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Mercoledì, 16 Dicembre 2009 Francesco Alberti, GdB
Acquedotti La rete Aato nella Bassa
L’impianto di potabilizzazione servirà Manerbio, Bassano, Verolanuova, Verolavecchia, San Gervasio e Pontevico
La Centrale di potabilizzazione da qui ad un anno sorgerà a Manerbio, sul confine con Bagnolo e Offlaga
La Bassa bresciana non ha problemi di quantità di acqua, ma di qualità. I terreni coltivati, gli allevamenti, e quindi i concimi, i pesticidi e così via, rilasciano nel terreno (e quindi nella falda acquifera) arsenico e ammoniaca; queste acque, prima di giungere nelle nostre case, hanno quindi bisogno di appositi, e specifici, trattamenti. Va proprio in questa direzione la nuova Centrale di potabilizzazione, del costo di quasi sei milioni di euro, che da qui ad un anno sorgerà a Manerbio, sul confine con Bagnolo e Offlaga, e che servirà, oltre ovviamente alla stessa Manerbio, anche Bassano Bresciano, Verolanuova, Verolavecchia, San Gervasio e Pontevico: oltre 42mila i bresciani interessati.
Il tutto verrà a costare 6 milioni di euro
Già lo scorso anno si sono conclusi i lavori per la realizzazione della rete di 25 chilometri che collegherà i vari paesi, ieri mattina la firma dell’accordo di programma che definisce la seconda, ed ultima, parte del progetto. A firmare l’intesa il Consorzio Bassa Bresciana Centrale (Cbbs), la società Coges spa, il Consorzio Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale (Aato), la cui sede del Crystal Palace ha ospitato l’incontro, e la A2A spa, che realizzerà fisicamente l’impianto; un accordo di programma che ha disciplinato le modalità di esecuzione e gli aspetti economico finanziari delle opere di completamento dell’acquedotto consortile Bassa Bresciana Centrale, attraverso il quale verranno appunto superate le attuali criticità quali/ quantitative dell’approvvigionamento idropotabile dei comuni della zona.
Come detto, l’importo dei lavori è di circa sei milioni di euro, finanziati in parte con contributi già nella disponibilità del Consorzio e di Coges ed in parte saranno reperiti con le previsioni del Piano d’ambito con una ottimizzazione delle risorse disponibili. Stefano Dotti, assessore all’Ambiente e all’Ecologia della Provincia di Brescia oltre che presidente dell’Aato, ha espresso la sua soddisfazione per l’avvio a conclusione di un intervento del quale si è iniziato a parlare nel lontano 1997. «Chiudiamo la partita in modo positivo - ha detto -, grazie alla nuova Centrale verrà fornito un servizio qualitativamente ottimale per l’acqua fornita ai cittadini. Nel tempo sono state non poche le difficoltà da superare, oltre a quelle di carattere prettamente economico, anche dal punto di vista politico sono state decine le persone delle varie Amministrazioni comunali che sono state della partita. Ora però possiamo dire con certezza che l’acqua dei sindaci è qualitativamente eccellente».
Sergio Zanetti, sindaco di Verolavecchia e presidente del Cbbs, ha sottolineato come si sia realizzato «un progetto ambizioso, a carattere sovracomunale: non è poca cosa».
Quella volta che Rosy Bindi...
«Nella Bassa - ha spiegato Dialma Cantaboni, presidente Coges - non era mai successo che i Comuni si mettessero assieme per realizzare un’opera. Abbiamo raggiunto con gli sforzi di tutti il traguardo, che risolve un problema che flagella il nostro territorio da anni; già l’allora ministro della Salute Rosy Bindi aveva infatti segnalato quanto fossimo fuori legge per gli aspetti organolettici della nostra acqua: ora non sarà più così». Anche Cesare Meletti, sindaco di Manerbio e negli anni Novanta presidente del Cbbs, ha precisato come «la soddisfazione di oggi ripaga di tutte le pene passate». La nuova Centrale di potabilizzazione sorgerà a Manerbio, nella zona sono già tre i pozzi perforati (e che verranno quindi allacciati), in questa ultima fase dei lavori ne verrà perforato un altro; ai 25 chilometri di tubazione già realizzata si aggiungeranno i 5 del secondo lotto. «Un Consorzio di questo tipo - ha concluso Dotti - costa sicuramente meno di sei acquedotti comunali». Nessun ricarico sulle bollette: l’acqua continuerà a costare 1,03 euro al metro cubo.
E I SOLDI DOVE SONO?
