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POLITICA NAZIONALE e INTERNAZIONALE :: - 0: Il percorso fino alle elezioni di Aprile 2008 (ag.to.)
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- 0: Il percorso fino alle elezioni di Aprile 2008 (ag.to.)
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Martedì, 5 Febbraio : 200813:50

»  Crisi del Governo:Gli sviluppi dal 22 Gen. 08 - agg.to cont. »


ELEZIONI IL 13 E 14 APRILE PRODI: "NON MI CANDIDO"


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ROMA - "Il voto delle politiche si terrà il 13 e il 14 aprile. Sull'election day decideremo tra questa e la prossima settimana", afferma il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano esprime "il suo rammarico" per essere costretto a sciogliere oggi le Camere. Una "scelta obbligata". Proprio quando si era giunti ad un passo dall'accordo tra le forze politiche sulle riforme da fare, è stato costretto invece a considerare definitivamente chiusa l'esperienza del governo Prodi. "E di qui oggi - spiega il capo dello Stato - il mio rammarico per dover chiamare nuovamente gli elettori alle urne, senza che quella riforma sia stata approvata". Le elezioni "così fortemente anticipate", ha aggiunto, costituiscono "un'anomalia rispetto al normale succedersi delle legislature parlamentari, non senza conseguenze sulla governabilità del paese".

 "Ho sempre e solo avuto di mira l'interesse comune ad una maggiore linearità, stabilità ed efficienza del sistema politico istituzionale. Il dialogo su questi temi, ora interrottisi, resta un'esigenza ineludibile per il futuro del paese. Mi auguro perciò - continua Napolitano - che la prossima campagna elettorale si svolga in un clima rispondente a quell'esigenza, da molti ribadita anche in questi giorni". "E' il momento - conclude il presidente della Repubblica - per tutte le forze politiche di dar prova del senso di responsabilità richiesto dalle complesse prove cui l'Italia è chiamata a far fronte".

"Ho deciso di non ricandidarmi per consentire quel necessario cambio generazionale. Qualcuno - ha aggiunto il premier uscente - doveva dare l'esempio". Il premier ha spiegato che "verranno comunque tenute in considerazione tutte le realtà locali nelle quali non sarà possibile accorpare in un'unica data il giorno delle elezioni, come ad esempio, le elezioni dell'assemblea siciliana che ha regole diverse dalle altre regioni". Ma per quanto riguarda l'accorpamento, Prodi si dichiara assai favorevole: "Farò ogni sforzo per minimizzare i costi e l'incomodo per i cittadini. Più votazioni saranno raggruppate e meglio sarà per gli stessi cittadini".

VELTRONI, MI DIMETTO DOPO IL SI' AL PIANO REGOLATORE
In vista delle elezioni, il leader del Pd Walter Veltroni conferma la decisione di dimettersi da sindaco di Roma. "Però - aggiunge - spero di poterlo fare subito dopo l'approvazione del Piano regolatore".

Il discorso integrale di Napolitano

"La decisione di sciogliere le Camere, sentiti i loro presidenti - dice il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nello studio Alla Vetrata del Quirinale, dopo aver firmato il decreto di scioglimento della XV legislatura - è divenuta obbligata visto l'esito negativo degli sforzi che ho diversamente compiuto nella convinzione che elezioni così fortemente anticipate costituiscano un'anomalia rispetto al normale succedersi delle legislature parlamentari, non senza conseguenze sulla governabilità del paese".

"La decisione cui sono giunto, avendola ponderata al di fuori di qualsiasi condizionamento - aggiunge il capo dello Stato - è in effetti scaturita dal succedersi di avvenimenti ben noti a tutti. Dapprima il venir meno della fiducia al Governo con il voto del 23 gennaio scorso in Senato, e poi l'accertata impossibilità di dar vita a una maggioranza che concordasse in particolare sull'approvazione in tempi brevi di una riforma della legge elettorale". "L'incarico che avevo conferito in tal senso al presidente Marini - afferma Napolitano - non è stato purtroppo coronato da successo, come egli stesso mi ha puntualmente riferito a conclusione di molteplici incontri condotti con un impegno e uno scrupolo, riconosciutigli da ogni parte, per i quali desidero pubblicamente ringraziarlo".

 "Già nel febbraio dello scorso anno, rinviando in Parlamento il governo dimissionario - ricorda il presidente della Repubblica - avevo ricavato dalle consultazioni da me svolte, la 'necessita' prioritaria di una modificazione del sistema elettorale vigenté. Ma, nelle discussioni che su tale materia sono da allora seguite, anche e soprattutto in sede parlamentare, hanno a lungo negativamente pesato incertezze e divisioni tra le forze politiche". "Si era tuttavia giunti nelle ultime settimane, sulla soglia di una possibile conclusione: di qui il mio auspicio ed appello, dopo le dimissioni del governo Prodi, perché si finisse quella riforma come primo passo verso una più complessiva revisione delle regole, della competizione politica e del funzionamento delle istituzioni e di qui oggi - spiega Napolitano - il mio rammarico per dover chiamare nuovamente gli elettori alle urne, senza che quella riforma sia stata approvata".

"Ho sempre e solo avuto di mira l'interesse comune ad una maggiore linearità, stabilità ed efficienza del sistema politico istituzionale. Il dialogo su questi temi, ora interrottosi, resta un'esigenza ineludibile per il futuro del paese. Mi auguro perciò - conclude il capo dello Stato - che la prossima campagna elettorale si svolga in un clima rispondente a quell'esigenza, da molti ribadita anche in questi giorni. E' il momento, per tutte le forze politiche, di dar prova del senso di responsabilità richiesto dalle complesse prove cui l'Italia è chiamata a far fronte"

 





ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
 
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Giovedì, 7 Febbraio : 2008

La Stampa ha scritto: 

Il Pd correrà da solo anche al Senato, Veltroni rilancia: "Possiamo vincere"


    
«La Cdl alle urne con 18 partiti ma il paese vuole una stagione nuova».
Ma la Cosa rossa chiede un incontro: non possiamo fare regali a Berlusconi



Il segretario del Pd Walter Veltroni con il vice Dario Franceschini
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ROMA - Walter Veltroni è convinto: «Certo che ce la possiamo fare» a vincere le elezioni, anche con il Partito democratico che corre da solo. «Ne sono convinto - dice a Matrix - non solo per i sondaggi che dicono questo, ma per lo stato d’animo dei cittadini».

«Da soli anche al Senato»
Il segretario del Pd suona la carica in vista della campagna elettorale: «C’è una grande voglia di nuovo, è finita la stagione di un certo bipolarismo, delle contrapposizioni, della dittatura delle minoranze». E Veltroni spiega anche che il Partito democratico si presenterà da solo in entrambi i rami del Parlamento. Decisione che suscita polemiche a sinistra, da dove parte la richiesta dei leader della "Cosa rossa" di un incontro con il sindaco di Roma per verificare se ci siano margini per un ripensamento.

Prodi: «Non mi candiderò»
Il presidente del Consiglio Romano Prodi spera in una campagna elettorale «rasserenata e pacata nei toni», spiegando che «resterà in carica fino all’insediamento di un nuovo governo, anche se limitatamente all’ordinaria amministrazione». «Non mi candiderò alle prossime elezioni - fa anche saper Prodi - . Ho fatto questa scelta per contribuire a rasserenare il climà. Ho, quindi, posto dei limiti automatici anche se non costituzionalmente previsti alla mia presenza in campagna elettorale, ma la mia adesione al Pd è piena e coerente». In ogni caso «io sono garante del Pd ma la responsabilità della gestione del partito è sulle spalle soprattutto di Veltroni».

Veltroni suona la carica
Una puntualizzazione che fa riferimento soprattutto alle scelte riguardanti le alleanze, questione sulla quale il sindaco del Pd mette subito un punto fermo, confermando che il partito andrà solo alle prossime elezioni sia alla Camera che al Senato. Una linea «su cui tutto il gruppo dirigente del Pd è d’accordò. Noi abbiamo fatto una scelta coraggiosa e saremo molto lineari. Non credo abbia senso fare qualcosa di pasticciato. Gli italiani hanno bisogno di chiarezza. Questo è un Paese in cui la politica non rischia mai, è arrivato il momento di rischiare e questa è la nostra scelta». Veltroni ribadisce, inoltre, che saranno possibili «accordi programmatici con chi sta nel campo riformista, ma non con la sinistra radicale».

Bertinotti: rispetto per la scelta del Pd
«Io capisco le istanze di unità, che hanno sempre animato la sinistra, ma bisogna guardare al futuro e di fronte alla scelta del Pd, che rispetto, serve essenzialmente una sfida per il futuro su chi è in grado di indicare la via d’uscita più efficace per il Paese», è la replica di Fausto Bertinotti. «E io credo che anche in campagna elettorale la costituzione per la sinistra di un soggetto unitario è la via maestra anche per un importante risultato elettorale». «Apprezzo ciò che ha detto Fausto Bertinotti che ancora una volta dà prova del suo senso di responsabilità», il commento di Veltroni.

Ma Walter scuote la "Cosa rossa"
Ma la Sinistra-Arcobaleno non sembra disposta a rassegnarsi alla scelta del leader Pd. Così Oliviero Diliberto, Franco Giordano, Fabio Mussi e Alfonso Pecoraro Scanio prendono carta e penna e scrivono al leader del Pd, chiedendo un incontro urgente «per verificare esattamente possibili convergenze ed eventuali distanze di posizioni politiche e punti di programma» perchè «pensiamo che ora non si debba facilitare il compito della destra, consegnare a cuor leggero e su un piatto d’argento la vittoria a Berlusconi». E l’incontro potrebbe tenersi venerdì prossimo.

«Non censegnamo il Paese a Berlusconi»
«Abbiamo definito, tutti insieme, di chiedere al Pd un incontro -spiega Giordano- per verificare la possibilità di un accordo politico-programmatico. Se non ci fosse un accordo vorremmo verificare la possibilità di un accordo tecnico al Senato per arginare il debordante vantaggio delle destre di Berlusconi che annoverano i Casini, i novelli Mastella e Dini, con Storace e i nazi-fascisti, passando per Berlusconi e Fini. Non vorremmo, a cuor leggero, consegnare il Paese a questa inquietante compagnia. Ma se Veltroni continua a perseguire la scelta di andare da solo, noi non possiamo intimidirci o spaventarci, dobbiamo essere pronti e lo saremo.

Il Centrodestra e il rischio dell'accozzaglia di partiti
Se nel centrosinistra dunque fa discutere la scelta del Pd di correre da solo, anche nel centrodestra la situazione sulle allenze resta fluida. In particolare si cerca di capire se e quali partiti unire ai "soci fondatori" della Cdl, come coinvolgere le forze minori, senza dare l’impressione di un’alleanza troppo numerosa ed eterogenea. Nell’agenda di Silvio Berlusconi una serie di incontri con i leader degli altri partiti della possibile coalizione, ma per ora non sono previsti colloqui con Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini che in un primo momento sembrava dovessero svolgersi nel pomeriggio.

