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Mercoledì, 3 Settembre : 2008 La Stampa
Il presidente della Camera: «Ma non è una garanzia integrazione»
ROMA - Gianfranco Fini non è contrario alla proposta avanzata da Walter Veltroni sul diritto di voto alle amministrative per gli immigrati. Parlando alla festa del Pd a Firenze il presidente della Camera spiega di trovare utile l’iniziativa, ma, allo stesso tempo, si dice convinto che «dare il diritto di voto non è una garanzia assoluta di integrazione». Il diritto di voto agli immigrati «non deve essere visto nè come un’ipotesi sciagurata, nè come garanzia assoluta di integrazione. È illusorio pensarlo», spiega il presidente della Camera.
Secondo Fini, ospite della festa di Firenze il diritto di voto alle amministrative per gli immigrati non è, dunque, «un’ipotesi sciagurata» o «un’idea criminale». Ma se gli immigrati vogliono integrarsi nella società e quindi partecipare alla vita pubblica «devono dimostrare di essere in grado di adempiere a certi doveri». Fini elenca: «Quando parlo di doveri mi riferisco ad avere un lavoro, un domicilio, rispettare le leggi, pagare le tasse, insomma dimostrare di volersi davvero integrare». «Se si riconosce il diritto di voto ad alcune categorie di stranieri residenti in Italia -prosegue il presidente della Camera- bisogna essere estremamente equilibrati a chiedere i doveri perchè diritti e doveri devono stare insieme».
L'apertura di Fini si scontra però con l’ostilità del Pdl (i capogruppo alla Camera e al Senato Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri avevano bocciato da subito la proposta di Veltroni) e della Lega Nord che, tramite il presidente dei deputati Roberto Cota, ha ricorda che il diritto di voto può essere collegato solo e soltanto alla concessione della cittadinanza italiana. Freddo era stato anche il commento del leader dell’Idv Antonio Di Pietro, che aveva invitato Veltroni a non fare annunci intempestivi e infondati su proposte che ancora non esistono se non a livello di annuncio.
Secondo Fini, ospite della festa di Firenze il diritto di voto alle amministrative per gli immigrati non è, dunque, «un’ipotesi sciagurata» o «un’idea criminale». Ma se gli immigrati vogliono integrarsi nella società e quindi partecipare alla vita pubblica «devono dimostrare di essere in grado di adempiere a certi doveri». Fini elenca: «Quando parlo di doveri mi riferisco ad avere un lavoro, un domicilio, rispettare le leggi, pagare le tasse, insomma dimostrare di volersi davvero integrare». «Se si riconosce il diritto di voto ad alcune categorie di stranieri residenti in Italia -prosegue il presidente della Camera- bisogna essere estremamente equilibrati a chiedere i doveri perchè diritti e doveri devono stare insieme».
L'apertura di Fini si scontra però con l’ostilità del Pdl (i capogruppo alla Camera e al Senato Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri avevano bocciato da subito la proposta di Veltroni) e della Lega Nord che, tramite il presidente dei deputati Roberto Cota, ha ricorda che il diritto di voto può essere collegato solo e soltanto alla concessione della cittadinanza italiana. Freddo era stato anche il commento del leader dell’Idv Antonio Di Pietro, che aveva invitato Veltroni a non fare annunci intempestivi e infondati su proposte che ancora non esistono se non a livello di annuncio.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















