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Mercoledì 18 Febbraio : 2009 di Nicola Bianchi, Quotidiano.net
FERRARA / LIDO DELLE NAZIONI
I giovani, della provincia di Brescia, sono accusati di aver violentato due volte la ragazza in una casa durante una vacanza ai Lidi lo scorso aprile, mentre il fidanzato dormiva nella stanza accanto. La minorenne ha deciso di sporgere denuncia solo alcuni mesi dopo
Ferrara, 18 febbraio 2009 - Avrebbero abusato di lei per ben due volte, la prima addirittura mentre il fidanzato dormiva in una camera vicina. Prima in tre poi il giorno successivo in due. Una storia squallida con al centro una minorenne, all’epoca dei fatti appena 16 anni. Una vicenda che risale alla primavera scorsa ma che solo venerdì ha portato ad un primo, eclatante, sviluppo. L’arresto dei tre presunti stupratori, tutti giovanissimi, classe 1987, artigiani di un paesino alla prima periferia di Brescia: l’accusa è abuso sessuale di gruppo (articolo 609octies del codice penale). Un’inchiesta delicatissima che ha visto all’opera addirittura due pm, Nicola Proto e Filippo Di Benedetto, tenuta segreta fino all’altrogiorno quando, in tribunale, sono comparsi gli indagati per gli interrogatori di garanzia davanti al gip Silvia Migliori.
Tutto parte da Lido delle Nazioni (da qui la competenza territoriale della nostra Procura), da un’abitazione presa in affitto per le vacanze estive. Casa divisa dai tre ventunenni, dalla vittima e dal suo fidanzato, tutti provenienti da due paesi vicini del Bresciano. Si conoscono molto bene, i quattro uomini poi sono amici fraterni, si frequentano regolarmente da anni. I cinque arrivano alle Nazioni per trascorrere il ponte del 25 e 26 aprile. Proprio in quei due giorni, secondo le accuse, si sarebbero materializzate le violenze sessuali nei confronti dell’allora sedicenne. La prima, la sera del 25, da parte di tutti e tre, con il fidanzato che dormiva in una stanza dello stesso appartamento. La mattina successiva il secondo abuso, questa volta commesso da due degli arrestati, in quel momento rimasti in casa soli con la minorenne.
Dei fatti nessuno saprà nulla per giorni e giorni. La ragazzina tiene tutto dentro di sè, si vergogna, ha paura nell’esternare quanto avvenuto. Anche dopo i due episodi i cinque continuano a frequentarsi anche se la giovane donna esce sempre meno, più volte rinuncia ad una serata con il fidanzato quando sa che ci sono anche gli altri tre. Alla fine cede, non ne può più, non riesce a convivere ancora con quel ricordo. Tre mesi più tardi, a luglio, decide di parlare, racconta tutto ai genitori, al fidanzato e ai carabinieri davanti ai quali formalizza la denuncia.
In via Mentessi, negli uffici dei due pm, lo stesso mese viene convocata una prima volta. Si parte da lei, dal suo resoconto. Pochi giorni più tardi viene richiamata per essere sentita di nuovo. Si cerca di saggiarne la credibilità, di capire se cade in contraddizioni, di valutarne la veridicità di quanto accaduto. La ragazzina non si scompone, i suoi racconti sono identici l’uno dall’altro, nessuna contraddizione, nessuna marcia indietro, "questa è la verità". I tre vengono indagati e all’indomani della denuncia parte la loro vendetta. Con telefonate continue la minacciano e così faranno sia con il fidanzato che con la famiglia.
Ad agosto i presunti aguzzini vengono interrogati, confermano i rapporti sessuali avuti con l’amica ma sostengono in coro che lei è sempre stata consenziente. Si arriva a venerdì pomeriggio: i carabinieri della sezione di Pg della Procura estense, insieme ai cc di Brescia, salgono in Lombardia. In mano tengono tre ordinanza di custodia cautelare firmate dal gip Migliori su richiesta dei pm Proto e Di Benedetto. Gli accusati reagiscono con rabbia e con incredulità, per loro si spalancano le porte dell’Arginone. Trascorrono tre giorni: lunedì finiscono in tribunale per l’interrogatorio di garanzia. Qui confermano quanto già riferito in agosto.
Ma in una cosa, secondo l’accusa, si sarebbero contraddetti. In estate tutti avevano negato di aver mai minacciato la ragazza, il fidanzato e la famiglia, dopo la denuncia sporta ai carabinieri. Poi davanti al giudice avrebbero detto il contrario confermando le minacce.
Durante le indagini viene chiesta una consulenza da uno psicologo. Si cerca di capire il quadro personale della giovane bresciana, di valutare i motivi che l’hanno spinta a denunciare i fatti solo a tre mesi di distanza e soprattutto perché continuava a frequentare quei tre nonostante le violenze subite. Dal documento arrivano nuove conferme. La minore da allora — che nel frattempo ha ripreso lo studio — è fortissimamente provata, vive nel terrore e il suo trauma, secondo il perito, è compatibile con l’abuso patito. Il suo comportamento successivo ai fatti viene ritenuto normale: dei tre si fidava, da loro non si sarebbe mia aspettata nulla di male.
Ndr:
Altro caso con "bresciani" coinvolti:
» Quattordicenne violentata dal branco, quattro coetanei finiscono in manette. Tutti italiani gli aggressori
La domanda è: dove stiamo andando a finire? di chi la colpa?