Dini, Rotondi e Storace
«Nel centrodestra -tranquilizza il segretario della Dc per le Autonomie Gianfranco Rotondi- non c’è traccia del nervosismo dei piccoli partiti di cui si legge sui giornali di oggi. Ho sentito tutti i leader dei partiti piccoli e grandi della coalizione e non siamo mai stati così uniti e sereni». «Il nostro partito -chiede il segretario de "La Destra" Francesco Storace- vuole combattere al fianco della Cdl per scacciare via dal governo le forze di sinistra. Le nostre condizioni sono quelle di avere un governo alternativo alla sinistra». «Vedremo quali alleanze dovremo fare vista la dimensione del partito dei liberaldemocratici che nasce sulle fondamenta di Rinnovamento italiano -sottolinea Lamberto Dini- Presenteremo le nostre liste autonome e poi cercheremo alleanze omogenee»

 





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Giovedì, 7 Febbraio : 2008 19:57

PRODI: PD CORRE SOLO, MONTEZEMOLO 'INTERESSATO'


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Romano Prodi, al termine del vertice del Partito Democratico, conferma: sciolto il nodo alleanze, il Pd correra' da solo. "Stiamo lavorando per organizzare l'inizio della campagna elettorale. C'é un accordo generale e c'é voglia di vincere. Il 16, all'assemblea costituente, definiremo i dettagli". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Romano Prodi, lasciando la sede del partito democratico dopo il vertice di oggi.

 "Sì, c'é l'accordo per tenere l'election Day e faremo il decreto". Così il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha risposto ai cronisti che gli domandavano se il prossimo consiglio dei ministri affronterà il tema dell'election day. Prodi ha risposto ai cronisti uscendo dalla riunione del vertice del Pd.

VELTRONI, ITALIA INCHIODATA CON POLITICA AUTOREFERENZIALE

ROMA - "La bellezza della società americana é che è una società mobile. L'Italia purtroppo è un Paese fermo, inchiodato da molti anni". E' la differenza che il leader del Pd Walter Veltroni individua tra gli Stati Uniti e l'Italia, partecipando alla presentazione del libro 'Cowboy democratici', di Maurizio Molinari. "La cultura americana - sostiene Veltroni - è intessuta di idealismo che da noi è considerato un gadget, e al tempo stesso di concretezza. Per noi invece la politica si agita in una terra di mezzo che sono le tattiche, l'autoreferenzialità, la politica che parla di sé stessa e perde l'aggancio con la società". Per il leader del Pd "c'é bisogno che a una mobilità sociale corrisponda una mobilità della politica, altrimenti le frizioni diventano scintille e poi incendio". E in una società mobile, evidenzia il segretario del Partito democratico, "gli attraversamenti di campo dell' opinione pubblica sono assolutamente fisiologici". Veltroni e il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, anch'egli alla presentazione del libro, si sono trovati in assoluta sintonia nell' apprezzare il dinamismo e la mobilità della società e della politica statunitense, così come entrambi erano concordi con un altro punto forte degli Stati Uniti: "Il senso di unità e appartenenza nazionale". Entrambi hanno poi concordato sul calibro dei candidati alla corsa alla Casa Bianca, anche se Veltroni non ha esitato a ribadire il suo tifo per Obama, "il candidato che ha più chance di vincere", mentre Montezemolo ha evidenziato i meriti del repubblicano McCain, capace di "essere totalmente slegato da Bush ma anche di prendere posizioni durissime contro la minaccia del terrorismo islamico".

MONTEZEMOLO, CI INTERESSA MOLTO PROGRAMMA PD

ROMA  - "Abbiamo parlato del programma del Partito democratico, che a noi interessa molto". Lo ha detto il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, che oggi, in occasione della presentazione del libro 'Cowboy democratici' di Maurizio Molinari, si è appartato per qualche minuto con Veltroni. L'occasione si è presentata quando un allarme antincendio ha impedito l'inizio del dibattito. Montezemolo ha spiegato ai cronisti che Confindustria è interessata a capire i contenuti del programma, e che è in queste ore in contatto anche con il responsabile del partito, Morando. "Aspettiamo che si materializzino i programmi e poi ci sarà un confronto con tutti". Lo ha detto il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, rispondendo alla domanda dei cronisti se fosse in programma un incontro col segretario del Pd sul programma: "Ci vediamo con tutti" ha risposto Montezemolo.

FINI, SPERO IN COALIZIONE SEMPLIFICATA

ROMA  - "Spero che la coalizione sia quanto di più semplificato possibile". Gianfranco Fini parla all'assemblea programmatica di An per il Lazio e, ai giornalisti che gli chiedono di rispondere sulle alleanze del centrodestra alle prossime elezioni, risponde: "Semplificare il centrodestra vuol dire semplificare. Come dar corso a questa semplificazione sarà oggetto del confronto con gli alleatì.


UDC: CASINI, SE ALLEATI DA SOLI CORREREMO SOLI ANCHE NOI

Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini non ha tentazioni maggioritarie e avverte gli alleati del centrodestra: se si andrà alle elezioni da soli, l'Udc è pronto a fare altrettanto. Casini, a margine della riunione del comitato regionale dell'Udc del Lazio, commenta così le voci che darebbero Silvio Berlusconi 'tentato' di correre solo come il leader del Pd Walter Veltroni. "Noi siamo del tutto indifferenti a queste tentazioni maggioritarie - dice Casini - se ciascuno andrà da solo andremo soli anche noi". Inoltre, "la scelta di Veltroni di correre da solo non è una scelta coraggiosa ma una scelta della disperazione". Quindi, secondo il leader dell'Udc, "il centrodestra andrà unito. L'importante è che abbia un programma e una squadra coesa. Un programma di pochi punti ma chiaro e vincolante per tutti per evitare discussioni successive".


FIORONI, CORRERE DA SOLI E' CARTA VINCENTE

ROMA  - "Io credo che andare da soli sia una carta vincente". Lo ha detto il ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni, uscendo dal vertice del Pd. Ai cronisti che gli domandavano un parere sulla richiesta di Di Pietro di un'alleanza elettorale, Fioroni ha replicato: "La carta vincente è andare da soli; certo, sulla base di un programma e con quanti sono in grado di condividerlo fino in fondo".

FOLLINI, SOLITUDINE E' REGOLA DA SEGUIRE SEMPRE

ROMA  - La scelta del Pd della "solitudine" deve essere una regola da seguire sempre. Così Marco Follini, al termine del vertice del Pd, ha risposto ai cronisti che gli domandavano un parere sulla richiesta di Idv di un accordo elettorale. "Alla riunione - ha riferito Follini - c'é stato un inno corale alla solitudine, a cui io mi sono associato volentieri". Antonio Di Pietro, hanno chiesto i giornalisti, propone una alleanza in nome dell'omogeneità di programma tra Pd e Idv: "quella della solitudine - ha replicato Follini - è una buona regola, e una buona regola non ha eccezioni"

FI: INFONDATE VOCI SU NON CANDIDATURE PERA-BIONDI

ROMA  - "Le indiscrezioni giornalistiche sulle prossime candidature di Forza Italia apparsesu alcuni quotidiani, riferite ad alcuni esponenti e dirigenti del nostro partito, tra cui i senatori Alfredo Biondi, presidente del Consiglio nazionale, Marcello Pera, già presidente del Senato, ed altri, sono totalmente infondate". E' quanto si legge in una nota dell'ufficio stampa di Forza Italia, che si riferisce a voci secondo le quali alcuni senatori non sarebbero ricandidati.

 





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Venerdì, 8 Febbraio : 2008

La Stampa ha scritto: 
VERSO LE ELEZIONI - LE MOSSE DELLA CDL


Le alleanze scuotono il centrodestra


Il Cavaliere: non andremo da soli.
Il leader di An: «Semplificazione».
Ma l'Udc attacca: "Niente fascisti".
Election-day, Forza Italia insorge


Il leader del centrodestra Silvio Berlusconi
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ROMA - Mentre nei due poli inizia il confronto su alleanze e programmi, si apre il primo terreno di scontro della campagna elettorale. Si tratta dell’election day, ovvero lo svolgimento negli stessi due giorni (il 13 e 14 aprile) delle elezioni politiche e delle amministrative.

Insieme politiche e amministrative
Un’ipotesi che già ieri era stata giudicata positivamente dal premier Romano Prodi. «Faremo in modo di minimizzare i costi, cercando di mettere assieme nei limiti del possibile le elezioni locali e quelle di carattere nazionale», aveva detto il presidente del Consiglio, che oggi lasciando un vertice del Pd, ha espresso la posizione del partito: «C’è l’accordo per l’election day».

Forza Italia: è una forzatura
Pronta la replica di Forza Italia, che già nei giorni scorsi si era detta contraria a questa ipotesi, così come altri partiti di centrodestra. Schifani e Vito si appellano al capo dello Stato e sostenendo che «è la prima volta che un governo dimissionario, violando le regole della necessaria condivisione delle scelte tra maggioranza e opposizione sulla sovrapposizione di appuntamenti elettorali diversi, si arroga il diritto di decidere a propria discrezione, se non a proprio vantaggio».

Il nodo delle alleanze
Sul fronte alleanze la decisione del Partito democratico di correre da solo scombina i piani dell'alleanza nel centrodestra. L’idea di seguire l’esempio di Veltroni non sembra convincere Silvio Berlusconi. Tuttavia il centrodestra è preoccupato dal confronto fra il simbolo unico del centrosinistra e la lenzuolata di partiti e partitini. Tanto da far emergere quella che finora appariva come una ipotesi astratta: un’unica lista in cui far confluire sotto un solo simbolo Fi e An, alleata con la Lega, Udc e gli altri "cespugli" del centrodestra.

L'asse Fi-An
Pier Ferdinando Casini non sembra disponibile ad una super-lista che comprenda tutti. Lo chiarisce in serata il segretario del partito Lorenzo Cesa, che avverte: se An e Fi andranno da soli alle elezioni con un’unica lista, anche noi andremo per conto nostro. Berlusconi e Fini potrebbero offrire a Casini un’alleanza come quella ipotizzata per la Lega, ma non è detto che abbiano l’intenzione di farlo. I leader di Forza Italia e di An discuteranno più approfonditamente domani di questo inedito scenario. «Spero che la coalizione - ha già spiegato oggi Gianfranco Fini - sia quanto di più semplificato possibile. Sul come dar corso a questa semplificazione sarà oggetto del confronto con gli alleati», ma quel che è certo è che il centrodestra semplificherà la coalizione perchè «oggi uno schieramento largo, con più sigle e partiti, non corrisponde all’esigenza degli italiani».

Silvio e la tentazione della corsa in solitaria
Ecco perchè, prosegue Fini, «nelle prossime ore, con gli amici del centrodestra, dovremo in primo luogo risolvere questa questione perchè se Veltroni va da solo il centrodestra deve saper dare una risposta che vada dritto al cuore del problema». Quanto all’ipotesi di un Berlusconi «tentato» dalla corsa solitaria contro il Pd, l’ex ministro degli Esteri sembra non dargli credito: «Sapete che non commento mai i giornali. Parlerò con Berlusconi». Le voci di una possibile corsa in solitaria dell’ex premier dominano la giornata, nonostante Forza Italia si affretti a smentire. «Non intendiamo abboccare alla provocazione di Veltroni: il Pd è costretto ad adottare questa strategia dopo il fallimento del governo Prodi».

