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Giovedì, 10 Luglio : 2008
Cerm / È recessione.
Rilanciare consumi senza alimentare inflazione
Rilanciare consumi senza alimentare inflazione
di Fabio Pammolli e Nicola C.Salerno
Dopo i dati sulla riduzione delle vendite del commercio fisso al dettaglio e dei consumi delle famiglie, e sulla stagnazione del Pil, giunge adesso dall'Istat il dato sulla produzione industriale (indice con base la media mensile dei volumi di produzione industriale nel 2000 = 100).
Anche la produzione è in calo: il tendenziale di Maggio (Maggio 2008 su Maggio 2007) segna un -6,6 per cento in termini di dati grezzi e un -4,1 in termini di dati corretti per i giorni lavorativi; se si confronta la produzione del periodo Gennaio-Maggio 2008 con il corrispondente periodo del 2007, la riduzione è del -0,9 per cento su dati grezzi, e del -1,1 per cento su dati corretti per i giorni lavorativi. Anche il dato congiunturale è negativo: Maggio 2008 su Aprile 2008, la produzione industriale destagionalizzata è diminuita di -1,4 per cento.
Se si guarda allo spaccato per raggruppamenti principali di industrie, il tendenziale Maggio 2008 su Maggio 2007 con dati corretti per i giorni lavorativi è negativo per tutti: beni di consumo durevoli e non durevoli (-2,8 per cento), beni strumentali (-2,7 per cento), beni intermedi (-5,3), energia (-6,9). Anche nel tendenziale misurato sui primi cinque mesi (Gennaio-Maggio del 2008 sull'equivalente periodo del 2007) tutti i raggruppamenti sono in diminuzione, tranne quello dell'energia che segna un modesto +0,9. Ma se si guarda alle variazioni congiunturali (Maggio 2008 su Aprile 2008) con dati destagionalizzati, anche l'energia è "risucchiata" nel riduzione generalizzata e fa segnare un -3,7 per cento, la riduzione più elevata tra raggruppamenti.
Uno scenario simile emerge se si analizza lo spaccato per i 17 settori/sottosettori di attività economica riportati nel Comunicato dell'Istat. Il tendenziale Maggio 2008 su Maggio 2007 con dati corretti per i giorni lavorativi è sempre negativo, fatta eccezione per il +0,1 per cento della produzione di macchine e apparecchi meccanici, e del +0,7 della produzione di mezzi di trasporto. Anche nel tendenziale misurato sui primi cinque mesi (Gennaio-Maggio del 2008 sull'equivalente periodo del 2007) tutti i settori sono in diminuzione, tranne quello delle industrie alimentari, delle bevande e del tabacco (+1,6), della produzione di macchine e apparecchi meccanici (+3,5), della produzione di mezzi di trasporto (+3,2) e della produzione di energia elettrica, gas e acqua (+4,7). Ma anche in questo caso, se si guarda alle variazioni congiunturali (Maggio 2008 su Aprile 2008) con dati destagionalizzati, tutti i settori arretrano.
I dati diffusi dall'Istat erano, in realtà, facilmente prevedibili. Dopo la riduzione delle vendite del commercio fisso al dettaglio e dei consumi delle famiglie, era logico attendersi anche quella (in volumi, ovvero reale) della produzione dei beni che poi la distribuzione al dettaglio intermedia al consumatore finale. Inoltre, dopo i dati diffusi da EuroStat il 9 luglio, da cui emerge chiaro il problema della stagnazione del Pil reale italiano in confronto coi Partner Ue, il dato Istat sulla produzione industriale, che alla formazione del Pil concorre con il valore aggiunto industriale, in un certo senso "chiude il cerchio".
Il dato era prevedibile, ma risalta la pervasività dell'arretramento della produzione che: interessa tutti i raggruppamenti di industrie e tutti i settori di attività economica; emerge sia dai tassi tendenziali che da quelli congiunturali, e sia dai tassi mese/mese che da quelli periodo/periodo; colpisce anche beni strumentali e beni intermedi, che entrano nella funzione di produzione di più periodi di altre imprese e la cui diminuzione normalmente prelude alla diminuzione della produzione delle imprese che li utilizzano come input.
Tutti i dati, lato produzione, vendita al dettaglio e consumo, indicano in maniera univoca e coerente che l'economia italiana si sta avvitando in una spirale negativa, in cui la domanda non ha risorse per esprimersi, la distribuzione vede calare i fatturati e la produzione si adegua al ribasso. Le tensioni inflazionistiche sono il primo risultato di questa situazione, perché gli operatori che hanno possibilità di esercitare potere di mercato tentano di reagire all'arretramento delle quantità ricercando margini unitari di prezzo più elevati. Ma la tendenza dei prezzi a "rincorrersi" è non solo effetto ma anche causa, perché le rendite di posizione e i sovraprofitti che costellano l'economia italiana (cfr. la recente Segnalazione dell'Antitrust n. 454/2008), da un lato, sottraggono risorse ad allocazioni più efficienti e più utili per lo sviluppo e, dall'altro, erodono il valore reale di retribuzioni e salari impedendo alla domanda di esprimersi. Come si potrà affrontare, in questo scenario di caduta sia della domanda che della produzione, il grande problema occupazionale del nostro Paese?