Abusi di gruppo sull’amica sedicenne
Arrestati tre ragazzi incensurati
Arrestati tre ragazzi incensurati
I giovani, della provincia di Brescia, sono accusati di aver violentato due volte la ragazza in una casa durante una vacanza ai Lidi lo scorso aprile, mentre il fidanzato dormiva nella stanza accanto. La minorenne ha deciso di sporgere denuncia solo alcuni mesi dopo
Ferrara, 18 febbraio 2009 - Avrebbero abusato di lei per ben due volte, la prima addirittura mentre il fidanzato dormiva in una camera vicina. Prima in tre poi il giorno successivo in due. Una storia squallida con al centro una minorenne, all’epoca dei fatti appena 16 anni. Una vicenda che risale alla primavera scorsa ma che solo venerdì ha portato ad un primo, eclatante, sviluppo. L’arresto dei tre presunti stupratori, tutti giovanissimi, classe 1987, artigiani di un paesino alla prima periferia di Brescia: l’accusa è abuso sessuale di gruppo (articolo 609octies del codice penale). Un’inchiesta delicatissima che ha visto all’opera addirittura due pm, Nicola Proto e Filippo Di Benedetto, tenuta segreta fino all’altrogiorno quando, in tribunale, sono comparsi gli indagati per gli interrogatori di garanzia davanti al gip Silvia Migliori.
Tutto parte da Lido delle Nazioni (da qui la competenza territoriale della nostra Procura), da un’abitazione presa in affitto per le vacanze estive. Casa divisa dai tre ventunenni, dalla vittima e dal suo fidanzato, tutti provenienti da due paesi vicini del Bresciano. Si conoscono molto bene, i quattro uomini poi sono amici fraterni, si frequentano regolarmente da anni. I cinque arrivano alle Nazioni per trascorrere il ponte del 25 e 26 aprile. Proprio in quei due giorni, secondo le accuse, si sarebbero materializzate le violenze sessuali nei confronti dell’allora sedicenne. La prima, la sera del 25, da parte di tutti e tre, con il fidanzato che dormiva in una stanza dello stesso appartamento. La mattina successiva il secondo abuso, questa volta commesso da due degli arrestati, in quel momento rimasti in casa soli con la minorenne.
Dei fatti nessuno saprà nulla per giorni e giorni. La ragazzina tiene tutto dentro di sè, si vergogna, ha paura nell’esternare quanto avvenuto. Anche dopo i due episodi i cinque continuano a frequentarsi anche se la giovane donna esce sempre meno, più volte rinuncia ad una serata con il fidanzato quando sa che ci sono anche gli altri tre. Alla fine cede, non ne può più, non riesce a convivere ancora con quel ricordo. Tre mesi più tardi, a luglio, decide di parlare, racconta tutto ai genitori, al fidanzato e ai carabinieri davanti ai quali formalizza la denuncia.
In via Mentessi, negli uffici dei due pm, lo stesso mese viene convocata una prima volta. Si parte da lei, dal suo resoconto. Pochi giorni più tardi viene richiamata per essere sentita di nuovo. Si cerca di saggiarne la credibilità, di capire se cade in contraddizioni, di valutarne la veridicità di quanto accaduto. La ragazzina non si scompone, i suoi racconti sono identici l’uno dall’altro, nessuna contraddizione, nessuna marcia indietro, "questa è la verità". I tre vengono indagati e all’indomani della denuncia parte la loro vendetta. Con telefonate continue la minacciano e così faranno sia con il fidanzato che con la famiglia.
Ad agosto i presunti aguzzini vengono interrogati, confermano i rapporti sessuali avuti con l’amica ma sostengono in coro che lei è sempre stata consenziente. Si arriva a venerdì pomeriggio: i carabinieri della sezione di Pg della Procura estense, insieme ai cc di Brescia, salgono in Lombardia. In mano tengono tre ordinanza di custodia cautelare firmate dal gip Migliori su richiesta dei pm Proto e Di Benedetto. Gli accusati reagiscono con rabbia e con incredulità, per loro si spalancano le porte dell’Arginone. Trascorrono tre giorni: lunedì finiscono in tribunale per l’interrogatorio di garanzia. Qui confermano quanto già riferito in agosto.
Ma in una cosa, secondo l’accusa, si sarebbero contraddetti. In estate tutti avevano negato di aver mai minacciato la ragazza, il fidanzato e la famiglia, dopo la denuncia sporta ai carabinieri. Poi davanti al giudice avrebbero detto il contrario confermando le minacce.
Durante le indagini viene chiesta una consulenza da uno psicologo. Si cerca di capire il quadro personale della giovane bresciana, di valutare i motivi che l’hanno spinta a denunciare i fatti solo a tre mesi di distanza e soprattutto perché continuava a frequentare quei tre nonostante le violenze subite. Dal documento arrivano nuove conferme. La minore da allora — che nel frattempo ha ripreso lo studio — è fortissimamente provata, vive nel terrore e il suo trauma, secondo il perito, è compatibile con l’abuso patito. Il suo comportamento successivo ai fatti viene ritenuto normale: dei tre si fidava, da loro non si sarebbe mia aspettata nulla di male.
Ndr:
Altro caso con "bresciani" coinvolti:
» Quattordicenne violentata dal branco, quattro coetanei finiscono in manette. Tutti italiani gli aggressori
Lunedì 9 Febbraio : 2009 SALÒ (Brescia) - Una terribile vicenda di violenza sessuale aggravata tra minori ha portato la Procura dei Minorenni di Brescia, sulla base delle indagini dei carabinieri della compagnia di Salò (Brescia), a chiedere ed ottenere quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti ragazzi, che sono stati arrestati. Del branco farebbe parte almeno un altro minore che, però, avendo meno di 14 anni, non è imputabile.
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La domanda è: dove stiamo andando a finire? di chi la colpa?














