La posizione di Casini
Parole che non convincono Pier Ferdinando Casini. «Noi siamo del tutto indifferenti a queste tentazioni maggioritarie. Se ciascuno andrà da solo andremo soli anche noi», dice il leader centrista, sottolineando che «la scelta di Veltroni di correre da solo non è una scelta coraggiosa ma una scelta della disperazione».  Il presidente del partito Buttiglione invoca un «no a liste di destra fascista». Lo stesso Berlusconi aveva ridimensionato l’argomento della corsa solitaria parlandone con i suoi più stretti collaboratori: «Io nella provocazione di Veltroni non ci casco: perchè mai dovrei fargli il favore di correre da solo quando tutti i sondaggi ci danno in netto vantaggio?». Anche perchè, è la tesi del Cavaliere, quella del sindaco di Roma «è una scelta obbligata imposta dalle divisioni interne alla sinistra». L’ex premier comunque non intende certo sacrificare la ritrovata unità del centrodestra sull’altare di una sfida che rischia per giunta di essere rischiosa.

I nanetti
Ciò non ha mai significato la rinuncia di Forza Italia a ridurre il numero di simboli e liste nella scheda. «Stiamo lavorando per semplificare la coalizione del centrodestra», aveva confermato Schifani. Ma come? Certamente Berlusconi non vuole una lenzuolata di sigle e simboli accanto al suo nome. L’intenzione, espressa anche in un faccia a faccia con Clemente Mastella, poteva essere quella di raggruppare i partiti per area: l’Udeur con il Movimento per le autonomie di Raffaele Lombardo (anch’egli oggi a colloquio col Cavaliere), la Dca di Gianfranco Rotondi. Altro scenario quello che Fi ha prospettato ad An con la proposta di unirsi in un’unica lista, in cui far confluire anche gli altri partitini, per poi farla federare con la Lega. E Fini? Fino ad oggi a via della Scrofa l’idea di far sparire il simbolo non era presa in considerazione. Ma nelle ultime ore non la si è più esclusa del tutto. Anzi, come riferiscono fonti di An, Fini la starebbe valutando e domani, nel faccia a faccia con Berlusconi, la discuterà direttamente con lui.

 





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Venerdì, 8 Febbraio : 2008 12:34

BERLUSCONI, ADDIO FI E AN, SOLO SIMBOLO PDL


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ROMA - Silvio Berlusconi, in collegamento con 'Panorama del giorno', dice addio ai simboli di Fi e An e annuncia un accordo con Gianfranco Fini per dar vita ad una lista unica, federata con la Lega, che avrà il simbolo del Popolo della libertà.  Il Cavaliere e' al momento a colloquio con lo stesso Fini a Palazzo Grazioli.

Berlusconi, nel corso della diretta telefonica, ha confermato le indiscrezioni di stampa su un'unica lista Fi-An. A Maurizio Belpietro, direttore di Panorama, che gli chiedeva se fosse vero che i due partiti si sarebbe uniti in una sola lista con un unico simbolo, il Cavaliere ha risposto: "Non soltanto Fi e An, ma tutti coloro che ci staranno". "Altro non è - ha proseguito Berlusconi - che un ulteriore passo avanti" in quel processo "che aveva trovato conferma pubblica a Piazza San Babila: un movimento grande e importante che unisse tutti i cittadini italiani, liberali e moderati, che non si riconoscono nella sinistra". Quanto al nome della nuova formazione unica, Berlusconi non ha dubbi: "I cittadini - ha detto - hanno scelto il nome optando per il 'Popolo della liberta'". L'ex premier ci tiene a sottolineare che non si tratta di una risposta alla corsa solitaria di Veltroni. "Nessuna contromossa", ha sostenuto, sottolineando poi che il leader del Pd "si doveva togliere dall'abbraccio mortale della sinistra". I simboli di Fi e An dunque non ci saranno? "Né il simbolo di Fi né quello di An", ha detto, annunciando che "entro oggi" ci sarà un "incontro con Fini e Bossi per definire i particolari".

"Dentro il Popolo delle libertà saranno accolti tutti, spero anche l'Udc e tutti i rappresentanti dei partiti più piccoli che vorranno unirsi a noi, mentre la Lega, che è un partito territoriale, si federerà al Pdl". Così Silvio Berlusconi, nel corso di 'Panorama del giorno' su Canale 5, precisa i contorni del progetto di una lista unica Fi-An. Il leader di Fi ha anche parlato di gruppi unici a Camera e Senato.

CASTELLI, BERLUSCONI ACCETTA POSIZIONI LEGA

MILANO  - "Sostanzialmente Berlusconi accetta le posizioni della Lega, perché data la nostra peculiarità per noi non sarebbe stato possibile confluire e stemperarci in una lista unica": lo ha detto il presidente dei senatori leghisti, Roberto Castelli, intervistato da Radio Padania a proposito delle dichiarazioni fatte da Berlusconi sul Pdl.

"Se gli altri partiti della Cdl - ha aggiunto Castelli - decidono di confluire in un unico simbolo mi sembra un fatto positivo, è anche una questione di semplificazione del quadro - ha aggiunto Castelli - La Lega, che ha la sua specificità si presenta federata e adesso occorre solo stabilire bene cosa vuol dire la parolina federata". "Ma la sostanza - ha spiegato l'esponente leghista - per noi é il programma in cui ci devono essere i punti che riguardano la questione settentrionale. Noi porremo dei punti precisissimi, perché i patti siano chiari e l'amicizia lunga". E all'intervistatore che gli ha chiesto se la questione delle tre Macroregioni che venne posta per la prima volta dal professor Gianfranco Miglio anni fa sia al centro del programma, Castelli ha replicato: "Questo è uno dei punti già noti e che sono stati elaborati nei mesi scorsi dal Parlamento del Nord che è stato l'organismo di spinta, elaborazione e sostegno della questione del Nord. Il nostro programma andrà concordato con gli alleati, naturalmente non ci aspettiamo che accettino tutto, ma certamente ci sono punti che per noi sono fondamentali e irrinunciabili". "In ogni caso - ha concluso Castelli tornando alla questione del Pdl - il quadro si sta chiarendo bene a vantaggio delle elezioni. La semplificazione proposta da Berlusconi dimostra che non c'é bisogno di una nuova legge elettorale per chiarire le cose e andare incontro a quel che chiede l'opinione pubblica".
SINISTRA: DILIBERTO, NESSUN ACCORDO CON PD, PARTE SFIDA

 "Ora inizia la sfida elettorale tra due formazioni: il Pd da una parte e l'Unione delle sinistre dall'altra. Non ci sarà nessun accordo tecnico per il Senato". Dopo un'ora di incontro con il leader del Pd Walter Veltroni, il segretario dei comunisti Italiani Oliviero Diliberto certifica che le strade tra Pd e Sinistra radicale saranno separate. "Sarà una sfida leale - aggiunge Diliberto - perché il Pd insiste ad andare solo e io ribadisco che per me è una scelta sbagliata ma ci sarà un confronto leale sui programmi". Quanto alla possibilità che la corsa separati possa far perdere le elezioni, il leader del Pdci osserva: "Bisognerebbe spiegarlo ai capi del Pd". Nulla dovrebbe invece cambiare per quanto riguarda le alleanze locali: "Decideremo caso per caso - dice Diliberto - ma visto il sistema elettorale di comuni e regioni spero che l'alleanza continuerà.

MUSSI: CENTROSINISTRA CON DUE SOGGETTI

"La novità e che ci sarà un centrosinistra con due soggetti, il Pd e la Sinistra Arcobaleno. Data la scelta del Pd di correre da solo non ci sono state le condizioni per fare un accordo". Lo afferma il coordinatore di Sd Fabio Mussi, al termine dell'incontro tra la Sinistra Arcobaleno e Walter Veltroni. "Avevamo mandato una lettera - prosegue - dopo la dichiarazione di Orvieto di Veltroni. E' vero che non poteva esserci una alleanza come quella precedente visto che c'era una novità politica rappresentata dalla nascita del Pd, ora però un'altra ed è la Sinistra Arcobaleno". Il ministro dell'Università ribadisce dunque che "non ci saranno ne accordi tecnici o politici ora. Noi però - sottolinea ancora - per il futuro non rinunciamo alla prospettiva di un governo di centrosinistra senza ipotesi centriste o di larghe intese".

GIORDANO,ANDREMO CON UNICO SIMBOLO,SFIDA LEALE A PD

 La Sinistra andrà con un unico simbolo e un'unica lista alle politiche dopo che stamattina l'incontro con il segretario del Pd Walter Veltroni ha sancito la fine di ogni possibile alleanza. "Martedì presenteremo il simbolo - spiega il leader di Rifondazione Franco Giordano - e la sfida tra noi e il Pd e a chi rappresenta meglio l'alternativa alle destre". "E' aperta la sfida - sostiene Giordano - e noi abbiamo un candidato premier di peso, Fausto Bertinotti. Da oggi è chiaro che nel paese c'é un centro, una destra e una sinistra". Quanto alla creazione di una lista Fi-An, Giordano evidenzia che "c'é una positiva semplificazione e questo impegna ancora di più noi tutti a costruire a sinistra un soggetto unitario"

PECORARO,SEPARATI DA PD, NOI MAI CON BERLUSCONI

ROMA - "Abbiamo lavorato fino in fondo per ricostruire le ragioni di una forte alternativa a Berlusconi e per non consentire la vittoria alle destre. Prendiamo atto della decisione del Pd e la Sinistra andrà con un unico simbolo che ha i caratteri della bandiera della pace". Così il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio riferisce l'esito dell'incontro, al loft, con il leader del Pd Walter Veltroni. "La Sinistra - afferma Pecoraro - dichiarerà chiaramente che non farà mai un governo con Berlusconi. Andremo oltre le vecchie ideologie per fare una grande sinistra riformatrice, ecologista e dei diritti"

 





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La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
 
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Messaggio Re: Crisi del Governo:Gli sviluppi dal 22 Gen. 08 - agg.to c 
 


Sabato, 9 Febbraio : 2008  13:10

CASINI: PRONTO AL DIALOGO,
VOGLIO UNIRE I MODERATI


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ROMA - "Sono disponibile ad ogni dialogo purché avvenga nella chiarezza e nella serietà. L'importante é che gli italiani sappiano che io lavoro per unire e non per dividere i moderati". Lo ha detto Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, rispondendo a margine di un convegno a chi gli chiedeva se fosse possibile un compromesso relativo all'ingresso dell'Udc nel Pdl, sottolineando di non voler "polemizzare" con il leader di Fi e di essere pronto ad incontrarlo.

BERLUSCONI: IL SIMBOLO DELLA LEGA SOLO AL NORD
"Bossi ha annunciato che porterà il suo simbolo solo dove sono molto forti come nel Nord e lascerà spazio a noi dal Lazio in giù. Questi sono fatti importanti che testimoniano grande responsabilità". Lo ha detto Silvio Berlusconi parlando ai Circoli della Libertà.