L’importo dei lavori è di circa 6 milioni di euro finanziati in parte con contributi regionali già nella disponibilità del Consorzio Bassa Bresciana Centrale e di Coges spa, ed in parte con le previsioni del Piano d’Ambito con una ottimizzazione delle risorse disponibili
BOLLETTE IN AUMENTO?
Quando fra un anno sarà completato, il nuovo acquedotto consortile servirà sei Comuni ed oltre 42mila abitanti: dai loro rubinetti sgorgherà acqua purissima al costo di 1.03 euro al metro cubo, ovvero per mille litri. Stessa qualità dell’acqua che si acquista al supermercato anche a 40 centesimi al litro.
QUANTO TEMPO È SERVITO?
Dell’acquedotto consortile si è iniziato a parlare «informalmente» nel ’96; la Centrale di potabilizzazione e la rete residua di 5 km, saranno pronti nel 2010: a conti fatti sarà servito un decennio abbondante per scrivere la parola fine
Tutto iniziò il 29 marzo del 1999
L’inizio ufficiale del cammino, che porterà tra un anno alla realizzazione della Centrale di potabilizzazione a Manerbio, è datato 29 marzo 1999: quel giorno infatti il Consiglio provinciale aveva approvato la convenzione tra l’ente ed il Consorzio Bassa Bresciana Centrale per la progettazione, costruzione e gestione dell’acquedotto idropotabile consortile. Individuata la Coges spa per la realizzazione dell’impianto, bisognerà però attendere fino al 2002 per la partenza dei lavori: costo di questo primo lotto 6.184.000 euro. La realizzazione degli oltre 25 chilometri di tubazioni si è conclusa lo scorso anno; il 26 marzo 2009 il Consiglio di amministrazione della Coges ha approvato il quadro generale di spesa ed ha così chiuso definitivamente la partita.
Per quanto riguarda invece il secondo lotto - la Centrale di potabilizzazione, la creazione della condotta di collegamento tra la Centrale stessa ed il Comune di Manerbio, che sarà a sua volta collegata alla rete già realizzata col primo lotto di lavori, ed infine il completamento del ramo della dorsale che raggiunge la frazione Cadignano di Verolanuova - i lavori saranno eseguiti da A2A ed avranno un costo di 5.812.496 euro.
Completata l’opera, che collega ad un unico sistema di distribuzione di acqua potabile i comuni di Manerbio, Bassano Bresciano, Verolanuova, Verolavecchia, San Gervasio e Pontevico, sarà possibile superare definitivamente le problematiche qualitative riscontrate in corrispondenza dei pozzi potabili comunali legate alla presenza di arsenico e ammoniaca, ma anche disporre di una rete unitaria in grado di ottimizzare l’uso della risorsa idrica.
La discarica, l’altra faccia della medaglia
Nel clima di più che legittima soddisfazione di ieri mattina è toccato al vice sindaco di San Gervasio, Roberto Migliorati, porre l’attenzione su una questione molto delicata: la realizzazione, appunto in un’area di San Gervasio, al confine con Bassano Bresciano, di un «impianto per le operazioni di recupero, trattamento di stoccaggio di terreni da bonifica, pericolosi e non pericolosi. La nuova struttura potrebbe nascere proprio vicino al depuratore che stiamo realizzando: dobbiamo impegnarci tutti insieme per far sì che questo non accada». Del resto la questione ecologica è quotidianamente all’ordine del giorno nella pianura bresciana, dove rimane permanente il braccio di ferro tra la difesa della terra e la necessità di trovare spazi dove smaltire rifiuti. Sul tema, in un incontro che si è svolto qualche giorno fa a Bassano, il sindaco di San Gervasio, Cesare Bozzoni, ha auspicato che si ripeta ciò che è accaduto in passato su temi ambientali, cioè «che tutte le amministrazioni contrarie all’impianto continuino ad esserlo». Quindi ha annunciato che il Comune ha dato incarico ad un’équipe di altissimo livello di avvocati e di tecnici per difendere la partita. Da parte sua l’assessore all’Ambiente, Stefano Dotti, ha ricordato in quella sede che è stato proprio lui prima a fermare e poi a dare parere negativo in sede provinciale all’impianto, quando questo era già andato in Giunta, prima delle elezioni, ben quattro volte, restando senza un giudizio finale. Ha raccomandato ai sindaci di preparare all’interno dei loro regolamenti comunali e nelle modifiche dei piani urbanistici delle regole che possano subito, e preventivamente, bloccare tutti quegli impianti che non vengono accettati dalla popolazione.
