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Giovedì, 17 Luglio : 2008
Pepino: «Il progetto del premier è dannoso per nostra indipendenza».
Roia:«Si punta a controllare toghe»
COLLEGATA:
Giustizia, scintille Berlusconi-Lega. Il premier: "Avanti con la riforma"
ROMA - Per la giustizia servono riforme in grado di assicurare efficienza, lo aveva detto anche il Guardasigilli Alfano. Oggi, invece, il governo sembra aver cambiato rotta e annuncia interventi che mettono a rischio l’indipendenza della magistratura. Sono riflessioni preoccupate quelle che arrivano dai consiglieri del Csm di fronte alle riforme annunciate dall’esecutivo.
Il più esplicito è Livio Pepino, togato di Magistratura democratica: «Lo avevo detto quando il ministro era stato qui: non facciamoci troppe illusioni. I fatti ci stanno dando ragione. C’è una mancanza di volontà di dialogo reale». Per il momento «siamo nella fase delle iniziative legislative utilizzate come messaggi» che però sono «profondamente negativi e inutili per l’efficienza del servizio, dannosi per l’indipendenza dei magistrati e dunque per la qualità della giurisdizione», avverte Pepino.
«Qualche preoccupazione dal punto di vista costituzionale», secondo Fabio Roia di Unicost, la pone l’ipotesi anticipata di istituire «due Csm e quindi una conseguente separazione delle carriere, anche con interventi sull’obbligatorietà dell’azione penale». «Il problema vero è l’efficienza della giustizia, mentre qui - sostiene - si vuole ritoccare lo status dei magistrati per arrivare a una magistratura più controllabile dalla politica».
A segnalare come sia cambiato l’obiettivo del governo rispetto agli annunci iniziali è il collega Giuseppe Maria Berruti (Unicost): «Quando il ministro venne al Csm sembrò che volesse concentrare la sua attenzione da subito sui processi. Prendo atto che l’intento è mutato, ciò rientra nella sovranità politica. Ma mi auguro che quando si potrà riflettere a distanza di qualche tempo da qualche vicenda giudiziaria che in questi giorni sta catalizzando anche troppe emozioni, il governo voglia comunque mantenere con il Csm il rapporto assai promettente che un paio di mesi fa ci era sembrato di constatare». Va bene riforme «anche profonde», fa eco il togato Antonio Patrono (Magistratura Indipendente), purchè però «siano efficaci per risolvere i veri problemi».
Il più esplicito è Livio Pepino, togato di Magistratura democratica: «Lo avevo detto quando il ministro era stato qui: non facciamoci troppe illusioni. I fatti ci stanno dando ragione. C’è una mancanza di volontà di dialogo reale». Per il momento «siamo nella fase delle iniziative legislative utilizzate come messaggi» che però sono «profondamente negativi e inutili per l’efficienza del servizio, dannosi per l’indipendenza dei magistrati e dunque per la qualità della giurisdizione», avverte Pepino.
«Qualche preoccupazione dal punto di vista costituzionale», secondo Fabio Roia di Unicost, la pone l’ipotesi anticipata di istituire «due Csm e quindi una conseguente separazione delle carriere, anche con interventi sull’obbligatorietà dell’azione penale». «Il problema vero è l’efficienza della giustizia, mentre qui - sostiene - si vuole ritoccare lo status dei magistrati per arrivare a una magistratura più controllabile dalla politica».
A segnalare come sia cambiato l’obiettivo del governo rispetto agli annunci iniziali è il collega Giuseppe Maria Berruti (Unicost): «Quando il ministro venne al Csm sembrò che volesse concentrare la sua attenzione da subito sui processi. Prendo atto che l’intento è mutato, ciò rientra nella sovranità politica. Ma mi auguro che quando si potrà riflettere a distanza di qualche tempo da qualche vicenda giudiziaria che in questi giorni sta catalizzando anche troppe emozioni, il governo voglia comunque mantenere con il Csm il rapporto assai promettente che un paio di mesi fa ci era sembrato di constatare». Va bene riforme «anche profonde», fa eco il togato Antonio Patrono (Magistratura Indipendente), purchè però «siano efficaci per risolvere i veri problemi».
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).