D'ALEMA, TASSE DA ABBASSARE SUBITO - "Le tasse si dovrebbero abbassare sin da subito anche perché ci sono i soldi. Il Governo Prodi li aveva messi da parte per questo". Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Massimo D'Alema a margine della videochat con il direttore dell'Unità Antonio Padellaro, riferendosi a quanto il governo aveva deciso sul fronte dei salari e delle tasse. "E' un lavoro che è stato interrotto", ha sottolineato D'Alema ricordando che "in Finanziaria il Governo ha approvato una norma che dice che l'extragettitto va utilizzato per ridurre le tasse. Questa è una cosa che andrebbe fatta da subito". "D'altra parte - ha puntualizzato il vicepremier - Veltroni l'ha proposta nei giorni scorsi".

 





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Sabato, 9 Febbraio : 2008

''Auguri al Partito democratico, finalmente una sinistra moderata''

Berlusconi: ''Voti fuori da Pdl e Pd inutili e dannosi''.
Casini: ''Sì al dialogo''


Il Cavaliere ai Circoli delle Libertà: ''Bossi è alleato leale, il simbolo della Lega si presenterà solo al Nord''. Apertura del segretario dell'Udc che ieri aveva detto no al partito unico imposto: ''Ma confronto sia chiaro''


Silvio Berlusconi (Infophoto)
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Milano, 9 feb. (Adnkronos) - ''I voti al di fuori dei due grandi pilastri che sono il Pdl e il Pd, sono voti inutili, dannosi, pericolosi perché daranno ai piccoli partiti la forza di ostacolare il loro percorso, i loro progetti''. Silvio Berlusconi dal Teatro Nuovo di Milano per un incontro con i Circoli della libertà invita tutti i cittadini a esprimere il loro voto a favore di uno o l'altro raggruppamento politico all'interno del bipolarismo.

"Dar vita al Pdl è un obiettivo che inseguivo da diverso tempo - ricorda - ma che è tardato ad arrivare anche a causa dei dissensi all'interno della Cdl". Però ''ho saputo vincere lo sconforto e sono andato avanti ed ora eccoci qui. Il frazionamento in politica è un male e ai cittadini dobbiamo dimostrare buon senso nel non sprecare il loro voto con formazioni che non possono mantenere la guida del Paese''.

Quindi fa gli "auguri al Partito democratico. La sinistra moderata e riformista finalmente - sottolinea - è riuscita a capire qualche cosa. Speriamo che la decisione di andare da soli sia una decisione storica e non solo elettorale, destinata cioè a durare nel tempo e che dia al Paese un partito della sinistra veramente democratico ed europeo".

Il leader di Forza Italia ringrazia poi l'ex ministro della Giustizia: "Se non ci fosse stato Mastella Prodi sarebbe ancora al governo e la riconoscenza è uno dei valori che abbiamo anche in politica".

Il Cavaliere parla del suo incontro di ieri sera con Umberto Bossi tessendo le lodi del leader del Carroccio: "Ho fatto notte con la Lega e con Bossi e ho constatato la sua lealtà, il suo grande senso di responsabilità. Bossi mi ha annunciato che presenterà il suo simbolo solo laddove la Lega esiste con numeri alti, cioè nel Nord Italia e non nel Centro e nel Sud e questo - ha sottolineato il Cavaliere - è un atto di grande lealtà e di grande responsabilità".

Una stoccata indiretta all'Udc che però oggi apre a Berlusconi. "Sono disponibile a ogni dialogo purché avvenga nella chiarezza e nella serietà'', afferma Pier Ferdinando Casini . ''L'importante - insiste il leader dell'Udc - è che gli italiani sappiano che io lavoro per unire i moderati, non per dividere. Al termine di questa vicenda, ciascuno si dovrà assumere le proprie responsabilità. Sia ben chiaro che per me l'alleanza di centrodestra è la prima opzione che ho davanti".

Per il leader dell'Udc "oggi è il momento della responsabilità e non ho nessuna intenzione di alimentare polemiche che dividono i moderati. L'avversario - rimarca Casini - rimane Veltroni e magari Bertinotti". "Noi - insiste - non polemizziamo con Berlusconi, ma siamo impegnati a polemizzare con Veltroni e con un Pd che presenta un bilancio fallimentare di questa legislatura. Ci auguriamo che i moderati si presentino uniti e, se non sarà possibile, la scelta sarà comunque quella di rappresentare gli elettori moderati nelle urne. C'è bisogno di serietà, alla gente - avverte ancora Casini - non interessano le polemiche, ma un progetto per il futuro del Paese".

In attesa dunque di una riconciliazione definitiva col figliol prodigo che entra e esce da Casa della libertà, Silvio Berlusconi attacca frontalmente la Rosa bianca di Tabacci e Baccini, irreversibilmente fuggiti dal seno della Cdl. "Il signor Berlusconi a Milano prese 57 mila voti, Tabacci 700. In pratica l'ha votato solo la sua famiglia". "Siamo stanchi - aggiunge il Cavaliere - di questo baraccone televisivo messo continuamente in campo dalla solita compagnia di giro dove tutti parlano, parlano, parlano".

Il leader del centrodestra torna poi a evocare il momento del suo ingresso in politica giocando la carta 'mamma Rosa': "Quando a cena ad Arcore misi al corrente la mia famiglia di quanto avevo deciso ricevetti solo pareri contrari, compreso quello di mia madre. Tornando però a Milano, in viale Zara, mia madre chiese all'autista di essere riportata indietro. Ad Arcore mi raggiunse in camera e mi disse che, seppure contraria, non mi avrebbe riconosciuto come figlio se, sentendo io il coraggio di fare una cosa simile non l'avessi poi portata a termine".

Poi afferma: "Rispetto a 14 anni fa, quando preparammo la Carta dei Valori per la nostra discesa in campo, non c'è neppure una parola da cambiare dei valori e dei principi fondamentali della nostra azione politica".

In fine l'attacco al governo Prodi che ''ci lascia un'eredità pesantissima, l'eredità più pesante di Prodi è lo spettacolo osceno dei rifiuti in Campania. Spettacolo che - incalza - ci ha degradato a Paese del quarto mondo perché quelli del terzo mondo il problema dei rifiuti lo hanno già risolto".

 





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Messaggio La marcia verso le elezioni 
 


Sabato, 9 Febbraio : 2008

LA MARCIA VERSO LE ELEZIONI

La Stampa ha scritto: 
Berlusconi spazza via i nanetti:
"Restano due opzioni, Pdl o Pd"
    

Il Cavaliere inizia la corsa elettorale:
«Il Pdl era il mio obiettivo da sempre»
Casini apre: «Sono pronto al dialogo»
L'ira di Tabacci: «Io non ho le tre tv»
D'Alema: la scelta dell'Udc è umiliante



Silvio Berlusconi, leader del Pdl
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MILANO - Silvio Berlusconi si lancia in campagna elettorale con il Pdl attento a non sbarrare la porta all’Udc. E da Milano tende la mano al partito di Casini che raccoglie: siamo pronti al dialogo. Il leader del centro destra, parlando alla riunione dei Circoli della Libertà, ha ribadito come il suo antico obiettivo sia sempre stato quello di unire il popolo delle libertà. «Ho tentato prima di creare la federazione, poi l’officina, e poi ho pronunciato parole di sconforto nei confronti della coalizione, ma ho continuato pervicacemente a unirla» ha detto Berlusconi secondo cui sono «pericolosi» tutti i voti che gli elettori daranno a partiti diversi dal Pd e dal Pdl.

Un appello all’unione che è stato accolto da Pierferdinando Casini. «Oggi non è momento di alimentare polemiche con Silvio Berlusconi. Io faccio polemica con Walter Veltroni e il Pd, ma sia chiaro a tutti che sono disponibile a ogni dialogo purché avvenga nella chiarezza e nella serietà», ha detto il leader dell’Udc intervenendo alla conferenza programmatica del Movimento cristiano dei lavoratori. «Agli italiani deve essere chiaro - ha aggiunto - che Casini lavora per unire i moderati e non per dividere. Se lavoriamo tutti nella stessa direzione, ci potremo incontrare».

L'ira di Tabacci: "Io non ho tre televisioni"
Bruno Tabacci, leader della Rosa Bianca, replica all’attacco del Cavaliere: «Berlusconi mi attacca dicendo che a Milano in pratica mi hanno votato solo in 700. Infatti non ho tre televisioni e un impero economico alle spalle per conquistare voti sparando promesse per conquistare altro potere e altra ricchezza. La mia cultura politica è quella di chi ha avuto maestri come Albertino Marcora, che tra poco commemorerò a Inveruno a 25 anni dalla sua morte. E come ho già detto a Totò Cuffaro che mi attaccava qualche giorno fa con gli stessi argomenti, si possono esprimere le speranze degli italiani anche senza controllare un voto»

L'attacco dell'ex ministro degli Esteri
«Casini cerca disperatamente di rimanere aggrappato a Berlusconi anche a costo di umiliazioni piuttosto gravi che ha dovuto subire». Non ha risparmiato critiche al leader dell’Udc il vicepremier e ministro degli esteri Massimo D’Alema durante una videochat con i lettori dell’ «Unità». «O Casini ha il coraggio di scegliere la libertà o lo faranno i suoi elettori e l’offerta della Rosa Bianca diventerà competitiva. Non so - ha osservato D’Alema - se il suo elettorati potrà accettare questa subalterneità, con l’Udc che funziona da ruota di scorta di Berlusconi».

 





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Messaggio Re: Il percorso fino alle elezioni di Aprile 2008 (ag. cont. 
 


Domenica, 10 Febbraio : 2008  13:50

VELTRONI: ITALIA OPPRESSA, DELUSA DA DUE POLI


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"Lo anticipo ora, ma oggi è possibile ridurre le tasse". Lo ha detto il segretario del Pd Walter Veltroni in apertura della campagna elettorale da Spello. "Grazie al risanamento portato avanti dal governo Prodi - aggiunge - oggi è possibile venire incontro agli italiani con la riduzione delle tasse".

"L'Italia è piegata e oppressa da nodi strutturali che nessuno sembra in grado di sciogliere": ha detto Walter Veltroni, sottolineando che nessuno dei due schieramenti politici che si sono alternati al governo, "é riuscito a vincere per due volte di seguito" perché ha "deluso" le aspettative degli italiani. Inoltre, ha affermato il segretario del Pd, i due poli sono stati "incapaci di uscire dallo scontro ideologico" nonostante la fine delle ideologie.

"E' la politica che deve rialzarsi, non l'Italia". Ha affermato il segretario del Pd osservando quanto la politica abbia deluso gli italiani nella sua continua logica di contrapposizione. Rispondendo allo slogan di Berlusconi 'Rialzati Italia' Veltroni afferma dunque che è la politica che deve cambiare in meglio perché "é solo un mezzo e non un fine".

"Ciò che ci ha impedito di vincere é stata la politica divisa. Sono state le divisioni tra noi". Ha sottolineato Veltroni nel suo discorso. "Per questo il Pd ha deciso di rompere unilateralmente le alleanze contro - prosegue - noi vogliamo e possiamo voltare pagina".

