Ultimo giorno di scuola, finalmente, dopo un collegio docenti snervante ed i canonici saluti ed auguri per le vacanze. Uffa, meno male che è finita, non ne potevo più di tanto ciarlare nei corridoi ed in sala professori.
L’ascensore, come al solito, non è al piano, infine giunge con la signora del quinto piano, con tanto di gigantesco passeggino, che le comporta un dieci minuti buoni di manovra per farlo uscire.
Sorrido serafica, sfoderando il più ipocrita dei miei sorrisi a trentadue denti.
Poso velocemente le buste della spesa sul tavolo in cucina, mentre il caldo sembra improvvisamente essere arrivato dopo giorni di strana frescura.
Ho in mente un bel pomeriggio: bagno di sole in terrazzo, con tanto di musica di sottofondo, col il lettore CD posato sul davanzale, le immancabili sigarette; poi una doccia tonificante ed infine davanti alla TV, per questi mondiali che ancora non m’hanno presa del tutto, ma voglio godermi questa partita, non fosse altro per commentarmela tra me e me, da sola!
Le figlie sono fuori, come sempre, del resto, nei fine settimana.
Il mio ex marito è stato irremovibile su questo punto degli accordi consensuali della separazione e devo convenire che non è stata una cattiva idea la sua.
Un pranzo veloce e fresco, senza mettermi ai fornelli: una caprese, con tanto basilico e frutta gelata, che provvedo a mettere in frigo, prima di mettermi in tenuta casalinga.
Accidenti al cane che vuol le feste: povero cucciolo, è stato solo tutto il giorno, benché si sia divertito da matti sul terrazzo tutto inondato di sole; beh, anche lui reclama la sua parte e mi accucciolo festosa sul pavimento a giocare con lui.
Uno sguardo fugace alla camera di mia figlia, giusto il tempo per mettermi le mani nei capelli e rimandare il riordino all’indomani.
Oggi non ne ho proprio voglia, sono euforica per il premio vinto, per le vacanze imminenti, per i miei progetti a breve scadenza.
Non ho voglia di cervellotiche elucubrazioni mentali, quindi apro solo la finestra e mi chiudo alle spalle la porta, ripromettendomi di trovare la giusta voglia di riassettare.
E’ il telefono che i sorprende canticchiante e quasi euforica, ma pur sentendolo squillare, quel benedetto Aladino non vuol saperne di dare un cenno della sua ubicazione.
Con un’agilità quasi felina, mi affretto in camera di mia figlia: in mezzo a quell’ammasso di indumenti buttati in terra, riviste, lattine e quant’altro finalmente intravedo la lucina arancio, tra le lenzuola scomposte del letto.
Non sono stata una brava madre, nell’accezione più classica del termine, ma credo d’aver trasmesso loro, la mia voglia di libertà, la mia indipendenza da tutte le dipendenze di questo schifo di mondo; ho sempre cercato di essere per loro un’ amica più che una madre rompiscatole, anche se a volte non credo proprio d’esserci riuscita.
Tutto sommato, non ho di che lamentarmi: sono tre belle ragazze, molto diverse tra loro per tratti somatici, ma ciascuna con una propria peculiarità, che mi fa essere davvero fiera di loro.
Ormai Aladino non suona più ed il sai chi è mi aggiorna sull’ennesima telefonata di mio padre, il quale, tanto per sentirsi a posto con la coscienza, avrà pensato di chiedermi qualche stupidaggine delle sue.
Decido di rientrare in cucina, ma una strana busta, troppo in bella vista per passare inosservata, colpisce la mia attenzione.
Un pennarello verde fosforescente mi avvisa che il destinatario di quella missiva son proprio io: per mamma.
Che dolce, ho pensato istintivamente, ha trovato il tempo per scrivermi qualche pensiero carino, ben sapendo che apprezzo che mi scriva ogni tanto, sebbene fossi consapevole che alla fine sarebbe terminata con la richiesta di una cifretta di non poco conto per le vacanze.
Mi siedo sul bordo del letto e leggo:
<< Cara mamma, mi dispiace molto doverti dire che me ne sono andata col mio nuovo ragazzo. Ho trovato il vero amore e lui, dovresti vederlo, è cosí carino con tutti i suoi tatuaggi, il piercing e quella sua grossa moto veloce.
Ma non è tutto, mamma: finalmente sono incinta e Mohamed dice che staremo benissimo nella sua roulotte in mezzo ai boschi. Lui vuole avere tanti altri bambini e questo è anche il mio sogno. E dato che ho scoperto che la marijuana non fa male, noi la coltiveremo anche per i nostri amici, quando non avranno la cocaina e l'ecstasy di cui hanno bisogno. Nel frattempo, spero che la scienza trovi una cura per l'AIDS così Mohamed potrà stare un po' meglio: se lo merita!
Non preoccuparti mamma, ho già 15 anni e so badare a me stessa. Spero di venire a trovarti presto cosí potrai conoscere i tuoi nipotini.
La tua adorata bambina!
P.S.: tutte palle, mamma! Sono da Tereza. Volevo solo dirti che nella vita ci sono cose peggiori della pagella che ti ho lasciato sul comodino. Ti voglio bene! >>.
* Le poesie si scrivono sulle pietre, con le ginocchia piagate * ( Alda merini )




