Gli interventi della Bce sui tassi e i richiami del Governatore Draghi riflettono la necessità di tenere sotto controllo le pressioni inflattive. Ma si tratta, appunto, di condizioni necessarie, di per sé non sufficienti a stimolare la crescita.
Deve attivarsi la politica fiscale, per sostenere il potere d'acquisto delle famiglie e la domanda interna e, allo stesso tempo, promuovere l'efficienza nella produzione e il contenimento dei prezzi. La migliore politica anticiclica possibile coincide, oggi, con l'avvio a soluzione degli snodi strutturali di sempre. Pochi e ben definiti gli ambiti su cui intervenire.
In primo luogo, studiare modi e tempi di un processo certo di riduzione del carico fiscale-contributivo per lavoratori e imprese; senza reintrodurre automatismi nell'indicizzazione di retribuzioni e salari nominali ai prezzi al consumo, fonte di ulteriori e dannose pressioni inflattive e inutili nel migliorare le condizioni di vita reali.
In secondo luogo, un'azione ampia ed incisiva di apertura a concorrenza dei mercati dei beni e dei servizi, incidendo sui meccanismi di formazione dei prezzi lungo la catena di produzione e approvvigionamento.
Sono queste le misure da adottare per produrre quegli effetti positivi richiesti dalla Banca Centrale Europea nel suo ultimo Bollettino Mensile (pagg. 7 e 8): dalla rimozione di rendite alla stabilità dei prezzi, dalla salvaguardia del potere di acquisto di retribuzioni e salari al potenziamento della domanda aggregata, dall'allocazione efficiente delle risorse all'innalzamento dei livelli di produttività.
Per innalzare la produttività e ridurre il carico fiscale-contributivo sono urgenti sia gli interventi di riforma del mercato del lavoro, verso schemi più flessibili, responsabilizzanti e premianti, sia di riforma del welfare system, rafforzando le tutele per le famiglie e la copertura contro la disoccupazione, e diversificando attraverso il multipillar le fonti di finanziamento di pensioni e sanità.
Mosse non facili, ma necessarie. Per riprendere a crescere.
Anche la produzione è in calo: il tendenziale di Maggio (Maggio 2008 su Maggio 2007) segna un -6,6 per cento in termini di dati grezzi e un -4,1 in termini di dati corretti per i giorni lavorativi; se si confronta la produzione del periodo Gennaio-Maggio 2008 con il corrispondente periodo del 2007, la riduzione è del -0,9 per cento su dati grezzi, e del -1,1 per cento su dati corretti per i giorni lavorativi. Anche il dato congiunturale è negativo: Maggio 2008 su Aprile 2008, la produzione industriale destagionalizzata è diminuita di -1,4 per cento.
Se si guarda allo spaccato per raggruppamenti principali di industrie, il tendenziale Maggio 2008 su Maggio 2007 con dati corretti per i giorni lavorativi è negativo per tutti: beni di consumo durevoli e non durevoli (-2,8 per cento), beni strumentali (-2,7 per cento), beni intermedi (-5,3), energia (-6,9). Anche nel tendenziale misurato sui primi cinque mesi (Gennaio-Maggio del 2008 sull'equivalente periodo del 2007) tutti i raggruppamenti sono in diminuzione, tranne quello dell'energia che segna un modesto +0,9. Ma se si guarda alle variazioni congiunturali (Maggio 2008 su Aprile 2008) con dati destagionalizzati, anche l'energia è "risucchiata" nel riduzione generalizzata e fa segnare un -3,7 per cento, la riduzione più elevata tra raggruppamenti.
Uno scenario simile emerge se si analizza lo spaccato per i 17 settori/sottosettori di attività economica riportati nel Comunicato dell'Istat. Il tendenziale Maggio 2008 su Maggio 2007 con dati corretti per i giorni lavorativi è sempre negativo, fatta eccezione per il +0,1 per cento della produzione di macchine e apparecchi meccanici, e del +0,7 della produzione di mezzi di trasporto. Anche nel tendenziale misurato sui primi cinque mesi (Gennaio-Maggio del 2008 sull'equivalente periodo del 2007) tutti i settori sono in diminuzione, tranne quello delle industrie alimentari, delle bevande e del tabacco (+1,6), della produzione di macchine e apparecchi meccanici (+3,5), della produzione di mezzi di trasporto (+3,2) e della produzione di energia elettrica, gas e acqua (+4,7). Ma anche in questo caso, se si guarda alle variazioni congiunturali (Maggio 2008 su Aprile 2008) con dati destagionalizzati, tutti i settori arretrano.