"Dopo la nostra scelta tutto si è messo in movimento".  Veltroni ha sottolineato che nel centrodestra ora "sembrano più preoccupati di come vincere che di perché vincere". "Hanno già governato per 7 anni e propongono di farlo esattamente gli stessi di prima - ha aggiunto - e con lo stesso programma di prima". Veltroni che aveva sottolineato la difficoltà che in Italia vengano eletto uno stesso governo per due volte di seguito ha aggiunto che "non bisogna cambiare il governo, ma cambiare l'Italia". "Si può fare", ha detto citando quello che è uno degli slogan della campagna elettorale che ricalca lo 'Yes we can', di Barak Obama. "La speranza - ha osservato - la fiducia è il motore del cambiamento che serve all'Italia. Per questo mi candido, non per ricoprire una carica".

"Gli occhi degli italiani hanno visto troppo odio", "l'Italia ora deve essere unita". "Ora bisogna rimettersi in cammino - sottolinea Veltroni - e non ci sono due Italie". "Non è giusto - aggiunge Veltroni - mettere le bandierine: gli italiani non appartengono a nessuno". "Vogliamo una stagione nuova - conclude Veltroni - bisogna lasciare l'odio e scegliere la speranza".

"Cominciare da qui è un modo per dire a cosa pensiamo. Non al destino di questo o quel leader, di questo o di quel partito, ma al destino dell'Italia". Ha detto il leader del Pd.

"Verrà presto l'assemblea costituente del Pd, il tempo di tornare a parlare il linguaggio asciutto e severo dei programmi. Il tempo di spiegare e chiarire le nostre proposte e di ribadire, ad esempio, che oggi è possibile ridurre le tasse perché la lotta all'evasione ha dato risultati". Ha affermato Veltroni. "Io - ha aggiunto - rimango della mia idea: pagare meno, pagare tutti. Oggi, grazie al lavoro del Governo Prodi, possiamo fare quello che non è mai stato fatto. Quello, gli italiani lo sanno, che è stato ogni volta annunciato, ma non realizzato". "Verrà il tempo - ha concluso - per dire agli italiani ciò che è nostro dovere: questo è il nostro progetto per cambiare il paese, queste sono le cose che faremo per fronteggiare i problemi e trovare soluzioni. E lo potremo dire guardando negli occhi l'Italia, perché abbiamo deciso, unilateralmente, di correre liberi. Liberi, più che soli. Liberi di poter finalmente non mediare parole, non attenuare cambiamenti possibili, non rinunciare a ciò che si crede giusto. Guardiamo negli occhi l'Italia e le diciamo: comincia un tempo nuovo".

BERLUSCONI: VOTARE PDL O PD

(di Paolo Barbieri)

In piazza San Babila a Milano, dal predellino dell'auto, aveva annunciato la fine della Casa delle Libertà e di Forza Italia con la nascita di un nuovo partito del Centrodestra. Ottantré giorni dopo, con la data delle elezioni fissata in seguito alla caduta del governo Prodi, dopo i gazebo per la scelta del nome, lo strappo con l'Udc e la rinnovata alleanza con An e Lega, Silvio Berlusconi è ritornato a San Babila per dare il via alla campagna elettorale. Il giorno dopo l'annuncio che il Popolo delle Libertà (Forza Italia e An) correrà da solo alle elezioni di aprile e dopo aver incassato l'assicurazione di Umberto Bossi che la Lega presenterà il suo simbolo solo al Nord, il Cavaliere ha scelto la manifestazione dei Circoli della Libertà di Michela Vittoria Brambilla per lanciare la sfida al Partito Democratico e a Walter Veltroni.

 "Con Gianfranco - ha detto riferendosi a Fini - stiamo realizzando un sogno. La grande novità di queste elezioni è questo grande schieramento dei liberali che si chiama Popolo delle Libertà". Un partito che ha la sua vera origine in uno degli eventi che maggiormente stanno a cuore a Berlusconi: la manifestazione del 2 dicembre 2006. "La vera data di nascita del Pdl - ha ricordato - è il giorno della grande manifestazione a Piazza San Giovanni a Roma. Tra le migliaia di persone sventolavano anche tante bandiere dell'Udc". E' anche contro il partito di Casini, però, che Berlusconi si è scagliato: "Bisogna spiegare agli elettori che i voti al di fuori del bipolarismo rappresentato dalle due grandi colonne è pericoloso, sprecato e inutile. Ai cittadini dobbiamo spiegare che non devono sprecare il voto per formazioni che non possono garantire il governo del Paese".

Le accuse del Cavaliere agli alleati, dalla sconfitta alle elezioni, sono sempre state esplicite e anche oggi ha ricordato: "Avevo realizzato l'85% del programma di governo. Il resto non ho potuto per i dissensi all'interno della coalizione". Nonostante la polemica "ricordiamo a tutti che il Pd è il partito di Prodi", Berlusconi ha riconosciuto al partito di Veltroni di essere "una colonna del bipolarismo" e gli ha anche inviato gli auguri: "La sinistra, finalmente, inizia a capire qualche cosa. Ne prendo atto. Auguri!". Il tentativo "di sfuggire all'abbraccio mortale della sinistra estrema", Berlusconi lo ha giudicato un fatto nuovo che però avviene "con molto, molto ritardo". Attuale e coerente, invece, la sua scelta di scendere e la svolta di questi giorni con il Popolo delle Libertà: "Quattordici anni dopo non c'é una parola da cambiare dei valori e dei principi fondamentali della nostra azione politica". Con doppiopetto e camicia blu ma senza la cravatta ("mia figlia mi ha detto, se vai ai Circoli della Libertà mettiti in libertà"), l'ex premier è apparso particolarmente in forma. Ha scherzato con la Brambilla, definendola una "rompì, quindi ha ricordato mamma Rosa, morta una settimana fa, e quella di Gianfranco Fini che "dal paradiso delle mamme" guardano contente "i loro figli che stanno realizzando un sogno grande come il Popolo delle Libertà".

CASINI, DIALOGHIAMO. BERLUSCONI, LEGA SOLO AL NORD

(di Federico Garimberti).

Dopo la tempesta, il barometro nel centrodestra segna un lieve miglioramento. Pier Ferdinando Casini mette da parte le polemiche e cerca il dialogo sulle liste con Silvio Berlusconi che aveva posto un ultimatum all'Udc: entrare nel Pdl o restare fuori dalla coalizione. Ma la strada verso un compromesso resta in salita, con i centristi determinati a mantenere il loro simbolo nelle imminenti elezioni e Forza Italia desiderosa di ridurre al minimo l'affollamento nella scheda. "Non polemizzo con Berlusconi", spiega il leader dell'Udc al suo arrivo ad una conferenza programmatica del Movimento cristiano dei lavoratori. Casini preferisce mandare un messaggio a elettori e alleati e per essere sicuro che arrivi lo ripete per ben tre volte: "Io lavoro per unire e non per dividere i moderati". La sua speranza è che il centrodestra si presenti "unito" e assicura "l'alleanza di centrodestra è comunque la prima opzione che ho davanti".

L'ex presidente della Camera invita tutti a non prendere decisioni affrettate, visto che "ciascuno si dovrà assumere le proprie responsabilità". E a chi gli chiede se sia possibile un compromesso sul tema delle liste, risponde: "Sono disponibile ad ogni dialogo ed incontrerei volentieri Berlusconi purché - precisa - il confronto avvenga nella chiarezza e nella serietà" Il convegno offre a Casini l'opportunità di incontrare Savino Pezzotta, presidente della 'Rosa bianca', la formazione di centro creata da Bruno Tabacci e Mario Baccini indicata da alcuni come l'alternativa per l'Udc in caso di rottura con Berlusconi e Fini. "Ci siamo salutati affettuosamente, e abbiamo parlato del congresso del Mcl", minimizza il leader centrista. Ma la reazione dell'organizzatore del 'Family Day' è gelida. E' stato un incontro "cordiale" ma "casuale e non vi é alcuna ipotesi di trattativa in corso", spiega Pezzotta che, piccato, aggiunge: "Se gli amici dell'Udc hanno qualcosa da dire, sanno dove trovarci. Ma la smettano di fare dichiarazioni attraverso la stampa". Berlusconi è a Milano. E' tornato a piazza San Babila, da dove a novembre lanciò il Popolo della Libertà. Chi si aspetta affondi contro l'Udc rimane deluso. Il Cavaliere conferma il patto con la Lega: "Bossi ha annunciato che porterà il suo simbolo solo dove sono molto forti come nel Nord e lascerà spazio a noi dal Lazio in giù". Ringrazia il Senatur per la "grande responsabilità" dimostrata e parla di "fatto importante". Gli unici passaggi che potrebbero interessare i centristi, suonano come avvertimenti. "Bisogna spiegare agli elettori che il voto al di fuori del bipolarismo è pericoloso, sprecato e inutile", dice ai membri dei Circoli della Libertà riuniti al Teatro Nuovo. Guai a chi, in sostanza, mette una crocetta altrove. L'altro monito è un ricordo di piazza San Giovanni il due dicembre 2006, "vera data di nascita del Pdl", dove "sventolavano tante bandiere dell'Udc". Come dire: l'elettorato centrista vuole che veniate con noi.

La trattativa con Casini, comunque, è in corso. "Siamo sicuri che il centrodestra troverà una soluzione anche con l'Udc", conferma Fabrizio Cicchitto (Fi). "Un compromesso virtuoso si troverà", assicura anche Gianfranco Rotondi, leader della Dca. Fonti parlamentari azzurre confermano che un incontro Berlusconi-Casini potrebbe esserci già la prossima settimana. Obiettivo trovare una soluzione di mezzo fra il desiderio berlusconiano di includere i centristi nel Pdl e quello casiniano di salvare il simbolo. Una soluzione non facile, ma che rafforzerebbe le chance di vittoria del centrodestra. Berlusconi però deve ancora sistemare altre tessere mancanti al puzzle. La Destra di Francesco Storace, ad esempio, sta valutando l'ipotesi di correre da sola con il proprio simbolo e candidare premier Daniela Santanché. L'Udeur di Clemente Mastella si dice "interessato" al progetto, ma vuole partecipare da protagonista e non scioglie ancora la riserva. Tatticismi, forse solo per alzare il prezzo. Ma comunque da risolvere. Intanto l'ufficio politico di An dà via libera alla lista unica con Fi. "Dalle urne e, successivamente dal congresso nazionale di An, verrà la conferma della necessità di imprimere una decisiva accelerazione al bipolarismo", recita una nota. Un modo per dire che se il voto premiasse questa scelta il passo successivo sarebbe la nascita di un nuovo partito.

D'ALEMA: PD NOVITA' VINCENTE, PDL GUAZZABUGLIO

 Il Partito Democratico vincerà le elezioni e rappresenta la vera novità di questa nuova stagione politica, mentre il Pdl è di fatto un "guazzabuglio": ne è convinto il vicepremier e ministro degli Esteri Massimo D'Alema, che vede nelle scelte fatte dal Pd la mossa che ha obbligato Silvio Berlusconi ad "inseguire" la formazione guidata da Walter Veltroni. Proprio l'appuntamento elettorale, e l'attuale fase di "aggregazione e disaggregazione" della politica italiana, sono state le tematiche al centro di una videochat organizzata dall' Unità e condotta dal direttore Antonio Padellaro.

