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Acqua più cara in tutta la regione il Pirellone ha detto sì
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  Venerdì, 20 Novembre 2009     di Andrea Montanari, La Repubblica / Milano


COLLEGATA:
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APPROFONDIMENTO:
> Bottiglia vs rubinetto: la guerra per l’oro blu
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Acqua più cara in tutta la regione
il Pirellone ha detto sì alla stangata

L'assessore regionale Buscemi condivide lo spirito del decreto Ronchi appena convertito in legge e annuncia: "Dal 2010 le tariffe potrebbero aumentare del 10 per cento. Costa cinque volte meno che a Londra e tre volte meno che in Germania. Per questo la sprechiamo. Aprire ai privati non significa privatizzare"

 La Regione difende la legge sulla liberalizzazione della gestione dell´acqua. E non sembra per niente intenzionata ad impugnare il decreto Ronchi, che apre ai privati la gestione degli acquedotti ed è stato convertito definitivamente in legge dalla Camera. Anzi l´assessore regionale alle Reti di Pubblica utilità Massimo Buscemi prevede che, per effetto delle nuove norme «nel 2010 le tariffe dell´acqua potranno aumentare fino al dieci per cento. Del resto, in Lombardia l´acqua costa cinque volte meno che a Londra e tre volte meno che in Germania. Questo spiega perché ne sprechiamo troppa e il servizio di manutenzione e depurazione qualche volta lascia a desiderare».

Un problema di investimenti finora poco remunerativi che però potrebbero aumentare proprio con l´ingresso dei privati. Buscemi insiste: «Non ci sarà nessuna privatizzazione, ma semmai la messa in gara di alcuni servizi. E i privati potranno avere solo una partecipazione di minoranza. In altri paesi l´acqua costa di più e tutti stanno più attenti. Oggi in Lombardia solo il 30 per cento dell´acqua è depurata. Certo nulla in confronto alla Puglia che spreca il 50 per cento dell´acqua che raccoglie». Spetta alla Regione dare la possibilità ai Comuni di aumentare le tariffe. In base a quanto stabilito dagli Ato, gli Ambiti territoriali di competenza delle province, che sono stati introdotti dalle legge regionale 18 del 2006.

Milano ha già annunciato che aumenterà il costo dell´acqua del 10 per cento. C´è il rischio che molte altre città della Lombardia ora seguano il suo esempio. La legge lombarda è stata impugnata già due volte dal governo e ora rischia di soccombere davanti alle nuove norme. Cgil, Cisl e Uil sono pronti a iniziare una raccolta di firme per chiede un referendum abrogativo della nuova legge nazionale che riapre le porte ai privati. Il Partito democratico insiste nel chiedere al governatore Roberto Formigoni di ricorrere alla Corte costituzionale per impugnare la legge.


«La legge nazionale - spiega il capogruppo del Pd in Regione, Carlo Porcari - secondo il titolo quinto della Costituzione dovrebbe limitarsi a definire la cornice entro la quale le Regioni possono assumere i propri indirizzi. Il Parlamento ha invece approvato un testo che vanifica la legge regionale lombarda, approvata meno di un anno fa dopo una lunga discussione che teneva conto anche del punto di vista di tanti sindaci, di diverso colore politico, che avevano promosso un referendum».

Sono dello stesso avviso il cerde Carlo Monguzzi e Luciano Muhlbauer di Rifondazione comunista: «Formigoni ha ora il dovere di difendere la sua legge». Anche il vicepresidente del consiglio regionale Marco Cipriano (Sinistra democratica) protesta: «L'acqua è un bene comune, essenziale per tutti».

 





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