è sempre stato il massimo riserbo sulle sue condizioni di salute.

La famiglia Sensi ha deciso che martedì mattina sará aperta, al centro sportivo giallorosso di Trigoria, la camera ardente di Franco Sensi



Ultima modifica di Redazione il 18 Ago 2008 00:30, modificato 2 volte in totale 






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Messaggio Sensi, una vita controcorrente senza paure né ripensamenti 
 

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Lunedì, 18 Agosto : 2008  di FULVIO BIANCHI, La Repubblica

Indimenticabile presidente, ha scritto una pagina importante nella storia del nostro calcio
Innamorato della Roma, l'aveva scoperta da bambino grazie a suo padre


Sensi, una vita controcorrente
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senza paure né ripensamenti


Sensi, una vita controcorrente senza paure né ripensamenti

UNA vita sempre concorrente: sempre all'attacco. Franco Sensi ha regalato alla Roma uno scudetto indimenticabile. Al calcio italiano ha regalato battaglie, idee. Solo contro tutti. Senza paure, né ripensamenti. Mai. Indimenticabile presidente, ha scritto una pagina importante nella storia del nostro calcio. Ricco senza mai ostentare la sua ricchezza, genuino nel linguaggio. Uno del popolo. Terribilmente innamorato della sua Roma. Che aveva scoperto da bambino, tramite il papà, e guidato poi da adulto. Immalinconito negli ultimi tempi per non poterla più seguire da vicino. I suoi ragazzi. Il suo "figlio" Totti.

Una famiglia profondamente romana da generazioni ormai, quella di Sensi. Il loro impero - come amava ricordare il presidente - era iniziato dalle pecore. Anno, 1605. Cinquecento anni fa. Tutto era nato a Visso, Marche: la sua famiglia si occupava di transumanza. Pecore, appunto. Latte e formaggio. Viene dalla terra, la famiglia Sensi: la transumanza l'ha portata a Roma, intorno al 1700. E lì si è sviluppata l'azienda: il papà di Franco era ingegnere, sindaco di Visso (come poi lo è stato il figlio), editore della Voce Adriatica (ora Corriere Adriatico) e fondatore della Confederazione nazionale coltivatori diretti.

Al figlio ha lasciato un piccolo impero, 1.000 ettari di terreni edificabili a Roma e dintorni ma non solo (anche la gestione della nettezza urbana di molte città pugliesi e imprese di costruzione). Papà Silvio era stato anche fra i fondatori del Campo Testaccio dove è nata la As Roma, perché il calcio ce l'aveva nel sangue: giocava mezzala destra, di lui si ricorda (anno 1917) anche una tripletta alla Lazio.

"Anch'io - ci ricordava Franco Sensi - ero un bravo calciatore, attaccante a tutto campo: ero più bravo di papà... Giocavo nel De Merode e nel Marcantonio, ma mio padre volle che continuassi gli studi e mi occupassi dell'industria di famiglia. Così, quando avevo 18 anni, scese dalla macchina e mi prese a calci nel sedere... Ricordo ancora la scena: l'autista che ci seguiva con la macchina e lui che mi rincorreva per le strade di Roma. Qualche mese dopo smisi di giocare a calcio".

Sensi si laureò in matematica a Messina e iniziò a lavorare nell'industria di famiglia. L'industria intanto è diventata un impero (dicevano, sino a poco tempo fa, che avesse una liquidità di oltre 1000 miliardi delle vecchie lire). Un impero immobiliare (a Roma, in Sardegna, in Maremma, a Civitavecchia...), editoriale e petrolifero.

Amicizie importanti, ne ha sempre avute tante. Anche politiche: D'Alema, Andreotti, D'Antoni. Ma Sensi ha sempre fatto vita molto riservata, solo lavoro e niente salotti. E, soprattutto, è sempre stato alla larga da certi palazzinari romani. "Mai stato in galera, io...", ricordava sempre con orgoglio. Facendo anche i nomi di chi in galera c'era davvero stato.

Il calcio è arrivato solo nel '93, con la Roma. "Che ho salvato dal fallimento", amava ricordare. "Ho preso un cadavere", disse all'epoca. Un'iniziale coabitazione travagliata con Mezzaroma, poi lui padrone unico. Solo al comando. Strada facendo Sensi ha aggiunto anche il Palermo, il Foggia e il Nizza: tutte rivendute, rimettendoci pure. Il calcio, d'accordo, è business ma anche, e soprattutto, passione. Almeno per lui.

Idee ne ha avute sempre tante. E' andato controcorrente: dando battaglia a Galliani, a Carraro, anche a Geronzi. Ha rotto equilibri antichi, con quel coraggio che solo lui poteva avere. Ha tentato anche la scalata alla presidenza della Lega Calcio: gli fecero la guerra, avevano capito che uno come lui faceva paura.

Si è battuto per la Roma, è vero, ma convinto anche che non fosse giusto che al comando ci fossero solo Milan e Juventus (a quei tempi: ora c'è l'Inter). Epiche le sue battaglie contro il potere del Nord: non sempre aveva torto. Ha spesso avuto idee all'avanguardia: ma non sempre ha avuto la forza di difenderle sino in fondo (fiaccato, negli ultimi anni, anche da problemi di salute e tradito da qualche amico).

Ma il calcio gli deve molto: non solo la Roma. Mi ricordo quando, parlando dell'Olimpico, amava dire: "Se non lo gestiamo noi, chi può farlo? E poi per cosa? Per farci la corsa delle ranocchie?".

  





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