Al termine dell'incontro, D'Alema si è, d'altro lato, detto convinto che sarebbe opportuno abbassare le tasse "sin da subito, anche perché ci sono i soldi. Il Governo Prodi - ha precisato - li aveva messi da parte per questo". Ma, visti i forti scossoni politici di queste ore, al centro della videochat ci sono stati proprio i diversi aspetti del voto, primo fra tutti il nodo delle alleanze. D'Alema ha per esempio individuato "nell'azzardo e l'innovazione" i due fattori fondamentali grazie ai quali il Pd potrà vincere la sfida elettorale. Nel rilevare la "crisi del bipolarismo", il titolare della Farnesina ha sottolineato come l'elettorato sia alla ricerca di "qualcosa di nuovo", dichiarandosi convinto che se il Pd riesce ad intercettare, "come sta intercettando, tali domande", allora il "panorama elettorale e politico può cambiare". D'Alema ha, inoltre, osservato come Berlusconi, al quale certamente non manca il "fiuto" per comprendere dove va l'opinione pubblica, sia ora costretto ad "inseguire il Pd" proprio "sul piano dell'innovazione".

E alla domanda su quale sia il serbatoio di voti aggiuntivi sul quale può puntare Pd, ha indicato le preferenze andate in passato "al centrodestra, in particolare a Forza Italia, giovani, ceti urbani, persone che vogliono cambiare il Paese" che avevano pensato che il cavaliere fosse in grado di operare un cambiamento, e ora "lo vedono in realtà come la cosa più vecchia" della politica italiana. Il vicepremier non ha dubbi sul fatto che "il processo di unificazione" promosso da Berlusconi sia un "guazzabuglio": nel Pdl ci sono "An, Forza Italia, Mastella, Dini, Storace, Mussolini", raggruppamento che oltre ad avere un suo risvolto "estetico", provocherà "un impatto elettorale tutto da verificare". "Come diceva il grande Totò la somma fa il totale", ma in realtà - ha ricordato D'Alema sorridendo - qualche volta "una somma può fare una sottrazione". Il vicepremier non ha d'altra parte risparmiato critiche a Casini ("o ha il coraggio di scegliere la libertà o c'é il rischio che una parte dei suoi elettori scelga la libertà e che la Rosa bianca diventi competitiva"), mentre ha rilevato come Bertinotti sia in fondo contento di andare da solo alle elezioni "perché sente di potersi liberare di alcuni vincoli di governo". L'ultima domanda è stata sui presunti contrasti tra lo stesso ministro e Walter Veltroni, tema sul quale D'Alema ha tagliato corto: si tratta di "paccottiglia" giornalistica, spesso frutto semplicemente della "fantasia" dei media. Affrontando, infine, il tema del rinnovamento nel centrosinistra, D'Alema non ha esitato ad indicare tra gli "obiettivi immediati" il raddoppio delle quote rosa. "Nei nostri gruppi parlamentari c'é solo il 17% di donne, una percentuale - ha concluso - inaccettabile".

 





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Messaggio Re: Il percorso fino alle elezioni di Aprile 2008 (ag. cont. 
 


Lunedì, 11 Febbraio : 2008

La Stampa ha scritto: 
VERSO LE ELEZIONi

Il Pdl tende la mano a Casini


+ Veltroni: "Da soli per decidere"
+ Cartoline, spot e astuzie Le Italie di Walter e Silvio
+ "Siamo pronti a candidare la Bonino"


Il portavoce del Cavaliere al leader centrista:«Deve venire con noi».
Fini: dopo il voto un partito unico



Pier Ferdinando Casini
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ROMA- Il portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti, si dice convinto che Pier Ferdinando Casini confluirà nel Pdl e spera «si riesca a trovare una soluzione in grado di accontentare tutti». «Ho letto stamattina - dice Bonaiuti a Sky Tg24 - che Gianfranco Fini dice confido nella lungimiranza di Pier Ferdinando e al tempo stesso ho letto che Formigoni ha detto questo è un partito in cui i cattolici hanno una forte presenza quindi Casini deve venire con noi. Anch’io - prosegue - sono di questa idea, ne sono convintissimo, e spero si riesca a trovare una soluzione in grado di accontentare tutti».

L’offerta, dunque, rimane quella di entrare nel Popolo delle Libertà, anche se «il problema credo che sia più che altro quello di garantire all’elettore, per fargli capire che è una cosa seria - sottolinea Bonaiuti - che successivamente alle elezioni dovremo fare dei gruppi unici, è un percorso che si inizia e che deve andare avanti tutti insieme».

Quella del Pdl, secondo Bonaiuti, «è la politica della concretezza contro la politica delle chiacchiere di Veltroni». «Veltroni non ha risparmiato le stoccate nei nostri confronti - afferma ancora l’esponente di Forza Italia - mentre noi siamo andati al congresso dei Ds che chiudeva la loro lunga avventura applaudendo Fassino, lui ha definito un maquillage la nostra che invece è un’operazione vera, non una fusione a freddo tra due Partiti come hanno fatto loro. Noi l’abbiamo fatto come scelta spontanea - osserva - mentre lui ha dovuto fare una scelta forzata perchè tali e tante erano le risse tra di loro che non avrebbero mai potuto rimettersi insieme».

Il Pdl, spiega ancora il portavoce di Berlusconi, «non è una unione dei partiti, è la nascita di un popolo nuovo. È lo stesso popolo del 2 dicembre 2006 a Piazza San Giovanni. Con ideali comuni, principi comuni, un afflato comune di valori di quella gente che protestava contro il governo Prodi», conclude.

Fini: «Il Popolo della Libertà non è una lista ma un progetto politico»
Il Pdl «non sarà solo un cartello elettorale» ma «un progetto molto più ambizioso che nasce da un accordo politico e che troverà la sua consacrazione nel momento elettorale ma dovrà necessariamente svilupparsi dopo». È quanto afferma il leader di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini, che spiega la «svolta storica» della Cdl nel Pdl.

«Del resto - sottolinea Fini al Giornale - Berlusconi ha chiarito che coloro che saranno eletti con il Pdl faranno parte di un unico gruppo parlamentare». «An dovrà discutere fin dalla direzione di sabato, che sarà allargata a tutti i gruppi parlamentari - prosegue il leader di An - della nuova strategia. E se, come mi auguro, ci sarà il via libera, nei primi mesi dell’autunno sarà indetto un congresso per sancire questa decisione e avviare la fase successiva che dovrà portare alla nascita di un vero e proprio partito».

E a proposito dell’Udc, Fini dice: «Confido nella lungimiranza di Pier Ferdinando Casini. Sarebbe davvero grave - prosegue - se gli amici dell’Udc non comprendessero l’importanza di ciò che sta accadendo e non contribuissero a rendere il Popolo della libertà più forte e credibile nei valori e nella sua capacità di governo». Infine, in merito a Mastella, l’esponente di An ribadisce che «ci dovrà essere una ulteriore sottolineautura della necessità di rompere i ponti con la sinistra anche in molte amministrazioni locali», mentre per Storace non sarebbe comprensibile se «facesse parte della coalizione ma non del Pdl».

 





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Lunedì, 11 Febbraio : 2008

In vista delle elezioni del 13-14 aprile

Berlusconi all'Udc: ''Basta giochetti''. Cesa: ''Basta davvero''


Il Cavaliere: ''Pronti al dialogo sulle riforme''. La replica del segretario centrista: ''Disponibili a una alleanza vincolante e programmatica con il centrodestra, nel rispetto dellla nostra autonomia e identità''. Fini: ''Confido nella lungimiranza di Pier Ferdinando''. Rosa Bianca: ''Mai in Pdl, ma l'Udc è benvenuta''. Storace: ''Intendo candidarmi a sindaco di Roma''. No di Boselli e della Bonino a Veltroni. Gasbarra si dimette da presidente della Provincia di Roma. Da Beppe Grillo l'appoggio alle liste civiche


Nella foto, Silvio Berlusconi

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Roma, 11 feb. (Adnkronos/Ign) - Continua il pressing sull'Udc perché sciolga il nodo sull'alleanza ed entri nel Pdl. "La scelta spetta a loro. Conoscono quanto noi il sistema elettorale in vigore. Come noi fanno parte della famiglia europea del Ppe, così come anche l'Udeur, che potrebbe rientrare nello schieramento moderato". Silvio Berlusconi (nella foto) si rivolge ai centristi in un'intervista a 'Tempi' in edicola giovedì prossimo. "La gente - aggiunge il Cavaliere - è stanca delle divisioni e dei giochetti politici di Palazzo. E le indicazioni unitarie che ci ha dato il nostro popolo negli ultimi due anni sono chiare, pressanti. Noi le rispetteremo e andremo avanti su questa strada, senza tentennamenti".

E sul dopo voto? "Siamo disposti a dialogare, a confrontarci, a scrivere insieme le regole e le riforme che debbono far compiere all'Italia un salto di qualità''. ''Ma - aggiunge - vorremmo vedere la stessa disponibilità da parte dei nostri avversari'' mentre "voler imporre per decreto l'election day e obbligare gli italiani a votare insieme per le elezioni politiche e per quelle amministrative, mi sembra un pessimo inizio di dialogo".

Immediata la replica. "Concordo pienamente con Berlusconi: è ora di finirla con i giochetti", dice il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa che aggiunge: "L'Udc è disponibile a una alleanza vincolante e programmatica con il centrodestra, nel rispetto della propria autonomia e identità''. ''Ci dispiacerebbe - conclude - se questa convergenza non si realizzasse, ma non sarà certo per colpa nostra".

Un appello ai centristi ad unirsi al Pdl arriva anche dal presidente di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini. "Sarebbe davvero grave - sottolinea in un'intervista a 'Il Giornale' - se gli amici dell'Udc non comprendessero l'importanza di ciò che sta accadendo e non contribuissero a rendere il Popolo della libertà più forte e credibile nei valori e nella sua capacità di governo... Confido nella lungimiranza di Pier Ferdinando Casini"

Udc, intanto, è in 'stand by', con incontri e contatti continui con i vari esponenti centristi per scambiarsi impressioni ed opinioni in vista della Direzione del partito convocata per giovedì prossimo, quando bisognerà compiere la scelta definitiva per le prossime elezioni.

''Noi vogliamo unire i moderati. I nostri alleati hanno stretto un rapporto più stretto tra di loro. Noi non vogliamo entrare in questa alleanza perché in questo momento non la capiamo'', spiega a Gr Parlamento, il presidente dell'Udc, Rocco Buttiglione, che ha aggiunto: ''Noi guardiamo ad un patto di coalizione forte e non ad un gruppo parlamentare unico".

Ad aprire al partito di Casini è anche la Rosa Bianca. "Nessuna preclusione" anzi "piena disponibilità al dialogo" con l'Udc ma con un punto fermo: "La Rosa Bianca non entra in nessun schieramento né di sinistra, né tantomeno di destra", sottolinea Savino Pezzotta all'ADNKRONOS. "Non sappiamo che cosa voglia fare Casini, ma se sceglie di entrare nel Pdl, è ovvio che le nostre posizioni sono incompatibili", aggiunge l'ex-leader della Cisl.

