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Mercoledì, 28 Gennaio : 2009 GABRIELE FERRARIS, La Stampa
Addio a Reitano,
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voce d'Italia
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Amato dal pubblico, non dagli snob
Mino Reitano, aveva 64 anni
Il primo incontro fu il rock’n’roll. Con i suoi fratelli, Mino formò una rock’n’roll band, e penso sia stato il primo italiano a suonare il rock’n’roll. E mentre suonava il rock’n’roll in un locale di Amburgo fece il secondo incontro, incontrò quattro inglesotti che suonavano il rock’n’roll pure loro, e si facevano chiamare Quarrymen. Poi ciascuno tornò a casa propria, i Quarrymen diventarono i Beatles e Mino Reitano diventò «quello di Avevo un cuore che ti amava tanto». Nel ’68. Capite? Anche una vita fortunata – e Reitano tutto sommato ha avuto una vita fortunata – può essere costellata di sfighe. Tipo arrivare al successo con una canzone melodicissima e tradizionalissima e italianissima in pieno Sessantotto. Proprio mentre i tempi stavano cambiando. Comunque, con Avevo un cuore e Una chitarra cento illusioni ci fece dei bei soldi, e con i soldi si costruì pure la sua «piccola città» ad Agrate Brianza, che chiamò «Reitanopoli» e ci portò a vivere, oltre alla moglie e alle due figlie, l’intero parentado. Quando dico che la storia di Mino Reitano è una storia vera. L’emigrante calabrese che ha successo e si costruisce un paese per riunire tutti i parenti su al Nord, in Brianza. Da film. Ad ogni modo, i tempi stavano cambiando. Mino ebbe appena il tempo di infilare un altro paio di successi memorabili fino al luogo comune – Meglio una sera piangere da solo e la trashissima Era il tempo delle more – e fu il diluvio, l’invasione angloamericana, la «grande purga del pop» che all’alba degli Anni Settanta sterminò un’intera generazione di cantanti melodici italiani riducendoli, nel giro di pochi mesi, e con rarissime eccezioni, al ruolo – di cui non si sono più liberati – di «nomi da revival» buoni per le feste di piazza.
Da allora, Reitano ha fatto il suo mestiere con mesto senso del dovere. È andato a Sanremo sottoponendosi al facile sberleffo di giornalisti schifiltosi (ma che di musica ne sapevano infinitamente meno di lui, e per di più non avevano mai diviso il palco con i Beatles) e alle imitazioni carognesche dei comici a corto d’idee (finché non hanno scoperto Masini), è andato in tournée ritrovando applausi e gloria tra gli italiani all’estero, è andato in tivù a fare qualsiasi cosa gli chiedessero di fare, specialmente afferrare il microfono e gridarci dentro Italia Italia. Già: quella canzone, tardiva e fallace speranza di un ritrovato fulgore, gli valse il sesto posto al Festival dell’88, e un’ineludibile condanna per il rimanente, successivo ventennio. Ecco, questo vorrei che passasse in fretta. Ma ricorderò sempre Mino Reitano come un bravo cantante, una persona per bene, e uno che ha diviso il palco con i Beatles. Ne ho conosciuti pochi, così.














