I dati diffusi dall'Istat erano, in realtà, facilmente prevedibili. Dopo la riduzione delle vendite del commercio fisso al dettaglio e dei consumi delle famiglie, era logico attendersi anche quella (in volumi, ovvero reale) della produzione dei beni che poi la distribuzione al dettaglio intermedia al consumatore finale. Inoltre, dopo i dati diffusi da EuroStat il 9 luglio, da cui emerge chiaro il problema della stagnazione del Pil reale italiano in confronto coi Partner Ue, il dato Istat sulla produzione industriale, che alla formazione del Pil concorre con il valore aggiunto industriale, in un certo senso "chiude il cerchio".
Il dato era prevedibile, ma risalta la pervasività dell'arretramento della produzione che: interessa tutti i raggruppamenti di industrie e tutti i settori di attività economica; emerge sia dai tassi tendenziali che da quelli congiunturali, e sia dai tassi mese/mese che da quelli periodo/periodo; colpisce anche beni strumentali e beni intermedi, che entrano nella funzione di produzione di più periodi di altre imprese e la cui diminuzione normalmente prelude alla diminuzione della produzione delle imprese che li utilizzano come input.
Tutti i dati, lato produzione, vendita al dettaglio e consumo, indicano in maniera univoca e coerente che l'economia italiana si sta avvitando in una spirale negativa, in cui la domanda non ha risorse per esprimersi, la distribuzione vede calare i fatturati e la produzione si adegua al ribasso. Le tensioni inflazionistiche sono il primo risultato di questa situazione, perché gli operatori che hanno possibilità di esercitare potere di mercato tentano di reagire all'arretramento delle quantità ricercando margini unitari di prezzo più elevati. Ma la tendenza dei prezzi a "rincorrersi" è non solo effetto ma anche causa, perché le rendite di posizione e i sovraprofitti che costellano l'economia italiana (cfr. la recente Segnalazione dell'Antitrust n. 454/2008), da un lato, sottraggono risorse ad allocazioni più efficienti e più utili per lo sviluppo e, dall'altro, erodono il valore reale di retribuzioni e salari impedendo alla domanda di esprimersi. Come si potrà affrontare, in questo scenario di caduta sia della domanda che della produzione, il grande problema occupazionale del nostro Paese?
Gli interventi della Bce sui tassi e i richiami del Governatore Draghi riflettono la necessità di tenere sotto controllo le pressioni inflattive. Ma si tratta, appunto, di condizioni necessarie, di per sé non sufficienti a stimolare la crescita.
Deve attivarsi la politica fiscale, per sostenere il potere d'acquisto delle famiglie e la domanda interna e, allo stesso tempo, promuovere l'efficienza nella produzione e il contenimento dei prezzi. La migliore politica anticiclica possibile coincide, oggi, con l'avvio a soluzione degli snodi strutturali di sempre. Pochi e ben definiti gli ambiti su cui intervenire.
In primo luogo, studiare modi e tempi di un processo certo di riduzione del carico fiscale-contributivo per lavoratori e imprese; senza reintrodurre automatismi nell'indicizzazione di retribuzioni e salari nominali ai prezzi al consumo, fonte di ulteriori e dannose pressioni inflattive e inutili nel migliorare le condizioni di vita reali.
In secondo luogo, un'azione ampia ed incisiva di apertura a concorrenza dei mercati dei beni e dei servizi, incidendo sui meccanismi di formazione dei prezzi lungo la catena di produzione e approvvigionamento.
Sono queste le misure da adottare per produrre quegli effetti positivi richiesti dalla Banca Centrale Europea nel suo ultimo Bollettino Mensile (pagg. 7 e 8): dalla rimozione di rendite alla stabilità dei prezzi, dalla salvaguardia del potere di acquisto di retribuzioni e salari al potenziamento della domanda aggregata, dall'allocazione efficiente delle risorse all'innalzamento dei livelli di produttività.
Per innalzare la produttività e ridurre il carico fiscale-contributivo sono urgenti sia gli interventi di riforma del mercato del lavoro, verso schemi più flessibili, responsabilizzanti e premianti, sia di riforma del welfare system, rafforzando le tutele per le famiglie e la copertura contro la disoccupazione, e diversificando attraverso il multipillar le fonti di finanziamento di pensioni e sanità.
Mosse non facili, ma necessarie. Per riprendere a crescere.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