    * Veltroni da Spello: ''Mi candido per cambiare il Paese''

    * Il portavoce di Berlusconi: ''Sembra sbarcato da Marte

 





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Martedì, 12 Febbraio : 2008 13:43

ELEZIONI, IL NODO DEI SIMBOLI


Il leader della destra spiega la decisione di non entrare nel Popolo delle Libertà: "avremmo voluto scegliere di stare con Berlusconi con la nostra identità, dopo 60 anni vogliono che dalla scheda elettorale sparisca ogni riferimento alla destra". Sul fronte del centrosinistra anche Di Pietro difende la presenza del simbolo dell'Idv accanto a quello del Pd e scrive ai suoi: "l'accordo col Pd è lontano, sono pronto a candidarmi come alternativa ai due Poli".


ROSA BIANCA: SIMBOLO E' BOCCIOLO SU SFONDO BLU

ROMA - Una rosa bianca che sta per sbocciare in un tondo blu, dove nella parte inferiore compaiono le parole libertà e solidarietà: questo il simbolo presentato alla stampa da Savino Pezzotta, Bruno Tabacci, Mario Baccini e Guido Folloni. La Rosa Bianca viene presentata come una espressione di perfezione, rinascita e bellezza che esprime anche l'idea di freschezza e rinnovamento e il blu utilizzato per il fondo del simbolo si ispira alla bandiera europea, per sottolineare l'adesione ai suoi valori. "Libertà e solidarietà - spiega Pezzotta - non sono in contraddizione per chi come noi punta a valorizzare l'economia di mercato con la garanzia delle tutele sociali partendo dalle esigenze delle famiglie e del mondo del lavoro". "Ci presentiamo - sottolinea Pezzotta - come una forza nuova che volta le spalle alla politica muscolare per dare spazio alla politica dei miti, intese come persone, che non si arrendono e considerano l'Italia un grande Paese che può diventare più grande a patto che si riparta dalle esigenze delle famiglie". "Non può accadere - aggiunge Pezzotta - che decidere di fare un figlio oggi significhi fare un passo nella direzione della povertà". L'ex leader della Cisl assicura che la Rosa Bianca è un movimento "federativo civico popolare" che "lavorerà per qualcosa e non contro" e se la prende con questi "14 anni di bipolarismo muscolare". "Non è stata fatta - lamenta Pezzotta - alcuna vera riforma istituzionale, per la vita delle persone e quando hanno votato per metà gli uni e per metà gli altri il bilancio è negativo"

D'ALEMA, LISTE APERTE A ALLEATI SULLA BASE DI UN ACCORDO

BOLOGNA - Nel dibattito sulle alleanze del Partito Democratico e sul dialogo con i Radicali e con i Socialisti, il ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha detto di trovare molto positivo l'approccio di Veltroni: "Apriamo le nostre liste - ha detto D'Alema - sulla base di un accordo che prevede che poi si faccia un solo gruppo parlamentare: dobbiamo semplificare, non possiamo tornare ad avere un Parlamento con 39 partiti dentro, veri o finti. Dobbiamo avere un sistema politico semplice che garantisce governi coerenti e non litigiosi".

Saranno i responsabili del Pd a decidere, sulla base di una discussione in corso, le procedure per definire le liste in vista delle elezioni politiche. Lo ha ribadito, parlando a Bologna, il ministro degli Esteri Massimo D'Alema. Ma, ha spiegato, "avremo sicuramente delle procedure molto più democratiche di quelle che adotterà Berlusconi per fare le sue liste, su questo non ho dubbi".


ELECTION DAY: CHITI, AUSPICHIAMO INTESA PER EVITARE DISAGI

"Auspichiamo che possa esserci un'intesa". Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, a margine di un incontro al Quirinale sui lavori per l'anniversario dell'unità d'Italia, ribadisce la volontà del governo di fare l'election day, a patto che ci sia l'ok dell'opposizione. I motivi per accorpare le elezioni politiche e amministrative, sottolinea Chiti, sono la necessità di "risparmiare risorse" e di "evitare il disagio nelle scuole". "Il Consiglio dei ministri - sottolinea Chiti - si deve riunire giovedì, ed entro quella data il nodo dovrà essere sciolto. Seguiremo l'invito del presidente della Repubblica, che ha chiesto un'intesa con l'opposizione. E' evidente che se da parte dell'opposizione o dalle sue principali componenti non dovesse esserci un via libera, è evidente che l'election day non potrà esserci". Chiti ha osservato che da parte dell'opposizione ci sono ancora posizioni diverse, come quelle di Maroni e di Alemanno, disponibili all'election day. Il ministro ha concluso negando che l'election day potrebbe favorire il centrosinistra: "Non credo che votare in un'unica giornata possa portare ad una diversità dei risultati elettorali. E' miope affermare che se c'é l'election day va bene ad alcuni e ad altri no. Quello che cambia è solo la credibilità della classe dirigente di fronte al problema di risparmiare risorse e di evitare disastri nelle scuole".

 





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Martedì, 12 Febbraio : 2008


BERLUSCONI NUOVO NO A CASINI:
 RINUNCI A SIMBOLO


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"Se Casini si dovesse presentare da solo non ci sarebbe garanzia di coesione e si tornerebbe alla scorsa legislatura, quando di fronte a svolte di modernità, i partiti, spesso il suo, si sono messi di traverso". Così Silvio Berlusconi, ha ribadito a 'Porta a Porta', la sua contrarietà all'apparentamento con una lista autonoma guidata dall'Udc.

"Tutti abbiamo assistito al comportamento di Casini e del suo partito di questi due anni. L'Udc ha fermato alcune decisioni molto importanti del programma che avevamo promesso agli elettori e non vorremmo - sottolinea Berlusconi - che questa situazione si ripetesse". Forza Italia e An hanno rinunciato al proprio simbolo, l'Udc, afferma il Cavaliere, faccia lo stesso.

ELECTION DAY, AUMENTANO CONSENSI

RONCHI, PER AN E' NECESSARIO ACCORPAMENTO


"Alleanza nazionale ritiene che sia necessario accorpare le elezioni politiche a quelle amministrative. Infatti, come ha giustamente fatto notare il senatore Calderoli, un'unica tornata elettorale consentirebbe un notevole risparmio, soprattutto in questo momento di stallo economico per il nostro Paese. I soldi risparmiati con l'election day potrebbero essere utilizzati per aiutare le fasce più deboli". E' quanto afferma il portavoce di Alleanza nazionale, Andrea Ronchi

MATTEOLI, AN E' "FAVOREVOLISSIMA"

 "Io sono favorevolissimo e con me tutto il partito". Così Altero Matteoli, presidente dei senatori di An, al termine dell'ufficio politico del partito risponde ai giornalisti che gli chiedono se il partito di Fini sia favorevole a tenere nello stesso giorno le elezioni politiche e le amministrative. "Anche la Lega è favorevole - prosegue Matteoli - è solo Forza Italia che ha qualche perplessità, ma pare che anche Berlusconi si stia convincendo. Ieri sera ha detto che ci sta riflettendo". "Ci sono motivi di opportunità - ha aggiunto Matteoli - si risparmiano tanti soldi, non credo che l'election day possa creare confusione perché l'elettorato italiano è maturo".

CALDEROLI, SAGGIO ACCORPARE ELEZIONI

Il senatore Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord, trova "economico, semplice e meno disagevole" per gli italiani se il governo deciderà di accorpare in un'unica tornata il voto politico e quello amministrativo. La posizione di Calderoli è un po' una sorpresa e sicuramente dissonante rispetto agli altri alleati del Pdl contrari quasi tutti all'accorpamento delle votazioni nella stessa tornata del 13-14 aprile. "In un momento di difficoltà per le famiglie italiane, con il loro potere d'acquisto dimezzato, sarebbe veramente un contro senso - spiega Calderoli in una nota - gettare centinaia di milioni per tenere due diverse tornate di votazioni: un simile dispendio non sarebbe compreso dal popolo e a questo si aggiungerebbe, in alcune realtà, uno stop delle scuole per tre fine settimana ed il disagio per alcuni elettori di dover andare a votare per ben tre volte nell'arco di poco tempo. Pertanto è sicuramente più economico, semplice e meno disagevole andare al voto nella stessa giornata del 13 e 14 di aprile - conclude Calderoli - sia per le elezioni politiche che per le amministrative...".

CESA, SI'DECRETO, MA GARANTIRE REGOLARITA' VOTO

 "L'election day rappresenta un'idea giusta perché si risparmiano soldi pubblici e si concentra la mobilitazione elettorale dei cittadini". Lo afferma il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa, che anticipa il sostegno del suo partito al decreto del governo "purché il ministero dell'Interno sia in grado di assicurare condizioni di massima efficacia ai fini della correttezza e della regolarità delle operazioni di voto".

CHITI, AUSPICHIAMO INTESA PER EVITARE DISAGI


"Auspichiamo che possa esserci un'intesa". Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, a margine di un incontro al Quirinale sui lavori per l'anniversario dell'unità d'Italia, ribadisce la volontà del governo di fare l'election day, a patto che ci sia l'ok dell'opposizione. I motivi per accorpare le elezioni politiche e amministrative, sottolinea Chiti, sono la necessità di "risparmiare risorse" e di "evitare il disagio nelle scuole". "Il Consiglio dei ministri - sottolinea Chiti - si deve riunire giovedì, ed entro quella data il nodo dovrà essere sciolto. Seguiremo l'invito del presidente della Repubblica, che ha chiesto un'intesa con l'opposizione. E' evidente che se da parte dell'opposizione o dalle sue principali componenti non dovesse esserci un via libera, è evidente che l'election day non potrà esserci". Chiti ha osservato che da parte dell'opposizione ci sono ancora posizioni diverse, come quelle di Maroni e di Alemanno, disponibili all'election day. Il ministro ha concluso negando che l'election day potrebbe favorire il centrosinistra: "Non credo che votare in un'unica giornata possa portare ad una diversità dei risultati elettorali. E' miope affermare che se c'é l'election day va bene ad alcuni e ad altri no. Quello che cambia è solo la credibilità della classe dirigente di fronte al problema di risparmiare risorse e di evitare disastri nelle scuole".

 





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ELECTION DAY,
PRODI: DA CDL OK, DOMANI DECRETO


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"Abbiamo finalmente ottenuto una risposta positiva e se quindi non vi saranno ulteriori cambiamenti domani si farà". Così il presidente del Consiglio Romano Prodi replica ai cronisti, lasciando un convegno presso la sede di Bankitalia, che gli chiedono se sia confermato che domani in Consiglio dei Ministri sarà varato un decreto per l'election day.

VELTRONI SI E' DIMESSO DA SINDACO. DI PIETRO, ACCORDO CON IL PD

 Walter Veltroni si è dimesso da sindaco di Roma. Dopo sette anni lascia la guida del Campidoglio per lanciarsi nella sfida delle prossime elezioni politiche come leader del Pd. Veltroni ha firmato la lettera di dimissioni e l'ha inviata al presidente del consiglio comunale e al segretario generale del Comune. Nel pomeriggio comunicherà le dimissioni in consiglio comunale.