Una nuova sorgente per sette Comuni
L’impianto di potabilizzazione servirà Manerbio, Bassano, Verolanuova, Verolavecchia, San Gervasio e Pontevico
La Centrale di potabilizzazione da qui ad un anno sorgerà a Manerbio, sul confine con Bagnolo e Offlaga
La Bassa bresciana non ha problemi di quantità di acqua, ma di qualità. I terreni coltivati, gli allevamenti, e quindi i concimi, i pesticidi e così via, rilasciano nel terreno (e quindi nella falda acquifera) arsenico e ammoniaca; queste acque, prima di giungere nelle nostre case, hanno quindi bisogno di appositi, e specifici, trattamenti. Va proprio in questa direzione la nuova Centrale di potabilizzazione, del costo di quasi sei milioni di euro, che da qui ad un anno sorgerà a Manerbio, sul confine con Bagnolo e Offlaga, e che servirà, oltre ovviamente alla stessa Manerbio, anche Bassano Bresciano, Verolanuova, Verolavecchia, San Gervasio e Pontevico: oltre 42mila i bresciani interessati.
Il tutto verrà a costare 6 milioni di euro
Già lo scorso anno si sono conclusi i lavori per la realizzazione della rete di 25 chilometri che collegherà i vari paesi, ieri mattina la firma dell’accordo di programma che definisce la seconda, ed ultima, parte del progetto. A firmare l’intesa il Consorzio Bassa Bresciana Centrale (Cbbs), la società Coges spa, il Consorzio Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale (Aato), la cui sede del Crystal Palace ha ospitato l’incontro, e la A2A spa, che realizzerà fisicamente l’impianto; un accordo di programma che ha disciplinato le modalità di esecuzione e gli aspetti economico finanziari delle opere di completamento dell’acquedotto consortile Bassa Bresciana Centrale, attraverso il quale verranno appunto superate le attuali criticità quali/ quantitative dell’approvvigionamento idropotabile dei comuni della zona.
Come detto, l’importo dei lavori è di circa sei milioni di euro, finanziati in parte con contributi già nella disponibilità del Consorzio e di Coges ed in parte saranno reperiti con le previsioni del Piano d’ambito con una ottimizzazione delle risorse disponibili. Stefano Dotti, assessore all’Ambiente e all’Ecologia della Provincia di Brescia oltre che presidente dell’Aato, ha espresso la sua soddisfazione per l’avvio a conclusione di un intervento del quale si è iniziato a parlare nel lontano 1997. «Chiudiamo la partita in modo positivo - ha detto -, grazie alla nuova Centrale verrà fornito un servizio qualitativamente ottimale per l’acqua fornita ai cittadini. Nel tempo sono state non poche le difficoltà da superare, oltre a quelle di carattere prettamente economico, anche dal punto di vista politico sono state decine le persone delle varie Amministrazioni comunali che sono state della partita. Ora però possiamo dire con certezza che l’acqua dei sindaci è qualitativamente eccellente».
Sergio Zanetti, sindaco di Verolavecchia e presidente del Cbbs, ha sottolineato come si sia realizzato «un progetto ambizioso, a carattere sovracomunale: non è poca cosa».
Quella volta che Rosy Bindi...
«Nella Bassa - ha spiegato Dialma Cantaboni, presidente Coges - non era mai successo che i Comuni si mettessero assieme per realizzare un’opera. Abbiamo raggiunto con gli sforzi di tutti il traguardo, che risolve un problema che flagella il nostro territorio da anni; già l’allora ministro della Salute Rosy Bindi aveva infatti segnalato quanto fossimo fuori legge per gli aspetti organolettici della nostra acqua: ora non sarà più così». Anche Cesare Meletti, sindaco di Manerbio e negli anni Novanta presidente del Cbbs, ha precisato come «la soddisfazione di oggi ripaga di tutte le pene passate». La nuova Centrale di potabilizzazione sorgerà a Manerbio, nella zona sono già tre i pozzi perforati (e che verranno quindi allacciati), in questa ultima fase dei lavori ne verrà perforato un altro; ai 25 chilometri di tubazione già realizzata si aggiungeranno i 5 del secondo lotto. «Un Consorzio di questo tipo - ha concluso Dotti - costa sicuramente meno di sei acquedotti comunali». Nessun ricarico sulle bollette: l’acqua continuerà a costare 1,03 euro al metro cubo.
E I SOLDI DOVE SONO?