Intanto l'Italia dei Valori parteciperà alle prossime elezioni politiche con il proprio simbolo in una coalizione "in senso tecnico" con il Partito democratico. Lo ha detto il leader dell' Idv Antonio Di Pietro al termine dell' incontro con Veltroni. L'Idv farà poi parte dello stesso gruppo parlamentare del Pd. "Con Veltroni - spiega Di Pietro - abbiamo fatto un accordo non solo elettorale, ma programmatico, politico e progettuale. Programmatico perché alcuni punti salienti del nostro programma, come la non candidabilità dei condannati, saranno patrimonio comune di queste liste". "Questo nostro - prosegue - vuole essere un impegno politico per una legislatura che noi vogliamo di governo, da mettere in alternativa al progetto del paventato ritorno di Berlusconi. Ma soprattutto non vogliamo che sia contro qualcuno, ma per costruire qualcosa". "Vogliamo costruire un Paese - prosegue - che metta insieme solidarietà, libertà, legalità e difesa delle fasce sociali più deboli e dei giovani". Dopo che l'Idv avrà preso parte alle prossime elezioni politiche con il proprio simbolo, in coalizione con il Pd, e dopo che darà vita, sempre insieme al Pd, ad un unico gruppo parlamentare, "comincerà un percorso - sottolinea Di Pietro - che porterà in futuro alla possibilità di una nostra confluenza in un unico partito".

MONTEZEMOLO: BENE BERLUSCONI SU STRAORDINARI E PREMI

"Ho registrato con soddisfazione le parole di Silvio Berlusconi quando ha parlato di detassazione degli straordinari e dei premi aziendali, in linea con quello che è già stato deciso e su cui noi avevamo molto spinto in occasione del protocollo del welfare". Ad affermarlo è il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, commentando la puntata in onda ieri sera di 'Porta a Porta'. "Però - ha aggiunto Montezemolo - bisogna andare oltre: la detassazione deve riguardare anche i lavoratori, su straordinari e premi, per aumentare il loro potere d'acquisto e per dare alle aziende ancora più possibilità di migliorare produttività e flessibilità".

"Mi sembra, e questo è un fatto positivo, che si stia prendendo atto che la riforma dello Stato e l'economia sono i due temi più importanti per i cittadini". Così il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo sui primi sviluppi ed interventi della campagna elettorale. "La riforma dello Stato - ha aggiunto Montezemolo - è importante perché significa per i cittadini avere uno Stato che funziona. Non serve invece spiegare il perché dell'importanza dell'economia". Montezemolo, a riguardo, ha voluto sottolineare come "la crescita economica è infatti il tema numero uno", anche a causa di "previsioni internazionali e nazionali che ci preoccupano". Per questo - ha spiegato - Confindustria "ha definito la crescita il vero bene comune". In assenza della quale "non c'é possibilità di avere risorse per diminuire il debito pubblico, per avere investimenti pubblici, infrastrutture, spesa sociale, solidarietà, ricerca ed istruzione".

 "E' importante che si prenda definitivamente atto che il lavoro dipendente è oggi quello più penalizzato. Però bisogna stare attenti, quando si parla di denaro pubblico, a legare gli aumenti ad una crescita della produttività. Se non cresce la produttività rischiamo solo di fare operazioni elettorali e mettere ancora più in crisi i nostri conti e l'economia". Per questo - ha aggiunto il numero uno di viale dell'Astronomia - "bisogna che spingiamo sulla crescita e mi fa piacere di aver registrato queste opinioni dal presidente Berlusconi". Nell'imminente campagna elettorale c'é la necessità di dare "meno spazio agli slogan e più ai problemi reali con cui cittadini, famiglie e imprese si confrontano ogni giorno", afferma Montezemolo.


ImageIl settennato di Veltroni e il modello Roma

Poche ore di sonno, la sveglia sempre presto, i giornali divorati già prima delle 8, una memoria di ferro, la mania della puntualità, la passione per il balconcino del suo studio, quello con "la vista più bella del mondo" sul Foro Romano. Poi le frasi-guida che lo hanno accompagnato nei suoi sette anni in Campidoglio: da "nessuno resti solo" al "modello Roma" fatto di "sviluppo e inclusione sociale".

E' il Walter Veltroni sindaco che, eletto nel 2001 la prima volta e riconfermato nel 2006, ha sempre avuto l'ambizione di essere "il sindaco di tutti". Veltroni, 53 anni, sposato con Flavia e padre di Vittoria e Martina, che oggi si è dimesso da sindaco di Roma, nel suo settennato sul colle capitolino ha voluto lasciare il segno. Primo tra tutti, il nuovo piano regolatore, approvato ieri dopo cento anni dal consiglio comunale, un atto definito dallo stesso Veltroni "il più importante della storia di un secolo della città dal punto di vista amministrativo, un evento storico". Accanto a questo, l'apertura dell'Auditorium di Renzo Piano e i lavori per le nuove metropolitane, metro C e il prolungamento della metro B, destinati a cambiare radicalmente la mobilità cittadina. Poi un altro fiore all'occhiello che ricalca una delle passioni più forti del sindaco: la Festa del Cinema, voluta fortemente e "senza intenti competitivi con Venezia", come ha sempre precisato. E ancora la 'Notte Bianca', per la prima volta a Roma e in Italia, che ha portato più di due milioni di cittadini, soprattutto giovani, nelle strade fino all'alba, "senza nessun incidente". L'intento, quello di far vivere, a chi non se lo può permettere, di assistere a spettacoli ed eventi di prima qualità.

Uno dei suoi chiodi fissi, la musica. Ma da condividere gratuitamente, anche quella con i nomi più altisonanti, come Elton John, Simon&Garfunkel, i Pink Floyd, per citare alcuni big che si sono esibiti a Roma. Un sindaco che ha guardato sempre oltre il Campidoglio, ben prima di lanciarsi nell'avventura politica del Pd: le numerose iniziative interreligiose per la pace, come la fiaccolata dal Campidoglio al Colosseo del 2002 per la pace in Medio Oriente, culminata con la stretta di mano tra Shimon Peres e Mohamed Rashid, perché, disse allora, "non si può rimanere indifferenti". Sotto il suo mandato sono stati eletti i primi consiglieri aggiunti, in rappresentanza degli immigrati, e sempre sua è stata l'idea di dare la cittadinanza onoraria di Roma a papa Wojtyla. Non solo mancati i momenti difficili. I più brutti li ha ricordati proprio oggi, nel suo discorso di commiato da sindaco: l'esplosione per una fuga di gas in via Ventotene, dove morirono, nel novembre del 2001, tre vigili del fuoco e quattro donne, e il più recente omicidio di Giovanna Reggiani ad opera di un romeno.

Sul fronte amministrativo, memorabili i continui braccio di ferro con i tassisti: dopo scioperi e proteste si è arrivati ad un aumento di licenze e di tariffe. Massimo l'impegno sulle scuola e la sfida di aumentare i posti negli asili nido comunali, raddoppiati dal 2001. E verso le periferie, valorizzate con nuove biblioteche o l'esperimento riuscito di portare a Tor Bella Monaca un teatro. Grandi progetti che porteranno a tre campus universitari in zone decentrate, come la Città dello Sport a Tor Vergata. Tante le visite nelle scuole e quasi la pretesa che gli studenti delle superiori diventassero ambasciatori dei problemi del mondo, soprattutto dell'Africa, dove in più di un'occasione li ha portati: dal Mozambico al Malawi al Ruanda. Ma li ha voluti anche nuovi testimoni per "non dimenticare e far sì che non si possa più ripetere la tragedia della Shoah", con i viaggi nel campo di sterminio di Auschwitz. Infine, l'attenzione per i più deboli. Una realizzazione per tutte: la Sala operativa sociale, punto di riferimento per gli emarginati della città, attiva 24 ore su 24.

ImageUdc, Casini: c'e' poco da dire ormai tutto e' chiaro

 "C'é poco da dire, ormai tutto è chiaro, basta con il chiacchiericcio": così Pier Ferdinando Casini ha risposto ai giornalisti che a Montecitorio lo incalzavano sul nodo delle alleanze.
 

 





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Mercoledì, 13 Febbraio : 2008

- VERSO LE URNE- LE MOSSE DEI POLI

Lo strappo dell'Udc: "Andremo soli"


Veltroni-Di Pietro, trovato l'accordo

+ Silvio 2, da venditore a padre della patria
    
Casini candidato premier non rinuncia al simbolo: «Il Pdl? Spacca i moderati»
Italia dei valori, intesa tecnica col Pd


Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc
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ROMA «Sono Berlusconi e Fini che hanno deciso di spaccare i moderati. Per noi la questione è conclusa. Questo è il dato politico, noi non rinunceremo al nostro simbolo». C’erano circa 40 persone, tra deputati e senatori, ad ascoltare le parole del leader centrista. Pier Ferdinando Casini ha riunito i suoi in un albergo della capitale per fare il punto sulla campagna elettorale. «Faremo una campagna di centro, mentre il Popolo della libertà è ormai spostato completamente a destra». Ha sottolineato l’ex presidente della Camera. Durante la riunione si è ragionato anche sui sondaggi. «Abbiamo calcolato - questo il ragionamento espresso dai vertici del partito centrista durante i loro interventi - che in otto regioni il Pdl perderà il premio di maggioranza» per non aver permesso all’Udc di correre nell’alleanza di centrodestra.

Tabacci: ora Pier faccia una scelta

«Il centro è uno spazio che si sceglie, non lo si subisce. Se da parte di Casini c’è disponibilità a correre in autonomia, ne discuteremo. Ma uno deve scegliere, non è che viene perchè dall’altra parte non lo vogliono». Così l’esponente della Rosa bianca, Bruno Tabacci, parlando con i giornalisti a Montecitorio a proposito di una possibile intesa con l’Udc in vista delle elezioni. Quanto al leader del Pdl «Berlusconi utilizza gli argomenti del ’94, come non fosse successo niente. È tutto vecchio, tutto già visto...provo pena per come si è ridotto il sistema politico italiano».

Idv-Pd, liste appartentate

Accordo raggiunto tra Pd e Idv per le elezioni del 13 e 14 aprile. L’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro si presenterà alle politiche con il proprio simbolo e proprie liste apparentate a quelle del Pd, quindi sottoscrivendone il programma e avendo come candidato premier quello del Pd, cioè Walter Veltroni. Subito dopo le elezioni, Pd e Idv daranno vita ad un unico gruppo parlamentare a Camera e Senato. L’accordo è stato trovato nel corso dell’incontro (durato meno di un’ora) che si è svolto al loft tra Di Pietro e il leader del Pd.

Frenata nell'incontro coi Radicali

Esito diverso, invece, ha avuto l’incontro di questa mattina con i Radicali con i quali si è registrato un nulla di fatto. Al leader del Partito Democratico, Marco Pannella, Rita Bernardini e Marco Cappato hanno ribadito la proposta politica che considerano «più adeguata» e cioè quella «di una coalizione» oltre a ribadire l’esigenza di tenere il proprio simbolo e l’urgenza di riforme economiche. I radicali sono in attesa di una controproposta di Veltroni, che arriverà solo dopo l’Assemblea costituente del Pd in programma sabato 16 febbraio.

Veltroni si dimette da sindaco di Roma
Le alleanze diventano così più definite. Correrano da soli la Cosa Rossa e i Socialisti. Intanto, oggi pomeriggio Veltroni si è dimesso da sindaco di Roma. Sabato l’Assemblea costituente del Pd approverà lo Statuto, il codice etico e il manifesto dei valori e darà il via ufficiale alla campagna elettorale del leader del Partito democratico.


La Stampa
 





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