L’importo dei lavori è di circa 6 milioni di euro finanziati in parte con contributi regionali già nella disponibilità del Consorzio Bassa Bresciana Centrale e di Coges spa, ed in parte con le previsioni del Piano d’Ambito con una ottimizzazione delle risorse disponibili
BOLLETTE IN AUMENTO?
Quando fra un anno sarà completato, il nuovo acquedotto consortile servirà sei Comuni ed oltre 42mila abitanti: dai loro rubinetti sgorgherà acqua purissima al costo di 1.03 euro al metro cubo, ovvero per mille litri. Stessa qualità dell’acqua che si acquista al supermercato anche a 40 centesimi al litro.
QUANTO TEMPO È SERVITO?
Dell’acquedotto consortile si è iniziato a parlare «informalmente» nel ’96; la Centrale di potabilizzazione e la rete residua di 5 km, saranno pronti nel 2010: a conti fatti sarà servito un decennio abbondante per scrivere la parola fine
Tutto iniziò il 29 marzo del 1999
L’inizio ufficiale del cammino, che porterà tra un anno alla realizzazione della Centrale di potabilizzazione a Manerbio, è datato 29 marzo 1999: quel giorno infatti il Consiglio provinciale aveva approvato la convenzione tra l’ente ed il Consorzio Bassa Bresciana Centrale per la progettazione, costruzione e gestione dell’acquedotto idropotabile consortile. Individuata la Coges spa per la realizzazione dell’impianto, bisognerà però attendere fino al 2002 per la partenza dei lavori: costo di questo primo lotto 6.184.000 euro. La realizzazione degli oltre 25 chilometri di tubazioni si è conclusa lo scorso anno; il 26 marzo 2009 il Consiglio di amministrazione della Coges ha approvato il quadro generale di spesa ed ha così chiuso definitivamente la partita.
Per quanto riguarda invece il secondo lotto - la Centrale di potabilizzazione, la creazione della condotta di collegamento tra la Centrale stessa ed il Comune di Manerbio, che sarà a sua volta collegata alla rete già realizzata col primo lotto di lavori, ed infine il completamento del ramo della dorsale che raggiunge la frazione Cadignano di Verolanuova - i lavori saranno eseguiti da A2A ed avranno un costo di 5.812.496 euro.
Completata l’opera, che collega ad un unico sistema di distribuzione di acqua potabile i comuni di Manerbio, Bassano Bresciano, Verolanuova, Verolavecchia, San Gervasio e Pontevico, sarà possibile superare definitivamente le problematiche qualitative riscontrate in corrispondenza dei pozzi potabili comunali legate alla presenza di arsenico e ammoniaca, ma anche disporre di una rete unitaria in grado di ottimizzare l’uso della risorsa idrica.
La discarica, l’altra faccia della medaglia
Nel clima di più che legittima soddisfazione di ieri mattina è toccato al vice sindaco di San Gervasio, Roberto Migliorati, porre l’attenzione su una questione molto delicata: la realizzazione, appunto in un’area di San Gervasio, al confine con Bassano Bresciano, di un «impianto per le operazioni di recupero, trattamento di stoccaggio di terreni da bonifica, pericolosi e non pericolosi. La nuova struttura potrebbe nascere proprio vicino al depuratore che stiamo realizzando: dobbiamo impegnarci tutti insieme per far sì che questo non accada». Del resto la questione ecologica è quotidianamente all’ordine del giorno nella pianura bresciana, dove rimane permanente il braccio di ferro tra la difesa della terra e la necessità di trovare spazi dove smaltire rifiuti. Sul tema, in un incontro che si è svolto qualche giorno fa a Bassano, il sindaco di San Gervasio, Cesare Bozzoni, ha auspicato che si ripeta ciò che è accaduto in passato su temi ambientali, cioè «che tutte le amministrazioni contrarie all’impianto continuino ad esserlo». Quindi ha annunciato che il Comune ha dato incarico ad un’équipe di altissimo livello di avvocati e di tecnici per difendere la partita. Da parte sua l’assessore all’Ambiente, Stefano Dotti, ha ricordato in quella sede che è stato proprio lui prima a fermare e poi a dare parere negativo in sede provinciale all’impianto, quando questo era già andato in Giunta, prima delle elezioni, ben quattro volte, restando senza un giudizio finale. Ha raccomandato ai sindaci di preparare all’interno dei loro regolamenti comunali e nelle modifiche dei piani urbanistici delle regole che possano subito, e preventivamente, bloccare tutti quegli impianti che non vengono accettati dalla popolazione.














































